E' l'una e venti di mattina, mi sveglio tra cinque ore per andare al lavoro, ma non ho voglia di dormire...e me ne pentirò, domani, lo so, ma ho tanti bei pensieri in testa, e non mi va di spegnerli.
Negli ultimi giorni vivo un po' nel mio dreamland. Quel posto in cui coltivo i miei sogni, costruisco futuri e mi ci immagino protagonista...e la maggior parte del tempo sono qui fisicamente, ma lì con la mente, sembra che guardi nel nulla, e invece sto viaggiando con la fantasia, mentre cortometraggi di come potrebbe essere la mia vita scorrono davanti ai miei occhi. Immagino chi sarei, cosa farei, come sarei se andassero in porto i vari piani A, B, C....Y, Z.
Mi vedo mamma. Mi vedo con i miei cuccioli. Sento il fuoco di amore che mi brucerebbe dentro. Sento l'orgoglio che proverei aiutandoli a volare con le proprie ali. Mi vedo in un bed & breakfast, a preparare per i miei clienti una colazione come piace a me, con varie abitudini prese nei vari posti in cui ho vissuto, con il salmone affumicato, gli affettati e il pane integrale, con il sale e il pepe sulle uova alla coque, con l'avocado spalmato sul pane, con la marmellata di arance, i cornflakes, il tè alla menta fresca e il miele e il caffè nella tazzina. Mi vedo in montagna, o al mare, a passeggiare in silenzio la mattina presto o all'imbrunire, stare sola con i miei pensieri, cullarmi nella bellezza del presente e generare altri sogni. Mi vedo seduta per terra davanti al caminetto, con un gatto sulle ginocchia, e il mio uomo affianco, a condividere idee, impressioni, e silenzi, e poi baci e tanto altro ancora. Mi vedo imbaccuccata nel sacco a pelo sotto un manto di stelle, ad aspettare il mattino in qualche posto remoto del sud america, per riprendere il viaggio che sto facendo. Mi vedo come volontaria in una comunità africana, a colorare, e scrivere, e danzare con i bambini, con le loro famiglie, sentendo il calore della terra, lasciando che il fuoco delle origini mi incendi l'anima.
Per chi mi chiedeva "cosa vuoi fare da grande".
Oggi per la prima volta ho sfiorato anche io quel pessimismo cosmico che sta opprimendo mezzo mondo in questi giorni, quello derivato dal credit crunch (che non è il nome di una barretta di cioccolato croccante come potrebbe sembrare, ma quel misterioso fenomeno finanziario che sta mettendo in ginocchio le banche di ogni dove, e che in particolare porta i giornalisti a pubblicare quotidianamente foto curiose di trader brasiliani e argentini in lacrime).
Io lavoro nella City di Londra e l'atmosfera pesante si sente assai, i miei clienti per dire sono dipendenti di imprese quali Merrill Lynch e Deutsche Bank ...tanto per raccontare la mia ultimissima figura di merda, qualche settimana fa è venuta una signora a farsi un trattamento (poche settimane dopo la nascita del figlioletto) con un buono massaggio regalatole dai suoi colleghi per la maternità...non riuscivo a rintracciare il numero del buono, cosi le ho chiesto il nome della compagnia dove lavora, e lei "eh...Lehman Brothers" (fallita giusto la settimana prima) seguito da un silenzio imbarazzato che io ho pensato bene di colmare con un delicatissimo "ah, quindi quando rientra dalla maternità è senza lavoro?"....ma come cacchio mi è saltato in mente non lo so!!!! E poi il massaggiatore mi è venuto a dire che prima aveva pianto durante tutto il trattamento perchè non sa cosa l'aspetta in futuro....quello della parola non è sempre un dono, va detto nel mio caso...
Ad ogni modo, stamattina è arrivata in ufficio la mia manager, il cui fidanzato lavora per la Credite Suisse (e quindi probabilmente a colazione mangia golose barrette di credit crunch), dicendo che le cose stanno andando male, che nulla più sarà come prima, non si potrà piu avere un mutuo o perfino una carta di credito, non ci si potrà piu permettere il lusso di comprare le cose a rate, che offerte tipo "compra un sofà e pagalo nel 2030" non esisteranno piu, la gente perderà il lavoro, si creerà tensione, scoppieranno guerre e il mondo come lo conosciamo oggi non esisterà MAI più.
