In questi giorni simpatizzo molto con coloro che vorrebbero smettere di fumare, ma non ce la fanno (anche se non ho mai fumato in vita mia). Con chi comincia una nuova dieta ogni lunedi e ad ora di cena si sente morire dalla voglia di svuotare il frigo. Io sto provando ad essere paziente, ma ci sono dei momenti che mi viene davvero voglia di mandare tutto a quel paese.
Mi viene da ridere, perchè alla fin fine la situazione rasenta davvero il ridicolo con questa new entry maschile nella mia vita: rido di rassegnazione perchè ormai ho capito che il tipo in questione da un lato è genuinamente una splendida persona, dall'altra è davvero inutile con i messaggi e la comunicazione in generale. Ora vado a dormire senza una risposta al mio ultimo sms, e in questi giorni passerò le varie fasi dal "mi cadono le braccia", attraverso il "ma perchè fa cosi?" fino al "meglio lasciar perdere", che sarà quando poi si farà sentire con qualche scusa (ma la realtà è che si è dimenticato di rispondere) e ci vedremo e si farà perdonare di tutto.
Al momento sto anche vagliando varie ipotesi, dal fatto che effettivamente è irlandese in tutto e per tutto (compresa la testa sulle nuvole) al fatto che ha ottomila impegni e secondo me non riesce ad abbandonarne nemmeno mezzo, e tenta disperatamente di creare dal nulla degli spazi nuovi in cui inserire anche me (con poco risultato, ma magari da parte sua è una strafatica).
Fatto sta, che alla fin fine non riesco davvero a mandarlo a quel paese, e mi metto a ridere ogni volta che penso alla sua disorganizzazione e lentezza. In fondo, chi ha più fretta? A ottobre se tutto va bene parto, e chi vuole esserci al mio rientro lo abbraccerò con piacere, e a chi non ci sarà non avrò nè tempo nè voglia di pensare.
Nel frattempo, cerco di adottare la filosofia del "take it easy". Con tanta, tanta fatica, ma anche qualche primo risultato!
Due giorni liberi, due barbecue. I primi da quando sono a Londra, credo. Per assurdo, visto che i bbq estivi sono un classico della vita londinese. Ma sempre più spesso mi rendo conto che di classico la mia vita londinese ha davvero poco. Non uso mezzi di trasporto per andare al lavoro, per esempio. Non ho ancora messo piede in molti musei, e di certo non perchè non mi interessi. Non conosco centinaia di locali da proporre per il weekend. Alle volte ancora mi perdo per le strade di Covent Garden. Ma mi perdo spesso ad ammirare scorci di città che sono solo miei, visti e rivisti migliaia di volte in diverse stagioni e ore del giorno, e ancora capaci di emozionarmi. Dovrei cominciare a spaziare un po' di piu. Dovrei. Lo ripeto da tre anni e mezzo. Forse aspetto solo qualcuno che si decida a farlo e mi porti con se. Forse invece ho paura. Paura di "finire" Londra, come fosse un vaso di marmellata. E di arrivare a dire la fatidica frase che troppo spesso sento dire dai veterani londinesi "Mi sono stufato di stare qui. E' tutto troppo caotico. Me ne vado".
Comunque entrambi i bbq sono stati simpatici. Il primo era invaso da un gruppo di sardi, che da bravi italiani medi tenevano orgogliosamente il timone della carne sul fuoco. Poi è arrivato un gruppo di colombiane che senza farsi il benchè minimo problema hanno sfrattato i sardi, hanno piazzato sul fuoco due chili di banane (platanos) e hanno messo a bollire delle patate. Meraviglioso contropiede! Ho parlato con duemila persone di tutte le nazionalità, complice pure il Bacardi, compreso un ragazzo bellissimo colombiano che mi ha ricordato il perchè mi ero sempre tenuta a debita distanza dai ragazzi sudamericani: sono troppo difficili da gestire! Non appena si infatuano di te non ti mollano piu, ti ricoprono dei complimenti piu sdolcinati che ci siano e ti incantano con il loro fare semplice e sensuale...sei la loro regina, in quel momento. Cosa che per un istante ogni donna non può che adorare. Ma poi diventa impossibile tenerli a distanza senza che ti piantino una tragedia del tipo "mi stai spezzando il cuore"...e specie io ,che sono sensibile a queste scenate e odio deludere la gente, mi trovo a completo disagio!!!!!!!! Splendido comunque viaggiare così, in qualsiasi paese e cultura lontani,senza nemmeno muoversi dalla propria città... E' Londra questa, come pure quella che chiude la metro a mezzanotte e mezza, che avendo perso la coincidenza a earls court ci ho messo due ore per rientrare a casa sabato sera!!!!
