martedì, 14 luglio 2009, ore 23:07

La mia vita è davvero un fiume, che scorre in piena per tre quarti del suo tempo, prende detriti e frammenti di bosco per poi lasciarli più avanti in un ciclo senza fine. Io amo la mia vita proprio per questo, anche se a volte lo ammetto che mi faccio prendere dallo sconforto e mi chiedo perchè mi capitino sempre le storie più sfigate e assurde...ma alla fin fine, quando tocco il fondo rimbalzo sempre su quasi subito, quasi di riflesso, e mi guardo indietro, e guardo anche a queste storie, e mi sento VIVA ed estremamente fortunata di non annoiarmi mai.

Un update direi che è doveroso per quanto riguarda le ultime vicende della mia vita, in particolare la saga irlandese.

Simon viene a casa mia la sera prima del mio compleanno, venerdi scorso. Come sempre, bellissima serata, vino ecc ecc, lui affettuosissimo, brunch al Caramel mano nella mano, saluti e ci vediamo dopo alla mia festa. Qualche ora dopo mi scrive un sms che si sente poco bene ma che spera di farcela per la festa. Poi mi scrive che sta troppo male e non ce la fa a venire. Lo chiamo, cade la linea, tel poi spento, gli mando un sms, nn risponde. Crisi emotiva, anche perchè non viene lui= nn viene la mia collega con il marito e mi dispiace un sacco, ma mi dispiace anche che sta male. La festa poi comunque comincia, arrivano gli amici, si sta da dio e mi diverto un sacco. Tra un drink e l'altro gli mando un altro sms per dirgli che stava andando tutto bene, che l'avrei chiamato il giorno dopo per sapere come stava e raccontargli com'era andata. Still no reply. La festa cmq continua allegra, il fundraising è andato alla stragrande, abbiamo raccolto ben 201.01 sterline per i miei futuri bimbi in ecuador!!!! Come ringraziamento ho fatto uno spogliarello scherzoso (mi sono presentata in tuta da sci!!!!) in salotto (se volete vederlo lasciate un commento e vi mando il link in pvt! altrimenti qui avete le foto - vm18!), insomma è stata una serata memorabile.

 Il giorno dopo invece ero assolutamente distrutta, fisicamente per non aver dormito, moralmente per via dell'irlandese che non si è fatto vivo e nemmeno ha risposto alla mia chiamata. Menomale che ho fatto una puntatina in centro con un'amica e mi sono rasserenata un po' a parlare fitto fitto di uomini incomprensibili, e di noi, che pure cosi comprensibili non siamo. La sera gli ho scritto un nuovo messaggio per dirgli che non capivo perchè mi ignorava, no reply, lacrime su lacrime. Solita frustrazione, trovo estremamente maleducato non rispondere ai messaggi. Lunedi sera mi risponde che anche lui non capisce cosa sia successo nel weekend e che gli sembra che le cose stiano andando troppo veloci e stiano diventando troppo serie.

Diciamo che mi son quasi messa a ridere! Ovviamente me l'aspettavo ma diciamo che fino all'ultimo volevo sperare di sbagliarmi, che una persona di 33 anni non può davvero comportarsi come un teenager e spaventarsi per un messaggio in piu, specie visto che ci vediamo una volta ogni due settimane e soprattutto io in ottobre sparisco dalla circolazione per tre mesi...e lui l'ha sempre saputo!!!!! Non mi ha nemmeno fatto male, che devi dire in questi casi? A parte che ovviamente l'interesse da parte mia è scemato praticamente del tutto. Io ho 29 anni, in genere non sono piu interessata a storie di una notte ma allo stesso tempo non sto sicuramente cercando una proposta di matrimonio, specie ora che sto per andarmene...però son fatta cosi, quando esco con una persona che mi piace mi lascio coinvolgere, e non ho intenzione di cambiare.  Non mi spaventa nulla quando comincio una relazione nuova, e voglio accanto a me un Uomo, non un ragazzino, che sappia vivere come me a 360° senza paura di quello che potrebbe succedere.

