venerdì, 11 maggio 2007, ore 15:57

Lettori del mio blog, amici, cazzeggiatori di Splinder &Co.,

 

Dopo aver sentito dire queste parole, in tutte le lingue, al Grande Fratello, sull’Isola dei Famosi e in ogni altro buco dove erano stati rinchiusi un gruppo di pazzi a far nulla dalla mattina alla sera, cominciavo a essere invidiosa, ma ora posso finalmente urlare anch’io ai 4 venti:

 

SONO STATA NOMINATA!!!!

 

Angeli e Diavoli, il realityblog al quale partecipo scrivendo regolarmente delle prove, e’ arrivato ormai alla finalissima, e tocca a voi scegliere il terzo finalista tra me e un’altra fantastica concorrente, la mia amica Blixxxa.

 

Come?

Beh, se avete letto le mie prove, o se in generale vi piace come scrivo, o se non ve ne puo’ fregar di meno, ma volete lo stesso sostenermi, andate su questo sito http://www.7angelie7diavoli.splinder.com/  entro lunedì 14 maggio alle 16 e lasciate un commento NON ANONIMO all’ultimo post dicendo che salvate me!!!!!

(click su “commenti” in fondo al post – non accetta commenti gia scritti in precedenza per cui magari cambiate le parole o aggiungete il motivo)

 

Vi aspetto numerosi, mi raccomando!!!!

 

Se poi siete davvero curiosi, e volete sapere perche’ questo gioco, il mio blog e tutto il mio recente cazzeggiare su internet sono cosi importanti per me, cliccate qui sotto e leggetevi la mia lettera con data di oggi...che dedico di cuore anche a tutti voi, lettori del mio blog non coinvolti nel gioco.

 

http://confessionale7angelie7de.splinder.com/

 

Un buon weekend a tutti!!!!!

 

Blossom

blossom80

lunedì, 07 maggio 2007, ore 12:11

Penultima Prova di Angeli e Diavoli

(ispirata da un incubo che feci qualche anno fa) 

-

La macchina entra nel portone e si ferma nel cortile.

Papà esce per primo e apre il bagagliaio per estrarre la mia grossa valigia rossa, come al solito. Ma inizia ad essere pesante anche per lui, soprattutto dopo gli ultimi anni tra malattia e infortuni, e lo aiuto io questa volta. Nei suoi occhi vedo un lampo di orgoglio velarsi di tristezza: lo so, papà, che non ti piace invecchiare. Ma te lo giuro: ai miei occhi, sei il ragazzino di sempre, con quella zazzera scompigliata di capelli scuri in testa e i jeans sulle tue gambette agili.

Con calma scende anche la mamma, mi rivolge un sorriso tirato per nascondere l’ansia e farmi coraggio, perché ci sono molte cose di me che non ha mai capito né mai capirà, ma certe altre, solo lei sa quanto siano importanti per me. Mi dice “pronta?” e forse lo chiede a sé stessa. A vedere una figlia soffrire, anche per un motivo all’apparenza cosi futile, penso non ci si abitui proprio mai.

Faccio un respiro profondo che mi fa partire una leggera palpitazione. No che non sono pronta, questo è sempre stato il peggiore dei miei incubi. Ma sono altre le cose che importano nella vita. 

 

Entro dalla porta della cucina, appoggio lo zaino per terra e dopo aver gettato un rapido sguardo a quei mobili che conosco bene, mi avvio verso le scale di marmo. Salgo uno scalino alla volta, le mie gambe sono stranamente pesanti, non ho nessuna fretta di arrivare. Guardo a terra.

Al penultimo scalino alzo lo sguardo verso il disimpegno: nuove piastrelle, nuove tende, nuovi infissi. Non ci sono i “mulini bianchi”, vinti coi punti delle merendine, sulla scarpiera. Non c’è nemmeno una scarpiera, a dire il vero.

Le porte sono sempre marrone scuro, ma sono nuove. Sulla porta chiusa della mia camera non c’e’ il mio nome, scritto da Lele coi caratteri dei murales molti anni fa.

La spingo, e si apre davanti a me una stanza semivuota. Il parquet lucido è leggermente più scuro di quello che c’era prima, non porta più i graffi delle macchinine. Le pareti sono arancio chiaro pastello, a guardarle di sfuggita sembrano quasi rosa. Al centro della camera, con la testiera verso il muro che la separa dalla camera matrimoniale, c’e’ un semplice letto e un piccolo comodino.

“Ho chiesto a Francesco di usare l’arancione che avevi scelto tu, ma non sono sicura che fosse proprio questa tonalità. Per i mobili, possiamo andare domani in magazzino da quell’amico di papà, li scegli da quelli in esposizione e ce li fa avere in una settimana dall’ordine”.

Sono ancora sulla porta, non entro nemmeno.

“Mamma, non servono altri mobili, avete già speso abbastanza dopo l’incendio. Basta il letto. Tanto questa non sarà mai più la mia camera.”

E vergognandomi delle stupide lacrime che rigano il mio viso, guardo in basso e mi avvio verso il bagno.

*****

Seduta sul letto, cerco di leggere qualche pagina di un libro. Il vuoto della stanza mi opprime, così decido di spegnere la luce e dormirci su. Il volo mi ha reso molto stanca e ho passato la sera a chiacchierare fino a tardi con la mamma. Mi ha fatto vedere le foto delle stanze carbonizzate, non si era potuto salvare proprio niente, per fortuna si erano salvati i muri e tutto il piano terra, e dio solo sa cosa sarebbe successo se mio fratello non fosse rientrato prima dalla bicchierata degli alpini e non avesse notato le fiamme.  

*

“Lori? Lori svegliati!”

“Eh? Ma chi sei?”

Una specie di fatina alata, grande quanto una libellula, mi sta guardando sorridente.

“Sono il tuo angelo custode”

“Ma…è un sogno…?”

“In un certo senso si, Lori. Ho fatto si che potessi sognare per poterti portare in un posto…ti prego, non aprire gli occhi altrimenti scomparirò”

“Va bene, ma dove mi vuoi portare?”

“Vieni con me!”

Una nebbiolina grigia e densa mi avvolge per qualche secondo e quando si dissolve, sono ancora seduta sul letto. Ma sul mio letto. Nella mia vecchia camera.

02 Feb-Marzo 2005 (10)

“Wow! Ma come hai fatto!!!”

“Guarda, Lori, non hai molto tempo, ma qualcuno lassù si è commosso a sapere che tutti i tuoi ricordi erano racchiusi dentro questa stanza, e mi ha dato il permesso di portarti indietro nel tempo. Puoi scegliere tre oggetti da portare con te, tre oggetti qualsiasi”

Sono esterefatta, e non credo ai miei occhi.

La mia cameretta era una specie di museo. Tutta la mia vita era racchiusa lì dentro e ogni volta che rientravo in vacanza, la prima sera la dedicavo ad aprire cassetti e perdermi nei miei ricordi.

Scendo dal letto e dirigo lo sguardo verso la parete. Appesi al pannello di sughero ci sono le foto, le letterine e i disegni di Zoe, Sophie, Matteo e Caterina, e ai lati due quadri con un collage di foto, biglietti aerei e altri ricordi dei mesi passati come babysitter in Germania e a Londra. Sotto ancora, una rosa, quella che aveva lasciato Lorenzo sul cruscotto della mia macchina, qualche estate fa a Lignano. Apro anche lo scrigno dei gioielli e ritrovo l’anello a forma di cuore, quello che avevo portato al collo per tanti mesi pensando a lui.

Questi sono tra i ricordi più recenti che ho…qualcosa devo prendere di questo periodo. Rigiro l’anello tra le mani…quel simbolo di amore, di passione, di coraggio di crederci. Ma anche simbolo di dolore e illusione. Lo rimetto nel portagioie, prendo il pannello di sughero e lo poso sul letto: se sono quella che sono, ora, non è grazie all’amore che ho provato per lui, ma a quello che ho provato per me, credendo nelle mie risorse e buttandomi a capofitto in avventure ricche di insegnamenti, e sorrisi, e abbracci di bambini e momenti duri di solitudine, lontana dal calore della mia cameretta...è questo il primo oggetto che porto con me.