Ci ho pensato un attimo se angosciarmi, ma giusto trenta secondi. Poi ho pensato "quindi la gente vivrà come ho sempre vissuto io". Mia mamma è casalinga, da quando si è sposata non ha mai lavorato (e comunque prima faceva l'operaia in filanda). Mio papà è muratore. Hanno cresciuto due bambini con una paga soltanto, e non solo ci hanno sfamato: ci hanno comprato le merendine del Mulino Bianco e della Mister Day, ci hanno tenuto al caldo, ci hanno comprato scarpe nuove quando il piede cresceva, ci hanno mandato ai campiscuola estivi in montagna, ci hanno comprato i libri di scuola nuovi ogni anno, e lo zaino dell'invicta del colore che volevamo, ci hanno messo un regalo sotto l'albero a ogni natale. Avevo solo una barbie e un ken con due cambi di vestiti; volevo la casa con l'ascensore ma costava troppo, cosi dormivano in una scatola di scarpe, e vivevano lo stesso felici e contenti. Volevo il Dolce Forno ma costava troppo, così mi sono limitata a far finta di cucinare le patate in un secchio sotto il sole e mi sono divertita lo stesso. Mia mamma si comprava un cappotto nuovo ogni cinque anni e non andava dall'estetista, eppure non si lamentava perchè alla fine la vita è fatta di scelte, e la sua scelta era poter stare con i suoi bimbi notte e giorno.
E io sono cresciuta cosi. Un po' formica, un po' cicala, ma soprattutto formica. Esagero al contrario nello shopping, mi compro le cose solo quando ne resto senza, e per dire ora ho bisogno di un paio di scarpe nuove perchè in quelle che ho entra la pioggia, non perchè quelle che ho sono fuori moda. E il mio giubbino ha 5-6 anni e qualche forellino sulle maniche provocato dalle sigarette in discoteca, ma tiene ancora caldo e allora perchè buttarlo? Ho tre carte di credito ma le ripago sempre tutte prima della scadenza, non comprerei mai nulla a rate o con un prestito, non vivo al di là dei miei limiti... certo, vorrei un computer nuovo, e vorrei una macchina fotografica nuova, ma sto pagando duecento sterline al mese di università e cento di abbonamento alla metro e seicento e passa di affitto, e almeno fino a febbraio non esiste, e a febbraio poi voglio andare in settimana bianca e quindi si rimanda tutto all'estate. E non mi pesa, davvero: non sono ricca, ma non mi serve esserlo per essere felice; se mi servisse, mi ossessionerei per fare carriera, e invece tutto quello che voglio fare a breve è una famiglia. Esco, mi diverto, vedo gli amici, mangio una pizza: è questa la mia scelta.
Per questo, a me il credit crunch fa il solletico, e continuo serena la mia vita naif, e se proprio la vita diventerà invivibile qua nel mondo industrializzato, prenderò baracca e burattini, me ne andrò da qualche parte sperduta in montagna, mi farò un orticello, prenderò un paio di polli e mi godrò quello che mi resta da vivere. Senza rimpiangere quello che non mi posso permettere. E ringraziando soprattutto i miei genitori, per avermi insegnato che si può. Basta volerlo.
Volevo scrivere un post su mio padre, visto che oggi è la festa dei papà. Ma poi mi è passata. Non ho mai parlato di lui...e forse è giusto così. Perchè nessuna parola potrà mai esprimere quello che lui rappresenta e ha rappresentato per me, nel bene e nel male, nè descrivere quello che proviamo l'uno per l'altra. Lo sappiamo guardandoci negli occhi, pesa un sacco, ma è il nostro sacco, e ci va bene così.
Gli auguri invece li faccio di cuore a mio fratello, per il primo anno papà in questo giorno, il miglior papà che abbia mai conosciuto, sperando che abbia passato anche questa sera, come ogni sera, con la sua scricciolina.
E già che ci siamo, pure al prossimo miglior padre del mondo, quello del futuro centravanti del Chelsea, tale L.F.M anche detto Pelè, che nelle fantasie di mammà già scalcia sui prati di Hyde Park.
E poi ci son pensieri, che vagano per questa casa, in questa famiglia londinese, più che pensieri sono emozioni, sensazioni, note vibranti sulle corde della Paura, dell'Insicurezza, della Rabbia, e, soprattutto, dell'Amore. E stamattina mentre andavo al lavoro mi è venuta in mente - chissà mai perchè - una canzone, la prima (e forse unica) canzone d'amore in tedesco che avevo ascoltato un sacco di anni fa, da cucciola, per la prima volta lontana da casa. E me ne ero innamorata e l'avevo imparata a memoria. Oggi l'ho rispolverata, e ancora la ricordo, e ancora parla di me. Con la grinta dei Toten Hosen, in linea con il mio modo di prendere la vita: intensamente, non fermandomi davanti a nulla, assaporandola fino all'ultimissima goccia. Alles aus Liebe, si intitola, Tutto per Amore. Niente di più azzeccato.