Ad ogni modo, gli ho risposto con una mail di cui vado molto fiera, sottolineando come rispondere ad un messaggio sia educato e non serio, e che forse siamo diversi anche culturalmente e cose di questo tipo sarebbero dovute chiarirsi all'inizio, ma che ad ogni modo visto che condividiamo l'amore per la vita e per i viaggi sarebbe un peccato perdere una bella amicizia. Chi lo sa, magari gli è entrata da una parte e uscita dall'altra. Pace. Sono serena, devo ammettere.  Non ho davvero piu voglia ne tempo ne interesse per persone complessate, borderline, capricciose, che tanto parlano e poco concludono. Ho voglia di positività, di persone coraggiose, di avventure, di scambio, di passione.

Ho voglia di Ecuador. Ho voglia di conoscere i miei futuri bimbi. Ho uno zaino da riempire. Di sogni...quelli che non fai di notte, ma che ti tengono sveglio la notte, dall'eccitazione, dall'emozione, dalla loro grandezza. Poco mi scalfisce, nulla mi distrugge. Life is now!

blossom80

giovedì, 28 agosto 2008, ore 00:05

Un anno, che sembra una vita.

Una vita, la tua, che da un anno è ciò che più vale al mondo.

Una vita, la nostra, che da un anno non è più la stessa.

Un anno passato in un soffio, ed è appena il primo.

Il primo di una lunga, meravigliosa vita...

Buon Compleanno, Principessa!

blossom80
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martedì, 15 luglio 2008, ore 23:15

Non ero proprio del migliore umore settimana scorsa, complice il tempo orribile al rientro dalle vacanze e le solite frustrazioni sul lavoro. Frustrazione anche per sapere che stava tutto nelle mie mani, e invece erano mesi che rimandavo anche solo la revisione del curriculum.

Mercoledi pomeriggio poi arriva la chiamata di Maria. Maria era mia collega fino a pochi mesi fa, una manager bravissima che rispetto molto per efficienza, esperienza, e perchè unisce il tutto a una personalità frizzante e giocosa. Ora è la manager di una Spa (centro benessere) in un altro hotel. Mi chiama perché sta cercando una Head Receptionists, che sulla carta è la stessa cosa di una Reception Manager (ovvero io), solo senza la parola figa "manager". A volte quando non ci pensi tu, ci pensa il cielo. E prometto di pensarci.

 

Venerdì è il mio compleanno.

La giornata non comincia al meglio, con le lacrime di giovedi sera alla reception, e il pensiero di cosa fare di questo lavoro, che amo e odio allo stesso tempo. Così, venerdì mattina rifaccio di corsa il curriculum e lo spedisco a Maria. Il resto della giornata lo passo al lavoro a metà tra il rassegnato e lo stressante, cercando di sembrare serena.

Di sera c’è la mia festa, al bar Zebrano di Carnaby Street, in centro: vengono tutti, ma proprio tutti. Ad un certo punto mi allontano dal tavolo e guardo la gente che interagisce tra di loro, mi dico "questo è il mio mondo" e ne sono orgogliosa. Molte persone poi mi portano dei regali, cosa insolita qui a Londra, e la cosa mi commuove, anche perchè sono tutti regali bellissimi e azzeccati, e di solito ricevo sempre cose che non uso...anche questo mi fa capire che questa qui, ora, è la mia vita. Non più un'esperienza, non più un viaggio.

 

La festa continua, io cerco di dividermi tra le molte persone e dedicare un pezzettino di me a tutti (difficile, specie vista la confusione e il numero della gente, ma ci provo, se lo meritano), e mentre chiacchieriamo continuano ad arrivarmi in mano Mojiti, che trangugio ormai come fossero acqua potabile nel deserto.

Alla fine, quando le luci si accendono e ci buttano fuori, e mi alzo in piedi e mi accorgo che sono ubriaca, e raggiungo con il mio bodyguard la fermata del bus notturno, e riesco a salirci su (non senza rischiare di capottarmi), e mi siedo sul sedile davanti, sonnecchiando appoggiata alle borse dei regali e rischiando di mancare la mia fermata, sono felice.

Sono felice soprattutto per un motivo. Per una persona. Per un'amicizia che è talmente forte da non spezzarsi  nemmeno adesso. Per un'amicizia che mi è ora semmai ancora più chiara.  E mentre scrivo, sorseggio un caffè in questa tazzina colorata che ne è un po' il simbolo, festeggiando dentro di me questo primo splendido anno.

