venerdì, 09 novembre 2007, ore 12:28

Giovedì bello tosto, ieri.

Sul lavoro sto davvero sclerando, mi sento come caduta in una spirale, e più mi sento frustrata più è facile per me trovare nuovi motivi di frustrazione. Se poi ci mettiamo qualche chiacchiera con la persona che stimo di più tra quelle al mio stesso livello, schifata pure lei, alè!!

Oggi ho un po’ preso la situazione nelle mie mani, ho deciso che non so come, ma ce la farò almeno a terminare il progetto (oltretutto non mio!!) entro la data prestabilita di martedi. Il mio manager, vedendomi cosi indaffarata da non poter dire nemmeno ciao, ha debilmente proposto di spostare la data per l’ennesima volta, e mi sono rifiutata: un’altra settimana come questa? No, grazie!! Mi vuole davvero veder volare dalla finestra dalla disperazione?

Poi ovviamente ho cominciato a piangere, ma tra una lacrima e l’altra ho avuto una conversazione abbastanza costruttiva con lui, che mi ha confessato di essere frustrato pure lui (ah beh, siamo messi bene!!!) e di sentirsi in colpa. Gli voglio un bene dell’anima e mi fa male dover rappresentare il suo “fallimento”, quando in realtà io gli devo moltissimo, ma se qui non si cambia io finisco in manicomio!!

 

Al rientro, poso la bici in corridoio, prendo la macchina fotografica, e salgo su al nono piano…soffia un vento pazzesco, il cielo è scuro e terso. Eccola, la foto che tanto aspettavate, quella del panorama che si vede dal mio palazzo...


LONDON

Di sera, poi, ho incontrato V.

(Ndr: ormai quello di V. è diventato un tormentone, ognuno dei miei amici lo chiama in un modo diverso…Vikram, Vladimir, perfino Vicks Vaporub!!! Siccome sono curiosa di vedere fino a dove può arrivare la vostra originalità, indico ora il concorso “Trova il nome a V.”! Eleggerò il nome più originale postato nei commenti e vi premierò con…la gloria!!)

Insomma, era da mercoledi scorso che nn lo sentivo, nemmeno una mezza telefonata di circostanza, cosi martedi ho deciso di fargli l’agguato sul lavoro…

(clicca sul link per sapere come continua)

blossom80

giovedì, 25 ottobre 2007, ore 02:58

Dopo la serata in discoteca, avevo rivisto V. lo scorso mercoledì: squash, cena al ristorante cinese, quattro chiacchiere con il suo coinquilino e poi una notte serena. Spiritoso, dolce, affettuoso, premuroso. Quando vuole.

In realtà, dopo quella serata in parte disastrosa, più di qualcuno mi aveva fatto riflettere su che razza di immaturo ed egoista sia questo ragazzo. E io avevo risposto che sì, che era vero, ma che comunque mi piaceva uscire con lui, e che l’importante era mantenere le distanze, non farmi prendere troppo dalla storia. Cinica forse, ma mi sento così forte ultimamente che sento  di potercela fare.Basta un po’ di quotidiano autolavaggio del cervello, cosa che ho sempre saputo fare molto bene.

Non l’ho poi più visto per una settimana, fino a stasera. Per scommessa, aveva vinto una serata “speciale” organizzata da me, ma visto che non sto molto bene (vari acciacchi di stagione, problemi mensili & Co!) ho optato per una sorpresa semplice e tranquilla… due biglietti per uno spettacolo di kung fu dei monaci shaolin.

Ed è andato tutto bene, lo spettacolo ci è piaciuto, poi siamo usciti dal teatro e lui mi ha abbracciato e ha detto deciso “camminiamo in quella direzione” (io Londra la conosco pochissimo, orientamento pari a zero…). E nel gelo della notte londinese, ridendo e scherzando, abbiamo attraversato il ponte, ammirato la splendida vista della città illuminata, e poi ci siamo diretti verso l’entrata della Jubilee Line di Waterloo, la linea di metro che porta a casa sua.

“Aspetta un attimo, dove stiamo andando?” ho chiesto un po’ divertita.

In realtà non avevo in programma di andare a casa sua (come nostro solito dopo essere usciti insieme), perché non mi sentivo al meglio… ma chi voglio prendere in giro, se mi avesse invitato non avrei certo declinato. Anzi, diciamo che mi aspettavo che lui lo desse per scontato, e che sarei stata io a dire si o no.

“Veramente stasera avevo pensato di “spedirti” a casa” ha risposto sorridendo.

Bang. Un colpo, che ha fatto crollare all’istante un enorme castello di carte.

E’ stato istantaneo. Non so nemmeno spiegare cosa è successo, dentro di me. So solo che ho smesso di parlare, e il mio sguardo si è perso nel vuoto. Mi ha invaso una malinconia, di quelle malinconie difficili da spiegare ad un uomo…quei momenti in cui in un battito d’ali passiamo dalla felicità più assoluta al buio più nero. Quei momenti in cui vien voglia di piangere a dirotto, ma non si sa bene perché. Quei momenti in cui vogliamo che l’altro faccia qualcosa per “riaggiustarci”, ma non sappiamo nemmeno noi che cosa.

Ora mettete tutto questo in una relazione come la nostra…

Attraversiamo la stazione dei treni, io insisto che voglio sedermi da qualche parte, lui mi ignora.

Cerco di far finta di niente, ma V. non è mica (del tutto) scemo e mi fa “cosa c’è? Perché sei arrabbiata?” e comincia una di quelle conversazioni assurde che ho fatto mille volte nella mia vita. Che so dove portano, ma che non sono capace di fermare. Sì, a volte anche io sono una di quelle donne impossibili, una di quelle donne che gli uomini detestano.

“Non sono arrabbiata”

“A me sembra di si”

“E’ solo che mi sembra un po’ triste che tu mi abbia fatto camminare fino a qui per prendere la tua metropolitana, senza curarti di come io sarei arrivata a casa”

“Ma io pensavo che da qua ti andasse bene, cambi a Green Park o Westminster no?”

