lunedì, 06 luglio 2009, ore 23:12

Il mio nuovo state of mind funziona.

Sono molto più serena riguardo a Simon. Invece di pensare "perchè non mi scrive e pensa a tutte le ore", penso "che bello che l'ho conosciuto!". Ci sentiamo ogni due giorni circa, sono bei messaggi, mi dice che mi pensa, che non vede l'ora di vedermi. Ho smesso di avere aspettative e ho cominciato a guardare a Simon come una persona da scoprire e capire e conoscere, più che un dispensatore di attenzioni. Cerco di non prendere più le diversità sul personale, ma bensì con sincera curiosità. Condivido con lui l'entusiasmo del pensare l'uno all'altro e l'attesa del prossimo incontro, e per il resto continuo la Mia vita in serenità mentre lui continua la sua. 

Ho ripreso a godermi me stessa, la serenità e stabilità che sento da un po' di tempo a questa parte, la mia vita londinese. Ad essere un po' meno insicura, ricordandomi quello che valgo e quello che ho raggiunto fin'ora, e pensando ai miei eccitanti progetti futuri.

Venerdi voglio comprare il biglietto per l'Ecuador. Poi vedo Simon. Il giorno dopo è la mia festa di compleanno. E la settimana successiva sono in Italia dopo 3 lunghi mesi: a godermi la nipotina, la famiglia, gli amici, la sagra paesana, la campagna, il mare.

Al dopo ci penso...dopo. Step by step.

 