 

Sabato, in pieno hangover, mi trascino fuori dal letto, bevo due litri d'acqua e scendo nell'Hampshire, dove il fratello di mia cognata nonchè mio amico è venuto a fare uno stage, portandomi sul furgoncino della WV la mia bici e la mia stampante. E domenica mattina ci lanciamo con la bici in esplorazione di quella splendida natura e i micropaesini della zona in cui sta...un po' come essere da me in Friuli, solo che da me è più campagna contadina, qui è più natura verde e lussureggiante.

E’ bellissimo sentire l’aria che circola nei polmoni, il sudore che bagna la pelle, le gambe che aggrediscono le dolci colline. Adoro, semplicemente adoro la natura, l’aria aperta, la bici. Ci fermiamo a pranzo in un delizioso pub, mi sento libera.

 

Lunedi mattina vado al colloquio per il posto di Head Receptionist. Ci vado vestita da Maite. Non nel senso che Maite mi ha vestita, no: intendo che ero proprio lei. Indossavo il suo tailleur e le sue scarpe, io non ho nemmeno una giacca nel mio armadio. A 28 anni forse è arrivata l’ora di pensarci.

Il colloquio va benissimo, comunque Maria mi ha già scelta e ha parlato bene di me ai suoi manager, per cui si tratta più che altro di far piacere il lavoro a me. E mi piace, immediatamente. Per molti motivi.

 

In realtà in questa posizione scenderei leggermente di livello. Ora gestisco un gruppo di 5, offro supporto a un supervisor, collaboro con altri 4 manager compreso il mio, senza contare la ventina di persone che fanno riferimento a me vai tu a capire perché (forse perché si trovano meglio a parlare con me, o perché mi considerano più efficiente, o perché sono lì da molto tempo, fatto sta che è tutto un “Lorena Lorena!” da mattina a sera). Nel nuovo lavoro le persone da gestire sono due.

Il centro dove lavoro ora comprende palestra, piscina, stanze per i trattamenti e bar/ristorante; ci sono 1200 soci, più gli ospiti dell’hotel, più la gente che bazzica di lì perché non ha nulla da fare, più i clienti dei trattamenti. Vi regna onnipotente il caos, la gente entra ed esce ogni due secondi, di solito due telefoni suonano mentre suonano alla porta mentre la gente chiede di pagare e tutti vogliono essere i primi ad essere serviti, interromperti mentre parli con altri clienti non è visto come maleducato. Nel nuovo lavoro ci sono solo stanze per trattamenti e i clienti sono solo quelli che hanno prenotato.

Mi hanno chiesto “non ti annoieresti?”.

Ho risposto che tre anni fa probabilmente si. Fra qualche anno magari anche. Ma ora come ora, so che ho bisogno di tranquillità. Dopo tre anni e mezzo al limite dello stress, ho bisogno di riprendere coscienza di quello che sono e quello che so fare, tirare le somme di dove sono arrivata e capire dove voglio andare. Ho 28 anni e sento che al momento voglio dedicarmi alla qualità, più che alla quantità. Questo posto vorrebbe dire avere finalmente tempo per fare tutto secondo gli standard che piacciono a me. Vorrebbe dire un sacco di collaborazione con altri due manager, soprattutto con Maria, e avere tutto il tempo di capire e imparare certi nuovi aspetti, specie quello finanziario, che in questo lavoro non ho il tempo materiale di seguire.

Oltretutto, avendo solo due persone da seguire, ridurrei il fattore gestione del personale, che mi piace molto, ma che ruba davvero un sacco di tempo e di energie. Dopo tre anni a farmi in quattro per gli altri, ho bisogno di concentrarmi di nuovo un po’ su di me. Senza contare che ho bisogno di più energie per continuare gli studi in serenità.

La compagnia alberghiera, poi, è molto più grande e conosciuta dell’attuale. Ciò significa molte più possibilità di crescita ed espansione.

 

Certo, ci sono anche fattori negativi. Ma non mi spaventano: anzi, cerco di trovarne il lato positivo, come mio solito.