“Beh, per cominciare avrei preferito non cambiare, e comunque avresti potuto chiedermelo, almeno, prima di farmi scarpinare”

“E che stazione ti va bene?”

“Oxford Circus” (a mezz’ora o più di distanza, dall’altra parte del fiume…)

“Dai, allora, andiamo, ti ci accompagno” (azz, questa risposta non me l’aspettavo!!!)

“No, ormai è troppo tardi”

“Ma dai, ci facciamo una bella passeggiata, a me non importa..”

“Non mi va, sono stanca”

In realtà non me ne frega nulla di aver camminato, anzi, adoro camminare vicino al fiume di notte. Non mi frega neanche di dover cambiare metro, come fosse qualcosa di strano qui a Londra. Nemmeno che non mi abbia chiesto dove preferivo andare. Mi frega solo che mi voglia “spedire a casa”, come un pacco. Ma per orgoglio personale non glielo "posso" dire.

“Mi dispiace, non intendevo farti prendere la metro sbagliata…dai se vuoi ti accompagno fino a westminster”

“No, non voglio che mi accompagni, voglio sedermi, è tre ore che te lo dico”

Metto il broncio come una bambina. Voglio sedermi, possibile che non lo capisca?? Voglio sedermi un secondo, perché se ci sediamo mi dovrà per forza guardare negli occhi, darmi un bacino, farmi una carezza, insomma, regalarmi un secondo di attenzione e di coccole, che so che mi ridaranno il sorriso. Basta così poco. Ma glielo spiego? No, non glielo spiego. Perché spero sempre che l’uomo ci arrivi da solo. E perché non voglio fargli capire che sto mendicando attenzioni.

Ci sediamo, gli faccio perdere un treno, lui inizia a spazientirsi, chiede spiegazioni, mi esce uno sbiadito “voglio solo che mi consideri di più”…che cazzo significa? non lo so nemmeno io, mi odio quando sono così bisognosa, così indifesa, così capricciosa.

Lui alza gli occhi al cielo, dice “non sono in vena di discorsi seri stasera e a me sembra che tu voglia iniziarne uno…sono stanco, ho avuto una lunga giornata, devo andare a casa, cucinare, dormire e mi stai rompendo le palle per qualcosa che non ho fatto”.

Eccolo, il signorino. Lui sì che sa come prenderle, le donne. Orgoglioso, e sempre pronto a erigere un muro, non appena teme si stia per parlare di lui o di noi.

Fa niente, V., davvero. Un giorno crescerai pure tu. Forse. Nel frattempo, ti voglio bene (sì, un po’ azzardato, ma io sono fatta cosi) per il ragazzino che sei, per le partite a squash, per le notti che dormiamo abbracciati, per i baci e le carezze, per le serate a ridere e scherzare con i tuoi amici o tra di noi, e per tutte le cose semplici che ci piace fare insieme, come mangiare un hamburger, fare la spesa, andare al cinema, passeggiare nel parco. Ma niente più: non mi innamorerò di te, e so che ai più sembrerà squallido, ma è la mia scelta, una scelta di cui per ora non mi pento, una scelta che so di poter gestire, ora che mi sento forte e sicura di me stessa. Certo che oltre ai bei momenti, mi regala anche momenti di stallo come questi, perché sono la donna emotiva e intensa che sono, e lui il ragazzino viziato ed egoista che è, ma sono anche queste le sensazioni che mi fanno sentire viva. E mi mancava troppo, da un intero anno, sentirmi così viva, così capace di provare emozioni, sia in positivo che in negativo.

“Nessuna conversazione seria, V. Si tratta di qualcosa di molto più semplice. Ma fa niente, sù, vai ora, il tuo treno è arrivato” Mi schiocca un bacio e va, un po’ dubbioso, ma va.

Mi giro e cammino verso il mio binario. Non è nemmeno tardi, ma un nodo mi stringe la gola, stanotte odio questa stazione squallida, le anonime luci del neon, la gente stanca appoggiata al muro, i vagoni stracarichi.

Percorro la Lupus Street guardando a terra, sono altrove. Non vedo l’ora di arrivare a casa, chiudermi in camera e piangere. Piangere uno di quei pianti liberatori, che se ti chiedono perché piangi dici “non lo so, ma mi fa stare meglio”. E invece entro, mi stendo sul letto, e le lacrime fanno marcia indietro. Ci penso su un attimo... niente,  sensazione di malinconia quasi svanita. Dò la colpa agli ormoni. Inizio a scrivere un sms.

Proprio in quel momento, V. chiama: “Good evening Madame!” mi dice con il suo solito tono allegro. “Volevo solo accertarmi che fossi arrivata a casa, che vada tutto bene”.

“Sì, sono appena arrivata. Ti stavo giusto scrivendo un messaggio, potrei dirtelo a voce…”

“Dimmi pure!”

Silenzio. Non ce la faccio! Non so nemmeno da dove cominciare. E poi, per telefono?

“No guarda, ti mando il messaggio è meglio.”

“Ok, buona notte allora, ci vediamo la prossima settimana!”

“Buonanotte”.

Mando questo messaggio “Non sei l’unico viziato tra i due…alle volte sono solo stanca e sensibile e voglio qualcosa ma non so cosa. Di solito però non si tratta di un discorso serio come temi, ma di qualcosa di semplice e innocuo come un abbraccio. Sono sempre una donna, dopo tutto, che ti piaccia o no ;) Buona notte”, non aspetto nemmeno una risposta, so che non verrà.

Mi metto al pc, cazzeggio, poi scrivo questo post, da usare durante uno di quei famosi autolavaggi del cervello di cui parlavo prima.

La malinconia ormai mi è passata del tutto. Ogni tanto mi chiedo, ma perché non potevo nascere uomo?

