Oggi Linda è stata particolarmente coccolosa, come se lo sentisse che partivo. Non mi mollava un secondo. Poco prima di partire verso l'aeroporto, a pranzo, l'ho guardata li mentre "trafficava" nel suo seggiolone e ho pensato ai miei progetti per l'autunno- ancora un segreto per la mia famiglia - e mi si è letteralmente stretto tutto dentro: cuore, polmoni, stomaco... è sempre cosi difficile lasciare una famiglia che adoro per tornare a Londra, ma farlo per andare dall'altra parte del mondo (e doverglielo spiegare!) sarà ancora più difficile.
Allo stesso tempo sento dentro di star facendo la cosa giusta, che è una scelta mia in tutto e per tutto. E poi, quando torno, mi godo un mese di questo:

Vorrei capire cosa mi sta succedendo in questi giorni, e non ci riesco. Anche se non eccello in autocontrollo, sono sempre stata perlomeno capace di analizzare e capire le mie crisi, le mie reazioni, le mie sensazioni. Questa volta, invece, davvero non ne ho idea.
Vivo una vita che adoro. Non faccio il lavoro della mia vita, certo, però mi piace il mio lavoro, lo faccio comunque generalmente volentieri e ne traggo anche soddisfazione. In questi giorni, anzi, sono particolarmente produttiva e mi piace. Vivo nella mia città preferita, città che amo per mille svariati motivi, dalla multiculturalità ai parchi, e sono orgogliosa di essere una londinese. Ho un sacco di amici qui, belle persone, c'è sempre qualcuno da incontrare per una cena, un drink, o una passeggiata al parco, ed ogni incontro è un mondo a sè...si ascoltano esperienze tra le piu svariate, si scambiano pareri, idee, conoscenze e culture. Stasera ero a casa di Aki, giapponese, e quando ha acceso l'incenso per dimostrare certi riti religiosi giapponesi giuro che ho sentito i brividi dall'intensità che emanava quel momento...avevo voglia di farmi anche io un altarino buddista/shintoista e ringraziare ogni mattina per quello che la vita mi sta donando. L'università è finita e sono stata ammessa a un corso a distanza che mi permetterà di studiare quando e come piace a me. Per il resto, sono serena e ho cominciato a lavorare su un progetto di viaggio e di vita che richiederà un sacco di soldi, un sacco di organizzazione previa, un sacco di cambiamenti e una buona dose di coraggio.
Quindi, perchè quando saluto l'ultima persona del giorno e mi accingo a concludere la mia giornata, esplode questa malinconia, queste lacrime? Perchè mi sento così terribilmente sola, al punto di sentirmi inutile e incapace, come se nessuno noterebbe davvero la mia assenza nel mondo se sparissi? E perchè mi sento cosi bisognosa di chiedere aiuto, ma incapace di riceverlo? . Mi sento bisognosa di compagnia 24 ore su 24. Vorrei potermi addormentare con qualcuno che mi vuole bene al mio fianco, e non sto parlando esclusivamente di un partner, andrebbe bene anche un amico. Vorrei qualcuno in questa casa cosi vuota a tenermi stretta e ricordarmi perchè non ha senso che stia cosi.
Ho passato una splendida giornata e serata oggi. Non ha senso, non ha per niente senso tutto questo.
E' una di quelle notti. E dormire è come sempre, da sempre l'unica via d'uscita. Almeno finchè non imparerò a chiedere "aiuto".
Ogni scelta di vita porta con sè il suo fardello di conseguenze.
L'unica consolazione è sapere che sono scelte di vita, e non di sopravvivenza. Quindi, un fottuto senso ce lo devono avere. E finchè non lo scopro, io non mollo la presa.
La prima pagina di un nuovo capitolo. L'ennesima dello stesso racconto.
Close your eyes, clear your heart, cut the cord.