blossom80

martedì, 28 aprile 2009, ore 09:35

Valencia. Stamattina ce l'ho in testa.
Di Valencia non parlo quasi mai, perche' Valencia come esperienza e' stata oltremodo difficile, e ancora non capisco come possa essere andata cosi' nella citta' sulla carta piu' perfetta di tutte: e' bellissima e ogni volta che la visito e' ancora piu' bella, ha il mare, e' la terza citta' della Spagna per grandezza ma ha una dimensione umana, e' allegra e festosa come tutte le citta' spagnole, ma ordinata ed efficiente come tutte le citta' catalane, e' un tripudio di colori e di sapori, di stili e di tradizioni.
Ma a Valencia avevo 21 anni e lavoravo con gente tra i 30 e i 60. Lavoravo in una cittadina vicina, in una zona industriale che raggiungevo in metro e poi un chilometro a piedi tra le fabbriche. Ero l'unica, venivano tutti in macchina e nessuno si e' mai sognato di offrirmi un passaggio. Nessuno si e' anche mai sognato di invitarmi ad uscire con il proprio gruppo di amici.
A parte Angel, quel ragazzo d'oro (aveva credo oltre 10 anni piu di me) che mi aveva aiutato a trovare il lavoro nella sua stessa ditta e che di tanto in tanto si prendeva cura della mia salute sociale e mi invitava a qualche pranzo con la sua squadra di calcio (tutti fidanzati e/o sposati e/o con figli) o mi dava uno strappo in citta', fino alla metro sotto casa sua. 
Mi volevano bene, questo lo so per certo. Al lavoro mi adoravano, ero la piccola della compagnia, l'unica straniera, poi parlavo di calcio, e stavo agli scherzi e alle battute, come sempre ero molto amica di tutti specie degli uomini, dagli operai e magazzinieri al padrone sessantenne e ai figli del padrone. Molte delle ragazze erano decisamente troppo snob, ragazze di paese mai uscite dal loro quartiere, e mi han sempre trattato con un misto di curiosita' e di distanza, come fossi un animale raro. Altre invece sono state amichevoli e carine. Ma quando scoccavano le sei, ero sola.
Non saprei nemmeno contare quanti weekend ho passato a casa da sola.
C'erano persone sparse, certo. I miei coinquilini dei primi mesi con cui scappava qualche risata o qualche cena. Le sorelle della mia amica spagnola ai tempi della Germania (che era partita per l'Irlanda il giorno dopo che io ero arrivata!), che studiavano a Valencia e che un paio di volte mi han chiamata a casa loro. Un amico di un'amica di un'amica che un paio di volte mi ha fatto uscire con i propri amici. I valenciani non si mescolano facilmente. Adorano avere qualcuno da fuori a cui mostrare il loro ben di dio, la paella fatta sul fuoco come dio comanda, il pesce buonissimo, la festa paesana piu spettacolare della spagna. Ma per il resto, stan bene con le loro sicurezze, le loro abitudini, il loro gruppo storico. Beh, un po' come da noi in Italia.
Mi misi quasi subito con un ragazzo di Madrid che era appena stato trasferito in Svizzera, per fare le cose facili. Dopo un mese mi voleva sposare. Progettava tutta una vita con me, e a tutt'oggi lo so che eravamo sinceri nel nostro sentimento, che saremmo stati felici. Ma io non ero nel suo stesso punto. Lui era me adesso, cinque anni piu grande, piu saldo, pronto a vivere nuove avventure con la consapevolezza che non c'e' solo l'eccitazione della novita' ma anche momenti difficili da affrontare. Io ero Piccola, e in quel periodo mi sentivo ancora piu' piccola di quello che ero, quasi invisibile. Spaesata, scivolavo in una voragine ogni giorno che passava. E le sue telefonate, il suo cercare di farmi compagnia attraverso la cornetta di un telefono non bastavano. Non capivo piu chi ero e pretendevo che me lo dicesse lui, che mi conosceva da pochi mesi. Gli dissi di non chiamarmi per qualche giorno, che dovevo fare mente locale, e lui scomparve. Quando riuscii a ricontattarlo mi lascio'. Non l'ho mai accusato per questo. Se fosse rimasto, avrei tirato giu' nella voragine entrambi. Non ne sarei mai uscita io, avrei reso la vita impossibile a lui. Ma fu lo stesso una botta fortissima.
Incontrai quasi subito dei ragazzi sardi che facevano l'Erasmus a Valencia. A parte uno o due di loro, non c'erano persone piu' diverse da me in tutta Valencia. Non mi piacevano, e credo di non essere piaciuta a loro, ma la solitudine mi faceva accettare anche quel surrogato di amicizia. Riempivano di tanto in tanto quel vuoto con del rumore, niente piu' di questo. Che poi, dopo 6 mesi a interagire solo ed esclusivamente con spagnoli, riprendere contatto con italiani medi fu un po' uno shock. Senza contare che mai prima, nelle mie precendenti esperienze all'estero, avevo avuto conoscenze italiane. Per me quando ero fuori, l'Italia era solo un ricordo e mi piaceva tenere le due cose separate.  (oggi e' molto diverso, anzi, mi realizzo quando riesco ad unire le due cose)
Cosi' finirono dieci mesi di Valencia. Senza capo ne' coda. Con insegnamenti importantissimi, e un sapore amaro in bocca.
E lo so perche' in questi giorni mi e' ritornato in testa questo periodo di cui parlo raramente. Perche' per molto tempo, ultimamente, le cose mi sono andate bene. Perche' sono felice, a Londra. Perche' raccolgo frutti. Non e' tutto perfetto, ovvio, ma e' il modo in cui vivo e apprezzo le giornate che mi fa sentire bene. E forse, mi sono un po' dimenticata di quanto letame ho dovuto spalare, prima di raggiungere questo stato. Dei pianti, dei denti sempre stretti e delle unghie sempre affilate. Devo ricordarmi che sono stata male, perche' non voglio che tutta questa serenita' mi renda una persona arrogante...non voglio che mi faccia piu' sottovalutare il male degli altri.
blossom80

venerdì, 24 aprile 2009, ore 08:12

Ennesima notte insonne. Ennesima notte passata a tossire pesantemente, dopo un ennesimo giorno passato a fare lo stesso. La tregua, quando c'è, non dura più di qualche ora. E io sono E-S-A-U-S-T-A.

E durante il giorno l'adrenalina, il lavoro, lo splendido Sole primaverile, la voglia di condividere la mia amata città con gli amici in visita dall'Italia, i pensieri di qualche risposta che comincia ad arrivare e quelli di qualche domanda che sembra non averne mi tengono sveglia, attiva, energica.

Ma ieri notte, quando alle tre cercavo di fermare un ennesimo attacco di tosse che mi stava portando ai conati di vomito, sono sopraggiunte le lacrime. Le ho fermate, perchè solo ci mancava che nel mezzo di tutto lo sfacelo fisico ci aggiungessi il pianto, ma mi sono sentita persa, mi sono sentita fragile, e l'unica cosa che volevo era andare di là e farmi abbracciare forte da uno di loro tre, a caso, oppure prendere il telefono e chiamare chi non ho più il diritto di chiamare, e farmi ripetere che tutto questo finirà. Come si farebbe a un bambino. Io, la donna che vive da sola e da sola combatte da dieci anni. Per un attacco di tosse.