London by night 24th October 2007

blossom80

domenica, 14 ottobre 2007, ore 03:11

Venerdì sera ho lavorato fino alle 22, poi come accordato ho raggiunto V. a una festa di compleanno di un suo ex compagno di università colombiano.

L’arrivo è stato trionfante, della serie, V. tutto orgoglioso che mi presenta a tutti i suoi amici manco fossi l’ultimo gioiello della corona, loro che di rimando dicono “ah finalmente sei arrivata, prima V. era tutto triste e parlava solo di te” (siiii e io ci credo!!!! Ma lui si è limitato a sorridere vergognoso), poi tutto premuroso mi porta in giro per il locale, mi fa ballare con tanto di caschè e strusciamenti sexi....potenza dell’alcool!! Comunque a un certo punto arriva una ragazza, lui si gira verso di lei e le dice entusiasta:  “hey Daniela, can I introduce you to my girlfriend…”

Mi sono girata di scatto verso di lui, bianca in viso come se avessi visto un fantasma, ma subito ho capito che per il bene di tutti sarebbe stato meglio far finta di niente e continuare a sorridere…eppure…

 

...GIRLFRIEND????!! Ma quando chezzz è successo??!! Ma soprattutto, io dov’ero?!!

Cioè, spiegatemi un attimo, non so nemmeno qual’e’ il suo secondo lavoro, e ora addirittura sono la sua ragazza????!!!

Vabbè, per fortuna un paio di Vodka tonic mi han reso sufficientemente euforica da poter dimenticare questo shock e continuare a godermi la serata spensierata, ballare, parlottare con questi ventenni studenti (God come mi sentivo VECCHIAAAAA!! E loro che mi davano 22 anni, tesori di mammà!!!!) e alla fine mi sono davvero divertita.

 

Usciti dal locale verso l’una e trenta, io, stanca morta nonché alquanto alticcia, inizio a sognare il letto…e invece no!! V. ha in serbo altri programmi: i suoi amici moldavi sono in un’altra discoteca (mi dice il nome della discoteca ma non il tipo di serata…) con delle ragazze e dobbiamo assolutamente raggiungerli. Ovviamente per raggiungerli, con il traffico di Londra centro a quelle ore e la metro chiusa, V. mi fa scarpinare con i tacchi per mezza città, e cominciano i primi mugugni.

V. rifiuta come minimo tre o quattro taxi che offrivano una tariffa a suo dire troppo alta, continuava a ripetere “no, è una questione di principio, andiamo a cercare un autobus” e io zoppicando e bestemmiandogli dietro in turco. Alla fine tra bus, un bel pezzo a piedi e un taxi, arriviamo alla discoteca Aquarium, entriamo lasciando giù le 10 sterle d’ordinanza, per trovare…una pista semivuota dove un gruppo di russi ubriachi si dimenavano al ritmo di musica commerciale…sovietica!!!!! AAAaaaaaaah! (soprattutto dato il fatto che il gruppo di russi ubriachi erano i nostri amici con le loro amichette – che loro stessi hanno ammesso essere delle “prostitute”…)

Un incubo, ma mica è finita qui, la nostra eroina (io!!) decide di far buon viso a cattiva sorte e divertirsi lo stesso: in quello per fortuna sono abbastanza brava, soprattutto se c’e’ della musica di mezzo, metto tutto da parte e scendo a scatenarmi in pista. Al minuto V. mi dice la sua solita frase “vado a fumare una sigaretta”, e, siccome non invita mai, io che faccio? Faccio la “cool” indipendente e indifferente, mica voglio dare l’impressione di seguirlo dappertutto come un’adolescente appiccicaticcia!! Cosi resto qui a ballare con i suoi amici… Un australiano completamente ubriaco comincia ad importunarmi, e appena riesco a liberarmi di lui, mi giro e i miei amici non ci sono più. Sono completamente sola, mi allontano dalla pista e mi fermo su un divanetto, dove altri ubriachi mi approcciano, finchè (probabilmente dopo la quinta sigaretta…) appare V. e mi riscatta.

Allora, per chi non conosce Blossom, premetto che sono una persona molto allegra e di compagnia, ma anche di un permaloso da morire. E se hai fatto qualcosa per anche vagamente irritarmi, non te la lascio passare senza almeno farne menzione per qualche minuto con toni acidi e offesi.

Quindi, l’”ignaro” V. si è pure dovuto sorbire un mezzo cazziatone sul fatto che mi lascia sempre da sola come un cane, e che nn può portarmi fin qui e poi sparire dopo un minuto. Poco importa che fossero stati i suoi amici a sparire, alla fin fine lui è sempre stato via mezz’ora. Il ragazzino comunque è davvero di un orgoglioso da fare schifo, e per la prima volta capisco davvero che difficilmente lo sentirò mai pronunciare la parola “scusa”. Faccio la stizzita per un po’, poi me la faccio passare, ma ammetto di rimanere alquanto delusa. Come non bastasse, il giorno dopo, davanti alle mie mezze scuse per il cazziatone un po’ esagerato (ma mica tanto, volevo solo fare un passo verso di lui), lui mi dirà con un mezzo sorriso (testuali parole): “Tanto lo sapevo che non mi avresti lasciato.”

(senza parole…)

Alla fine della serata, quando usciamo per andare a casa, un ragnetto biondo si avvicina a una delle ragazze con noi e inizia a darle fastidio, così Sergej lo affronta e gli dice (credo) di smammare. Il tipo se ne va e torna con due energumeni stile Mastro Lindo, e Lorena non capisce un tubo di quello che si dicono, ma dall’aria che tira, meglio togliersi di mezzo. Io odio le risse, odio la violenza soprattutto quando cosi assolutamente inutile, dettata dall’ ignoranza e dall’orgoglio, e io stasera di orgoglio ne ho già assaggiato un po’ troppo. Cosi, mi sposto più in là, e mi metto a parlare con un altro ragazzo russo che passava di li, molto simpatico, a cui ho finito per dare anche il mio numero…in quel momento ero cosi schifata da tutto che l’avrei pregato in ginocchio di chiamarmi!!!