Per esempio l’ubicazione: dovrei diventare di nuovo una pendolare. Ma sono felice perché viaggiare mi dà l’occasione di riprendere a divorare libri. Oltretutto la zona è centrale, giovane, vibrante, con un sacco di negozi e locali.

Dove lavoro ora siamo al nono piano con amplie vetrate, a cui non presto nemmeno più attenzione dopo tanti anni, mentre la nuova Spa è in un sotterraneo…8 ore senza luce naturale…motivo in più per uscire durante l’ora di pranzo e godermi l’aria fresca e umida londinese.

 

Insomma, Maria mi ha chiamato oggi, mentre ero al lavoro. Mi ha offerto il lavoro e lo stesso salario di adesso. E ho accettato. Non ho ancora dato le dimissioni e non ho ricevuto il nuovo contratto, quindi fino domattina ancora nulla è ufficiale, ma difficile tornare indietro, a questo punto.

Quando ho chiuso il telefono, ho provato una sensazione difficile da descrivere.

Ho provato gioia, entusiasmo, euforia all’idea di una nuova avventura.

Ma allo stesso tempo, ho provato una tristezza, malinconia, oserei dire dolore, al pensiero di lasciare questo lavoro.

 

Questo lavoro per me rappresenta Londra e la mia vita qui. Avevo fatto il colloquio quattro giorni dopo il mio arrivo, quel lontano ottobre del 2004. E da allora, questo hotel è stato la mia seconda casa. I miei colleghi, molti dei quali non sono più qui, sono quelli che hanno sopportato le mie sfuriate, consolato le mie lacrime, gioito dei miei successi, guardato le foto della mia nipotina appena nata sopportandomi mentre parlavo di lei all’infinito…

e c’è Ian, il mio manager, che mi ha trasmesso tutta la sua conoscenza e la sua esperienza, specialmente nei rapporti con il prossimo, insegnandomi a trovare il giusto compromesso tra mio animo passionale, emotivo e materno e quello più perfezionista, intransigente e organizzativo.

Insegnandomi ad essere più indipendente, a prendere decisioni, a diventare punto di riferimento per altri. Spingendomi a buttarmi quando avevo paura di provarci. Ieri gli ho detto che ero andata ad un colloquio, che avevo bisogno di cambiare. Ne abbiamo parlato come fossimo due amici, due fratelli. Si è offerto di aiutarmi nella ricerca di un nuovo lavoro, nella stesura di un curriculum. Vicino a me fino all’ultimo.

E’ una persona d’oro e un prezioso insegnante. Se oggi sono una brava manager, e se in questi quattro anni sono passata da ragazzina a donna, molto lo devo a lui.

E poi c’è Sally, training manager, che mi è stata accanto nei momenti belli e soprattutto in quelli più difficili, che ha sempre fatto il tifo per me senza mai spingermi a nessuna decisione.

E Stuart, con cui litigo sempre ma che alla fin fine ci adoriamo.

Ronaldo, con cui faccio le chiacchierate zen sul significato della vita.

Jirka, che ho appena aiutato a essere promosso supervisor, e con cui sto stringendo un rapporto lavorativo simile a quello che Ian ha con me, cosa che mi rende molto orgogliosa di entrambi.

Le mie bimbe della reception, che si fidano di me e con cui lavoro in piena sinergia.

I ragazzi della security, con cui faccio le chiacchierate dopo il turno serale.

Gabriele, il duty manager più tesoro del mondo. Un po’ tutti, a dire il vero.

 

Ero seduta alla scrivania, e mi sono scese due lacrime a vedere la foto del mio premio per i 3 anni di servizio…a vedere l’attestato di Primo Soccorso che ho preso dopo quello spassosissimo corso a Canary Wharf con Stuart…e il certificato di “Impiegata del mese” nella cornice d’argento...

 

Lasciare questo posto sarà dura. E’ come lasciare un pezzo di cuore.

Ma sono felice di lasciare con questi sentimenti. Ho dato il massimo a questo posto. E lui ha dato il massimo a me.

Ora è tempo anche per me di andare avanti. Perché questa di oggi, finalmente, è di nuovo la Lorena che conosco.

blossom80

venerdì, 11 luglio 2008, ore 00:16

 

A volte mi capita, di aver voglia di chiamare qualcuno per parlare, ma di aver paura di disturbare. E non sapere comunque da dove cominciare.