 

Sul comodino, attorno all’abat-jour di vimini abbinato al lampadario, ci sono tutti i miei peluche. Qualcuno regalato da amici, qualcuno da ex ragazzi. Quello a cui sono più affezionata però è Oliver, un gatto arancione che avevo vinto disegnando un fumetto per un concorso e per il quale avevo anche pianto, da ragazzina….quando a un camposcuola estivo in montagna, le mie amiche (non molto amiche a dire il vero) avevano bruciato la crinierina di pelo che aveva in testa…come possono essere crudeli gli adolescenti. Non era stato un periodo felice, a pensarci bene. Non solo cambiava il corpo, cambiava la mente, cambiavano i valori, le convinzioni. Una confusione unica, una lotta continua per un metro in più di libertà, pianti isterici con i genitori, delusioni a raffica con amici, amori non corrisposti (ma anche non al corrente!) e storie durate una domenica pomeriggio in discoteca. Estati ad animare bambini all’oratorio, e settimane in montagna a fare veglie di preghiera nei boschi,attorno al fuoco, sola davanti a una fede da rifiutare o rinnovare. Inverni freddi sui pullman blu di linea, a copiare i compiti, in corsa verso una scuola che di passo mi insegnava anche a vivere. Rimetto Oliver sul comodino e apro i cassetti: tutti i pensieri di quegli anni, tutti i quaderni che io e le mie amiche ci passavamo ogni giorno scrivendoci lettere lunghissime…non c’erano cellulari o email, allora. I miei diari, le lettere scritte e mai spedite, le poesie mai pubblicate….sono tutti li, in due cassetti del mio comodino.

Due scatole marroni nell’armadio contengono riflessioni, dediche di amici e libretti di canti dei periodi dei campiscuola e oratori. Assieme ai libri delle superiori ho conservato anche i diari scolastici e i libretti, con i voti e le note di comportamento, e le pagelle, con quell’8 in condotta in quarta quando ancora credevo che a difendere le proprie opinioni non ci sarebbero state conseguenze…cosa scelgo, cosa porto con me? Da uno dei diari cade un foglietto rosa a quadretti. E’ un bigliettino di L., il mio ex compagno di classe. C’era stato un periodo in cui ero diventata la sua migliore amica, parlavamo ogni giorno, lui mi scriveva su questi foglietti colorati parole bellissime, che nessuno mi aveva mai detto. In gita, seduti a terra nella stanza di quell’hotel fatiscente di Rimini, la luce spenta e con i respiri dei nostri compagni addormentati di sottofondo, ci eravamo abbracciati forte. Eravamo diventati tutt’uno, tremavo come una foglia. Ero terrorizzata da sensazioni che non avevo mai provato prima. Scelsi di non ascoltare il cuore, feci soffrire entrambi e dopo qualche giorno la nostra amicizia affogò in un oceano troppo profondo per poterla recuperare.

Poso il foglietto sul letto: per ricordarmi di non aver mai più paura di amare.

 

Mi manca un oggetto. I disegni dell’asilo e delle elementari sono tutti li, nella cartellina, belli e fantasiosi come solo quelli di un bambino. Rileggo qualche mio temino, ricordo quello sulla morte della mia gatta, era stato letto ad alta voce in classe e la sua semplice intensità aveva fatto piangere pure la nonna. La mia bambola, Rosella, è appoggiata in un angolo: la consideravo una bimba vera, la mia bambina. Quanti segreti le ho raccontato, quanti pianti ha consolato, e quante botte le ho dato perché non aveva fatto la brava…

Apro l’ultima anta dell’armadio, quella grande: eccoli. Tutti gli album di fotografie.

Non ho dubbi. Ne prendo uno, quello giallo, e lo metto sul letto.

“Ho finito”

“Sei sicura?”

“Si, sicurissima. Ti ringrazio immensamente per avermi permesso questo tuffo nel passato…ma sai, ho capito una cosa: nessuno di questi oggetti che lascio qui potrà mai portare via con se i ricordi che ho nella mia mente, e nel mio cuore. Quelli sono salvi, li conservo gelosamente, e li condividerò sempre con tutti i miei cari. Ritorno a casa ora, dalla mia famiglia. Non vedo l’ora di mostrare loro questo album. Addio angioletto, e grazie”

 

Questa volta non cala la nebbia. Sono io a far sparire tutto, aprendo gli occhi. E lì accanto a me, sul letto, sono i tre oggetti. Prendo in mano l’album, emozionata. E mentre comincio a sfogliarlo, i ricordi si mescolano alle mie lacrime. Di gratitudine, questa volta, per aver ancora accanto a me le persone più preziose della mia vita.

blossom80

venerdì, 20 aprile 2007, ore 23:02

Decima Prova di Angeli e Diavoli

E cosi' ti sei deciso/a, hai preso quel treno per realizzare il tuo sogno, per seguire il tuo destino...ma..."
Ma qualcosa, anzi qualcuno su quel treno cambierà le tue sorti.
Dove eri diretto? Qual'era il tuo obiettivo?
Chi tra queste persone ha influenzato le tue scelte future?---->un vecchietto, una donna gravida, un ragazzo pallido e misterioso, un prete.

*****

 

Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.

Is 9

 

24 dicembre 2010, ore 10:00

 

L’aereo risponde alla turbolenza con un sussulto. Un breve fischio dal microfono annuncia la voce del pilota.

“Senores pasajeros, hemos empezado la bajada hacia Usuhaia, donde atterrizaremos en unos minutos. Son las diez de la manana y la temperatura es de ocho grados. A nombre de todo el equipaje les deseo feliz Navidad en la Tierra Del Fuego y espero encontrarles en otro vuelo de Aerolineas Argentinas”

Una mano batte dolcemente sulla sua spalla ed L. si sveglia di soprassalto.

Un cerchio le stringe immediatamente la testa in una morsa, come “…certe mattine, quando la sveglia mi interrompe a metà di un sogno, accidenti…”

L’hostess le spiega in un inglese alquanto approssimativo che l’atterraggio avverrà a breve, e le ricorda di allacciarsi la cintura di sicurezza e sollevare la tapparella del finestrino.

L. si guarda attorno. Una coppia di anziani seduta accanto a lei le sorride. E’ decisamente su un aereo, ma…

“Ma dove…” si stiracchia come può nello spazio ristretto del sedile, cercando di ricordare. Solleva controvoglia la tapparella, lasciandosi abbagliare dalla luce. Man mano che i suoi occhi si abituano al chiarore, accolgono gradualmente la vista di montagne innevate, il mare blu e una natura lussureggiante, il caratteristico paesaggio della…

“…la Fine del Mondo! Allora non era solo un sogno!”

vistamonteolivia

Raccoglie da terra la panciuta agenda rossa che le era scivolata dalle ginocchia, sposta l’elastico che la chiude e apre alla penultima pagina.

“[…] Sono in viaggio da tre mesi, scoprendo ogni angolo di questo meraviglioso continente latino. Ma non mi basta, il mio sogno non è ancora completo. Questa volta, devo arrivare a toccare il fondo, per poter risalire. Per questo sono seduta su questo volo verso la città più australe del globo: come i bimbi quando giocano a ruba-fazzoletto, strapperò un ciuffo dalla Fine del Mondo e correrò via, di ritorno verso la mia vita, verso casa.”

L. sorride rileggendo le sue ultime parole. E’ arrivata, manca solo un piccolissimo pezzo per completare questo puzzle, e poi domani sera prenderà il primo degli aerei che la riporteranno in Europa. Rigira tra le mani la prenotazione del FCAF - Ferrocarril Austral Fueguino, per lo stesso pomeriggio. Non sa bene cosa farà, una volta “a casa”. Ma sente che qui, ai piedi della Terra, troverà una risposta.

 

Ore 15

Le porte delle due carrozze si aprono e una cinquantina di persone, tutti turisti di ogni nazionalità e provenienza, si affrettano ad entrare. E’ estate, ma le massime sono molto basse. L. si stringe nella sua giacca a vento, sale per ultima e si accomoda sulla panca di legno accanto a una giovane coppia. La ragazza, una bella sudamericana dai capelli neri e la pelle ambrata, esibisce un pancione di almeno 8 mesi. “Che le salta in mente di passare la vigilia di Natale in questo luogo ai confini del mondo, poi….” è un po’ il pensiero che attraversa tutta la carrozza. Ma un signorotto argentino sulla sessantina, con le basette e i baffi a punta, richiama l’attenzione presentandosi come l’unica guida ufficiale (e bilingue, a suo avviso) del Tren del Fin del Mundo.