Alla fine invece scopro con piacere che V. e il suo amico Denis sono quelli che in realtà fanno i pacieri e placano gli animi di tutti. V. però mi lascia continuare a flirtare con il russo (ovviamente perché troppo orgoglioso per mostrarsi scocciato dal fatto che sto dando il numero ad un altro ragazzo), ma Denis, che invece è più spontaneo e irrazionale, mi prende per mano e mi trascina via dal tipo senza lasciarmi dire nemmeno ciao.

Denis e Sergej si chiedono se andare a casa delle tipe, al che io, annoiata e ancora con le palle un po’ girate, mi fiondo decisa in mezzo alla strada e fermo il primo taxi che passa: mi giro verso V. e non ho bisogno di dire nulla, saltiamo dentro entrambi e andiamo a casa.

 

La mattina dopo c’e’ qualche altro piccolo screzio tra me e V., piccolo o forse non tanto, forse semplicemente è passato il momento del vivi e lascia vivere e ho cominciato a far sentire la mia voce.

Cerco di non pensarci troppo, alla fine non la sto considerando di certo la storia della mia vita, ma se da una parte V. è molto attento nei miei confronti e insieme ce la spassiamo, in certe altre proprio non ci arriva, sembra quasi privo di ogni intelligenza emotiva.  Prima di andarmene, gli chiedo se mi accompagna alla stazione, lui storce un po’ il naso, e io non dico nulla, ma lo fulmino con lo sguardo.

Simbolico è il momento in cui, alzando la testa dopo essermi allacciata i cinturini delle scarpe, lo trovo lì, porgendomi una banconota da 10 sterline “per la prenotazione del campo da squash mercoledi”.

“Non voglio i tuoi soldi: voglio che mi accompagni alla stazione”.

Non so che tono ho usato, ma tutti nella stanza sono zittiti e mi han guardata, e V. mi ha accompagnata alla stazione senza battere ciglio. Perchè una cosa è certa: io non sono in vendita.

 

Tutto sommato questo venerdi/sabato passato insieme è stato piacevole e mi sono divertita.

Ma alla luce dei fatti che ho raccontato, e anche di quelli che ho taciuto, stasera un po’ me lo chiedo, che cazzo c’entro io con questo egocentrico, orgoglioso e capriccioso 24enne ragazzino lituano che mi sta già chiamando girlfriend.

blossom80

lunedì, 08 ottobre 2007, ore 16:30

Rientro ricco di eventi. Anzi no, nessun evento in particolare, ma forse il fatto che al lavoro stiamo sputando sangue, e che la mia “agenda” abbia ripreso ad avere appuntamenti dopo un anno dedicato al dolce “pantofolare” di casa, mi dà come l’impressione che la giostra della mia vita abbia ripreso a girare a ritmi a me più conosciuti!!

 

Ad ogni modo, giovedì sono andata da V.

Mi è venuto a prendere in stazione, al rientro dal suo “secondo” lavoro: vestito di tutto punto, in un completo grigio con tanto di cravatta, devo ammettere che stava talmente bene che per un po’ ho dimenticato di non sapere ancora in che razza di business sia messo.

Mi sto trasformando in un detective privato e poco ci manca che mi metta a studiare russo!! L’altro giorno ho scovato nella cronologia del mio laptop una pagina web che aveva ricercato qualche giorno fa, quella di una “compagnia di esplorazione che fornisce agli investitori un portfolio di eccezionali progetti sull’estrazione dell’oro in Quebec e Repubblica Dominicana”. Non so cosa voglia dire, ma inutile dire che non mi piace.

Quella sera gliel’ho pure buttata lì, che mi tiene all’oscuro di certe cose. Ma il biondino è maledettamente bravo a sgattaiolare fuori dalle mie frecciatine, e così ho semplicemente sospirato un “beh, l’importante è che tu guadagni un sacco di soldi per farmi tanti regali!” da scherzosa material girl. Soldi che comunque non gli vengono di certo scomodi, visto che lui ancora mi vieta categoricamente di mettere mano al portafoglio, manco fosse un peccato mortale far pagare una donna.

Dopo un’ora al supermercato a discutere su cosa preparare per cena (a lui piacciono panna, funghi e barbabietole, le tre cose che io odio, mentre non gli piacciono basilico e tortellini, praticamente un disastro!!!!) l’ho convinto a provare gli spaghetti alla carbonara, uno dei pochissimi piatti che so fare relativamente bene.

Abbiamo cenato romanticamente a lume di candela, mentre lui mi raccontava come prima di arrivare in Inghilterra non avesse mai sentito parlare di parmigiano e olio d’oliva, e di come la sua infanzia sovietica sia stata priva di prodotti stranieri quali pasta e cocacola…tutte cose che mi fanno sempre riflettere un sacco e rimettere il mio passato in prospettiva.

Infine ci siam addormentati davanti a un film…anzi due film (sempre sull’onda dei gusti diversi, lui voleva “The Italian Job”, io volevo “Memento”…alla fine abbiam messo su il primo, e quando lui è sceso a fumarsi una sigaretta, io ho velocemente cambiato dvd :D)

 

E’ strano stare con lui, o uscirci, o come diavolo lo si voglia chiamare. Certe volte è davvero freddo come un pinguino, ma altre volte è di un dolce e premuroso da far squagliare, tipo quando l’altra sera è venuto a mettermi la sua giacca sulle spalle, mentre stavo parlando al cellulare in terrazza. Non mi chiama molto spesso tra un’uscita e l’altra, e se mi chiama è per pochi formali secondi…ma poi arrivo oggi al lavoro e trovo nella posta interna una busta a mio nome, con scritto in italiano “privato”. Dentro c'era la stampa da wikipedia delle regole di gioco dello squash, con tutte le informazioni: domani sera infatti andiamo a giocare insieme per la prima volta (e io gli avevo mandato un sms raccontandogli il mio panico di beccarmi pallinate e racchettate in testa). Insomma, piccoli dettagli, per cui io, manco dirlo, vado matta.