C'è qualcosa che da sempre mi fa più male di ogni altra, ed è quando non riesco ad esprimere quello che ho dentro. Quando vengo fraintesa, o quando semplicemente le mie capacità comunicative si inceppano. A volte succede perchè non so bene quello che ho dentro. Questa volta, invece, penso sia perchè lo so fin troppo bene. E ancora non so come spiegarmi, a chi non mi conosce abbastanza bene per leggermi dentro senza bisogno di parole.
E' tutto cosi chiaro, per una volta...è tutto così sicuro, stabile. Nel bene e nel male. E ogni persona che incontro, che rivedo, mi guarda ed è la prima cosa che mi dice. Non avevo mai pensato che la consapevolezza, da sola, potesse far maturare cosi tanto e abbattere certi limiti...limiti che ho da talmente tanti anni che mai avrei pensato che le cose sarebbero potute cambiare.
All'appello manca ancora la sicurezza in me stessa quando in relazione con un'altra persona. Non ce l'ho mai avuta, fino da bambina, e mi ha causato e ancora sta causando tanti problemi e tanti fallimenti. Ma ora so, che posso cambiare. Ora ho la prova che migliorare si può. Che si DEVE. E questo mi dona tanta, tanta serenità, tanta fiducia.
Questi quattro giorni in campagna si stanno rivelando un immenso toccasana. La mia famiglia disastrata mi trasmette un calore unico, la mia "stella patata" di nipotina mi dà delle soddisfazioni ed emozioni incomparabili, e certi amici sono davvero sensazionali. Il sole splende sui campi arati, le gemme spuntano sugli alberi, è primavera qui in paese e la sensazione primaria è quella di PACE. La cosa che cercavo venendo qui, la cosa di cui più ho bisogno per curare certe ferite, anche profonde, e per riempire vuoti derivati da parti di me che sono state strappate via e che chi lo sa, se mai si rigenereranno. E pace ho trovato, fuori... ma soprattutto dentro.
Sereni giorni di festa a tutti.
Quando ho guardato alla luna, stanotte, ho davvero visto noi. Soul sisters, gemelle siamesi riunite a London, italianglish latine melting pot di lingue, culture ed esperienze, halloumi, besciamella & chips. Un concentrato di Vita con la V maiuscola, incapaci di mentire, incapaci di non sentire, incapaci di respirare aria tossica e non tossire. Innamorate di tutto ciò che è bello dentro, di tutto ciò che è vero dentro, per quanto imperfetto, doloroso o incomprensibile. Innamorate di ciò che è scambio e di ciò che è crescita, di ciò che è emozione a 360 gradi, di ciò che ci investe a 100km orari. Di ciò che ferisce e delle cicatrici stesse, e di ciò che ci cura, che ci culla e che ci nutre. Affamate di pelle, di odori e di sapori, assetate di gesti e parole, avide di amore e passione.
Sei la risposta a chi si chiede se c'è un senso in tutta questa fatica, in tutto questo correre, in tutte queste ferite. Sei la risposta a chi si chiede se nella vita si può migliorare, se si può cambiare senza perdersi. E soprattutto, sei uno specchio che mi rimanda l'immagine più reale che abbia mai visto di me.
Per questo nostro momento cheesy ho recuperato la canzone della cantante più cheesy della terra, e te la dedico in tutta la sua sdolcinatezza strappalacrime e ovvietà, perchè so che ogni parola che ascolterai andrà oltre, si sposerà con tutte le parole, i respiri, i sospiri e le sensazioni che stiamo scambiando e condividendo in questi giorni, perchè so che capirai cosa ci ho letto di te e di quello che mi dici sempre, e perchè ti aiuti - ma son certa che non ne avrai bisogno - nelle tue prossime importantissime scelte di Vita.
Love you loads.
Rimani come sei,
Insegui il tuo destino,
Perché tutto il dolore che hai dentro
Non potrà mai cancellare il tuo cammino
E allora scoprirai
Che la storia di ogni nostro minuto
Appartiene soltanto a noi.
Sono una persona positiva, allegra, forte.
Non ho mai avuto un attacco di panico nella mia vita, perchè ho imparato a frenarlo sul nascere, facendo lotta greco-romana con la mia mente e con il mio fisico, io contro io. E nn mi permetterei mai di perdere di fronte a me stessa.