Oggi invece BBQ quasi totalmente italiano con Ale e i suoi compagni di lavoro, i classici italiani che pur vivendo all'estero si comportano esattamente come fossero in italia, rivolgendo la parola quasi solo ai connazionali. Carini, gentili, simpatici pure a volte, quello va ammesso. Ma giuro che se sentivo ancora una volta ripetere una frase del tipo "come mi manca il mio mare" "non vedo l'ora di andarmene in vacanza in italia" o "dalle mie parti si sta da dio, anche in inverno puoi raggiungere 25 gradi bla bla bla" buttavo davvero qualcuno sul fuoco. Ecccheepppallle!!!! Ma se ti manca tanto l'italia perchè non ci torni dico io? Perchè non ci sono il lavoro e le opportunità che cerchi? E allora resta, ma non venirmi a stressare la vita! E soprattutto, mi chiedo, caro italiano medio londinese, ti brucia la lingua a parlare inglese in presenza di non italiani??? Tanto per rendervi l'idea dei personaggi, all'inizio eravamo tutti un po' imbarazzati, nn conoscendoci, raggruppati attorno a un tavolo. Faccio io in inglese "e voi di dove siete in italia?", rispondono tutti a turno. Poi silenzio. Dico io, costava tanto sputare un "and you?". Naaa, troppo concentrati su se stessi e sul proprio gruppo di conoscenti per permettere ad altri di partecipare. Ad ogni modo, nemmeno mi interessava entrare nella loro conclave. La parte migliore è stata quando io e Maite siamo entrate in salotto e ci siam sedute a terra, con un bicchiere di vino. Pian piano si sono uniti Alice, Ale1 e Ale2. Ci portavano carne carbonizzata dal BBQ e si è chiacchierato in inglese del piu e del meno per ore. Nessun'altro si è unito, sono rimasti tutti in giardino. Ed è stato splendido così. Con le persone che per me oggi contavano davvero.
Altri pensieri, vanno a quello che in questo momento c'è dentro al mio cuore. Una specie di rivoluzione, devo ammettere, cominciata una settimana fa. Sto capendo un miliardo di cose. Cose di me, del mio passato, di come e perchè mi comporto in certe maniere, di cosa voglio dalla vita, del perchè finisco sempre negli stessi guai, e soprattutto della differenza enorme che c'è tra infatuazione, affetto e vero sentimento.
E poi, c'è una cosa che voglio fare. Una regalo piccolo, sciocco, ma per me molto simbolico. E ho un po' paura, mi ci metto, poi cancello tutto e mi fermo. Vorrei farla perchè è stato un impulso del momento, perchè l'ho sentito in un quel momento, e lo sento dentro, perchè semplicemente... sono fatta cosi, sono una persona che si entusiasma quando un'idea le attraversa inaspettatamente la mente. Ma ho paura che venga mal interpretata. E detesto questo mio mettermi i freni da sola, questo mio dubitare, queste mie paranoie. Per fortuna che poi, alla fine, prevale sempre il fuoco che ho dentro. E lascio libera la fiamma.
Buona settimana a tutti!
Quattro giorni a casa. Casa Madre. Giorni intensi, giorni vissuti, 72 ore che si sono rincorse, che son evaporate, lasciandomi sulla pelle il sapore dolceamaro di mille emozioni.
Quattro giorni, quattro come i ricordi che porto con me: la cena da Nik e la rassicurante sensazione di conoscerci da sempre...il sorriso furbetto di Linda, con il suo coccoloso modo di strusciare il visetto sulle mie labbra in cerca di baci, ruffiana come la zia...

...poi le onde di un mare bagnato di sole, che mi ha accolto nel suo fresco abbraccio: "mare" complice e giocoso, "onde" alle quali abbandonarsi, "spruzzi" di pensieri, e di parole, e di talvolta pericolose scoperte....e infine la malinconia: imprevedibile, inarrestabile, che mi ha travolto come spesso fa alla fine della giornata, approfittandosi della stanchezza, dell'afa...intrappolando mille lacrime in un cuore già gonfio di emozioni.