 

Ieri sera, invece, sull’onda del mio nuovo approccio verso il genere maschile (del tipo: “questa volta non mi fregano e finchè non mi assicurano l’esclusività, io non mi comprometto!!”), sono uscita con un altro tipo. Uno spagnolo, avvocato, appena arrivato a Londra, conosciuto online. Come ogni spagnolo, nella mia testa era un potenziale “uomo della mia vita”. Mentre mi avviavo verso il Burger King di Piccadilly Circus, solito punto d’incontro, la mia parte sognatrice (che si diletta ad immaginare ogni situazione e combinazione) si è posta il quesito del giorno: e se questo tipo mi piace davvero e impersona tutto quello che io sogno in un uomo, con che facilità scarico V.??

La prima sensazione, se - come dicono - è quella che conta, è stata quella di tentennamento, di “oh no, che peccato!!”. L’ho messa da parte con un sorriso, tra me e me, eppure dice molto su questa mia facilità (o necessità?) di affezionarmi così presto alle persone, e sulla mia incapacità di abbandonare la presa, anche quando è palesemente la cosa più giusta da fare.

Ad ogni modo, lo spagnolo si è rivelato uno spaccone di prima categoria, allegro e di compagnia, ma davvero not at all il mio tipo, cosi….decisione rinviata!!!

blossom80

giovedì, 27 settembre 2007, ore 11:43

mistero&segreto

L’ho visto fare in altri blog… cominciare un post con l’etimologia di una parola. Forse era nello stesso blog. Non importa.

Ciò che importa è capire cosa mi porta davanti a un pc alle 10 di mattina, ad aprire d’istinto la pagina di google, digitare parole quali “segreto” e “mistero” e dare il via a una ricerca assolutamente inutile. Clicco anche sulla sezione delle immagini, quasi a voler raffigurare i miei pensieri.

Sono appena rientrata da casa di V. Serata divertente come al solito, al cinema con lui e poi al pub con i suoi amici, a giocare un paio di partite a biliardo. Mi piace il biliardo, ci giocavo da ragazzina, quando non avendo la patente, e il bar del paese era l’unico posto dove potevo uscire dopo aver fatto i compiti. Avvolta nel fumo delle sigarette, a poca distanza dal tavolino quadrato su cui mio nonno e i suoi amici giocavano interminabili partite di briscola, mi sentivo grande, mi sentivo figa. E’ stato bello riprendere in mano la stecca ieri sera, giocare un po’ a fare la donna vissuta, la vamp…accarezzare il legno lucido con le dita, passare il gessetto blu sulla punta, uno sguardo fugace al mio uomo prima di sedermi sul bordo del tavolo, allungarmi un po’ e schioccare il colpo…vedere la palla bianca colpire quella nera esattamente lì dove avevo puntato facendola finire dritta in buca. “Good shot!” ha esclamato Sergej. Ho sorriso in silenzio, lo sguardo giocosamente altezzoso. Quanto sono grandi le piccole soddisfazioni della vita. E poi una corsa al Kebab shop della zona, three chicken kebab please, con salsa all’aglio ma senza cipolla, thanks. Almeno sull’aglio e sulla cipolla andiamo d’accordo!!

Li abbiamo mangiati nella cucina di casa, e poi per non disturbare ci siamo spostati di sopra, in camera di Dennis, dove, stesa con la testa sulle ginocchia di V., mi sono assopita, o forse è meglio dire che sono crollata, cullata dagli effetti del vino e da mille parole in questa lingua a me sconosciuta.

Al momento non mi da fastidio, quando parlano in russo davanti a me. Non è particolarmente gentile, ma so che quando lo fanno è perché stanno dicendo qualcosa che non mi interessa, o che è meglio che non sappia. Normalmente questo dovrebbe far scattare la mia curiosità, quel mio spirito da “prezzemolo” – come lo chiamavano le mie maestre – del voler essere sempre dappertutto e in tutte le conversazioni. Invece no, quasi quasi mi piace per una volta non dover sapere, non dover pensare, non dover reagire, restare in un limbo di incertezza dove qualcun altro pensa a prendersi cura di me e di qualsiasi problema.

Ma forse è proprio qui che comincia la faccenda del mistero, del segreto.

Segreto come quello di me e lui, che entrambi cerchiamo di preservare gelosamente dai pettegolezzi indiscreti dei nostri colleghi. Eppure i segreti, più cerchi di mantenerli tali, più loro cercano una via d’uscita, per fartela sotto il naso. Londra, 7 milioni di abitanti ma forse anche di più, 6 zone di metropolitana, siamo andati al cinema più in culo al mondo, a Est, Surrey Quays, nemmeno i tassisti sanno dov’e’. E spiegatemelo voi com è possibile allora incrociare all’entrata un nostro collega con la fidanzata, non un collega qualsiasi, no, proprio quello che ci aveva provato con me qualche anno fa e che da allora io avevo sempre trattato malissimo, quello che cercava in tutti i modi di diventare mio amico e io rispondevo picche. Cazzo.

Ma ultimamente davvero nulla più mi spaventa. Senza nemmeno pensarci ho tirato fuori il discorso della festa di compleanno di una nostra cara amica in comune, come a voler appigliarmi al fatto che non ci si tradisce quando si hanno amici in comune. Non so se ha funzionato. Poi gli ho mandato un messaggio, semplice, diretto “Confido nella tua discrezione, buon film”, ha risposto “Tranquilla, il tuo segreto è con me. Sono felice per te”. Non me l’ha detto, ma so che V. ha mostrato una punta di ammirazione per la mia improvvisata diplomazia, quando lui era invece rimasto imbarazzato e quasi senza parole all’incontrarli.