Un lungo fischio annuncia la partenza, ed L. chiude gli occhi. Ci siamo.

 

 

Il trenino verde serpeggia per due ore lungo i fiumi e le montagne della Patagonia, addentrandosi lentamente nel Parco Nazionale verso l’ultima stazione, prima di riprendere la via del ritorno per Ushuaia.

Con la scusa di sgranchirsi le gambe, L. si allontana dal gruppo e si ferma ad ammirare il tramonto. Una voce la sorprende da dietro.

“Ti fermi anche tu?”

E’ la ragazza incinta, parla un buon inglese, ma con un marcato accento argentino.

“Ehm, scusa..cosa intendi se mi fermo?”

“ A poche centinaia di metri da qui c’e’ un posto perfetto per campeggiare, il mio ragazzo e altre persone hanno già montato le tende stamattina, perché non ti fermi con noi? Abbiamo una chitarra, del matè, perfino una bottiglia di champagne, poi domattina ripartiamo con il primo treno. Un modo diverso per festeggiare il Natale…”

“Ma io non ho portato niente…sei sicura che…?”

“Certo! Altri 4 ragazzi hanno accettato, sono italiani e anche loro sono qui da soli. Allora dai, è confermato! Tieni, questo è per te, vado ad avvisare gli altri….”

“..va bene..”

L. arrossisce e guarda la piccola busta bianca che ha tra le mani. E’ la prima volta che una donna la fa sentire così a disagio, come se nascondesse, dietro quelle parole amichevoli, qualcosa di davvero sconvolgente. La apre, estrae un bigliettino con l’immagine della Natività. Sul retro una frase scritta a mano, con inchiostro dorato.

 

Ore 23.00

Dopo aver cenato con carne arrostita sul fuoco, il gruppo si ritrova attorno al fuoco a bere matè e fare conoscenza; un ragazzo prende in mano la chitarra e subito l’aria gelida si riempie di voci scoordinate e allegre. L. siede su un tronco, le braccia a cingere le ginocchia, e accompagna la musica ondeggiando la testa. La mente è come svuotata, tutti i pensieri galleggiano nell’aria, chiusi in delle bolle di sapone, e si sente incredibilmente leggera. Vorrebbe fermarsi in quell’attimo per sempre, non aver più bisogno di prendere una decisione, di scegliere cosa farne del suo futuro.

La temperatura scende e la musica smette, pian piano ciascuno si avvia verso la propria tenda per cercare un po’ di calore nel sonno.

Una voce femminile la risveglia dai suoi pensieri.

“Ciao, sei italiana anche tu vero? Ti unisci a noi per aspettare la mezzanotte?”

E’ una ragazza alta e slanciata, bionda, con un sorriso cosi acceso da illuminare anche i suoi occhi.

“Ohi, siamo rimasti solo in cinque? Certo che vengo a sedermi con voi, piacere, mi chiamo L.”

“K., piacere mio!.... ragazzi vi presento L., si unisce alla combriccola degli irriducibili!!”

“Perfetto! Più siamo meglio è!” dice uno dei due maschi. Si assomigliano, più o meno coetanei, entrambi con i capelli corti e un giubbino nero da motociclista addosso, ma accenti e maniere diverse. In comune anche  il volto di qualcuno che vorresti davvero avere come amico, pensa L.

“E tu, come mai ti trovi qui stasera, alla fine del mondo?

Le guance di M. prendono il colore dei suoi lunghi capelli non appena pronuncia l’ultima parola. Gli occhi di tutti sono su di lei per un attimo, e in quell’attimo M. desidererebbe confondersi tra le fiamme del fuoco che le scoppietta davanti. “Quanta dolcezza può esserci anche nella più fiera delle tigri…” pensa L. con ammirazione, mentre gli altri ora si voltano a guardare lei, aspettando incuriositi la sua risposta.

“Io…non lo so, sai. Fare il giro del Sud America dal Messico alla Patagonia era il mio sogno da sempre, ma non mi riuscivo mai a decidere. Una mattina, poi, mi sono guardata allo specchio, e ho osservato con cura il mio viso. Non c’erano segni, 30 anni e nessuna linea “d’espressione”. La mia vita era la stessa da troppo tempo…nessuna emozione, nessun desiderio, nessuna gioia da far scoppiare il cuore, nessun dolore da perdersi nelle lacrime. E ho ripensato a quel sogno. Ho pensato che forse, se ne avessi portato a termine almeno uno, avrei trovato la mia strada…dentro di me…”

T. la guarda negli occhi e L. si perde in quello sguardo cosi profondo e diretto.

“E’ andata un po’ cosi anche per noi, siamo tutti qui cercando delle risposte che forse non esistono.. Y. e T. sono all’ultima tappa del loro tour dell’argentina in motocicletta, si sono incontrati per caso nella Pampa. M. è reduce da un periodo di volontariato in Cile mentre io, beh, ho letto un libro sulla Patagonia, mi ha affascinato talmente che…eccomi qui!!”

“Io rientro domani sera, volo a Buenos Aires, da lì poi la coincidenza per Londra. E voi?”

“Anche noi domani sera…purtroppo…per quello abbiamo deciso di fare questa pazzia stasera, prima di andarcene” Y. le fa l'occhiolino ed L. gli sorride, civettando un po’.

“Questa notte si prospetta davvero memorabile…sono fortunata ad aver incontrato delle persone cosi semplici e allo stesso tempo speciali”, pensa, sorseggiando la bevanda scura e amarognola con una cannuccia di legno.

Mentre è ancora sovrappensiero, scorge 4 cartoline, identiche alla sua, appoggiate per terra.

“Qual è la frase dietro la vostra cartolina?” chiede incuriosita.

“Non vedo l’ora di vedere il tuo volto”

“Sei una piccola cosa”

“Sei la mia grazia”

“Sei la mia salvezza”

“E la tua, L.?”

La sua è… "Potrebbe succedere qui, oggi…”

Una folata di vento investe il fuoco e lo spezza per un attimo in cento fiammelle. Una per ogni secondo di silenzio.

fuoco

“Hey, ma quello non è il futuro padre??”

I ragazzi si voltano e osservano il giovane correre verso di loro. E’ pallido e agitato.

“Calma, che succede??”

“Vi prego, aiutatemi…le si sono rotte le acque…non so cosa fare!!”

M. si alza di scatto, come se il ragazzo l’avesse chiamata per nome, e inizia a correre verso la tenda, mentre gli altri automaticamente la seguono.

-

Blanca è appoggiata a terra su di una coperta, mentre si muove e contorce la bocca in smorfie senza suono. Il suo ragazzo le tiene la mano, visibilmente emozionato e confuso. M. si avvicina e le solleva dolcemente la gonna.

“Il bambino sta arrivando, Blanca…dovrai essere coraggiosa, e spingere quando te lo dico io”

Blanca la guarda fisso negli occhi per qualche secondo,  poi si volta verso gli altri quattro.

“Mi fido di voi…”, una lacrima le bagna lo zigomo. E comincia a spingere.

-

Con delicatezza ed esperienza, M. adagia un bimbo dai capelli nerissimi sulla giacca che T. le offre, e mentre si accinge a sollevarlo per farlo vedere alla madre, una luce fortissima riempie la tenda, accecandola.

E’ un attimo, e quando si spegne, Blanca e il suo ragazzo non ci sono più. Al loro posto, due aquile nere e maestose prendono il volo ed escono dalla tenda, allontanandosi verso le montagne.

Il bambino, ora pulito e con il cordone ombelicale reciso, dorme quieto dentro la giacca.

L. gli si avvicina, gli fa una carezza… “sto sognando, M.? Cosa c’era, dentro quel matè?”

T. e Y. si avvicinano, timorosi.

-

“Non stai sognando, Lori: questo bimbo è il mio dono per voi. Se siete radunati qui, stasera, non è per una fortuita coincidenza, ma perché era scritto nel vostro Destino, un destino comune, un destino che sotto altre spoglie – le mie - vi aveva già riunito in passato. A modo vostro, state tutti cercando delle risposte al senso della vostra vita.

Io vi dico: il Senso della Vostra vita è crescere questo Bambino. Portatelo con voi nelle vostre case, trasmettetegli tutti i valori che vi rendono persone cosi speciali e privilegiate, insegnategli la Fedeltà, l’Onestà, la Perseveranza, unite le vostre forze per dar vita a qualcosa di Grande.