A volte mi capita, di rientrare a casa la sera e aver paura di star sbagliando tutto.

A volte mi capita, di non sapere qual è la scelta più giusta da fare.

A volte mi capita, di chiedermi quanto trasmetto, di quello che ho dentro, agli altri.

A volte mi capita, di chiedermi se qualcuno ha capito come sono davvero.

A volte mi capita, di non saperlo nemmeno io, come sono davvero.

A volte mi capita di perdermi per strada.

A volte è semplicemente molto più facile piangere e cercare un abbraccio, che consultare la cartina.

La maggior parte delle volte, però, l'abbraccio non è disponibile. Ma fa niente. Perchè negli anni ho dovuto imparare che anche il silenzio e la solitudine possono abbracciare. E perchè, sotto sotto, non posso non ammettere che a volte, stare da sola con me stessa e poi riemergere più forte di prima, è la sensazione più appagante che ci sia. I am a rock. I am an island. I am a misfit. A wonderful misfit. With some wonderful friends.

E posso essere orgogliosa di me, in questo mio 28mo traguardo.

blossom80

domenica, 15 luglio 2007, ore 21:39

Dopo un intero sabato di estenuanti preparativi, alle 19.30 in punto io e Maite siamo sedute sul divano a gonfiare palloncini e aspettare i primi ospiti. La casa ha un aspetto delizioso, cibo per un reggimento è disposto ad arte sul tavolo e sui tavolini e in cucina una selezione di drinks aspettano di essere consumati.

Il palazzo non è facile da trovare, e verso le 8 riceviamo entrambe (in contemporanea) due chiamate da amici che si erano persi nelle viuzze sotto casa e non sapevano orientarsi. Corriamo entrambe alla porta e usciamo per affacciarci al parapetto e dare direttive dall’alto. Un secondo dopo un rumore secco…SDENG! In preda allo shock ci guardiamo, e poi ci voltiamo al rallenty: SHIT!! CI SIAMO CHIUSE FUORI!

Momento di panico generalizzato (più mio che suo a dire il vero!). visto che nessuno ha la copia della nostra chiave, poi Maite si accorge che la finestra della cucina è aperta e grazie al cielo, è anche l’unica della casa che si apre completamente. La prima ospite fa scaletta, mentre io tengo la finestra aperta e Maite nel suo bel vestito lungo a fiori si arrampica ed entra.

Salvate in corner!

Una mezzoretta dopo, mentre faccio gli onori di casa ai vari ospiti, ricevo un messaggio dal mio amico Michele: “Sono in ritardo. Per quando arrivo ti voglio trovare già storta come una biscia”. Effettivamente realizzo che non ho ancora bevuto né mangiato nulla!!! Mi affretto verso la cucina e mi preparo un gin tonic bello carico, il mio long drink preferito. Mangiucchio della pasta e dei cubetti di tortilla spagnola, e non so esattamente come (sarà la sete….?!), ma nel giro di un’ora mi scolo ben altri 3 bicchieroni!! Finito il gin, attacco la vodka e a quel punto mi trasformo nella vera attrazione della serata!!!!! Praticamente la gente fa a gara per starmi attorno, anche perché da ubriaca devo essere davvero uno spasso, non capisco una mina, ma sono molto socievole, molto affettuosa, molto onesta, molto tutto!!!  Un po’ riuscivo perfino a vergognarmi, ma ero troppo occupata a cercare di stare in piedi da sola, o raggiungere il bagno in tempo

Ovviamente ricordo metà delle cose che sono successe dopo, le altre me le hanno raccontate: tipo quando mi sono stesa sul pavimento del corridoio, oppure quando nella cucina, con la fronte appoggiata ai mobili, ripetevo a ruota “Oddio sto male, Oddio sto male”, o quando Maite mi sorreggeva aiutata da Tom e io ripetevo “Tom I love you” mentre tutti mi fotografavano stile star del cinema:

.

.