Segreto quindi. Ma anche mistero.

Non so che cos’ho che attiro sempre uomini avvolti dal mistero. Uomini con affari di cui non posso essere messa al corrente. “No, stasera sono impegnato” mi diceva il mio ex, quello stronzo, quello che ho amato tanto alla follia da lasciarlo distruggermi di incertezze.

“Questo pomeriggio devo sbrigare un lavoro” e lo dicono con quell’aria da “non chiedermi nient’altro” e io a sentirmi in colpa per voler sapere. Quando V. ha pronunciato questa frase per la prima volta, con lo stesso tono da spia internazionale, gli ho chiesto se doveva far fuori qualcuno per conto della mafia russa. Si è messo a ridere. Io mica tanto.

Ieri qualcuno gli ha chiesto “come va il tuo secondo lavoro?”, ha risposto in russo, poi ha cambiato discorso. Io ormai non glielo chiedo nemmeno più. Mi rode, certo che mi rode, ma forse mi hanno bruciato tanto in passato con questi misteri, che sto imparando a conviverci. Sinceramente, può stare su un tetto a posare tegole o all’angolo della strada a fare contrabbando di vodka, a me cosa cambia?

Cambierebbe, se fossimo una coppia. Ma ecco un altro classico mistero intoccabile e inconfessabile, tipo quello di Fatima. Cosa siamo noi? Anche a questa domanda ho scelto di non cercare una risposta. Siamo, punto. Usciamo insieme, neutrale abbastanza. Anche qui l’esperienza mi insegna a non fare domande. E per difendermi dalle mie solite paranoie e il mio partire in quarta, ho scelto di fregarmene. Anzi, addirittura di spingere verso l’altro senso.

Io non chiamo, né mando messaggi. Io non chiedo di uscire. Non mi creo aspettative. Sicuramente, non cambio i miei piani per lui. E se un altro ragazzo mi chiede di uscire, come sta capitando di questi tempi, io ci vado. Ho flirtato con tutti i suoi amici, anche davanti a lui. V. è il mio toy-boy, e lo so che suona malissimo. Ma non posso permettermi davvero di dargli un altro nome al momento. Stiamo bene insieme, ci divertiamo, impariamo a conoscerci. Si prende cura di me, come forse non ha fatto nessuno dei miei ex che mi promettevano mari e monti in passato. Dopo tanti mesi da sola, non mi fa male un po’ di affetto, di calore umano.

Ieri sera gli ho fatto un paio di battute sullo stile “beh dai, questo lo dai all’altra tua fidanzata”, e stamattina mi ha detto a sorpresa “cosa sono tutte queste allusioni ad altre ragazze…c’e’ qualcosa che vuoi chiedermi?”. Sono stata zitta per qualche secondo, le mani in tasca.
“No. Non c’è nessuna domanda, V.”

Resto nel mistero ancora per un po’. Sospesi nel nulla, non si sta poi cosi male, devo ammettere.

blossom80

martedì, 18 settembre 2007, ore 19:31

Su richiesta dei fan assetati di dettagli piccanti, e che a quanto vedo immaginano me molto innocente, e V. molto sprovveduto, va ora in onda:


Beautifuljia - I retroscena del sabato sera

(ovvero tutto ciò che in un primo momento avevo scelto di non raccontarvi, e di cui mi vergognerò a morte quando vi incontrerò di persona!!!)

 

Scena 1:

Appena entrati al Turnmills, V. mi cinge con un braccio e appoggia delicatamente la mano sul mio fianco, per guidarmi con eleganza nelle varie sale della discoteca. Subito però mi rendo conto che non perdersi in questo modo è un’impresa, cosi al primo distacco, allungo la mano e afferro la sua. Con sicurezza V. muove le dita andando a incrociarle con le mie...ed ecco slacciate le “cinture di sicurezza”!!

 

Scena 2:

Stiamo ballando in pista, e in un momento di euforia decido di salire sul “cubo” (precisazione: qui in UK sul cubo ci sale chiunque, non serve avere un fisico da paura, quindi ci posso salire anche io!!!!!). Lui balla giusto sotto di me, e io mi muovo sinuosa, ora cercando contatto con i suoi occhi, ora ammiccando ad altri ragazzi. E’ una delle prime volte in tutta la serata che tiene lo sguardo incollato a me... e quando decido di scendere, mi lascio cadere tra le sue braccia, scivolando giù lentamente e guardandolo fisso negli occhi, mentre i nostri corpi si sfregano l’uno contro l’altro, alla dirty dancing. Sexxxxxxi!

 

Scena 3: (anche chiamata “classica figura di m... alla Blossom”!)

Appoggiati al bancone del bar, mentre la barista prepara l’ennesimo Vodka Tonic offerto da V., si parla dell’orario del rientro e di quanto ci stiamo divertendo.

A un certo punto V. si piega leggermente verso di me e con una voce che io sul momento reputo sensuale sussurra “e se aspettassimo il primo...?”. Blossom fa un sorrisino malizioso e risponde “ma arriva da solo o lo facciamo arrivare noi?”

Al che V. fa una faccia da quiz e chiede “Eh??!! Cosa intendi??!”

“Ehm...non hai chiesto se aspettiamo il primo bacio??”

“...veramente io ho detto treno!”

SDENG  (Blossom dalle guance infuocate inizia a scavare per sotterrarsi mentre V. si piega dalle risate)

Ma dico io, si può mai confondere “TRAIN” con “KISS”???!!!