E mentre venivamo inghiottiti dall'oscurità della notte, sulla strada del rientro in mezzo alla campagna, e i miei occhi fissavano quei luoghi tanto familiari, dentro la mia anima si formulavano migliaia di domande senza risposta...Mi chiedevo perchè a volte è così difficile capire le sensazioni che descrivo: forse che i miei occhi abbiano smesso di parlare? perchè a volte mi sembra che più nessuno sia in grado di leggerli...Mi chiedevo perchè così spesso mi sento fuori luogo, da sempre così diversa da quella che sembro a prima vista, così diversa dalle aspettative di tutti...Mi chiedevo perchè mai sono così ostinatamente perfezionista, in un mondo che preferisce approssimare...e perchè continuo a inseguire momenti Disney, quando le fiabe non le legge ormai più nessuno...
E mi chiedevo perchè sono cresciuta con questo carattere così capriccioso, permaloso, testardo...e allo stesso tempo insicuro e titubante. Perchè mi difendo da ogni critica con reazioni taglienti quanto lame di rasoi, stronza come le donne che io stessa non sopporto. E mi sento in colpa, e allo stesso tempo sono troppo permalosa per ammettere che sto combattendo una guerra inutile solo per paura di perdere. E mi chiedevo perchè, mentre lo faccio e me ne rendo conto, mi assale quel primordiale terrore di essere rifiutata, di non piacere più, di vedere una persona che ha appena cominciato a conoscermi allontanarsi da me, spaventata da questo mio lato cosi imprevedibile.
E mi chiedevo come si spiega a chi mi sta affianco, che in quei momenti è meglio lasciar cadere l'argomento e abbracciarmi forte, rassicurarmi che nn va da nessuna parte, dirmi che "no matter what, i still like you". Perchè la mattina dopo sarò io a svegliarmi e chiedere scusa.... Non ho un libretto di istruzioni, purtroppo. Ma questo post lo dedico a chi ieri sera, nel mio silenzio e tra le mie lacrime, si dev'essere fatto anche lui un bel po' di domande... :)
Alla fin fine, comunque, mi sono goduta un po' la mia terra...che ogni volta mi regala paesaggi stupendi....

E proprio durante quel viaggio nella notte, c'è una canzone che ha interrotto per un attimo i miei pensieri, e mi ha strappato un sorriso....perchè mentre ammiravo la pace della campagna friulana, che è stata la mia culla e che per sempre sarà il mio ristoro, ho capito ancora una volta qual è, ora, casa mia.
Mi è sempre piaciuto analizzare le persone, e in certi periodi, come questo per esempio, lo faccio di più. Non per giudicare, ma per capire come si districano gli altri in questa giungla di vita. E per confrontarli con quello che combino io.
Prendiamo Francesca per esempio, 23 anni, estetista nell'health club & spa dove lavoro. Mezza filippina e mezza siciliana, nata a Londra con il sangue che bolle nelle vene. Le ho parlato della mia voglia di andare in vacanza, al mare, possibilmente su qualche isola semi deserta...gliel'ho detto così, per fare conversazione. Ha passato le ore che seguivano online ricercando località. Tre giorni dopo avevamo già il volo per Palermo, andiamo in 4 ragazze per una settimana alle isole Egadi. Non solo, è riuscita a trascinare in questo favoloso team vacanze anche Jouyee, nata a Londra pure lei da madre portoghese e padre cinese, con una bimba di 3 anni che per la prima volta lascerà a casa. La mia preoccupazione di vacanziera single è durata 48 ore. Ora mi sta tempestando di sms per prenotare l'albergo e poi un'auto per farci gli ultimi due giorni giu da lei verso Agrigento...so che ha già mobilitato tutti i suoi amici e parenti in zona. Ogni giorno arriva con un'idea nuova, tra barche, quads etc... quando vuole qualcosa, Francesca non molla. Ha la determinazione di un carroarmato e non tentenna mai, trascina con se tutti quello che sono sulla sua strada senza risultare prepotente o "comandina". E se qualcuno lo pensa, lei se ne frega e passa oltre. Ho il suo stesso entusiasmo, ma vorrei avere anche il suo stesso menefreghismo...non aver sempre paura di far scappare chi amo con la mia determinazione. Ma forse questo è perchè io tendo ad essere di natura un po' piu aggressiva (come mi ha ricordato qualcuno di recente...) e so che purtroppo è facile sbagliarsi sul mio conto...