E cercandola, ne ho trovata casualmente un'altra, questa la ricordo dalle superiori, divertente, eppure nn mi ero mai fermata a sentirne le parole..pure questa c'ha il suo perchè... non ho ben capito il messaggio, a me indicativamente ha trasmesso quello di cercare di andare d'accordo con il nostro prossimo, invece di cercare di eliminarlo, visto che comunque da soli non siamo felici. Think Win-Win, and not Win-Lose, si dice qui, ai corsi di formazione per manager. Lo diceva pure un tale 2000 anni fa, e infatti l'han messo in croce...ma resta sempre un grande comandamento.
Scusate, lo so che probabilmente nessuno di voi parla tedesco, ma a me piacciono molto entrambe, e il tedesco è una lingua che adoro e che mi manca tantissimo, così le posto lo stesso. Chissà, che i panzer non ispirino pure voi
...Sobald deine Laune etwas schlechter ist,
bild ich mir gleich ein, dass du mich nicht mehr willst.
Ich sterbe beim Gedanken daran,
dass ich dich nicht für immer halten kann...
...und alles nur, weil ich dich Liebe...
*****
Zehn Kleine Jaegermeister
Come volano i weekend, quando faccio le settimane “classiche”, lavorando dal lunedi al venerdi…mi ricorda i tempi dei miei lavori “d’ufficio”, e se alle volte mi manca quella stabilità, delle altre ricordo come mi annoiava… e in fondo al cuore so, che lavorare senza l’adrenalina a mille, senza fare cinque operazioni allo stesso tempo, senza finire la giornata con i capelli spettinati e le guance rosse, a cazziare la gente che non batte chiodo e prendermela con chi osa criticarmi, per poi prendere il respiro e ritornare dieci minuti dopo a scusarmi, non fa per me. J
E vabbè, alla fine le ore sono volate tranquille, serene, per lo più sono rimasta in casa, da sola, a fare le pulizie, guardare film e partite di calcio, litigare con due juventini doc e cercare di curarmi da mal di gola, mal di orecchie, e chissà, magari pure un po’ di hang over dai mojiti di sabato sera, alla cena di Natale del mio lavoro (cosa dite? Pasqua? No, no, era proprio quella di Natale!!!!! Siamo lenti noi!!) ;)
Guardo dalla finestra, spalancata come ogni mattina (è la primissima cosa che faccio appena scesa dal letto, anche con -10 gradi) e il tempo è ancora grigio bianco con qualche riga di sole, non piove, e gli uccellini cantano, e io non ho voglia di andare al lavoro, voglio andare al mio parco, camminare sull’erba bagnata, arrivare al laghetto, quello con i piccoli gazebo in cui ti puoi sedere, e leggere, leggere fino a che viene buio…ho voglia di leggere di nuovo Shakespeare, e ho voglia di finire il libro di Benni, e rileggermi l’Alchimista, finire quel Delitto e Castigo che trascino da un anno ormai, e voglio leggere pure Alice nel Paese delle Meraviglie in inglese, e poi tutta la letteratura inglese che non conosco, da Cime Tempestose a Dickens, e finire con i poeti inglesi che tanto, sempre, mi emozionano.
E non mi porto nemmeno l’ipod, ma il cellulare si, per mandare tanti dolci sms a chi vorrei fosse lì, seduto accanto a me, a guardare questo cielo che tanto ama.
Ecco, voglio fare quello oggi.
Posso?
(Premessa: sentitevi liberi di non capirci un tubo del post che segue...)
The JackPummarolino & Blossom English Academy of The Absurd presents:
Lesson Number 1
To be = essere
To have= avere
To plugoo= ????
Basta con le situazioni imbarazzanti! Basta con parole mormorate a bassa voce! Basta con le risatine sceme ogni volta che qualcuno usa parole sconce!!
To plugoo è il nuovo rivoluzionario verbo, da usare nell’intimità, con gli amici, con i parenti: efficace e facile da pronunciare, può esprimere ogni significato, dal più innocente al piu piccante!
Si può coniugare al passato (I plugooed with someone yesterday), al presente (Mark plugooes very badly), usare come imperativo (Plugoo me! Let’s plugoo) e perfino come aggettivo (I’ve had a very plugooy time with you tonight) e come nome (Can you kiss me on the plugoo?)
Iscrivetevi anche voi al Plugoo Fun Club postando un plagoo-message nei commenti!!
E se passate da questo sito, potrete provare anche voi a plugooare (=flirtare) live con colui che plugoo l’ha scoperto e portato in dono all’umanità, tale Dottor Jack Freud Pummarolino!!! (Plugoo e' infatti una specie di finestra chat inserita nel suo sito...almeno cosi' mi pare di aver capito!)
Eccovi la mia seconda prova del gioco Couples, dove partecipo in veste di Kate Moss assieme al mio caro Pete Doherty, alias Oby!