Questo bambino salverà l’Umanità da tutte le sue convinzioni millenarie, egoistiche e limitatrici, la libererà da tutte quelle parole versate nel nulla dall’alto di pulpiti e di minareti, e la vestirà di un nuovo abito, quello dell’Amore e del Rispetto verso il Prossimo."

-

La voce tace, per far posto alle note di una canzone.

L. guarda il bimbo, poi guarda gli altri, la tensione è alta.

E’ K. a sorridere per prima. E come sempre, contagia tutti gli altri.

*Dedicato ai miei amici T.Bearuk, K.Blixxxa, M.Davila, Y.RegoleZero e SuperIperUranio (la "voce").

blossom80

giovedì, 05 aprile 2007, ore 01:39

Questa nuova prova per il reality Angeli e Diavoli al quale partecipo come (ex) diavolessa è stata partorita dopo un lungo travaglio…un travaglio fatto di dizionari virtuali e umani (ringrazio in particolare Sapere.it e Davila Treccani), di dolorosi ricordi, di traduzioni impossibili, di ricerche su Google, di canzoni ispiratrici ascoltate per caso (e poi scaricate con la gentile intercessione di Davi's emule!) e, certo, anche di molte creazioni della mia fantasia! Mi scuso anticipatamente se troverete costruzioni grammaticali o terminologie poco italiane...ma stasera, ragazzi, davvero non ce la faccio più! Non l’ho nemmeno riletta…

 

E’ un racconto parzialmente autobiografico, dove diverse fasi della mia vita mescolano le carte e si mettono allo scoperto…con una conclusione tratta da una conversazione realmente accaduta. Perché alle volte, per uno strano scherzo del destino, quando pensi cosi intensamente a qualcosa o a qualcuno, questo riappare magicamente nella tua vita…ed è quello che mi è successo con questa prova.

Buona lettura!!

*****

 

*

“Daniela ,allora è confermato, arrivo il 20 maggio e posso cominciare il giorno dopo”

“Che bello Elisa!! Sono davvero felice della tua decisione!”

“…sì, sono felice anche io…ma senti…chi ci sarà dell’anno scorso?”

“Oh, quasi tutti, lo chef, le donne ai piani, il maitre, solo qualche cameriere è cambiato..”

“ah…”

“Devo andare adesso, allora ci vediamo il 20??”

“sì, sì, e grazie mille, non vedo l’ora”

“anche io, a presto”

Ritorna anche lui. Non avevo avuto il coraggio di chiederglielo, sono passati ormai mesi dall’ultima e-mail, dall’ultima telefonata, ma in fondo, molto in fondo, speravo che sarebbe tornato.

Guardo Stefano dormire sul sedile a fianco al mio, in questo treno sgangherato che ci porta via dal nostro ultimo weekend insieme. In questi mesi abbiamo vissuto qualcosa di unico, l’evoluzione di un’intesa in costante crescita, fino a fonderci l’uno nell’altro, senza schemi e senza spiegazioni…facciamo l’amore con una spensieratezza che non avevo mai sperimentato prima e ogni suo bacio accarezza i fragili veli del mio cuore, dandomi l’affetto che mi mancava. Ma sappiamo entrambi che finirà: è così bello proprio perché l’abbiamo sempre saputo.

Siamo in stazione, aspettando la coincidenza, quando suona il cellulare. Mi allontano per rispondere, perché…non so perché. Non avevo segreti per Stefano, prima. Tranne uno.

“Sì?”

“Ciao, sono io.”

Eccolo. E’ tornato.

E io non ci voglio parlare, mi fa male, non ci voglio pensare, perché fin’ora stavo bene, non sapevo e avevo imparato a conviverci, perché con lui è sempre meglio non sapere, non vedere, non chiedere.

Chiudo in fretta e torno sorridente da Stefano. Ma lo so, lo capisce anche lui, che non sarà mai più come prima tra noi.

 

***

La sbarra si solleva e la tre-porte nera entra nel parcheggio facendo scricchiolare i sassolini sotto le ruote. Voglio fare meno rumore possibile, che non mi senta nessuno, ti prego.

Esce subito il direttore a salutarmi e dirmi dove posso parcheggiare. Scambio quelle poche parole di circostanza dall’interno del finestrino abbassato, e per caso – o forse per un destino che si diverte a graffiarmi – lo vedo passare. Si gira verso di me, sollevando appena appena il volto, e il suo sguardo rapido e diretto affonda nel mio stomaco come un pugnale. Vorrei correre in bagno, e vomitare tutte le sensazioni e i brividi e le lacrime e le emozioni che mi legano a lui, urlare tra quattro mura perché non mi senta nessuno tranne il mio cuore.

Ma mi esce solo un sorriso abbozzato, e schiaccio mio malgrado sull’acceleratore, spingendomi verso l’inizio di una nuova estate.

 

***

…tlac…tlac...tlac…Tlac. Sei e trenta. Ora di cena, lo so. Non posso mancare proprio la prima sera, anche se non ho fame così presto. Non mi riesce nemmeno di cambiarmi, ci vado così, con i pinocchietti neri, le infradito e i capelli bagnati.

Le ciabatte di plastica schioccano contro il pavimento lucido della sala vuota, mi avvicino al primo tavolino: le posate sono già disposte, il tovagliolo piegato ad arte, ogni dettaglio anticipato e perfezionato. Lui è in piedi, qualche metro più in là, e al suo cenno silenzioso mi avvicino obbediente.

“Bentornata”. Raddrizza una forchetta, con un tocco leggero e preciso, poi alza gli occhi, mentre io li abbasso vergognosa.

“Grazie…di nuovo qui eh…chi l’avrebbe detto”

“L’avrei detto io, Eli”.

Oh, certo. Tu sai sempre tutto, non è vero? Però non dici mai niente, stringi ogni pensiero in un pugno e mi lasci solo immaginare cosa c’è dentro. Quante volte ho cercato di forzare quelle dita, inutilmente, arrabbiandomi e rassegnandomi…e ora rieccomi daccapo, con il tuo pugno chiuso e la mia voglia di sapere.

“Non sono la stessa dello scorso anno, Andrea…”

“Io e gli altri ci fermiamo a bere una birra stasera. Alle undici alla piscina. Ci sarai?”

Calibrato e tagliente come solo un uomo.

“..io…” Arrossisco. “Sì…volentieri…”

E mi chiedo se davvero sono cambiata, quando quello che sento con lui non è mutato di una virgola…

 

“Te xe rivada a romper i maroni anca quest’estate eh!” Due mani ruvide e forti da pescatore mi scuotono le spalle. “Chef! Buonasera a lei!”

“Ueeè, stè! Sì sempre ‘na bella guagliona eh!”

“Giuseppe!”

E senza aver tempo di dire nulla, soffoco nell’abbraccio stritolante del portiere notturno. Mentre i colleghi mi fanno le feste, seguo con gli occhi i suoi passi lenti, fino a vederlo sparire dietro la porta della cucina. Respiro profondo. Meglio andare a cena.

 

***

Mi sdraio sul lettino a bordo piscina, mi allontano dal gruppo mentre i miei pensieri cominciano a diventare opachi...mentre stanchezza, insicurezza ed eccitazione riempiono la mia anima e la mia mente.

E’ strano, come speri che tutti se ne vadano, tutti tranne lui.

E’ strano perché non lo avevo davvero desiderato, in tutti questi mesi. Dopo i primi lunghi pianti, il ricordo era andato man mano affievolendosi, mi ero costruita una vita parallela, ed ero riuscita a essere di nuovo felice, serena. Avevo amici che si prendevano cura di me, non ero mai da sola. Eppure, sentivo come se mi mancasse qualcosa, davo la colpa agli ormoni e alla primavera, per non fermarmi a chiedermi che cosa.

 

Si siede accanto a me, mentre gli ultimi due camerieri si allontanano vociando allegramente. Lo fa senza cercare un pretesto. Perché il nostro destino è una calamita invisibile tra due corpi di metallo, stanotte e tutte le altre.

Perché non esiste un simile scenario quale il cielo notturno, il silenzio dell’oscurità e il venticello umido e freddo vicino all’acqua, per un incontro segreto e proibito. Per uno scambio di parole sussurrate in trepidazione, insicuri della reazione dell’altro.