O anche le mille volte che nel bel mezzo della stanza, di scatto mi giravo e urlavo “Maiteeeee” e lei tesoro, accorreva in mio soccorso!! Anche il momento di panico quando lei mi ha chiesto “Lorena, a che ora tagliamo la torta?” e io, che ovviamente me ne ero dimenticata, in preda all’ansia manco fosse questione di vita o di morte: “ODDDDIOOOO! Le torteeee! E’ tardi, e adesso? Come facciamo? Oddio le torte…” camminando su e giù per la stanza. Menomale che poi ci ha pensato lei, anche perché mi han detto che quando ho provato a tagliare qualche fetta ho praticamente massacrato la povera torta al cioccolato!

 

Ricordate poi che alla mia festa era proibito il vino rosso, per evitare disastri su divani e moquette? Idea mia, che sono una paranoica delle macchie…ovviamente chi è stata l’UNICA persona che ha fatto cadere DUE piatti di torta DUE sul pavimento????? Indovina indovinello... (eccomi qua sotto mentre pulisco con aria colpevole)

Alla fin fine comunque mi son divertita, e spero anche i partecipanti. Oddio, c’era anche qualche elemento un po’….strano, ecco, soprattutto una ragazza danese dal nome impronunciabile vestita da tennista da cui tutti cercavano di fuggire!! Ma per il resto, l’esperimento di mettere insieme i miei amici, che non tutti si conoscevano tra di loro, è andato più che bene e sono felice di aver passato qualche ora di follia insieme a tutti loro!

 

E ora godetevi il resto delle foto 

http://picasaweb.google.com/London.lm/BirthdayParty

blossom80

giovedì, 12 luglio 2007, ore 19:51

Il bello dell’invecchiare e’ che ora per ubriacarmi mi bastano un Mojito e un bicchiere di vino rosso, al risparmio. Il pacco e’ che ci metto due volte tanto per smaltirli!!

Vediamo cosa riesce a fare quest’aspirina…

…anche perche’ devo essere in formissima questo sabato!!!!

party invitation

blossom80
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mercoledì, 11 luglio 2007, ore 00:02

Ricordo la prima volta che lessi Amore nei tuoi occhi.

Occhi che avevo visto milioni di volte.

Quegli occhi che mi avevano tanto sognata.

Occhi stanchi e bagnati dal sudore, tra dolore e sacrificio.

Occhi con cui mi carezzavi giorno dopo giorno, ancora e ancora.

Occhi allegri, radiosi, quando mi guardavi sorridere.

Occhi preoccupati, quando mi vedevi triste, stanca, ammalata.

Occhi disperati, quando niente andava come avevi sognato, quando sbattere la testa contro il muro sembrava essere l’unica cosa da fare, ma c’ero io e non potevi permetterti neanche quello.

Occhi fieri, quando dimostravo quello che valgo.

Occhi infuocati, infuriati, quando oltrepassavo ogni limite.

Occhi tristi, quando litigavamo, quando urlavo per l’ennesima volta che non ti volevo, che non ti amavo.

Occhi rassegnati, quando avevi capito che la mia testardaggine, il mio orgoglio e la rabbia mi avrebbero portata lontano, e occhi straziati, perchè sapevi di esserne tu l’unica vera causa.

Occhi minuti, di un azzurro più profondo e più deciso del mio, incastonati in un volto dalla pelle bianca e incipriata, i tratti vagamente balcanici a tradire la tua origine di frontiera.

Quante volte li avevo visti…senza permettergli di entrarmi dentro, mai.

Quel giorno invece...fu tutto diverso.

Perché salendo sul treno, al binario uno della stazione di Udine, mentre ti salutavo, io li vidi per la prima volta nella loro originale bellezza. Erano gli occhi da cui stavo fuggendo.

Ed erano anche occhi follemente innamorati, di me, da sempre e per sempre.

Capii.

Capii che, nonostante il dolore, nonostante la rabbia e la lontananza, non avrei mai potuto, né voluto scordare quegli occhi. Perché anche se i litigi, le incomprensioni, le urla continuarono come e più di prima, quel giorno io capii per la prima volta quanto immensamente bene ti vorrò sempre.

E a te, che sei lontana, dedico il giorno di oggi, lo stesso in cui 27 anni fa tu mi regalasti la Vita, e con lei l’Amore.

Grazie, Mamma.

io e mamma

blossom80