Un'altra persona che sto analizzando ultimamente è il mio collega della repubblica ceca, J., un biondino alto quasi 2 metri, due anni più di me. Ha cominciato da poco, io sono il suo manager. Quando siamo insieme alla reception è da morir dal ridere: io rapida, precisa e adrenalinica, lui lento, posato e osservatore. Entrambi abbiamo un senso dell'ironia molto sottile ed è divertente scambiarsi battutine provocatrici. Ma soprattutto, in meno di 3 mesi mi ha inquadrato come poche persone sono riuscite a fare anche dopo anni. Ha capito subito che dietro alla mia immagine intransigente e rompiballe c'è in realtà come unico fine quello di aiutare le persone a raggiungere il successo. Che il mio scopo è quello di vedere una persona "superare il maestro". Ha capito che i nuovi arrivati li tengo sotto continua pressione, martello su ogni minimo errore, ma lascio loro anche amplio spazio ed autonomia fin da subito, se se la vogliono prendere. Cosa molto importante da capire per una persona tutta d'un pezzo com'è lui, sensibile ma anche molto deciso e indipendente, che altrimenti una come me finirebbe per odiarla. E questa relazione che si è creata è bellissima, di fiducia e rispetto reciproci, di sapere che l'altro non fraintenderà mai le tue intenzioni, di sapere che l'altro riconosce da lontano i tuoi difetti, ma non per questo ti fa sentire insicuro, al contrario, è una sorta di segreto tra di noi. E il tutto senza aver bisogno di dire una parola al riguardo. L'altra sera mi ha visto piangere, J. Ero sola in ufficio, non se l'aspettava, ci è rimasto di sasso. E con un solo sguardo, senza sapere di cosa si trattava, ha saputo farmi stare meglio. Spero di cuore di poterlo aiutare a raggiungere i suoi obiettivi, perchè ha tutte le carte per farlo. Ma per fare questo dovrò cazziarlo ancora un po' :P
Infine penso molto a me stessa, ultimamente. Mi guardo e mi vedo un po' cambiata, non so se è solo un'impressione. A volte penso che la storia con V., per quanto triviale, abbia lasciato il segno. Mi sento cambiata nelle relazioni con gli altri. Mi sento piu indipendente. Se ho qualche problema, magari pure ne parlo, ma preferisco gestirlo da me. E sono gelosa e anche orgogliosa di questa indipendenza, perchè fin'ora tendevo ad annullarmi per chi amo, finendo a perdere ogni filo conduttore nella mia vita. Dopo essere stata per anni completamente incapace di prendere qualsiasi decisione, ora riesco a vedere quello che è giusto e dirigermici incontro, lasciando alle spalle ciò che attenta alla mia serenità. Mi amo e amo la mia vita, mi piace condividerla con chi ne ha rispetto, con chi a sua volta condivide la sua con me, in reciproco rispetto dell'altrui libertà. Mi piace anche immaginare un rapporto di coppia meno soffocante di quelli che tendo ad avere di solito. Mi piace pensare a due persone che guardano nella stessa direzione, ma si prendono tutto il tempo del mondo, per imparare a capirsi, per imparare a sopportarsi, per imparare ad amarsi. Ed è quello che voglio d'ora in poi. Tempo e pazienza. Senza angoscie, senza paranoie, senza fretta.
E non lo so a che viene questo post. E non lo so come collegare le varie cose di cui ho parlato. Sono solo pensieri. Pensieri alla rinfusa, che mettono ordine nella mia testa!
Dopo la serata in discoteca, avevo rivisto V. lo scorso mercoledì: squash, cena al ristorante cinese, quattro chiacchiere con il suo coinquilino e poi una notte serena. Spiritoso, dolce, affettuoso, premuroso. Quando vuole.
In realtà, dopo quella serata in parte disastrosa, più di qualcuno mi aveva fatto riflettere su che razza di immaturo ed egoista sia questo ragazzo. E io avevo risposto che sì, che era vero, ma che comunque mi piaceva uscire con lui, e che l’importante era mantenere le distanze, non farmi prendere troppo dalla storia. Cinica forse, ma mi sento così forte ultimamente che sento di potercela fare.Basta un po’ di quotidiano autolavaggio del cervello, cosa che ho sempre saputo fare molto bene.
Non l’ho poi più visto per una settimana, fino a stasera. Per scommessa, aveva vinto una serata “speciale” organizzata da me, ma visto che non sto molto bene (vari acciacchi di stagione, problemi mensili & Co!) ho optato per una sorpresa semplice e tranquilla… due biglietti per uno spettacolo di kung fu dei monaci shaolin.