 

Scena 4:

Long drink alla mano (per anestetizzare il ricordo della figuraccia di prima), ci sediamo a riposare a un tavolino della zona chill out. Con i nostri volti a pochi cm di distanza, chiacchieriamo tranquillamente del più e del meno…l’atmosfera si fa sempre più elettrizzante, e V. a sorpresa mi sfiora il collo con un bacio. Cominciamo cosi a intervallare parole e sorsi di vodka a sguardi languidi e sorrisini furbi, pizzicandoci a vicenda con maliziosi e delicati bacetti, evitando di proposito le labbra dell'altro. Quello prima del primo bacio è forse il momento che preferisco in assoluto con un ragazzo: adoro giocare, stuzzicare, vedere quelle scintille scoppiettare negli occhi e nelle viscere dell’altro...quasi vorrei che il bacio non arrivasse mai, tanto mi fa impazzire! Ma poi il bacio arriva, ed è ancora più bello...

 

Scene 5, 6, 7, 8 ecc

Quelle, cari i miei “voyeurs” ...ve le dovete immaginare da soli!!!!!

blossom80

domenica, 16 settembre 2007, ore 23:31

Al secondo appuntamento, V. (che scopro avere 24 e non 23 anni, grosso progresso insieme al segno zodiacale dei pesci che è tra i miei preferiti…) riesce a trascinarmi nell’ultimo posto dove di solito mi potete trovare: la mega-discoteca tecno-house!!

Ci avevo provato già in passato a farmi piacere questi fenomeni della nostra generazione, ma con scarsi risultati: odio il fumo, odio l’oscurità, odio l’ammasso di gente sudaticcia, impasticcata e convinta, odio la musica sparata a mille decibel e via avanti. Il tipo di musica non mi appassiona, ma nemmeno necessariamente mi dispiace, preferisco altro, ma in realtà se c’e’ da ballare e scatenarsi in pista, non mi tiro indietro!!

Dovevano esserci anche dei suoi amici che alla fine han rinunciato, e così ci siamo andati da soli, cosa che un po’ mi spaventava…e invece mi sono divertita tantissimo!!! Anche più di lui, che continuava a lamentarsi che c’era troppa poca gente: per me, un paradiso! Innanzitutto non c’era fumo (dopo la nuova normativa), e poi va detto che il Turnmills è anche ben fatto, con molte aree “chill-out” dove poter riposarsi e chiacchierare in pace…insomma, ho ballato un sacco e il tempo è passato veloce e in allegria.

 

V. invece si sta rivelando un personaggino niente male: molto intelligente, e attento nei miei confronti da un lato, e… pezzo di ghiaccio sovietico dall’altro! Vabbè, magari esagero, comunque è curioso osservare il grado di indipendenza e orgoglio di fondo che mantengono spesso le persone dell’est: c’e’ un qualcosa di austero nel suo sguardo, che fa diventare preziosa e dolcissima ogni volta che gli strappo un sorriso. Ha un alto senso del “prendersi cura di me”, anche se poi per esempio non ci ha pensato un attimo a lasciarmi sola su un divanetto a parlare con uno sconosciuto (russo pure lui, ma che è, li attiro tutti io??) mentre lui se ne andava a fumare una sigaretta. Un uomo latino col cacchio che si fidava cosi da subito!! Oppure che ne so…ci sono dei momenti in cui si comporta come se non ci fossi, tipo sull’autobus guardando altrove, e se io poso la mano sulla sua non c’è reazione: normalmente penserei che gli sto un po’ sulle scatole, e invece no, è solo uno dei suoi momenti di indipendenza da tutto e da tutti...dopo qualche minuto di solito si ricorda che ci sono anche io!!!

Tutto questo per me è molto affascinante, se non altro perché mi insegna a rispettare gli spazi altrui, mi insegna a stare un po’ più in silenzio (invece di sparare la mia solita camionata di cazzate per riempire ogni momento di imbarazzante silenzio). e a mantenere io stessa un certo contegno.

Quello che più mi sorprende è che ci sia così tanto feeling con una persona così diversa da me…tanto da far passare in secondo piano la sua scelta di camice a quadroni e quadretti, e la sua pettinatura cortissima e irregolare tipica nei biondini dell’est!!!

 

Ad ogni modo, la serata è finita a casa sua a fare l’alba in terrazza, tra fumo di (sue) sigarette e calici di vino rosè, in compagnia di un suo coinquilino moldavo (di questo passo, mi sa che mi conviene fare un corso accellerato di russo!!) a parlare prima di cazzate, e poi – come spesso succede nelle conversazioni all’alba – a discutere delle situazioni socio-politico-economiche delle rispettive nazioni (pensate un po’ che ci potevo capire io della politica moldava con la palpebra calante e tutto quell’alcool nelle vene!!!)

La mattina dopo (beh, verso mezzogiorno suppongo!!) V. è uscito per andare a comprare la “colazione” (-che carino!-penserete voi...ma continuate a leggere) al negozietto lituano sotto casa….secondo voi con che cosa è rientrato, oltre a due yoghurt, pane nero, acqua frizzantissima e leggermente salata, e un pacco di salame italiano??!!  Vi lascio qui sotto un indizio….e rimandandovi alla prossima puntata di Beautifulija, vi auguro una buona settimana!!


cetrioli sott
blossom80

giovedì, 13 settembre 2007, ore 00:37

Sono sempre stata quella del “tutto e subito, fino all’ultimo”.

Quella che è capace di divorare una pizza in 10 minuti e poi volere anche il gelato.

Quella che se apre una confezione di biscotti, ne avanza giusto uno (e solo perché si sente in colpa)

Quella che fin da piccola era sempre l’ultima ad andarsene dalle feste.

Quella che quando compra un oggetto nuovo, non appena rientra a casa, lo scarta e lo mette in funzione con ancora scarpe e giubbotto addosso.

Ero la tipica bambina che a scuola cominciava a parlare ancora prima di aver alzato la mano, e che in cortile pretendeva di giocare a calcio con gli amici di mio fratello di 6 anni piu grandi.