Ma non si può, da grandi. Ci si vergogna di andare a svegliare qualcuno che dorme per chiedere un abbraccio. Non si fa, non si disturba, non ci si abbassa. E ovviamente altro non ho fatto che bere l'ennesima tisana con otto chili di miele e aspettare che il diavolo nel mio corpo prendesse una pausa. E mentre aspettavo, ci pensavo, a tutto questo. Per nessun motivo in particolare. Ma quel mio istinto di andare a cercare un abbraccio, quel minuto in cui mi son sentita Sola e persa e ho sentito il bisogno di condividere, mi ha fatto pensare a quanto sia giusto o ingiusto quello che facciamo noi umani crescendo, decidendo che certe emozioni non sono più accettabili. Gli animali non smettono mai di venirci a cercare per una carezza quando hanno bisogno di fisicità, di calore. Non si vergognano di questa necessita.

Perchè io si?

blossom80

sabato, 11 aprile 2009, ore 13:00

C'è qualcosa che da sempre mi fa più male di ogni altra, ed è quando non riesco ad esprimere quello che ho dentro. Quando vengo fraintesa, o quando semplicemente le mie capacità comunicative si inceppano. A volte succede perchè non so bene quello che ho dentro. Questa volta, invece, penso sia perchè lo so fin troppo bene. E ancora non so come spiegarmi, a chi non mi conosce abbastanza bene per leggermi dentro senza bisogno di parole.

E' tutto cosi chiaro, per una volta...è tutto così sicuro, stabile. Nel bene e nel male. E ogni persona che incontro, che rivedo, mi guarda ed è la prima cosa che mi dice. Non avevo mai pensato che la consapevolezza, da sola, potesse far maturare cosi tanto e abbattere certi limiti...limiti che ho da talmente tanti anni che mai avrei pensato che le cose sarebbero potute cambiare.

All'appello manca ancora la sicurezza in me stessa quando in relazione con un'altra persona. Non ce l'ho mai avuta, fino da bambina, e mi ha causato e ancora sta causando tanti problemi e tanti fallimenti. Ma ora so, che posso cambiare. Ora ho la prova che migliorare si può. Che si DEVE. E questo mi dona tanta, tanta serenità, tanta fiducia.

Questi quattro giorni in campagna si stanno rivelando un immenso toccasana. La mia famiglia disastrata mi trasmette un calore unico, la mia "stella patata" di nipotina mi dà delle soddisfazioni ed emozioni incomparabili, e certi amici sono davvero sensazionali. Il sole splende sui campi arati, le gemme spuntano sugli alberi, è primavera qui in paese e la sensazione primaria è quella di PACE. La cosa che cercavo venendo qui, la cosa di cui più ho bisogno per curare certe ferite, anche profonde, e per riempire vuoti derivati da parti di me che sono state strappate via e che chi lo sa, se mai si rigenereranno. E pace ho trovato, fuori... ma soprattutto dentro.

Sereni giorni di festa a tutti.

blossom80

giovedì, 02 aprile 2009, ore 19:33

L'altro ieri ho pranzato da A., un mio ex collega italiano che non vedevo da mesi.
Abbiamo anche passato un po' di tempo con la sua dolcissima bimba di due anni e mezzo, di cui sapevo tutto dal concepimento in poi, ma che mai avevo incontrato...un'ora semplice e intensa che mi ha fatto assaggiare l'immensa gioia di essere genitore e l'amara realtà di esserlo "a tempo" (causa una relazione andata troppo male), facendo attenzione ad ogni singola parola detta, a ogni gesto fatto per poter mantenere i diritti di amore su quella trottolina.
Io e A. siamo molto simili. Per quello il suo dolore, la fatica che ci mette per arrivare alla fine di ogni giorno e non scoppiare li capisco in pieno. Non siamo persone che possono camminare in punta di piedi. Non siamo persone che possono camminare in mezzo alle mine, con il terrore di farne saltare una e non poter mai piu rimediare.
 
A. è molto più avanti di dove sono io, nel mio cammino. Ha fatto cose che io ancora non ho fatto o che mai farò: arti marziali, meditazione, trekking in Himalaya, viaggi, ha fatto ottomila lavori fin dai più umili, eccellendo a modo suo in ognuno, fino a trovare la sua vera vocazione. Ha dovuto e saputo rinnovarsi e reinventarsi un sacco di volte, non solo come uomo ma anche come figlio, compagno e padre.
 
