Ultimi istanti del 2008…e ho mille cose da raccontare, ma non ho mai un computer sotto mano quando le penso, dall’alto del double-decker bus che mi porta al lavoro, o nei sotterranei della metro che mi riporta a casa, o quando passeggio lungo Long Acre a Covent Garden…e quando sono a casa poi ci sono tante altre cose da fare, o da non fare, perche’ stare a casuccia nelle sere d’inverno e’ giusto che sia anche per poltrire…
Pensieri di un anno che se ne va, senza infamia ne’ lode, ripieno come il tacchino di Natale di ogni bonta’ e schifezza possibile. Un altro anno che si e’ portato via un altro po’ della mia ingenuita’, della mia buona fede, delle mie adorate nuvole, scambiandole con
2008, l’ultima
2008, la prima
E ritrovare in quella immagine riflessa il mio vero sguardo, la mia vera forza, ritrovarci una Donna, e la consapevolezza che giving up will never be an option for me.
E chi e’ venuto dopo, nella mia vita, e’ fortunato, perche’ ha incontrato la vera Lorena, quella incapace di mentire, di mascherarsi, quella che ancora si sente insicura e cerca conferme, ma che per bisogno d’amore non si annulla piu’, bensi’ si trasforma in una spugna per assorbirne il piu possibile, fino a gocciolare, e bagnare a sua volta colui o colei che l’alimenta.
Mi sono sentita una spugna per la prima volta proprio la primavera scorsa su quel divanetto di un club, proprio mentre cercavo di riprendermi dalla merda in cui ero caduta, quando l’ho guardato negli occhi e lui mi ha aperto il suo cuore, e mi sono sentita travolta da uno dei sentimenti piu’ forti e liberi e veri che abbia mai provato nella mia esistenza, uno di quelli che restera’ con me per sempre, che si evolvera’ e prendera’ mille forme, ma che non si spegnera’ mai.
E ci sono tante altre persone nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei progetti, qualcuna piu’ speciale di altre specie in questi ultimi tempi, e tanti eventi di questi 12 mesi da ricordare…ma io questo 2008 lo dedico proprio a Te, che non hai bisogno di parole per parlarmi, che non hai bisogno di spiegazioni per capirmi, Te che ammiro per la tua onesta’, per la tua indipendenza, per la tua sete di vita e per il coraggio di essere sempre te stesso, Te che mi hai insegnato cosa vuol dire essere davvero liberi…You, that when you smile you light up my soul.
Grazie per esserci stato anche in questo 2008.
E a tutti voi che mi leggete, o mi pensate, o mi ricordate, e anche a me stessa, auguro per una

Mio fratello è uno che parla poco, specie di sè stesso, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, e se viene tormentato da chi (giustamente) vuole entrare nel suo mondo, nove volte su dieci finisce a piangere dalla frustrazione mentre spreme fuori parole con il contagocce. Mi piace pensare, però, che da sempre, io guardo mio fratello e so esattamente cosa prova. Cosa vuole. Cosa pensa. E magari non lo so nel dettaglio, non so se sceglierebbe a, b o c, ma sento le frequenze del suo cuore, del suo cervello, e faccio una fatica tremenda a "tradurle" a qualsiasi altra persona, specie a parole.
La chiamano empatia credo. A volte mi chiedo come si raggiungano livelli simili. Per esempio, con mio fratello gran parte del segreto è essere cresciuti insieme, cosi diversi, cosi opposti, cosi in perenne contrasto, ma anche così inconsciamente complici. Complici quando lui costruiva le casette di legno con vecchie travi, e io gli portavo gli arnesi e i chiodi. Complici quando aggiustava la vecchia moto di papà che si accendeva solo a spinta, e lo spingevo e poi gli correvo dietro per saltare su in corsa. Complici quando si svegliava nel cuore della notte e mi dava le pacche sulle mani se mi trovava a succhiare il pollice (come ho fatto fino agli otto anni). Complici quando non riusciva a costruire quello che voleva con il meccano, e irascibile e impaziente com'è dava un calcio alla costruzione e usciva dalla porta, e io in silenzio raccoglievo i pezzi e provavo ad aggiustargliela. Complici quando, seduti a terra in camera a giocare, sentivamo i nostri genitori litigare ancora una volta e piangevamo in silenzio. Complici quando sceglievamo i nomi ai gatti e li facevamo correre per ore dietro a uno "scorondul" legato a uno spago. E mille e mille altri momenti cosi, che non possono essere rivissuti, unici in ogni sfumatura, e che mi permettono oggi di riuscire a sfiorare la sua anima.
E stamattina, mentre le lacrime rigavano il mio volto, lente, silenziose, non pensavo al motivo della mia malinconia. Sapevo che quella era passeggera come lo è ogni capriccio. In quel momento, pensavo a come vorrei, un giorno, che qualcuno riuscisse a sfiorare la mia anima in quel modo. Pensavo come sarebbe bello che qualcuno, vedendo le mie lacrime, non avesse bisogno di chiedermi "perchè piangi". Che rimanesse lì, in silenzio, a guardarmi, sentendosi dentro di me. Che un giorno potrei permettermi di provare un'emozione per il semplice gusto di provarla, senza dover dare spiegazioni... come questa mattina, quando la malinconia e le lacrime erano linfa del mio cuore, e mi facevano sentire fragile, vulnerabile, splendida, e viva.