Lo vogliamo entrambi.

Ho paura: non so dove ci porterà, tutto questo. Conosco tutto il resto: conosco le emozioni che questi attimi faranno scivolare nel cuore, conosco l’eccitazione che scuoterà i nostri corpi, conosco la paura e l’indecisione che faranno tremare la voce e contorcere lo stomaco.

Sono già passata di qui molte volte prima, e so che partita siamo a punto di giocare.

Solo che, invece di un gioco, è la vita: pura espressione di noi stessi.

Vita a trecentosessanta gradi: scandalosa, intensa, avvolgente. Terribilmente bella.

Non posso dire di no, il mio primo comandamento è “non aver mai rimorsi” e ne avrei fin troppi se non seguissi il mio istinto e il mio desiderio, stasera.

 

Mi piace la delicatezza che usiamo per riaprirci l’uno all’altro, spogliandoci di strati di conformismo e restando lentamente nudi, rivelando la nostra pelle bianca e incontaminata.

Mi piace il modo in cui il mio corpo cresce nel desiderio e brama una carezza, mi piace che non mi sia permessa questa carezza fino a che entrambi non decideremo di lasciarci andare. Mi chiedo se dietro a quello sguardo di granito si trovi anche lui nel mio stesso stato di silenzioso dolore e godimento.

Proprio qui, 8 mesi fa, ci eravamo tuffati nel fuoco di un’attesa, alimentata per un’intera estate da soli sguardi rubati e parole a metà, e ci eravamo lasciati affogare in un mare di passione.

Ed è il ricordo di questo amore senza freni che, in un secondo dissolto tra i mille, sceglie per me e determina il finale di questa notte.

Il mio corpo si arrende alle sue mani, il tocco inconfondibile di qualcuno che ha ascoltato in silenzio le parole del mio cuore e mi vede ora in tutta la mia fisica, spirituale, primitiva ed esposta nudità. Il tocco di qualcuno che sa farmi sentire sensuale e bellissima.

Il mio corpo, la mia anima e la mia mente si fondono nell’estasi di tali carezze…fino a che diventano uno, e diventano mille, e diventano tutto…rotolano tra fiamme e scintille…poi si cullano nella brezza, al chiaro di luna.

 

***

“Eli, devo dirti una cosa”

Le palpebre sono pesanti, si sollevano a fatica. Non parla molto, Andrea. Ma quando aveva usato questo tono asettico, in passato, era stato solo per farmi male.

“…dimmi..”

“Una cosa che è successa in America”.

Non la voglio sapere…

“cosa?”

 

“Mi sono sposato”.

 

***

Le ruote della bici sfiorano appena l’asfalto. L’aria fresca batte sul viso e scivola via dietro alle orecchie, mentre il cielo si sveglia per accogliere nella foschia un sole ancora assonnato.

Mi lascio alle spalle il cimitero, prendo in volata la salita sterrata, e dietro ad una linea irregolare di arbusti si apre ai miei occhi, immobile ed eterea, la laguna.

Pedalo veloce al lato dell’acqua, il silenzio del mattino mi urla di smettere, ma le gambe non mi fanno male e il serbatoio è pieno per accendere un immaginario motore.

“Sposato, sposato, sposato, sposato, sposato” ripete un eco nella valle della mia mente svuotata, non c’e’ nessun’altra parola che possa competere con quella adesso.

Una mezza lacrima si stacca mentre attraversiamo un nugolo di moscerini, rimane intrappolata con loro nei miei capelli spettinati.

La stradina mi porta laddove la laguna si mescola al mare, e io mi fermo per mescolarmi con loro.

“Quello che abbiamo noi è speciale, è unico, Elisa. Abbiamo un’intera estate davanti, e io voglio berla con te fino all’ultima goccia. Vivere nel pensiero di oggi e nel pensiero di qui, non nella realtà del domani. Pensaci, piccola, fammi sapere”

Nuove parole, nuove fitte.

Che cosa rappresenta lui per me? E’ un amico speciale, quello certo, ma non uno di quelli con cui condividi tutti i tuoi segreti e la tua vita, né il tuo passato, o le tue aspirazioni per il futuro, non è uno di quelli che chiami quando sei nei guai, che ti tiene la mano mentre stai piangendo, o che festeggia con te quando conquisti una vittoria. Eppure, mi conosce meglio di chiunque altro. Gli ho mostrato parti di me che di solito nascondo, o che sono ricoperte dalla polvere dei miei atteggiamenti più chiassosi e pagliacceschi.

Lui mi guarda, e mi vede. Quando i nostri occhi si incrociano, so che li riesce a leggere.

Scegliere lui vuol dire salire su una montagna russa fatta di piume , scariche di adrenalina e voli di fate, morsi a un panino e cucchiaiate di mousse al cioccolato.   

E tanto, me ne vado anche io, a ottobre…

Un gabbiano si alza in volo. Lo osservo mentre si esibisce in una parabola perfetta, sfiora l’acqua con il petto, poi risale verso il sole. Libero da ogni pensiero.

Scegliamo il nostro mondo successivo
in base a ciò che noi apprendiamo in questo.
Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima,
con le stesse limitazioni…
(Richard Bach)

Quando un ricordo è meglio chiuderlo in un cassetto e buttare la chiave, non mi fido di me e affido tutto alla distanza.....e il problema di questo è forse che le ferite si rimarginano, sì, ma i ricordi e le sensazioni non si archiviano mai del tutto: al primo momento di debolezza vengono richiamate all'appello dalla mia immaginazione, che le inserisce in situazioni inventate , ma cosi belle da sembrare reali.

Inganno il mio passato e lo dipingo di colori accattivanti…

Ma quel gabbiano sono io, io cresciuta, io donna, io che mi amo e mi rispetto, io che non voglio restare sempre qui, a metà tra un cielo e l’altro. Sono pronta a passare al prossimo mondo.

Aspettami gabbiano, vengo con te..

*

*  

Gabbiano

blossom80

martedì, 20 marzo 2007, ore 17:44

Traccia:

IL RICORDO PIU' PREZIOSO:
"Cento anni fa SuperIperUranio decise di darti la possibilità di vivere una vita da Umano. Ti avvisò del fatto che durante la tua esistenza terrena non avresti ricordato nulla della tua precedente natura meta-umana e che, in punto di morte, si sarebbe fatto vivo facendoti una proposta. Adesso è giunto il tuo momento, hai cento anni e il tuo tempo sulla terra è quasi scaduto. Superiperuranio ti manda un messaggero che ti dice che, tornando angelo o diavolo, dimenticherai tutto quello che hai vissuto in un secolo di permanenza terrestre ma che, il Capo, ti da la possibilità di portare con te un ricordo che in questi cento anni ti ha segnato nel bene o nel male, l’unico ricordo che non verrà resettato quando il tuo corpo umano cesserà di vivere.
Parlaci del tuo ricordo speciale, spiegandoci cosa ti ha portato a salvarlo e magari, a cosa potrà esserti utile per il tuo ritorno all’esistenza ultraterrena."
 
 

10 Luglio 2080 ore 23.30

 

Ciao, sono io.

Sarai sorpresa, immagino.

 

Lo so, sono molti anni che non prendo in mano una penna…mi chiedevi spesso perché avevo smesso di scriverti quelle lunghe lettere, che mi dicevi di conservare gelosamente nel cassetto del comodino, e rileggere prima di addormentarti. Non accettavo di essere invecchiata, non accettavo che la mia vista stesse calando, che le mia dita tremule non seguissero più le linee del foglio, che non fossi più quella di prima, quella che “conoscevi”.

Non ho mai smesso di scriverti, in realtà, perché le parole che davano a voce ai miei pensieri e alle mie emozioni le ho sempre continuate a imprimere, a caratteri cubitali, nel tuo cuore e in quello delle persone che ho amato.

 

Ma stasera non voglio. Stasera ho chiesto intercessione a una forza superiore, a qualcuno che spero non conoscerai mai, per trovare il coraggio e la forza fisica per scrivere questa lettera. L’ultima.

 

Sto guardando il mare dal “nostro” scoglio, quello con la piccola insenatura sul davanti, nella quale solevi appoggiare i piedi quando venivamo qui insieme al tramonto, per lanciare il pane raffermo ai gabbiani ed ascoltare in silenzio le loro grida strozzate.