Certo, è più grande di me. Ha anche più benzina in corpo e piu determinazione, volendo, cosa che un tempo causava spesso scintille tra noi, entrambi teste calde e sangue pulsante.
Però questa volta ho sentito davvero di averlo avvicinato, e l'ha sentito anche lui. Per strade diverse, grazie a esperienze diverse e diverse priorità, siamo arrivati al crocevia delle persone adulte, o almeno (nel mio caso) adulteggianti.
 
Mi ha regalato sacchettini di pensieri che ho portato a casa e sparso sul tavolo.
Alle volte bisognerebbe davvero guardare a chi ha vissuto più intensamente di noi, per capire che strada prendere.
E a volte, bisognerebbe anche passare più tempo con un bambino, per riprendere prospettiva sulla propria vita..come ha detto A., "per smettere di essere cosi egocentrici con i nostri -grazie al cielo- insignificanti problemi esistenziali".
 
Un'altra preziosissima lezione di vita taggata "London".
blossom80

domenica, 08 marzo 2009, ore 23:51

C'è tanto da fare. Tanto tanto. La mia mente lavora sul progetto, raccoglie informazioni, opzioni, suggerimenti, stimoli. Velocemente li scannerizza e li elabora, poi li archivia ordinatamente. Non c'è mai una fine.

Gli obiettivi primari sono stati stabiliti diverso tempo addietro. Ma il composto va impastato e amalgamato per bene, nuovi ingredienti vengono aggiunti, e serve altra farina per compattare il tutto.

Un lavoro di anni. Un lavoro costante: ci vogliono convinzione, abilità, conoscenze. Sapersi rinnovare, perdere e ritrovare se necessario. Evoluzione.

The Life Project.

blossom80
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mercoledì, 25 febbraio 2009, ore 01:04

Certe volte lo sai che le parole non bastano per descrivere ciò che pensi, ciò che hai dentro. Ma sai anche che te ne pentirai se non ci proverai.
E io domani rientro a Londra, e non lo so se sono pronta o meno. Ma anche domani sarà un pezzo di vita, e per Lei ho la certezza di esser sempre pronta.
Ho vissuto un giorno e mezzo nel limbo del mio Friuli, quel "grande nulla" come lo avevo impietosamente chiamato pochi anni fa, ma considerandola - da cittadina adottata - una cosa positiva. Tempi lenti, paciosi. Il pane comprato al minimarket di paese, il giornale all'edicola in piazza, con una piccola mostriciattola bionda vestita da coccinella che mi tiene per mano. Gli anziani salutano tutti, anche se non ci si riconosce, perchè siamo in 800 e c'è gran senso di comunità, anche se le cose in realtà sono cambiate e ognuno è fondalmente rintanato nel fortino della propria casa. E i bimbi sono a casa da scuola, ma non c'è nessuno in giro, solo noi a tirare coriandoli sul marciapiede, a salutare il cane del padrone dell'osteria, a infangarci sul campo sportivo. Ma poi sulla strada del rientro ti ferma una bimba che non conosci per dirti che lei si vestirà da strega nel pomeriggio, e sorridi a questa ventata di complicità.
Mentre Linda scorazza in giardino, osservo ciò che mi circonda. Case di sassi, legna per il fuoco stipata contro il muro, un vecchio ceppo su cui spaccarla con un' accetta rudimentale , un albero di limoni tenuto al caldo nella casa vecchia dei nonni, tra le biciclette e mille altre cianfrusaglie. Sapore di rustico, di campagna. Ricordi. Passato e futuro che si intrecciano. Sono cresciuta in cortile, e in cortile voglio invecchiare. Dico a mia madre di preparare una vasca di sabbia con la bella stagione, mia nipote ci passerà le ore a scavare, spalare, impastare.
Telefono di casa verso telefono di casa. "Se non disturbo passerei da te tra mezzoretta" "ok va bene", metto il giubbotto, le scarpe, percorro cento metri ascoltando solo il rumore della notte, mi ricopre un manto nero e stellato. "Ma sei venuta a piedi?" mi chiedono per l'ennesima volta. Se è sera, se fa freddo, se piove, in un paese di 4 vie si prende la macchina. A Londra il triplo di questo percorso lo faccio ogni mattina se vado a prendere la metro. Fa riflettere sull'ostinazione umana a delegare anzichè vivere in prima persona. Un pensiero al libro che ho cominciato a leggere. (Un Indovino Mi Disse, di Terzani - Blixxxa qui sorriderà)
Telefonate, incontri. Hellen non la riesco a vedere, appena mi sente per telefono mi canta la canzone di Elio e Le storie tese "Cara ti amo, mi sento confusa...", scoppiamo a ridere. Lei è come me, in tanti versi. E l'ammiro per il suo percorso interiore. Quando le parlo, lei sa. Fa la parafrasi di me meglio di come lo potrei fare io. Passo da Veronica la sera, è da sola con i due pargoli, mi assale il grande con storie di Power Rangers, Gormiti e macchinine. Tra un'interruzione di gridolini e un'altra, lei mi lascia le sue pillole di pensiero. Grande donna anche lei, grandi valori. Mi piace aver mantenuto il contatto con loro due, mie ex colleghe del periodo udinese, piu grandi di me e immerse in dinamiche di vita diverse dalla mia attuale, ma sempre capaci di fungere da specchio per il mio processo di crescita. Ispiratrici, e grandi amiche.
E poi sta volta tocca anche a Nikola, il mio guru bosniaco, friulano ad honorem. Da lui sono calici di vino e fiumi di parole in assetto relax, con una gatta in braccio che mi impasta le gambe. Vite a confronto, condivisione di pensieri di due persone che più diverse forse non potrebbero essere, ma che condividono apertura mentale, culturale, a volte anche fisica, due sperimentatori che non si vergognano dei loro passi falsi e anzi li mettono li sul piatto, si sfottono a vicenda, ne ridono su e riflettono su ciò che è e ciò che si vuole. Mi ha regalato un libro, rosso, chiamato "L'arte della guerra", antico trattato di arte militare scritto oltre duemila anni fa da un militante filosofo cinese. Serata "spettacolo", come dice lui.
Rientro a cento-centoventi all'ora per le strade di campagna, assaporando il gusto della guida. Metto la mia vita su un palco e ne vado fiera, vado fiera di ogni scelta che ho fatto, di ogni persona che ho scelto di conoscere, e poi tenere. Di ogni persona che mi ha tenuto. 
Guido, penso e mi piace ciò che penso, nonostante il sapore bittersweet di questi ultimi giorni. Mi piace ciò che sento, ciò che sono.
Mi incazzo con me stessa per certi limiti che ho, ma vedo anche un sacco di opportunità di crescita, miglioramento, di futuro, di idee. Sento voglia di fare, di vedere, di conoscere, di provare.
Riconosco il lavoro di questi ultimi anni, lavoro di cementazione di esperienze, valori, forza interiore, capacità di autoanalisi, capacità di mangiare polvere e poi alzarmi, malconcia e un po' provata, ma con orgoglio e rabbia, e servirmene per fare un passo avanti, o in alto. Traggo forza dalla certezza che le mie priorità di vita e i miei sogni per il futuro non cambiano più. Quelli sono, quelli rimangono. E anche se le emozioni poi mi fan sorridere di meno, o annebbiare la vista, la strada non la perdo.
Dovesse servire, in caso, metterò il navigatore :)
blossom80