So entusiasmarmi come un bambino quando parlo di sogni, e far andare su di giri il motore quando faccio progetti. E nove volte su dieci, sono ottimista da dare quasi fastidio. Trovo il lato positivo anche nella merda più merdosa.
Così a volte, quando arriva un momento di sconforto, divento severissima nei miei confronti. Mi sento un fallimento per non essere riuscita a fermarlo. Avete presente la sensazione di aver deluso qualcuno a cui tenete un casino? Moltiplicata per mille, è quella che provo io nei miei confronti, in quei momenti.
Lo so, che sono esagerata. Che ci posso fare. Pretendo sempre il massimo da me stessa.
Ma a volte, "I should cut myself some slack...give myself a break". Come si dice in italiano...essere un po' piu' comprensiva con me stessa. Vivo da sola da quando avevo 19 anni, mai chiesto un centesimo ai miei dal giorno che ho messo il piede fuori dalla porta di casa, uscita da ogni crisi con la mia sola forza, mai spento un pianto nel petto di nessuno. Indipendente. Orgogliosa. Ambiziosa non per la carriera, ma nelle sfide di ogni giorno, nei sogni, dei progetti di vita.
Di tanto in tanto, forse è giusto anche ricordarmi che non sono wonder-woman...Che non cade il mondo, se mi prendo un respiro... e che chiedere un abbraccio, non è segno di debolezza.
Ultimi istanti del 2008…e ho mille cose da raccontare, ma non ho mai un computer sotto mano quando le penso, dall’alto del double-decker bus che mi porta al lavoro, o nei sotterranei della metro che mi riporta a casa, o quando passeggio lungo Long Acre a Covent Garden…e quando sono a casa poi ci sono tante altre cose da fare, o da non fare, perche’ stare a casuccia nelle sere d’inverno e’ giusto che sia anche per poltrire…
Pensieri di un anno che se ne va, senza infamia ne’ lode, ripieno come il tacchino di Natale di ogni bonta’ e schifezza possibile. Un altro anno che si e’ portato via un altro po’ della mia ingenuita’, della mia buona fede, delle mie adorate nuvole, scambiandole con
2008, l’ultima
2008, la prima
E ritrovare in quella immagine riflessa il mio vero sguardo, la mia vera forza, ritrovarci una Donna, e la consapevolezza che giving up will never be an option for me.
E chi e’ venuto dopo, nella mia vita, e’ fortunato, perche’ ha incontrato la vera Lorena, quella incapace di mentire, di mascherarsi, quella che ancora si sente insicura e cerca conferme, ma che per bisogno d’amore non si annulla piu’, bensi’ si trasforma in una spugna per assorbirne il piu possibile, fino a gocciolare, e bagnare a sua volta colui o colei che l’alimenta.
Mi sono sentita una spugna per la prima volta proprio la primavera scorsa su quel divanetto di un club, proprio mentre cercavo di riprendermi dalla merda in cui ero caduta, quando l’ho guardato negli occhi e lui mi ha aperto il suo cuore, e mi sono sentita travolta da uno dei sentimenti piu’ forti e liberi e veri che abbia mai provato nella mia esistenza, uno di quelli che restera’ con me per sempre, che si evolvera’ e prendera’ mille forme, ma che non si spegnera’ mai.
E ci sono tante altre persone nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei progetti, qualcuna piu’ speciale di altre specie in questi ultimi tempi, e tanti eventi di questi 12 mesi da ricordare…ma io questo 2008 lo dedico proprio a Te, che non hai bisogno di parole per parlarmi, che non hai bisogno di spiegazioni per capirmi, Te che ammiro per la tua onesta’, per la tua indipendenza, per la tua sete di vita e per il coraggio di essere sempre te stesso, Te che mi hai insegnato cosa vuol dire essere davvero liberi…You, that when you smile you light up my soul.
Grazie per esserci stato anche in questo 2008.