Ed è andato tutto bene, lo spettacolo ci è piaciuto, poi siamo usciti dal teatro e lui mi ha abbracciato e ha detto deciso “camminiamo in quella direzione” (io Londra la conosco pochissimo, orientamento pari a zero…). E nel gelo della notte londinese, ridendo e scherzando, abbiamo attraversato il ponte, ammirato la splendida vista della città illuminata, e poi ci siamo diretti verso l’entrata della Jubilee Line di Waterloo, la linea di metro che porta a casa sua.
“Aspetta un attimo, dove stiamo andando?” ho chiesto un po’ divertita.
In realtà non avevo in programma di andare a casa sua (come nostro solito dopo essere usciti insieme), perché non mi sentivo al meglio… ma chi voglio prendere in giro, se mi avesse invitato non avrei certo declinato. Anzi, diciamo che mi aspettavo che lui lo desse per scontato, e che sarei stata io a dire si o no.
“Veramente stasera avevo pensato di “spedirti” a casa” ha risposto sorridendo.
Bang. Un colpo, che ha fatto crollare all’istante un enorme castello di carte.
E’ stato istantaneo. Non so nemmeno spiegare cosa è successo, dentro di me. So solo che ho smesso di parlare, e il mio sguardo si è perso nel vuoto. Mi ha invaso una malinconia, di quelle malinconie difficili da spiegare ad un uomo…quei momenti in cui in un battito d’ali passiamo dalla felicità più assoluta al buio più nero. Quei momenti in cui vien voglia di piangere a dirotto, ma non si sa bene perché. Quei momenti in cui vogliamo che l’altro faccia qualcosa per “riaggiustarci”, ma non sappiamo nemmeno noi che cosa.
Ora mettete tutto questo in una relazione come la nostra…
Attraversiamo la stazione dei treni, io insisto che voglio sedermi da qualche parte, lui mi ignora.
Cerco di far finta di niente, ma V. non è mica (del tutto) scemo e mi fa “cosa c’è? Perché sei arrabbiata?” e comincia una di quelle conversazioni assurde che ho fatto mille volte nella mia vita. Che so dove portano, ma che non sono capace di fermare. Sì, a volte anche io sono una di quelle donne impossibili, una di quelle donne che gli uomini detestano.
“Non sono arrabbiata”
“A me sembra di si”
“E’ solo che mi sembra un po’ triste che tu mi abbia fatto camminare fino a qui per prendere la tua metropolitana, senza curarti di come io sarei arrivata a casa”
“Ma io pensavo che da qua ti andasse bene, cambi a Green Park o Westminster no?”
“Beh, per cominciare avrei preferito non cambiare, e comunque avresti potuto chiedermelo, almeno, prima di farmi scarpinare”
“E che stazione ti va bene?”
“Oxford Circus” (a mezz’ora o più di distanza, dall’altra parte del fiume…)
“Dai, allora, andiamo, ti ci accompagno” (azz, questa risposta non me l’aspettavo!!!)
“No, ormai è troppo tardi”
“Ma dai, ci facciamo una bella passeggiata, a me non importa..”
“Non mi va, sono stanca”
In realtà non me ne frega nulla di aver camminato, anzi, adoro camminare vicino al fiume di notte. Non mi frega neanche di dover cambiare metro, come fosse qualcosa di strano qui a Londra. Nemmeno che non mi abbia chiesto dove preferivo andare. Mi frega solo che mi voglia “spedire a casa”, come un pacco. Ma per orgoglio personale non glielo "posso" dire.
“Mi dispiace, non intendevo farti prendere la metro sbagliata…dai se vuoi ti accompagno fino a westminster”
“No, non voglio che mi accompagni, voglio sedermi, è tre ore che te lo dico”
Metto il broncio come una bambina. Voglio sedermi, possibile che non lo capisca?? Voglio sedermi un secondo, perché se ci sediamo mi dovrà per forza guardare negli occhi, darmi un bacino, farmi una carezza, insomma, regalarmi un secondo di attenzione e di coccole, che so che mi ridaranno il sorriso. Basta così poco. Ma glielo spiego? No, non glielo spiego. Perché spero sempre che l’uomo ci arrivi da solo. E perché non voglio fargli capire che sto mendicando attenzioni.
Ci sediamo, gli faccio perdere un treno, lui inizia a spazientirsi, chiede spiegazioni, mi esce uno sbiadito “voglio solo che mi consideri di più”…che cazzo significa? non lo so nemmeno io, mi odio quando sono così bisognosa, così indifesa, così capricciosa.
Lui alza gli occhi al cielo, dice “non sono in vena di discorsi seri stasera e a me sembra che tu voglia iniziarne uno…sono stanco, ho avuto una lunga giornata, devo andare a casa, cucinare, dormire e mi stai rompendo le palle per qualcosa che non ho fatto”.