mercoledì, 14 gennaio 2009, ore 22:41

Il primo documento che scrivo con il mio laptop nuovo di stecca (a cui ho già dato un nome, Asi, diminutivo di Asus) è questo post. Seduta alla vetrata dell’aeroporto, la nebbia e la neve danno un colore bianco-grigio al paesaggio di campagna, ed è un effetto che mi piace molto. Pare di stare in una romantica cartolina d’altri tempi, nonostante i cartelli bassi e le luci gialle della pista di atterraggio e decollo e la campagna semi-deserta dietro richiamino assurdamente alla mia mente le immagini del campo di sterminio di Auschwitz visto di recente nei modellini e le foto dell’Imperial War Museum.

Buffa è la mente.

 

Penso alle cose che mi attendono a Londra.  Ho fatto una sorta di “to do” list mentale questo gennaio, l’ho anche messa per iscritto qua e la su vari foglietti, ed è arrivato il momento di cominciare a lavorarci su. Non sarà difficile questa volta, credo: niente propositi o tipiche promesse di inizio anno, che lasciano il tempo che trovano. Solo cose che desidero fare, che sento giuste per il momento in cui mi trovo,  e non dovrebbe essere difficile portarle a termine. Non le sento nemmeno come una sfida, seppur mi eccitino come se lo fossero. Sono talmente dentro me che le avrei fatte anche se fossimo ad agosto.

Di cosa si tratta?