E a tutti voi che mi leggete, o mi pensate, o mi ricordate, e anche a me stessa, auguro per una
Alla fine ho rivisto J. E' stata una mia scelta. L'ho invitato a casa mia, lui non se l'è fatto ripetere. Ho cucinato per lui, pasta con panna, funghi e prosciutto e il frico (piatto friulano) con la polenta, io che non cucino mai, proprio proprio mai. Ho aperto una bottiglia di champagne. Siamo stati bene, come sempre,, in ogni singolo minuto insieme. L'unica differenza è che non mi son sentita morire quando l'ho salutato. Non ho sentito di avergli regalato un pezzetto di cuore, come al solito. Semmai, ho sentito di essermi presa qualcosa che mi spettava, e qualcosa di cui sentivo un bisogno pazzesco negli ultimi giorni: un abbraccio, un bacio, un po' di calore, di affetto. Mi son sentita serena, mi sento serena.
Accetto frammenti di felicità a breve termine, perchè l'alternativa è il nulla. Mi fa pensare che non è mica giusto. Merito di più. Ma stare da soli alle volte è cosi dannatamente più difficile....
Un giorno piango, un altro rido. Un giorno ho sonno, un altro non andrei mai a dormire. Un giorno mi sembra che il mondo sia una montagna che mi sta per franare addosso, un altro mi ci sento in cima a quella montagna. Un giorno mi stresso, l'altro tranquillizzo quelli attorno a me.
E' questo che sono diventata.
Qualche anno fa ho cominciato a dare la colpa agli ormoni, per l'ipersensibilita, per l'emotività, per il desiderio di affetto, per l'arrossire in viso e surriscaldarmi come una stufa all'improvviso senza motivo, per le lacrime, per lo stress, per la difficoltà, talvolta, di trovare aria da respirare. Ma oggi mi rendo conto che non sono gli ormoni. E' semplicemente chi sono, il frutto della vita che mi sono scelta, il frutto dell'ansia da prestazione, dell'essere pigra ma insistere lo stesso a portare avanti mille progetti, in una città che non da tregua.
E faccio bilanci di vita, che non andrebbero mai fatti. Vedo dove sono, e ne sono fiera. Poi vedo dove potrei essere, e provo una punta di amarezza. Poi vedo dove vorrei essere, e ho solo voglia di piangere. Ultimamente continuo a progettare un piano B, e poi un piano C. Ho bisogno di un piano B, disperatamente.
E' il prezzo da pagare quando ti è cosi chiaro cosa vuoi dalla vita, e sei consapevole di quanto difficile sia raggiungerlo.
Per fortuna, c'è un chip nella mia testa, che tiene duro quando io non ne ho le forze . Ricordo il giorno che capii di possederlo. Feci arrabbiare mio padre, che mi mise in punizione proibendomi di uscire al pic nic di pasquetta il giorno dopo, evento imperdibile quando sei adolescente. Suppliche, pianti, nulla era valso, cosa rara con mio padre che nn è mai stato uno severo. Era una partita chiaramente persa. Ma mentre piangevo, in camera, pensavo anche "io so che domani al pic nic ci vado. E non scappando dalla finestra. Non so come, ma so che otterrò il permesso". Fu un pensiero talmente potente, che mi calmò all'istante, della serie "ma che piangi a fare, se tanto sai che vincerai". Scesi, parlai con mio padre, chiesi scusa, toccai i punti che dovevo toccare. E andai al picnic.
Fu quel giorno che compresi che non avrei mai perso. Magari avrei perso qualche battaglia. Ma la guerra, quella no. Vado nel panico al pensiero di perderla, certo, ma dentro di me, sento che non la perderò, che andrà come voglio io. Ed è per questo che ho bisogno di un piano B. Perchè vada sempre e comunque come lo desidero.
Non dico che succederà. Ma vale la pena crederci, piuttosto che piangerci su. Incrociamo le dita. Anche per la visita medica di giovedi prossimo. Sono passati gia 6 mesi, e io che speravo il 27 novembre non sarebbe mai arrivato... Think positive. Just think positive.