La prova consisteva nel raccontare il primo appuntamento/incontro della coppia…cliccate sul video qui sotto per vedere cosa ci siamo inventati!! E se vi è piaciuto, lasciate un commento non anonimo al post che trovate su questo link scrivendo “Voto per Kate e Pete”!!
Se poi volete leggere tutto il lavoro certosino che c’è dietro questo video, leggetevi il mio racconto del Backstage cliccando qui!
L’ultimo venerdi sera prima delle vacanze c’era stata la festa estiva dell’hotel, nella sala banchetti. Mi aveva fermata mentre andavo al bagno, poi mentre rientravo.
Intrigante, lui. Flirtante di rimando, io. Ma facevo anche la difficile, mi negavo. E poi, mica mi ci vedevo con lui.
Mi ha chiesto un ballo, ho tentennato, poi gliel’ho concesso. Mi teneva con le sue braccia forti, mi guardava come nessuno aveva fatto da tempo, mi sentivo sospesa tra le nuvole.
E’ stato galante e non ha insistito per avere il mio numero, ha detto “sai dove lavoro”. Io ho continuato il mio gioco limitandomi a un sorriso malizioso.
Stasera gli ho lasciato un messaggino scritto su un post-it, tra gli scontrini della chiusura cassa. Mentre aspettavo l’autobus, mi è passato accanto di fretta, non mi ha vista e io sono rimasta immobile, con un “ciao” strozzato in gola. E mi son sentita tutta…“frizzantina”.
Oddio: vuoi vedere che mi son presa una cotta per il receptionista notturno…biondino, 23enne e lituano??!!!
Cadiz, Andalusia
Lori & Maite: Conversazioni sotto l’ombrellone – parte 2
“Però, non sarebbe male avere un appartamentino al mare…”
“Solo un’appartamentino? Facciamo una villa con piscina…”
“O uno chalet in montagna”
“O entrambe..”
“E la barca…”
“Si, ma non un gommone qualunque, una barca vera, di quelle che ci si può dormire dentro e fare le gite”
“Ovvio! E come macchina un fuoristrada, per la sicurezza si capisce, con i bambini e il resto…”
“E una Mini in garage!!”
“Beh, abbiamo le idee chiare…ora manca solo un fidanzato milionario!!”
… you know that we are living in a material world, and I am a material girl... J
***
Pensieri di mezzanotte, guardando le stelle cadenti in riva al mare...
In realtà, tutto quello che desidero è un uomo che mi ami sopra ogni altra cosa, e certi giorni sembra quasi che si tratti di una chimera…un sogno sbiadito, già calpestato da piedi troppo frettolosi, e consumato da carezze troppo impazienti.
Poi però, nonostante tutto, continuo a sperare…sperare di potermi stringere un giorno in un abbraccio che si estenda fino all’infinito.
I will find you, my love:
I’ll kiss your eyes
And shelter your hands in mine,
I’ll rest my head on your heart
And love you ‘till the end of the earth
I will find you, my love:
And I’ll make you forever mine.
Quando la mia quasi amica d’infanzia, nonché compaesana, irriducibile compagna di domeniche in Curva Nord, e organizzatrice di lunghe “serate cappu” (=confidenze e gossip davanti a un cappuccino) durante le mie rimpatriate, mi avevo detto che si sposava, la mia reazione era stata tutt’altro che entusiastica.
S. sognava questo matrimonio praticamente dal giorno in cui era stata concepita. Aveva già in mente tutti i dettagli, come e dove si sarebbe svolto, la lista degli invitati e a che ora avremmo tagliato la torta. La conosco troppo bene, e sapevo di cosa si sarebbe trattato: del solito grasso, grosso matrimonio all’italiana.
Non ho molti amici stretti, e a parte L., che si era sposata “in piccolo” due anni fa celebrando con un allegro pranzetto in un agriturismo locale, non avevo avuto modo di partecipare ad altri matrimoni di recente, eppure i commenti di tutti sulle nozze di amici a cui avevano partecipato erano ben poco incoraggianti. Il mio ultimo ricordo di banchetto nunziale deve risalire a quando avevo 12 o 13 anni, in occasione di qualche lontano parente mai visto prima, quando non sei più bambino abbastanza per lanciarti in pista con 10 amichetti e nemmeno adulto abbastanza per affogare le tue pene nell’alcool e fare amicizia, indi per cui, una palla tremenda.
Non potevo mancare al matrimonio di S. ed M., non volevo mancare, perché le voglio davvero bene e non posso che essere felice per lei. Ma l’angoscia iniziale era tanta.