Eccolo, il signorino. Lui sì che sa come prenderle, le donne. Orgoglioso, e sempre pronto a erigere un muro, non appena teme si stia per parlare di lui o di noi.
Fa niente, V., davvero. Un giorno crescerai pure tu. Forse. Nel frattempo, ti voglio bene (sì, un po’ azzardato, ma io sono fatta cosi) per il ragazzino che sei, per le partite a squash, per le notti che dormiamo abbracciati, per i baci e le carezze, per le serate a ridere e scherzare con i tuoi amici o tra di noi, e per tutte le cose semplici che ci piace fare insieme, come mangiare un hamburger, fare la spesa, andare al cinema, passeggiare nel parco. Ma niente più: non mi innamorerò di te, e so che ai più sembrerà squallido, ma è la mia scelta, una scelta di cui per ora non mi pento, una scelta che so di poter gestire, ora che mi sento forte e sicura di me stessa. Certo che oltre ai bei momenti, mi regala anche momenti di stallo come questi, perché sono la donna emotiva e intensa che sono, e lui il ragazzino viziato ed egoista che è, ma sono anche queste le sensazioni che mi fanno sentire viva. E mi mancava troppo, da un intero anno, sentirmi così viva, così capace di provare emozioni, sia in positivo che in negativo.
“Nessuna conversazione seria, V. Si tratta di qualcosa di molto più semplice. Ma fa niente, sù, vai ora, il tuo treno è arrivato” Mi schiocca un bacio e va, un po’ dubbioso, ma va.
Mi giro e cammino verso il mio binario. Non è nemmeno tardi, ma un nodo mi stringe la gola, stanotte odio questa stazione squallida, le anonime luci del neon, la gente stanca appoggiata al muro, i vagoni stracarichi.
Percorro la Lupus Street guardando a terra, sono altrove. Non vedo l’ora di arrivare a casa, chiudermi in camera e piangere. Piangere uno di quei pianti liberatori, che se ti chiedono perché piangi dici “non lo so, ma mi fa stare meglio”. E invece entro, mi stendo sul letto, e le lacrime fanno marcia indietro. Ci penso su un attimo... niente, sensazione di malinconia quasi svanita. Dò la colpa agli ormoni. Inizio a scrivere un sms.
Proprio in quel momento, V. chiama: “Good evening Madame!” mi dice con il suo solito tono allegro. “Volevo solo accertarmi che fossi arrivata a casa, che vada tutto bene”.
“Sì, sono appena arrivata. Ti stavo giusto scrivendo un messaggio, potrei dirtelo a voce…”
“Dimmi pure!”
Silenzio. Non ce la faccio! Non so nemmeno da dove cominciare. E poi, per telefono?
“No guarda, ti mando il messaggio è meglio.”
“Ok, buona notte allora, ci vediamo la prossima settimana!”
“Buonanotte”.
Mando questo messaggio “Non sei l’unico viziato tra i due…alle volte sono solo stanca e sensibile e voglio qualcosa ma non so cosa. Di solito però non si tratta di un discorso serio come temi, ma di qualcosa di semplice e innocuo come un abbraccio. Sono sempre una donna, dopo tutto, che ti piaccia o no ;) Buona notte”, non aspetto nemmeno una risposta, so che non verrà.
Mi metto al pc, cazzeggio, poi scrivo questo post, da usare durante uno di quei famosi autolavaggi del cervello di cui parlavo prima.
La malinconia ormai mi è passata del tutto. Ogni tanto mi chiedo, ma perché non potevo nascere uomo?

Scambio surplus di ormoni femminili con un bel sacchetto di menefreghismo e insensibilita' maschili.
Sono stufa di dover piangere per ogni cazzata che mi succede, soprattutto al lavoro. Senza contare che mi sto disidratando... 
La mia cara amica Blixxxa, prima di trasformarsi nell’alter-ego di Marco Predolin nel suo nuovo frizzantissimo gioco delle coppie COUPLES (vieni a giocare anche tu!!), mi ha passato una delle sue solite catene di Santo Splinder, e per farla contenta, eccovi qui….
8 COSE CHE NON SAPEVATE DI BLOSSOM (e di cui facevate volentieri a meno, ma rompere le catene porta sfiga, per cui sciroppatevele tutte!!!)