Diverse cose. Per cominciare, sto facendo una lista delle cose che “mi mancano” di Londra: musei, luoghi, parchi, attività, ristoranti..quelle cose che da londinese dici “c’è tempo” e invece poi non le fai mai, e finisci a conoscere una città completamente diversa da quella che conoscono i tuoi amici turisti.  Era stato così anche durante il periodo in cui ci avevo vissuto come ragazza alla pari, quando Londra per me erano il parco di Wimbledon a Southfields, la discoteca Watershed di Wimbledon, il Fox pub di Putney e poco più. Sono splendide queste Londre personali, ma penso sia doveroso, dopo 4 anni, scoprire quanto immensamente ha da offrire questa città, specie sul lato culturale che fino a pochi anni fa non ero in grado di apprezzare.

Poi voglio cambiare università, se ci riesco. Mi piace quello che sto facendo, anche se sto studiando poco e niente (ho un esame domani, per dire, e per ora ho solo “riletto” ..) e non so che risultati porterò a casa questo semestre. Però non voglio avere le mani legate per altri 3 anni: voglio trovare un corso di laurea a distanza, per poter evitare di andare a lezione e concentrarmi solo sui contenuti,  da qualsiasi parte del mondo decida di essere.

Parte del mondo ho detto? Eh si...

C’è pure questa di novità. Ho voglia di nuove avventure. Penso a questi ultimi dieci anni, al processo di crescita che ho avuto. Penso a com’ero da diciannovenne, quando 6 mesi in un posto erano un periodo troppo lungo. Penso anche a come sono riuscita a fermarmi quando è arrivato il momento giusto, 4 anni fa. Penso a come ora sia pronta a far fondere questi due principali aspetti di me, cosi contrastanti eppure così armoniosi insieme: l’amore materno per il nido, la famiglia e le sicurezze, e la curiosità e desiderio costanti di esplorare, conoscere, sperimentare. Il primo non dipende solo da me, è ovvio, ma verrà, sono fiduciosa, e quando lo farà sarò pronta a lavorarci sodo. E’ il mio istinto più animale, quello più primordiale, quello marchiato a fuoco dentro me. Quello che dentro un b&b di campagna, circondata dai miei bambini, dal mio uomo, dalla nostra “gente” mi fa immaginare splendida e sorridente. Il secondo invece l’ho scovato con il tempo, l’ho imparato a conoscere e sviluppato con le esperienze, sta quasi interamente nelle mie mani ed è forse il più difficile da seguire, quello che richiede più coraggio, forza interiore,  convinzione. Ma a quasi 30 anni, con una mezza maturità da giovane donna e un’altra mezza incoscienza da ragazzina, è questo il momento più perfetto per dar forma alla Vita come la voglio Io.

 

Le idee e le possibilità sono tante. Al momento ce n’è una in particolare, un po’ mi fa paura parlarne, poi non dipende solo da me, e quando qualcosa dipende dall’entusiasmo e convinzione di due persone, le cose raddoppiano sì in bellezza al pensiero della condivisione, ma anche si dimezzano in stabilità, specie quando il quadro generale non è ancora altrettanto chiaro per entrambi.

Ma certe componenti le voglio a prescindere dal progetto comune. Uno di questi è il volontariato, l’altro sono i viaggi “d’avventura”, che poi avventura non lo so che vuol dire, l’importante è che siano viaggi veri, di scoperta, di full immersion in luoghi e non in touristic resorts. E vorrei provare a combinare le due cose, perché per me vanno un po’ pari passo… impossibile studiare gli impatti del turismo sulle località e popolazioni e non desiderare vederle, impossibile vederle e non voler aiutare, dare il mio minimo, umile contributo.

Così, tra esami universitari e la solita vita di tutti i giorni al lavoro, cerco di trasformare sogni in progetti, e muovo piccoli passi verso un’estate che vorrei essere, finalmente, diversa.

 

Poi si sa, che Lorena è capace fracassare al suolo assieme ai suoi sogni in maniera quasi magistrale. Ma 10 anni han dimostrato che in un qualche modo si rialza sempre, e riparte.

Un po’ di paura ce l’ho lo stesso. Ma non voglio essere nemmeno io quella dei mille sogni, e nessuno realizzato. E allora, io vado… poi se viene qualcuno con me, allora lì sì che sarebbe davvero il massimo.

blossom80

martedì, 30 dicembre 2008, ore 11:00

Ultimi istanti del 2008…e ho mille cose da raccontare, ma non ho mai un computer sotto mano quando le penso, dall’alto del double-decker bus che mi porta al lavoro, o nei sotterranei della metro che mi riporta a casa, o quando passeggio lungo Long Acre a Covent Garden…e quando sono a casa poi ci sono tante altre cose da fare, o da non fare, perche’ stare a casuccia nelle sere d’inverno e’ giusto che sia anche per poltrire…

Pensieri di un anno che se ne va, senza infamia ne’ lode, ripieno come il tacchino di Natale di ogni bonta’ e schifezza possibile. Un altro anno che si e’ portato via un altro po’ della mia ingenuita’, della mia buona fede, delle mie adorate nuvole, scambiandole con del granitico suolo di cinismo, dove i sogni prendono il nome di illusioni e i progetti quello di fallimenti.