A partire dalla preparazione: la legge principale in paese è sempre e comunque “fare bella figura”. Ciò si traduce in spendere miliardi per un vestito elegante, ma sobrio e soprattutto nn scollato o almeno coperto da una stola o “giacchina”, pena scomunica immediata del prete, abito che tra l’altro non metterai mai più proprio per tutti i motivi appena elencati.
Io – che per inciso, non solo non sono assolutamente una “fashion victim” modaiola, ma che anche fare shopping mi annoia da morire – ho fatto lo sforzo di fare un giro per negozi a Londra. Finivo sempre a bermi un caffè da Starbucks per eliminare il mal di testa. Così, ho fatto un piccolo esame di coscienza, e sono arrivata alla conclusione che a S. nn sarebbe importato tanto il vestito Chanel, quanto avere lì presente la sua amica.
Quindi: vestito H&M per €30, sandali altri €30, borsetta da €10 e stola anti-scomunica per €45. E alla fine ero lo stesso semplice e bella, vestita a festa come era giusto, per dimostrare l’importanza di questo giorno. Ed ero pure me stessa, due in uno, affarone.
Venerdi pomeriggio è toccato a Jean Luis David (o chi per lui) sfoltire la mia chioma, schiarirla un po’ e stirarla effetto spaghetti come al solito. Alla fine mi sono addormentata con la guancia appoggiata al lavello mentre mi lavavano i capelli, rilassante certo, ma sempre un sacrificio di tre ore abbondanti che avrei passato volentieri in spiaggia. Venerdi sera, dopo aver attaccato fiocchi bianchi e foto dei due futuri sposi sui lampioni del paese, mi sono dedicata alle unghie. Già nel pomeriggio mia cognata mi aveva messo a disposizione il suo kit per mani/pedicure degno di un arrotino, e mi ero dedicata a trapanare allegramente le mie cuticole con quelle puntine rotanti black&decker. Cosi la sera mi sono applicata per stendere lo smalto su mani e piedi…cosa che faccio davvero di rado per pigrizia e anche inesistenza di unghie lunghe. Ci ho messo praticamente un’ora, cambiando dieci colori, sbavando mille volte la vernice fresca con l’altra mano, insomma, un macello. Ma in fondo è stato anche divertente ricordarmi di essere una signorina e giocare a “farmi bella”. Il risultato finale lo lascio giudicare a voi ;)
*****
Il matrimonio è cominciato come S. aveva programmato: rinfresco a casa da lei, poi chiesa, cerimonia con canti alla chitarra (talmente suggestivi da farmi commuovere a momenti), fiori, riso, ristorante, pranzo lungo tutto il pomeriggio,polka e mazurka ecc.
Ma non è stato così pesante come me lo immaginavo. Anzi. Mi sono divertita un sacco!!!
Grazie soprattutto alla forte tradizione friulana di fare giochi e scherzi alla coppia, cominciando dal post chiesa dove i poveretti hanno dovuto segare in due un tronco e poi scartare la loro auto impacchettata, fino al ristorante dove noi amiche di S. avevamo organizzato un po’ di giochini scherzosi per prendere un po’ in giro la coppia. Gli amici amorfi di lui nn han partecipato, ma alla fine in solo 7 o 8 siamo riuscite ad animare la sala e vivacizzare il pomeriggio.
Il pranzo, ricco come prevedibile, ma nemmeno fino alla nausea, è stato servito alla giusta velocità durante il pomeriggio, dandoci lunghe pause per ballare il twist, fare il trenino, e prendere aria in giardino. 
Non è stato un matrimonio con eccessi, da nessuna delle due parti. Né troppo morto, né troppo casinista. Ma un matrimonio sereno, allegro, proprio come lo sono gli sposi.
E io sono sopravvissuta. Non solo. Mi sono divertita. Ho bevuto fino a diventare allegra, ma senza esagerare. Ho chiacchierato con le mie amiche, con mio fratello e con la sua ragazza col pancione. Mi sono perfino commossa, pensando che S. non la passerò più a salutare di passaggio in paese, visto che si trasferisce da lui. Per lei, comincia una nuova vita.