1. Sensi di colpa. Quando avevo 15 anni, feci il diavolo a quattro per portare via il ragazzo ad un’altra, fino a riuscirci. E dopo 20 giorni con lui, ormai perso il fascino del proibito, lo tradii con un altro ad un festino!! Lui rimase innamoratissimo di me per anni, poi gli passò (credo), mentre io tutt’ora continuo a sentirmi un’emerita stronza!!
2. Sensi di colpa/bis. Adoro i bambini, ho fatto l’animatrice e la bambinaia per anni, alle volte lo faccio ancora oggi esclusivamente per pura passione. I bambini a loro volta mi hanno sempre amato alla follia, e io li ho sempre considerati e trattati alla stregua di figli miei. Tranne una volta, a 20 anni: quando questa bimba di due anni aveva passato la notte in bianco, e stava piangendo isterica tutta la mattina, mentre io – che avevo fatto le ore piccole – ero in preda a un mal di testa assassino. Per convincerla a fare il solito sonnellino di mezzogiorno, pensando in buona fede che fosse l'unica cosa di cui aveva bisogno per tranquillizzarsi, la misi nel lettino e le tenni la mano sulle spalle per evitare che si alzasse, finchè si addormentò. Nonostante non le feci del male, nonostante la bimba si svegliò riposata e continuò ad adorarmi, ancora oggi io non me lo sono mai perdonata.
3. Difetti. Piango tantissimo e molto, molto facilmente. Sono ipersensibile, se qualcuno mi racconta un evento particolarmente bello o particolarmente brutto, gli occhi mi si gonfiano di lacrime e devo letteralmente lottare per trattenerle, soprattutto al lavoro dove sono capace di piangere come una deficiente se il mio capo mi dice semplicemente “Brava!”. Sabato sera, mentre mi preparavo per uscire, mia mamma ha girato su “C’è posta per te”….in meno di dieci minuti ho praticamente allagato casa!!
4. Difetti/bis. Quando penso di avere ragione, non mollo la presa. Sono capace di argomentare le mie convinzioni alla stregua di un avvocato. In questi momenti, so di essere la persona più fastidiosa e insopportabile del pianeta. Ma vuoi mettere la soddisfazione di avere l’ultima parola??!!
5. Mi piace sapere il segno zodiacale delle persone e fare confronti tra persone dello stesso segno. In linea di massima, tutti i miei rapporti con i Leone e i Sagittario sono tempestosi e passionali, con le donne dell’Ariete e gli uomini del Capricorno tendo a scannarmi, i Toro non li capisco, i Gemelli sono opportunisti, i Bilancia e gli Acquario mi annoiano, i Vergine mi affascinano, gli uomini del Cancro sono troppo vanitosi mentre le donne sono femminili e splendide, gli uomini dello Scorpione sono egoisti ed egocentrici mentre i Pesci sono liberi e allegri, e anche molto dolci.
6. Sogno di avere una figlia fin da quando ero una bambina. Durante l’adolescenza le ho scritto chilometri di lettere per dirle quanto già le volevo bene, e per prometterle di essere una buona madre. E’ l’unico sogno che non si è mai, mai spento o sbiadito. Il sogno da cui forse sono sempre stata più lontana dal realizzare, ma anche l’unico in cui non ho davvero mai smesso di credere.
7. Il 90% delle persone che ho conosciuto a Londra (esclusi i colleghi di lavoro) l’ho pescato su Internet. Credo in Internet come mezzo di incontro, anche se poi ho bisogno di un incontro live per confermare le sensazioni ricevute. Ho avuto un sacco di delusioni, di persone che non ho mai più rivisto. Ma ho anche trovato alcune tra le persone più speciali, originali, interessanti che abbia mai incontrato, e soprattutto alcuni tra i miei più grandi amici.
8. Tengo un libbriccino (iniziato quando ero una teenager) con i nomi di tutti i ragazzi che ho baciato, con tanto di voto. E il protagonista di Beautifulija è proprio il numero 100… 
“Oh let's just get this whole thing straight
I don't wanna kidnap the truth and negotiate”
Ci sono giorni in cui non capisco più un tubo.
Quando la mia mente gira a mille e produce false verità, per dare risposte a domande che non ho il coraggio di fare.
Quando queste false verità poi si moltiplicano e si arricchiscono di dettagli, e diventano cosi credibili, che l’unico modo per affrontarle è quello di barricarmici dentro.
Quando sentimenti che stavo schiacciando in fondo al mio stomaco riemergono di botto in un rigurgito di insicurezza, lasciando le macchie dei loro peccati capitali su coloro che più dovrei amare.