E sei con me. Ogni volta.
E ogni volta che viene giorno
ogni volta che ritorno
ogni volta che cammino e
mi sembra di averti vicino
ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno
E ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che sono sicuro e
ogni volta che mi sento solo
ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non c'entra niente
ogni volta
E ogni volta che non sono coerente
e ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno si preoccupa per me
ogni volta che non c'è
proprio quanto la stavo cercando
ogni volta
ogni volta quando....
E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
e ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani
Non ho dormito ieri notte. Ho finito il portfolio per l'universita alle 8 del mattino, ho lavorato sul computer tutta la notte, ogni tanto guardavo l'orologio: quattro, cinque, sei, sette, il mattino è arrivato in un lampo. Non ho sentito nemmeno il sonno, la stanchezza, facevo volare le dita sulla tastiera, sapevo che altrimenti non l'avrei mai finito. Notte irreale un po'. Mai avrei pensato di fare mattino. Eh, ma io sono cosi...quasi ci godo a lasciare tutto all'ultimo. A distrarmi. A mettermi alle strette. E' come se cercassi la sfida con me stessa, ogni volta una piu' dura: e mi dico, ce la fai, lo sai che ce la fai. E lo so, dentro lo so che ce la faccio anche meglio. Che l'adrenalina, l'urgenza, spremono fuori il meglio di me. Insomma. Se prendo una A giuro che vi pago un caffè, se venite qui a Londra a prendervelo :)
Oggi poi sono andata all'Uni e al lavoro. E dopo il lavoro, drink di Natale con colleghi. Stavo per schiattare dal sonno, dalla spossatezza, ma la mia mezza birra mezza lemonade me la sono slurpata comunque.
Io non lo sento il Natale quest'anno. E' come se non mi appartenesse. Come se lo guardassi da un pianeta lontano. Non voglio fare nemmeno l'albero. Eppure mi son sempre fatta emozionare dalle luci, dalle decorazioni, dai pacchettini, dall'atmosfera. Quest'anno, niente. Non solo, quasi mi irrita quanto è banale. Sento che è parte di un processo. Un cambiamento.
Una sensazione cosi netta di evoluzione l'avevo sentita solo due annetti fa, in quel periodo in cui mi piace dire che mi son addormentata ragazzina e mi son svegliata giovane donna. Quando ero diventata Adulta. E ora la sento di nuovo...nn so nemmeno spiegare in cosa sto cambiando...ma ci sono dei sintomi chiari, e mi sento tremare un po' la terra sotto ai piedi, e mi fa un po' paura, e magari di tanto in tanto provo ad ignorare, ma come si fa, ormai indietro non si torna. E so che un giorno, mi sveglierò la mattina e tutto sarà chiaro davanti ai miei occhi. So (non perchè lo spero, ma proprio perchè lo so) che sarò una persona ancora migliore. Lontana dalla perfezione, ma migliore.
Per esempio, non lo so, per esempio che mi immagino altrove. Mi immagino in paesi lontani. Mi immagino viaggiando. E' ora.
E poi, c'è che quando vado a lezione di turismo e si parla (sempre) del rispetto della natura e del commercio equo e solidale, sento il desiderio di metterci dentro le mani. C'è cosi tanto da fare in giro per il mondo, e io perdo tempo dietro una reception. Non che denigri il mio lavoro, no no. Ho imparato cosi immensamente tanto con ogni occupazione che ho avuto, tutto serve. Ma sento che è arrivata l'ora di fare quello che vorrei fare, e non quello che è comodo fare. Non sono abbastanza costante, con le idee...ma l'idea di lavorare per un'NGO o un'associazione per contribuire a migliorare le condizioni di anche solo una o due persone....è qualcosa che mi fa dire: ecco, questa sei tu.
E sorrido, l'altro giorno ho detto per scherzare "sono nata capitalista e morirò hippie"...non è proprio cosi...ma il processo è a un solo senso, ormai...ammiro chi riesce a fare soldi, a generare guadagni. Però...di nuovo...non sono io.
Ho spesso fame, in questi giorni. Mi dimentico spesso di mangiare, anche ora si contorce lo stomaco, per non parlare che ho ancora solo un'ora di sonno alle spalle, ma devo prima finire questo post. Sognare è la mia vera sostanza. Il mio pane. Il mio ristoro.
E basta ora...pensare che mi ero collegata solo per dirvi di quel bimbo sulla metro di stasera, rientrando, che giocava a rincorrere una pallina urtando tutti i passeggeri, ma aveva lo sguardo piu dolce e amichevole, e non c'era persona che lo guardasse senza fare un sorrisone. Era come una macchia di colore in una lavatrice di grigi. Volevo dirvelo. Perchè son certa che capitano anche a voi, dieci minuti cosi, di respiro, di gioia nel cuore. Ma che bello è?
E stasera viaggio. Stasera ammiro le montagne della Nuova Zelanda specchiarsi nel lago. Volo in Peru, tra i reperti del Machu Pichu. Infine cammino sui passi della mia adorata "piccola sarta cinese", sulle montagne della Cina.
Viaggio come nemmeno mi ricordavo si potesse fare. Dio, ma che bello è.
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E poi c'è una canzonetta che mi suona in testa. Lo so che è "al maschile". Ma penso al contenuto, io. E' bello. C'è tanto di mio. Ci sono i miei sogni, riassunti lì dentro.