Ho pensato anche un po’ a come sarebbe il mio matrimonio. Anche se nn sono molto pro-matrimonio, alle volte ci penso. Il mio matrimonio ideale sarebbe in paese, sull’ex campo sportivo dove si svolge la sagra paesana. Tutti vestiti casual, no tacchi alti né cravatte. Io con un vestito svolazzante estivo, azzurro o bianco, e un mazzo di girasoli in mano. Lunghe tavolate con le panche sotto il capannone, i bambini che corrono sul prato. Chiamerei gli alpini e le donne del paese (come in sagra) a fare gli gnocchi col ragù, il “frico” (formaggio fritto) con le patate e la grigliata con la polenta, da mangiare nei piatti di plastica. Uno stereo con amplificatori per mettere su cd preparati da noi, e qualche amico con la chitarra per finire da brilli a cantare “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi….”, intonato come sempre da mio padre con un taglietto (bicchiere) di vino in mano. Risparmiando, inviterei molte più persone, molti compaesani e amici che magari non inviterei a un banchetto tradizionale, ma che han fatto parte della mia vita e che vorrei avere lì, a ricordare i bei vecchi tempi. Finiremmo a notte inoltrata, ingaggiando magari la solita guerra di pistole ad acqua e gavettoni, morendo dalle risate. E ce ne andremmo tutti a dormire contenti, senza inutili bomboniere e senza regali da scartare, perché tutti questi soldi li userei per un bel viaggio all'avventura.
E voi, com’è stato o come ve lo immaginate il vostro matrimonio??
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Ah – dimenticavo – ho preso il bouquet. Beh, non esattamente: me lo sono vista arrivare in faccia a velocità supersonica, e l’ho afferrato giusto prima di ritrovarmi con le spine conficcate nel naso. Ma non importa: è mio. E sapete tutti cosa vuol dire ;)
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Decima Prova di Angeli e Diavoli
E cosi' ti sei deciso/a, hai preso quel treno per realizzare il tuo sogno, per seguire il tuo destino...ma..."
Ma qualcosa, anzi qualcuno su quel treno cambierà le tue sorti.
Dove eri diretto? Qual'era il tuo obiettivo?
Chi tra queste persone ha influenzato le tue scelte future?---->un vecchietto, una donna gravida, un ragazzo pallido e misterioso, un prete.
*****
Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Is 9
24 dicembre 2010, ore 10:00
L’aereo risponde alla turbolenza con un sussulto. Un breve fischio dal microfono annuncia la voce del pilota.
“Senores pasajeros, hemos empezado la bajada hacia Usuhaia, donde atterrizaremos en unos minutos. Son las diez de la manana y la temperatura es de ocho grados. A nombre de todo el equipaje les deseo feliz Navidad en la Tierra Del Fuego y espero encontrarles en otro vuelo de Aerolineas Argentinas”
Una mano batte dolcemente sulla sua spalla ed L. si sveglia di soprassalto.
Un cerchio le stringe immediatamente la testa in una morsa, come “…certe mattine, quando la sveglia mi interrompe a metà di un sogno, accidenti…”
L’hostess le spiega in un inglese alquanto approssimativo che l’atterraggio avverrà a breve, e le ricorda di allacciarsi la cintura di sicurezza e sollevare la tapparella del finestrino.
L. si guarda attorno. Una coppia di anziani seduta accanto a lei le sorride. E’ decisamente su un aereo, ma…
“Ma dove…” si stiracchia come può nello spazio ristretto del sedile, cercando di ricordare. Solleva controvoglia la tapparella, lasciandosi abbagliare dalla luce. Man mano che i suoi occhi si abituano al chiarore, accolgono gradualmente la vista di montagne innevate, il mare blu e una natura lussureggiante, il caratteristico paesaggio della…
“…la Fine del Mondo! Allora non era solo un sogno!”

Raccoglie da terra la panciuta agenda rossa che le era scivolata dalle ginocchia, sposta l’elastico che la chiude e apre alla penultima pagina.
“[…] Sono in viaggio da tre mesi, scoprendo ogni angolo di questo meraviglioso continente latino. Ma non mi basta, il mio sogno non è ancora completo. Questa volta, devo arrivare a toccare il fondo, per poter risalire. Per questo sono seduta su questo volo verso la città più australe del globo: come i bimbi quando giocano a ruba-fazzoletto, strapperò un ciuffo dalla Fine del Mondo e correrò via, di ritorno verso la mia vita, verso casa.”
L. sorride rileggendo le sue ultime parole. E’ arrivata, manca solo un piccolissimo pezzo per completare questo puzzle, e poi domani sera prenderà il primo degli aerei che la riporteranno in Europa. Rigira tra le mani la prenotazione del FCAF - Ferrocarril Austral Fueguino, per lo stesso pomeriggio. Non sa bene cosa farà, una volta “a casa”. Ma sente che qui, ai piedi della Terra, troverà una risposta.
Ore 15
Le porte delle due carrozze si aprono e una cinquantina di persone, tutti turisti di ogni nazionalità e provenienza, si affrettano ad entrare. E’ estate, ma le massime sono molto basse. L. si stringe nella sua giacca a vento, sale per ultima e si accomoda sulla panca di legno accanto a una giovane coppia. La ragazza, una bella sudamericana dai capelli neri e la pelle ambrata, esibisce un pancione di almeno 8 mesi. “Che le salta in mente di passare la vigilia di Natale in questo luogo ai confini del mondo, poi….” è un po’ il pensiero che attraversa tutta la carrozza. Ma un signorotto argentino sulla sessantina, con le basette e i baffi a punta, richiama l’attenzione presentandosi come l’unica guida ufficiale (e bilingue, a suo avviso) del Tren del Fin del Mundo.