Quando leggo al contrario negli occhi di una persona spaventata quanto me.
Sono giorni in cui, per una cazzata gonfiata ad arte, metto a repentaglio un prezioso equilibrio raggiunto grazie a dedizione e sacrifici.
Sono in giorni in cui l’unica cosa di cui ho davvero bisogno è forse semplicemente…piangere.
Liberare questi pensieri negativi, ributtarli nell’impasto per sfornare questa volta qualcosa di buono. Tipo una mano tesa verso quella della persona che temevo e che in realtà annaspa nella mia stessa palude.
Perché in due è molto più facile uscirne. Uscirne vivi. Esausti, sì, ma con la consapevolezza che il peggio forse è passato. Che il peggio, forse, altro non era che un castello di stupide, false verità.
Alle volte essere donna è davvero estenuante...
“And so I'll go before I fall to pieces
Yes I'll go before I fall to pieces...”
“Seek first to understand, then to be understood”
Stephen Covey, The 7 Habits of Highly Effective people, Habit 5
Mi sono svegliata con un brutto mal di gola ieri mattina.
Quando sono arrivata al pub, dopo una stressantissima giornata di lavoro, mi sono buttata avidamente su una pinta di birra ghiacciata. Beh, birra e sprite, come la prendo io, che non amo i sapori amari.
Ma, complice l’ambiente fumoso, le finestre aperte, il clima ballerino degli ultimi giorni, la mia voce è cominciata a scendere drammaticamente, fino a scomparire del tutto durante la cena che ne è seguita.
Sì: ci è voluto un mal di gola per farmi finalmente stare zitta!
Non ne ero più abituata, fin dai tempi dello stadio la domenica, e devo dire che è stato molto strano. Ascoltavo i miei amici parlare, e come al solito le parole mi saltavano in gola come delle cavallette, per dire la mia, per commentare, per obiettare….e lì vi rimanevano, bruciate prima di poter uscire dalla mia bocca. E’ stato molto difficile e frustrante, oggi pomeriggio sono dovuta uscire a fare una passeggiata, perché non ce la facevo più ad ascoltare nemmeno Maite.
Non sono brava ad ascoltare, è vero. Lo so fare, lo faccio, soprattutto quando un amico o un collega ha bisogno di sfogarsi, quando si tratta di qualcosa di importante, o per educazione, quando non conosco bene il mio interlocutore.
Ma per il resto delle conversazioni, fin da piccola sono quella che interrompe, che interviene, che ha sempre un’opinione, un consiglio, un’osservazione per tutto e per tutti. Ovviamente la mia è quella giusta, e posso passare la serata intera ad argomentare il mio punto di vista, spinta da una passione che viene spesso presa per arroganza. Lasciamo perdere qui nell’educatissima e silenziosa Inghilterra, dove viene presa per aggressività: più di una volta mi sono sentita dire “non alzarmi la voce”, osservazione che mi lascia sempre imbarazzatissima e ferita. Non è certo mia intenzione quella di aggredire il prossimo, né mi accorgo quando il mio tono sta salendo, complice forse una famiglia che ha sempre comunicato urlando, ma resta il fatto che lo faccio e me ne vergogno come una ladra.
Stare zitta queste 24 ore mi ha fatto notare quanto hanno da dire anche gli altri. Quanto tante volte, interrompendo, mi perdo concetti e osservazioni davvero interessanti.
Mi sono chiesta se quello che ho da dire sia sempre davvero indispensabile. Se a volte non si tratti solo di un semplice concetto, farcito da milioni di parole che fanno solo da contorno…
Ammiro le persone di poche parole, quelle che se ne escono con una frase ad effetto che vale mille delle mie.
Ce la sto davvero mettendo tutta per migliorare questa parte di me. Per imparare ad ascoltare di più, con più attenzione, con più interesse. Per non perdermi quello che di prezioso avete da dire. Il mio manager, una persona fantastica e per me esempio da seguire, mi ha aiutato tanto in questi anni prendendosi a cuore la mia voglia di essere una persona migliore. Nell’ultima revisione mi ha detto che il mio cambiamento negli ultimi 3 anni è stato notevole. Forse è stato grazie ai vari corsi di comunicazione, forse mi sto un po’ inglesizzando…forse sto solo maturando.
Nel frattempo, perdonatemi quando, presa dal mio egocentrismo e dall’esuberanza che metto in tutto quello che mi appassiona, vi investo con i miei fiumi di parole. Sotto sotto, lo so che non ho sempre ragione!
Vado a bermi un tè caldo con il miele…