C’è pure la luna piena, e tu dirai “Come no? C’e’ sempre la luna piena quando vai al mare tu!”

E scherzerai sul mio sentimentalismo esagerato e le mie lacrime facili.

 

Sorrido, pensando a tutti i momenti che abbiamo vissuto insieme. E’ molto tempo ormai che sei lontana, eppure ci credi? Non mi sono ancora abituata. Mi manchi, ma non potevi non andare. Era scritto nei tuoi geni, nella tua storia, non sarei mai riuscita a fermare quest’onda che ti travolgeva.

 

Ricordo un momento in particolare.

Stavi correndo su e giù per la casa, dalla cucina ascoltavo i tuoi passetti incerti entrare e uscire dalle camere. Ogni tanto arrivavi da me, con in mano un fazzoletto, o un calzino, o qualcos’altro che eri riuscita ad afferrare dai cassetti aperti. Piccoli regali, suppongo, e mi facevi morire dalle risate con i tuoi gridolini eccitati e le gote paonazze.

Guardavi la mia reazione, serissima, poi ti giravi ed entusiasta ripartivi alla ricerca.

 

Passò qualche secondo, forse un minuto, ti udii armeggiare con qualcosa in silenzio. Insospettita, entrai in camera mia e ti trovai a terra, con delle buste tra le gambe, e tra le mani tanti piccoli irregolari pezzetti di carta. Stavi strappando le mie lettere! Riducendo a brandelli le parole che avevano scaldato il mio cuore, emozionato i miei sensi, gli unici ricordi della persona che ci univa l’una all’altra!

Te le strappai di mano, furibonda, facendoti restare pietrificata. Mi girai per uscire dalla stanza e sbollire un po’ la rabbia.

 

“Mam…ma!”

 

Mi voltai di scatto, colta di sorpresa.

I tuoi occhi luccicanti, scuri, profondi come questa notte, carichi di mille silenziose parole, attraversarono la mia anima in quel preciso istante.

Lo sguardo più puro. Il più penetrante. Il più dolce.

E il più doloroso che io abbia mai ricevuto nella mia vita.

 

"Ma..mmaa!".

 

Suonò come una supplica. Mamma, non lo vedi quanto ti amo. Mamma, non lo capisci quanto ho bisogno di te. Mamma sei splendida. Mamma, portami sempre con te. Mamma, non mi lasciare. Mai.

 

Ti abbracciai forte, fortissimo. Mi guardasti per un attimo, indecisa, e poi abbozzasti un sorriso, sempre più grande.. sempre più bello.. fino a che ti riempì il viso paffuto, illuminandolo come un raggio di sole una mattina d’inverno.

 

Ora devo andare, piccola mia. Starò in un posto lontano, il più lontano possibile da te e dalla tua vita. Un posto dove dovrò usare l'inganno per guadagnare amore, e poi trasformarlo in odio.

Un posto dove sarò costretta a dimenticare tutte i meravigliosi ricordi che mi hai donato ogni singolo istante della tua preziosissima vita, e che sto accarezzando adesso per l’ultima volta, con queste mie mani emozionate e stanche.

 

Ma con me, ne voglio portare almeno uno: ed e' questo. Il ricordo della prima volta che mi chiamasti Mamma, il ricordo del tuo Amore, sconfinato e incondizionato.

 

Ti lascio con le note di questa canzone, sulle quali ti ho cullato ogni sera, quando a malincuore ti consegnavo al mondo dorato dei sogni.

 

Per sempre, tua

Mamma Eva

-

-

-

***Dedicato a Zoe, Matteo e Caterina. I miss you, babies.

blossom80

martedì, 20 marzo 2007, ore 06:44

INTRODUZIONE
 
Blossom, si sa, mille ne pensa, una ne fa….e quell’una di solito è qualcosa di pazzo!
Comunque, questa volta, come certi di voi già sanno, mi sono iscritta a una gara letteraria dal titolo “Angeli e Diavoli”…come non detto, io sono nella squadra dei Diavoli come Diavoletta Tentatrice…la Eva dei giorni nostri!
http://7angelie7diavoli.splinder.com/
Questi Angeli e Diavoli si danno battaglia con varie prove letterarie, che vedrete pubblicate man mano nel mio blog (sperando di non essere eliminata al primo colpo..!).
Lo so che ¾ di voi nn passa quasi mai da queste parti, e se passate nn sempre lasciate traccia, lo so che il vostro mondo –che fortuna!- non include la metà delle ore che io passo su internet..ma sapere che mi leggete e trovare un vostro commento, per quanto breve, mi regala sempre un sorriso. Quindi, spero di vedervi più spesso da queste parti!!!
*****
La sesta prova (io comincio da questa) è una prova libera, senza titolo…dopo averla buttata giù tutto d’un botto, come ai tempi dei temi di scuola, mi sono un attimo fermata a pensare se non avessi forse bisogno di qualche cura psichiatrica, viste certe associazioni di idee…ma ho capito che qui sotto altro non c’e’ che tanta, tanta Lorena, con tutta la sua sconfinata fantasia!!!!
Buona lettura!
 
15 Febbraio 2007
Sesta Prova di Angeli e Diavoli
 
UN DIAVOLO DI SUCCESSO
 
Sono un diavolo della vecchia guardia. Io e Lucifero ci conosciamo da talmente tanto tempo che non ricordiamo nemmeno noi chi dei due si dimenticò di fare i coperchi per primo, e certi giorni ci ridiamo ancora su. Eravamo giovani e rivoluzionari, avevamo un’idea di Inferi tutta nostra e piano piano, con diabolica pazienza e strategia, creammo questo impero come lo conoscete oggi. Eravamo avanti coi tempi, e le idee più maligne non ci mancavano di certo.
Non ci resisteva nessuno, umano, animale, divino o soprannaturale.
Eva_1
Ripercorro con la mente quei momenti con un pizzico di nostalgia – mentre cammino tra i banchi incandescenti dei miei alunni del corso di Lingua e Diavoleria Anglosassone – quando Lo vedo apparire sulla porta.
“Lucio, che sorpresa, che ci fai da queste parti?”
I ragazzi si alzano e si mettono sull’attenti, artigli alla forca e coda ritta.
“Seduti, continuate pure il vostro esame”
Nonostante il tempo e l’amicizia, Lui è sempre Il capo, L’unico e Il solo custode della Chiave del Cuore della Terra, e devo ammettere che alle volte ancora mi incute terrore. Ma durante questi millenni abbiamo silenziosamente tracciato una linea immaginaria, che di tacito accordo non oltrepassiamo mai, e che ci permette di rispettarci a vicenda anche durante le discussioni più accese.
 