2008, l’ultima volta che sono stata capace di amare ad occhi chiusi, ardendo come un fuoco di paglia, senza direzione ne’ consapevolezza.

2008, la prima volta che sono stata capace di riconoscere che non era amore, era ossessione per l’amore, e a tirarmi fuori con le mie nude mani da uno dei buchi piu’ neri in cui fossi mai caduta. Capace di guardarmi allo specchio e provare schifo verso me stessa per essere stata cosi’ stolta da caderci, cosi’ debole da cancellare la mia essenza per un miraggio di felicita’.

E ritrovare in quella immagine riflessa il mio vero sguardo, la mia vera forza, ritrovarci una Donna, e la consapevolezza che giving up will never be an option for me.

E chi e’ venuto dopo, nella mia vita, e’ fortunato, perche’ ha incontrato la vera Lorena, quella incapace di mentire, di mascherarsi, quella che ancora si sente insicura e cerca conferme, ma che per bisogno d’amore non si annulla piu’, bensi’ si trasforma in una spugna per assorbirne il piu possibile, fino a gocciolare, e bagnare a sua volta colui o colei che l’alimenta.

 

Mi sono sentita una spugna per la prima volta proprio la primavera scorsa su quel divanetto di un club, proprio mentre cercavo di riprendermi dalla merda in cui ero caduta, quando l’ho guardato negli occhi e lui mi ha aperto il suo cuore, e mi sono sentita travolta da uno dei sentimenti piu’ forti e liberi e veri che abbia mai provato nella mia esistenza, uno di quelli che restera’ con me per sempre, che si evolvera’ e prendera’ mille forme, ma che non si spegnera’ mai.

E ci sono tante altre persone nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei progetti, qualcuna piu’ speciale di altre specie in questi ultimi tempi, e tanti eventi di questi 12 mesi da ricordare…ma io questo 2008 lo dedico proprio a Te, che non hai bisogno di parole per parlarmi, che non hai bisogno di spiegazioni per capirmi, Te che ammiro per la tua onesta’, per la tua indipendenza, per la tua sete di vita e per il coraggio di essere sempre te stesso, Te che mi hai insegnato cosa vuol dire essere davvero liberi…You, that when you smile you light up my soul.

Grazie per esserci stato anche in questo 2008.

 

E a tutti voi che mi leggete, o mi pensate, o mi ricordate, e anche a me stessa, auguro per una volta di travolgere questo nuovo anno che arriva, anziche’ esserne travolti. Perche’ si puo’. Perche’ the world is our oyster!

blossom80

lunedì, 27 ottobre 2008, ore 18:33

Ed è proprio così che descriverei la mia vita ora... Vorrei essere un panino al prosciutto, o una torta alle noci, e invece no, sono solo un insieme di briciole sparse sul tavolo senza nessun senso.

Sono stanca. L'università e i libri assorbono ogni minuto libero, e ciò nonostante è una continua corsa contro il tempo, vorrei fare un bel lavoro e invece so già che mi uscirà una schifezza, che se mi va bene quest'anno prenderò una C e dovrò anche esserne felice. Sono gelosa degli studenti full time che hanno tutta la settimana per studiare e invece non fanno un tubo.

Ultimamente sono anche gelosa di ogni donna che vedo in giro, perchè mi chiedo come cavolo facciano a trovare sempre il tempo di avere unghie perfette, sopracciglia curate, trucco, gonne svolazzanti...io giro ultimamente con le felpe e le scarpe da ginnastica, pregando che non piova perchè ancora non ho avuto tempo di comprare scarpe resistenti all'acqua. E cerco di non ripetere gli stessi vestiti, perchè ho quelle 4 maglie che giro e rigiro, e dovrei comprarne di nuove, ma quando? Mia mamma mi ha detto "pensa se avessi anche una famiglia e un uomo di cui prenderti cura la sera" ed effettivamente ha ragione, nn riuscirei a tenere nemmeno un criceto al momento!