Un lungo fischio annuncia la partenza, ed L. chiude gli occhi. Ci siamo.
Il trenino verde serpeggia per due ore lungo i fiumi e le montagne della Patagonia, addentrandosi lentamente nel Parco Nazionale verso l’ultima stazione, prima di riprendere la via del ritorno per Ushuaia.
Con la scusa di sgranchirsi le gambe, L. si allontana dal gruppo e si ferma ad ammirare il tramonto. Una voce la sorprende da dietro.
“Ti fermi anche tu?”
E’ la ragazza incinta, parla un buon inglese, ma con un marcato accento argentino.
“Ehm, scusa..cosa intendi se mi fermo?”
“ A poche centinaia di metri da qui c’e’ un posto perfetto per campeggiare, il mio ragazzo e altre persone hanno già montato le tende stamattina, perché non ti fermi con noi? Abbiamo una chitarra, del matè, perfino una bottiglia di champagne, poi domattina ripartiamo con il primo treno. Un modo diverso per festeggiare il Natale…”
“Ma io non ho portato niente…sei sicura che…?”
“Certo! Altri 4 ragazzi hanno accettato, sono italiani e anche loro sono qui da soli. Allora dai, è confermato! Tieni, questo è per te, vado ad avvisare gli altri….”
“..va bene..”
L. arrossisce e guarda la piccola busta bianca che ha tra le mani. E’ la prima volta che una donna la fa sentire così a disagio, come se nascondesse, dietro quelle parole amichevoli, qualcosa di davvero sconvolgente. La apre, estrae un bigliettino con l’immagine della Natività. Sul retro una frase scritta a mano, con inchiostro dorato.
Ore 23.00
Dopo aver cenato con carne arrostita sul fuoco, il gruppo si ritrova attorno al fuoco a bere matè e fare conoscenza; un ragazzo prende in mano la chitarra e subito l’aria gelida si riempie di voci scoordinate e allegre. L. siede su un tronco, le braccia a cingere le ginocchia, e accompagna la musica ondeggiando la testa. La mente è come svuotata, tutti i pensieri galleggiano nell’aria, chiusi in delle bolle di sapone, e si sente incredibilmente leggera. Vorrebbe fermarsi in quell’attimo per sempre, non aver più bisogno di prendere una decisione, di scegliere cosa farne del suo futuro.
La temperatura scende e la musica smette, pian piano ciascuno si avvia verso la propria tenda per cercare un po’ di calore nel sonno.
Una voce femminile la risveglia dai suoi pensieri.
“Ciao, sei italiana anche tu vero? Ti unisci a noi per aspettare la mezzanotte?”
E’ una ragazza alta e slanciata, bionda, con un sorriso cosi acceso da illuminare anche i suoi occhi.
“Ohi, siamo rimasti solo in cinque? Certo che vengo a sedermi con voi, piacere, mi chiamo L.”
“K., piacere mio!.... ragazzi vi presento L., si unisce alla combriccola degli irriducibili!!”
“Perfetto! Più siamo meglio è!” dice uno dei due maschi. Si assomigliano, più o meno coetanei, entrambi con i capelli corti e un giubbino nero da motociclista addosso, ma accenti e maniere diverse. In comune anche il volto di qualcuno che vorresti davvero avere come amico, pensa L.
“E tu, come mai ti trovi qui stasera, alla fine del mondo?
Le guance di M. prendono il colore dei suoi lunghi capelli non appena pronuncia l’ultima parola. Gli occhi di tutti sono su di lei per un attimo, e in quell’attimo M. desidererebbe confondersi tra le fiamme del fuoco che le scoppietta davanti. “Quanta dolcezza può esserci anche nella più fiera delle tigri…” pensa L. con ammirazione, mentre gli altri ora si voltano a guardare lei, aspettando incuriositi la sua risposta.
“Io…non lo so, sai. Fare il giro del Sud America dal Messico alla Patagonia era il mio sogno da sempre, ma non mi riuscivo mai a decidere. Una mattina, poi, mi sono guardata allo specchio, e ho osservato con cura il mio viso. Non c’erano segni, 30 anni e nessuna linea “d’espressione”. La mia vita era la stessa da troppo tempo…nessuna emozione, nessun desiderio, nessuna gioia da far scoppiare il cuore, nessun dolore da perdersi nelle lacrime. E ho ripensato a quel sogno. Ho pensato che forse, se ne avessi portato a termine almeno uno, avrei trovato la mia strada…dentro di me…”
T. la guarda negli occhi e L. si perde in quello sguardo cosi profondo e diretto.
“E’ andata un po’ cosi anche per noi, siamo tutti qui cercando delle risposte che forse non esistono.. Y. e T. sono all’ultima tappa del loro tour dell’argentina in motocicletta, si sono incontrati per caso nella Pampa. M. è reduce da un periodo di volontariato in Cile mentre io, beh, ho letto un libro sulla Patagonia, mi ha affascinato talmente che…eccomi qui!!”