“Eva, che fai, ti lasci sopraffare dalle emozioni come al solito? Non imparerai mai!”
“Sorry, Boss. Comunque lo sai che le emozioni mi servono per entrare meglio nella psiche umana ed essere più efficace durante le missioni…”
Mi da un buffetto sulla guancia.
“Sarai anche il miglior diavolo che ho, ma risparmiami queste argomentazioni pseudo-scientifiche, so bene che sotto sotto sei una sognatrice romantica! D’altronde, cos’altro mi dovrei aspettare da una del Cancro con Luna in Cancro…dovresti stare in Paradiso a suonare l’Arpa e piagnucolare d’Amore per un biondino alato diverso ogni giorno, altro che!”
“Lucio! Ora smettila! O devo ricordarti ancora una volta chi è stato a staccare quella mela? Se non fosse stato per me, da solo non ce l’avresti mai fatta a far incazzare tanto il Vecchio e portare avanti il tuo piano! Ho tanto diritto di stare qui quanto ne hai tu!”
Possibile che il mio viso debba sempre prendere fuoco, quando mi agito. Segno di debolezza, lo so, arrossire, eppure non ne posso fare a meno e Lui lo sa. Che rabbia, noi diavolesse dobbiamo sempre lottare il doppio per conquistare una certa credibilità. Maledetta Natura.
“Ok ok, calm down, stavo scherzando, minchia alle volte mi sembra di parlare con una donna in menopausa!”. Inspira, espira. Inspira, espira. Un giorno o l’altro gliela faccio ingoiare, quella forca.
“Ad ogni modo, son qui proprio per parlare della mela”.
“Della mela? Non mi dirai che anche quest’anno vuoi mandare gli alunni nella foresta ad allenarsi con le mele? Ti ho già detto quello che ne penso, il frutto proibito è una tentazione ormai passata di moda! Se ogni tanto invece di Play Devil leggessi Demonella 2000 saresti un po’ più al passo coi tempi! ”
“No, appunto. Ho ripensato a quello che mi hai detto. I peccati capitali non cambiano, ma i tempi si e le tentazioni anche. Sono andato a casa di Bill Gates e ho conosciuto un tipo curioso..è un diavolo del girone americano, sta da Gates per il progetto “Avarizia Worldwide”, visto che ultimamente questo si è messo a fare donazioni a destra e a manca. A forza di stare lì, e di passare tempo su Internet, ha imparato un sacco di nozioni utili”
“Che tipo di nozioni?”
“Sulle tentazioni, in generale. L’ho invitato per un seminario dal titolo <Come diventare un tentatore di successo in 5 semplici mosse>. Questi americani sembrano abbastanza presi da questi seminari, dicono che sono molto formativi”
Ma guarda tu ‘sto collega saccente che mi ha infinocchiato il Capo. Questi Yankees pensano di invadere tutto l’Inferno con le loro stelle e strisce…
“Con il dovuto rispetto, Boss, come tuo Vice e Primo Diavolo Tentatore credo di saperne abbastanza…”
“Su, su, non fare storie. Gelosa che non sei altro..hai preso tutta da me! Ho deciso che hai bisogno di un aggiornamento, per cui al seminario domani ci vai e basta. Ora vado, devo avvisare gli altri diavoli tentatori. Piuttosto, stai attenta a quegli alunni, che li ho visti copiare!”
“Whatever…”
“E non mi tenere il broncio, mettendoti a blaterare in inglese! Eva, vedrai che un giorno mi ringrazierai. Ciaooo”
Mi lascia lì, a fissare il muro della classe, con il fumo che mi esce da ogni poro. Ma zio diavolo, pure un capo con l’Alzheimer mi è toccato.
“Eva! Ti leggo nel pensiero!” tuona dall’alto. Che palle…E vabbè, volente o nolente, andrò a vedere cos’ha tanto di speciale questo seminario.
“Ragazzi, domani sono a un corso di aggiornamento, per cui Adamo vi porterà in gita al Lago; portate la spada, se riesco a contattare la segreteria del girone mitologico, faccio avvisare i diavoli Re Artù e Lancillotto magari riuscite a fare qualche esercitazione con loro”
“ Yoo-hoooo, hurray, e vaaaaaaaiiiiiiii, ma vieeeeeeeeeniiiiii, poo-poroppo-popooo-po”.
Le soddisfazioni di un professore.
(La mattina dopo)
Eccoci qui, io e Lucifero seduti in prima fila, e dietro tutti gli altri professori del liceo classico “Belzebù” con il loro vociare disordinato. Che strana sensazione, stare da questa parte della classe, e non dietro la cattedra..in un certo senso, psicologicamente, mi sento già un po’ più ignorante e assetata di nozioni..chissà, forse qualcosa lo imparo davvero a questo training.
“Rrrrrrrullllllo di tambuuuurii”
La voce profonda dello speaker rimbomba nella sala, riesce nell’intento di zittire tutti.
“Ladies and Gentleman, direttamente dal girone italo-americano, abbiamo il piacere di avere qui con noi oggi nientepocodimenoche il grande professor Devil Geeke!”
Con un balzo poco agile – accompagnato da una diavolessa/valletta dai capelli ossigenati e seno evidentemente rifatto – piomba davanti a noi il caro Geeke(1)
“Mai nome fu più appropriato…” sussurro divertita a Lucifero.”Sssshhhh” mi ammonisce, ma lo vedo che ride sotto i baffi..
 Seminario_3
 
 
 
Geeke comincia a presentare il suo nuovo libro “Come diventare tentatori di successo in 5 mosse”. La sua voce è nasale e senza inflessioni mentre ripete a memoria frasi ad effetto del tipo “La vera forza sta dentro di voi”, “Uniti possiamo fare di questo posto un grande posto”, “Ognuno di noi può fare la differenza per rendere questo Inferno un posto peggiore”.
Mi ricorda una canzoncina ascoltata anni fa mentre ero in missione in Italia, durante il periodo elettorale…
Un vero e proprio lavaggio del cervello, come temevo.
“Le 5 mosse di cui parlo sono: 1,fatevi un profilo ammaliatore su una chat-line per portare le tentazioni sulla rete 2, entrate nei film su Sky e sostituite la vostra voce alla voce dei personaggi, per portare nelle case messaggi tentatori, 3…”
 I diavoli iniziano a diventare inquieti, il Capo è agitato e imbarazzato, non sa bene nemmeno lui cosa fare o cosa dire.
“Eva ti prego, fai qualcosa…qui rischio di rimetterci la faccia davanti all’intero istituto!”
“E che vuoi che faccia??”
“Non lo so, intervieni, prendi tu la parola…continua tu il seminario..”
“Ma non sono preparata! E poi lo sai che io sono tradizionalista…tu vuoi l’innovazione? Eccoti l’innovazione! Te l’avevo detto io…”
Ah, che soddisfazione, pronunciare quelle ultime 5 parole…mi sento gonfiare il petto di orgoglio.Mi sento già più forte, più fiera, più “donna”.
“E va bene, avevi ragione tu. Ora ti prego...”
 Mi alzo in piedi e con passo sicuro mi avvio verso il palco. Mi sento bella e malefica come non mai.
 “Grazie mille per il suo spazio, Mister Nerd(2)…voglio dire, Geeke. Sono convinta che il pubblico abbia apprezzato. Ora se mi permette, vorrei continuare io e dare qualche consiglio pratico ai miei colleghi”
Geeke resta a fissarmi con lo sguardo imbambolato, non si muove di un passo, tanto grande è lo shock. Il pubblico è divertito. Lancio uno sguardo d’intesa a Lucifero, che scuote la testa e sorride. Arrivano i buttafuori RegoleZero e Kjob a portare via il malcapitato, mentre Jack si occupa della biondona, mi strizza l’occhio prima di uscire, e so già che del mio discorso sentirà molto poco…
Schiarisco la voce.
“E’ bello avervi tutti qui, perfidi colleghi. Approfitto dell’occasione per ringraziarvi dell’ottimo lavoro svolto, grazie a tutti voi anche quest’anno avremo 1000 nuovi diplomati diavoli da sguinzagliare per le strade e per i gironi.
Ma volevamo parlare delle tentazioni, giusto?
Geeke ha detto bene, i tempi cambiano e con loro anche le attività che appassionano quelle bestioline degli umani, che tanto ci piace punzecchiare e tormentare.
Ma dovete ricordare anche, miei dannati, che gli umani in se non cambiano, restano umani. E se ci sono 5 mosse attraverso le quali potete giungere alla loro mente, al loro cuore e alla loro anima, e cambiarne le intenzioni, quelli non sono altro che i vecchi 5 sensi.
Vista, Olfatto, Udito, Gusto e Tatto.”
 150 occhi infuocati sono fissi su di me. Non arrossire, non arrossire, non arrossire…
“Presentategli la tentazione con forme e colori accattivanti, cospargetela di oli essenziali e profumi speziati, sussurrategli soavemente all’orecchio parole ammalianti, preparate con cura i loro alimenti preferiti e imboccateli sensualmente,e infine toccateli…carezzateli…sulla testa, sul collo, sulla schiena, sul petto, all’interno delle gambe, sfiorate le loro labbra, passate le dita tra i loro capelli…e non sapranno dire di no a nulla. Saranno vostri, potrete prenderli con voi e portarli nelle vie più infide e maligne. Ricordate: Vista, Olfatto, Udito, Gusto e Tatto, 5 semplici mosse per un successo assicurato”.
 E’ andata, non sono arrossita. Ma cos’è questo silenzio..Forse devo dire ancora qualcosa? Come si conclude una presentazione? Forse non sono piaciuta..
 Il Capo sale sul palco, mi stringe la mano, poi prende il microfono.
“Ladies and Gentleman….ecco a voi il più grande Diavolo Tentatore degli Inferi: Eva Blossom!”
E’ una standing ovation! Tutta per me!!!
Te l’avevo detto, Lucio…
Blossom1_1
 *****
(1) Geek, in inglese, indica una persona amante delle tecnologie, di solito sfigato e occhialuto.
(2) Nerd, in inglese, indica un secchione, di solito anche lui sfigato e occhialuto.
 