Al lavoro sono sotto continuo stress, pensavo fosse una passeggiata e invece anche negli ambienti piu piccoli e familiari basta un po' di disorganizzazione per mandare tutto all'aria, e sinceramente rimango scioccata quotidianamente con la poca serietà della gente, con le lamentele inutili, con le bugie...ma è un ambiente di quasi sole donne e un uomo che è più che altro un bimboccio, e lo sclero quotidiano era probabilmente da prevedere.

Grazie al cielo se n'è andata una tipa pesantissima che ambiva a diventare una seconda Agnes (per chi si ricorda la mia ex collega di qualche anno fa), e che mi ha succhiato ogni energia fino all'ultimo. Ha cominciato una ragazza nuova in reception, slovena (mai avuto a che fare con sloveni e sono i miei vicini di casa!!!!le case dei nostri genitori saranno ad un'oretta e mezza di distanza per intenderci...), d'entrata molto sveglia, intelligente e capace...ma ha 27 anni e ha appena finito di studiare, ha lavorato in passato solo part time in un negozio, e mi rendo conto per la prima volta di quanto diverse siano le cose per chi studia fino a tarda età.

Questi "ragazzini" arrivano gasatissimi dai bei voti scolastici, convinti di poter spaccare il mondo e forti di  quello che altro non è che un pezzo di carta, almeno all'inizio. La loro vita fino a quel momento è stata un mondo perfetto: lo studio si fa da se e per se e al massimo ci si scontra con un prof bastardo, ma per il resto si è responsabili di se stessi. Qui invece ci si scontra con la realtà: ogni cliente è un mondo a se, che devi avere l'abilità di gestire al meglio, ascoltare, e non puoi studiare le tue e le loro reazioni, non puoi studiare quello che dirai, come lo dirai, cosa risponderanno loro. E non tutto va come dovrebbe, e non sempre si ha il tempo di riscrivere gli appunti  con colori e schemini come a scuola, di certo non durante il turno. E quando mi vedo una che al terzo giorno mi ha gia chiesto 5 volte quando puo avere un armadietto (io me ne sono sudata uno andando a rompere le palle tutti i giorni all'ufficio della sicurezza) e soprattutto quante vacanze ha e quando le può prendere, capisco davvero che aveva ragione Ian: l'esperienza batte qualsiasi titolo di studi.

Ovviamente non demonizzo gli studi, penso siano molto importanti e io stessa sto studiando, ma forse all'università  e in casa dovrebbero insegnare a questi ragazzini che studiare è una base da cui poi partire, non un punto d'arrivo, e che dovranno essere pronti ad ascoltare un sacco e accettare ciò che viene dato con umiltà e gratitudine. Io personalmente sono felicissima del percorso che ho fatto e credo che tornassi indietro rifarei tutto in maniera molto simile, anche se magari un po' piu velocemente.

Altre cose di rilievo, J. continua a intrufolarsi e insidiarsi nella mia vita, ci siamo rivisti dopo un po' di tempo e come al solito è stato bellissimo, e da lì è partita di nuovo una catena di messaggi e di incontri...e io non gli scrivo, solo gli rispondo, come sempre, ma lui mi continua a cercare, mi augura la buona notte la sera, mi chiama "sunshine" , chiede di vedermi, quando siamo insieme il tempo vola, siamo felici, mi abbraccia, vuole condividere, l'altro giorno per dire si è comprato un pacco di spazzolini doppio e ha insistito per darmene uno, e dopo avermi visto dice che è stato benissimo....e io mi dico, alla fine che cosa cambierebbe se fosse il mio ragazzo, salvo la parte fisica?!! Niente. Proprio nulla.

E allora sapete una cosa, io me lo godo. In questo momento non avrei tempo per una relazione più intensa, più frequente, e cosi mi godo quello che mi regala con i nostri incontri. E' la prima volta che mi innamoro di una persona (si...credo proprio di essermi un po' innamorata...) senza struggermi di dolore, senza tragedie, senza angosce...desiderosa di contatto fisico, ma capace di evitarlo. Capace di mantenere la mia dignità e la mia scelta, almeno per ora. 

E in tutto questo, c'è un'altra persona che on & off occupa i miei pensieri in modo diverso dal solito,e  non solo fisicamente...è un amico...e questo è quello che mi frena di piu. Ho paura di rovinare qualcosa per un capriccio...ho paura che nn sarebbe la persona giusta per me...ho paura di buttarmi... E forse, segretamente, spero ancora che J. ritorni sui suoi passi. E allora, in questo clima di indecisione, meglio single. Single, ma non sola.

blossom80