E da ragazzina, quasi da un giorno all’altro, avevo imparato molto rapidamente le tecniche migliori per far cadere i maschietti nella mia rete, usando soprattutto sguardi sexi, allusioni velate e sorrisini maliziosi. E fino a qualche anno fa, era questo che facevo: conoscere qualcuno che mi piaceva, intrigarlo già dal primo appuntamento, iniziarci immediatamente una storia, momenti intensissimi al principio, dopo qualche settimana un po’ di noia, poi il primo litigio e poi la rottura. Mi chiedevo se sarei mai stata capace di reggere un corteggiamento vero e proprio.

Forse è per questo che mi piace Viktoras.

Nonostante tutti i miei preconcetti sui ragazzi dell’est e in generale sui ragazzi più giovani di me, nonostante abbia sempre evitato i ragazzi biondi con gli occhi azzurri, nonostante cammini un po’ molleggiato e con le mani in tasca, nonostante lui lavori di notte e io di giorno.

Perché fin da subito è stato un gentiluomo, e non per timidezza.

Perché non mi ha baciata, né ci ha provato, nemmeno quando eravamo seduti al buio nel parco a guardare le stelle riflettersi nel laghetto, ma lo stesso mi ha fatto capire quanto gli piaccio, creando complicità tra di noi senza bisogno di gesti fisici.

Perché mi ha vietato di mettere mano al portafoglio per tutta la serata, ma in modo discreto e non spaccone, facendomi sentire viziata e coccolata, io che di solito in situazioni del genere mi sento fortemente a disagio e insisto per contribuire.

Perché mi ha invitata ad uscire di nuovo, sabato sera, e a conoscere i suoi amici.

Perché tutte queste cose mi regalano l’emozione di correre scalando le marce, per una volta, invece di scaraventarmi in discesa a motore spento e con i freni rotti.

Magari mi sto immaginando tutto. Ma ho passato veramente una bella serata, e vi lascio con la mia parte preferita…

 

Dopo essere stati seduti per un po’ su una panchina di Hide Park avvolti dal buio e il silenzio della notte, ci avviamo verso l’uscita. V. mi chiede se mi piacerebbe giocare a squash con lui, non l’ha mai provato e sta cercando qualcuno con cui cominciare.

“Ma dai, io sono negata in tutti i giochi di questo genere!”

“Ma è solo un gioco, qual è il problema?”

“…beh…il problema è che non abbiamo ancora questo livello di intimità, mi imbarazza un po’ farmi vedere da te cosi negata…”

“…ma tu lo sai che cosa mi ha colpito più di te questa sera?”

“…no, cosa?”

“quando siamo entrati nel terzo bar dopo cena, pensando disperatamente a cosa ordinare, e tu hai detto –Lo sai Viktoras, dopo un’intera giornata al lavoro, quello che mi piacerebbe ora è semplicemente stare seduti su una panchina del parco, a chiacchierare in pace, lontani dal caos del centro-“

“…(arrossendo) grazie, ma…che cosa c’entra con lo squash?”

“volevo solo dimostrarti che, anche mettendo che tu davvero sia un po’ ridicola giocando a squash, per una cosa in cui non sei perfetta, ce ne saranno sempre altre che mi piaceranno tanto da far passare questa in secondo piano”

 

Come diceva il buon Vasco: “…e va bene così…senza parole…”

blossom80

lunedì, 10 settembre 2007, ore 07:40

Per gli appassionati della telenovela lituana “Beautifulija”, eccovi il riassunto delle ultime puntate:

 

La mattina dopo avergli passato il mio numero,  mentre sono in aeroporto, mi arriva un messaggino (nn firmato..ma insomma, chi poteva essere!?) che diceva:

 

"e' stato bello sentire di nuovo la tua voce...solo che ora vorrei rivedere anche i tuoi occhi...ti va di andare a prendere un caffe’ insieme?”

 

Rimanete sintonizzati per il prossimo episodio dopo l’incontro di mercoledi’ :P

(poi quando ho tempo vi racconto anche del security portoghese Eddie... )

blossom80

lunedì, 03 settembre 2007, ore 20:33

Dio come mi sento idiota!!!!!

Oggi di rientro dal lavoro, dopo aver fatto la spesa, sono andata a comprare un biglietto di auguri: ci ho messo mezz’ora a sceglierlo, ho pagato in contanti (pratica assai rara in questa città bancomatizzata), ho messo via il resto facendo l’equilibrista con le altre borse della spesa e le cuffiette dell’ iPod penzolanti sul collo, ho ringraziato e salutato la commessa e sono andata a prendere l’autobus bella contenta con il mio acquisto (inclusivo di scontrino)... in bella vista sul banco cassa! Aaaargh!! Per quanto mi sforzi, non smetto mai di essere il solito sbadato disastro ambulante… sgrunt.

 

Ad ogni modo, l’attenuante sta nell’ora di risveglio alle 5 di mattina (zzzz) per il turno di apertura… che comunque mi ha dato l’occasione di fare una chiamata strategica alla reception centrale per chiedere un’informazione che già sapevo, e toh, sorpresa, chi risponde? Il caro 23enne lituano!! Che con una voce sensualissima (dopo 10 ore di turno notturno, forse semplicemente addormentata) si lamenta che non sono mai andata a trovarlo dopo la festa…non potevo perdere l’occasione, così ho acciuffato al volo una ragazza delle pulizie lettone (sono vicini di casa, si capiranno meglio no?!) e l’ho spedita alla reception con dei soldi da cambiare e un biglietto per lui con il mio numero scritto sopra!!!!!

Madooooo, mi sembra di stare alle medie!

 

Bene, dopo questi episodi salienti della mia giornata (senza i quali, dite la verità, non avreste potuto dormire sonni tranquilli…), vado a preparare il trolley, domattina vengo in Italia a portarvi un po’ di maltempo, e ad ammirare il miracolo che ha fatto pronunciare a quell’ibrido tra un orso e un riccio muto di mio fratello le parole “è un’emozione senza fine”…

blossom80