“Io rientro domani sera, volo a Buenos Aires, da lì poi la coincidenza per Londra. E voi?”
“Anche noi domani sera…purtroppo…per quello abbiamo deciso di fare questa pazzia stasera, prima di andarcene” Y. le fa l'occhiolino ed L. gli sorride, civettando un po’.
“Questa notte si prospetta davvero memorabile…sono fortunata ad aver incontrato delle persone cosi semplici e allo stesso tempo speciali”, pensa, sorseggiando la bevanda scura e amarognola con una cannuccia di legno.
Mentre è ancora sovrappensiero, scorge 4 cartoline, identiche alla sua, appoggiate per terra.
“Qual è la frase dietro la vostra cartolina?” chiede incuriosita.
“Non vedo l’ora di vedere il tuo volto”
“Sei una piccola cosa”
“Sei la mia grazia”
“Sei la mia salvezza”
“E la tua, L.?”
La sua è… "Potrebbe succedere qui, oggi…”
Una folata di vento investe il fuoco e lo spezza per un attimo in cento fiammelle. Una per ogni secondo di silenzio.

“Hey, ma quello non è il futuro padre??”
I ragazzi si voltano e osservano il giovane correre verso di loro. E’ pallido e agitato.
“Calma, che succede??”
“Vi prego, aiutatemi…le si sono rotte le acque…non so cosa fare!!”
M. si alza di scatto, come se il ragazzo l’avesse chiamata per nome, e inizia a correre verso la tenda, mentre gli altri automaticamente la seguono.
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Blanca è appoggiata a terra su di una coperta, mentre si muove e contorce la bocca in smorfie senza suono. Il suo ragazzo le tiene la mano, visibilmente emozionato e confuso. M. si avvicina e le solleva dolcemente la gonna.
“Il bambino sta arrivando, Blanca…dovrai essere coraggiosa, e spingere quando te lo dico io”
Blanca la guarda fisso negli occhi per qualche secondo, poi si volta verso gli altri quattro.
“Mi fido di voi…”, una lacrima le bagna lo zigomo. E comincia a spingere.
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Con delicatezza ed esperienza, M. adagia un bimbo dai capelli nerissimi sulla giacca che T. le offre, e mentre si accinge a sollevarlo per farlo vedere alla madre, una luce fortissima riempie la tenda, accecandola.
E’ un attimo, e quando si spegne, Blanca e il suo ragazzo non ci sono più. Al loro posto, due aquile nere e maestose prendono il volo ed escono dalla tenda, allontanandosi verso le montagne.
Il bambino, ora pulito e con il cordone ombelicale reciso, dorme quieto dentro la giacca.
L. gli si avvicina, gli fa una carezza… “sto sognando, M.? Cosa c’era, dentro quel matè?”
T. e Y. si avvicinano, timorosi.
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“Non stai sognando, Lori: questo bimbo è il mio dono per voi. Se siete radunati qui, stasera, non è per una fortuita coincidenza, ma perché era scritto nel vostro Destino, un destino comune, un destino che sotto altre spoglie – le mie - vi aveva già riunito in passato. A modo vostro, state tutti cercando delle risposte al senso della vostra vita.
Io vi dico: il Senso della Vostra vita è crescere questo Bambino. Portatelo con voi nelle vostre case, trasmettetegli tutti i valori che vi rendono persone cosi speciali e privilegiate, insegnategli la Fedeltà, l’Onestà, la Perseveranza, unite le vostre forze per dar vita a qualcosa di Grande.
Questo bambino salverà l’Umanità da tutte le sue convinzioni millenarie, egoistiche e limitatrici, la libererà da tutte quelle parole versate nel nulla dall’alto di pulpiti e di minareti, e la vestirà di un nuovo abito, quello dell’Amore e del Rispetto verso il Prossimo."
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La voce tace, per far posto alle note di una canzone.
L. guarda il bimbo, poi guarda gli altri, la tensione è alta.
E’ K. a sorridere per prima. E come sempre, contagia tutti gli altri.
*Dedicato ai miei amici T.Bearuk, K.Blixxxa, M.Davila, Y.RegoleZero e SuperIperUranio (la "voce").