6 Marzo 2007
Settima Prova di Angeli e Diavoli
 
Prova di gruppo – filo conduttore: le tenebre
Traccia:
"Correva l'anno  2035, quel 3 Agosto  il destino dell'umanità, come la profezia  aveva annunciato, sarebbe cambiato per sempre..."
 
 
“Possibile che sia Agosto e ci siano questi nuvoloni neri...”, pensò, chiudendo gli scuri delle finestre nella sua camera e accendendo la luce.
Si sedette alla scrivania e con un sospiro si accinse ad aprire il grosso volume davanti a lei.
A un lato, il vecchio Compaq nero, praticamente un cimelio. Era stato il primo computer di sua madre, che per capriccio l’aveva fatto riparare durante tutti questi anni e aveva insistito perché lo usasse lei, ora. Sosteneva che c’era qualcosa di magico in lui, che sarebbe stato una fonte d’ispirazione. Ai suoi occhi, altro non era che un pesante e lento macchinario, ma ne aveva davvero bisogno, di un’ispirazione... e si era fatta convincere.
Sorrise al pensiero di sua madre e di tutte le sue pazzie, i suoi mille amori, le sue mille strane idee.
Lei sarebbe stata diversa, con il suo piccolo Nicolas avrebbe tenuto la testa sulle spalle; era orgogliosa di quella famiglia un po’ monotona ma perfetta, creata assieme a suo marito Paolo, con lei fin dalle superiori. Paolo, che non le faceva mai mancare niente e l’appoggiava in tutte le sue scelte. Anche quella di riprendere a studiare, a 30 anni suonati, per inseguire il sogno di una carriera, accantonato 5 anni prima in occasione della gravidanza.
“Trr-Trr” percepì la vibrazione e pescò il minuscolo cellulare dalla tasca dei jeans attillati. Era un sms.

“Passo da te tra mezz’ora per dare un’occhiata all’hard-disk tuo portatile, ok? Fatti trovare pronta… ;) bacio, A.”

Una vampata di calore le sorprese piacevolmente il viso.
Prese in mano il libro e cominciò a leggere.

”Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.”

“Brr…questo Dante mi fa venire la pelle d’oca, mannaggia a lui! Come se Inferno e Paradiso esistessero davvero, come se davvero ci fosse una punizione per ogni nostro errore...”.
Cercò conforto nei suoi stessi pensieri. Non era una peccatrice lei, di certo non poteva considerarsi peccato un semplice flirt, qualche occhiata scambiata di sfuggita, qualche parola di troppo sussurrata all’orecchio, un sorriso malizioso qua e là.

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: "Che pense?".

“Che penserai, caro Dante?? Sei d’accordo anche tu con questi bigotti dei miei e dei tuoi tempi? Che la cara Francesca era di certo un bel po’ zoccola, per cornificare il marito e abbandonarsi a tale lussuria? E’ per questo che la punisci, che la metti a soffrire tra i dannati assieme al suo caro Paolo, per aver avuto il coraggio di seguire l’impulso della passione?”
Si fermò un attimo, sorpresa della violenza dei suoi stessi pensieri.
“Come facciamo a sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato? Come può un sentimento come l’Amore, di solito schierato tra le file del Bene, prendere allo stesso tempo il comando delle Forze del Male? E se combattessero tra di loro, il Bene e il Male, chi vincerebbe? Chi vorrei che vincesse…?”
Stava cominciando a sudare, non si sentiva troppo bene e si versò un bicchiere d’acqua.

“Trr-Trr”. Sms.

“Ciao amore, passo io a prendere Nico al centro estivo e lo porto in piscina, così ti lasciamo studiare in pace! A dopo, Paolo”

“Ho proprio bisogno di una pausa”.
Dante e il suo Inferno le fecero ricordare che sua mamma, da giovane, aveva partecipato a un reality-blog dal titolo Angeli&Diavoli.
Sapeva che sua mamma aveva salvato il blog sul portatile e decise di dargli un’occhiata.
Non appena fece doppio-click sull’icona, dal computer si sprigionò un bagliore fortissimo e sullo schermo apparvero un Angelo, un po’ invecchiato e con le ali consumate, e una giovane e avvenente donna in topless, con una mela in mano.
“Sono l’Arcangelo Gabriele e son qui per portarti un annuncio”
“Non lo ascoltare, Iris, è un vecchio rincitrullito! Piacere, sono Eva, Diavolessa Tentatrice”
“... ma… cosa… sto delirando? Forse mi è salita la febbre...”.
Iris chiuse gli occhi impaurita. Quando li riaprì, i due personaggi erano ancora lì. L’Angelo parlò per primo.
“Ho un messaggio importante per te, Iris”
“... non sono incinta del Messia, vero?????!”
“No, no, uno basta e avanza!! Ma è altrettanto importante, cara: sei stata scelta per salvare il mondo dalle Tenebre del Male! L’intera umanità è nelle tue mani, dipende dalle tue scelte di vita, anche le più piccole”
“Darling, non dare peso alle cazzate che dice il vecchio: sei giovane, bella e sensibile, e sei soprattutto abbastanza intelligente per sapere che l’unica via per la felicità è seguire ciò che ti detta l’istinto”
“Non posso dire altro, Iris, ti ho portato il mio messaggio: ora sta a te usare il buon senso e valutare il peso delle tue azioni... ricordati, il Bene è in pericolo… sei tutti noi”
Si sentiva spaventata, ma anche rassicurata dalle parole di Gabriele... il Bene…
“Non ti angosciare, sorella… i piaceri sono stati inventati per essere goduti, altro che lotta tra Bene e Male… e poi, ti dò un consiglio da amica: spegni la luce, al buio, tutto è permesso e nulla viene scoperto!”

“Toc-Toc, Iris ci sei?”
Scosse la testa, confusa. Il computer si spense e cominciò a riavviarsi, tipico del vecchio Microsoft.
“Ciao Andrea, scusa se ti ho fatto aspettare, stavo… ero assorta nello studio. Vieni pure di sopra, il laptop di cui ti parlo è in camera”
I suoi occhi azzurri brillarono per un attimo, fissi in quelli di lei, cosi scuri e profondi, e la fecero arrossire lievemente.
La seguì per le scale di marmo, osservando le sue sottili gambe sparire tra le pieghe di un leggero vestito a fiori. Lei sapeva che lui la stava guardando e sorrise maliziosa tra sé e sé, senza voltarsi.
“Ecco, è questo qui. Te l’avevo detto che era vecchio, apparteneva a mia madre... è una storia lunga. Ad ogni modo, continua a spegnersi e riavviarsi senza motivo”
“Mmm… fammi vedere” e si sedette alla scrivania.
“Fai pure, ti preparo un caffè nel frattempo”
E scappò fuori, via da quella stanza carica di tensione e di desiderio. Passò dal bagno per stendere un velo di cipria sulle gote arrossate, nemmeno lei sapeva il perché di quel gesto, mentre la caffettiera gorgogliava, allegra, riempiendo l’aria di un aroma dolciastro.
Posò il vassoio sulla scrivania e lui le chiese di inserire la password per entrare nel sistema.
Iris si avvicinò alla sedia da dietro, chinandosi verso la tastiera per digitare le 6 lettere. Cercò di non guardarlo, ma ne sentiva, pungente, l’odore della pelle, quel profumo che le offuscava la mente. Inserì l’ultima lettera e non resistette a voltare – di poco – lo sguardo verso il suo. Fu un attimo, e le loro labbra si scontrarono, avide e desiderose, affamate le une delle altre.
Iris si lasciò prendere in braccio e trasportare fino al letto, confusa ed euforica, con il cuore che le batteva a 1000, ed allungò le mani tremanti verso l’interruttore della luce, per rendere lecito ciò che forse non lo era, ricordando birichina le ultime parole di Eva...

“Click”

In quel preciso istante, la terra iniziò a tremare violentissima, sconquassando le pareti; il vento scoperchiò la casa e le lenzuola presero fuoco.
“Andrea, ma che…”
Dal suolo si aprì una voragine e il letto vi fu risucchiato dentro…
“Noooooooo! Paolooooooooooooooooooooooooooooooo! Nicooooooooooooooooooo!!”
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!!”
Poi, più nulla…
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blossom80
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