E' una di quelle notti. E dormire è come sempre, da sempre l'unica via d'uscita. Almeno finchè non imparerò a chiedere "aiuto".
Ogni scelta di vita porta con sè il suo fardello di conseguenze.
L'unica consolazione è sapere che sono scelte di vita, e non di sopravvivenza. Quindi, un fottuto senso ce lo devono avere. E finchè non lo scopro, io non mollo la presa.
Atterraggio, il momento che temo di più. Forse perchè il più desiderato, quello più carico di emozione...la prima pagina di un nuovo racconto.
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Ho guardato la partita al bar del paese, con mio fratello, i suoi/nostri amici, gli uomini e gli anziani del paese, pure una vecchietta che conosceva i nomi dei giocatori e li riconosceva in campo. Il tutto in un concerto di smadonnamenti molto sentiti e molto creativi, di gente che a ogni gol sbagliato si alzava e abbandonava la stanza per poi rientrare dopo due secondi, commenti tecnici, il tutto esclusivamente in friulano. Non è più come ai tempi di Zaccheroni, quando il locale era strapieno, ma è ancora tutto molto autentico...e quando sono entrata in molti mi hanno riconosciuta, Gianni, il gestore, mi ha fatto una carezzina veloce sul naso chiamandomi "piciule" esattamente come dieci anni fa, qualche compaesano mi ha chiesto "ma dove sei adesso" e quando son andata via mi han chiesto se torno per la sagra. Ritrovare tutto com'è sempre stato è come avvolgermi in una coperta...ed è per questo, che adoro tornare in questo posto e cullarmi tra le sue braccia sicure...
Camminando verso il bar, ho notato le stelle e ho detto a mio fratello "lo sai che a Londra c'è troppa luce, non si vedono" e lui ha esclamato "davvero? ma che brutto!" e questa sarà la nostra conversazione più profonda di questi quattro giorni, il nostro modo per dirci "dio come sono felice di rivederti, tu che sei parte di me".
E sono rientrata da sola per ascoltare il silenzio della notte di paese, perchè... ne avevo bisogno.
Ho una mente iperattiva e non so come spegnerla.
Tutto e' cominciato dopo l'ultimo esame di lunedi scorso, per cui ho un po' studiato all'ultimo momento la sera (ormai gioco al ribasso con gli esami, ogni volta studio un po' di meno!!!) e che pero' penso mi sia andato discretamente bene. Una volta uscita dalla stanza dell'esame, mi sono sentita piu' leggera di venti chili, pensavo di aver liberato lo stress e i pensieri, ed ero entusiasta di poter finalmente rilassarmi, dedicarmi ad amici e a me stessa.
E di giorno sta andando proprio cosi. Il problema e' la notte. La mia mente si e' lanciata in un'attivita' onirica inarrestabile, praticamente e' sistematico che non appena mi addormento mi scateno in una serie di sogni che rasentano l'assurdo... treni quasi persi, incendi, persone che si teletrasportano in luoghi che mi affascinano (la Cina), o a me cari (Friuli)...e molti di loro li ricordo nel dettaglio!
Ovviamente rispecchiano molto il tipo di pensieri che ho durante il giorno, specie riguardo i miei progetti di vita e di cambiamento, forse svelando una certa paura di fondo, la sana e naturale paura "di non farcela, di non esserne meritevoli o all'altezza", che ormai conosco benissimo perche' mia compagna in ognuna delle grosse decisioni prese in passato. E' che per assurdo e' sempre stata fonte di ispirazione e coraggio per le mie azioni. In parte penso sia anche un naturale processo di repulisti post-esame, voglio dire, la mia mente puo' contenere solo fino a un tot di informazioni, pensieri ed emozioni e quindi si libera del superfluo per far spazio a idee nuove, piu' fresche. E in gran parte, dimostra anche incapacita' di spegnersi: e' la tipica mente post-moderna, instancabile, ansiosa di produrre sempre di piu' nel minor tempo possibile, per la quale 24ore non sono mai abbastanza. Sono pensieri positivi, e sono molto serena riguardo a tutto, per cui non mi preoccupo.
Ma sono stanca. Voglio spegnerla adesso, per un po'. Voglio solo godermi il corso della mia vita da spettatore per qualche giorno. E dormire una notte intera, senza sogni e senza mille piccoli risvegli. La mia mente vuole la guerra? Stasera l'avra'. A base di doccia calda, olii essenziali, tisana alle erbe, e Norah Jones. Ommmmmmmmmmmmmmmmmmm 
Eventi salienti della giornata di ieri:
Non ho dormito ieri notte. Ho finito il portfolio per l'universita alle 8 del mattino, ho lavorato sul computer tutta la notte, ogni tanto guardavo l'orologio: quattro, cinque, sei, sette, il mattino è arrivato in un lampo. Non ho sentito nemmeno il sonno, la stanchezza, facevo volare le dita sulla tastiera, sapevo che altrimenti non l'avrei mai finito. Notte irreale un po'. Mai avrei pensato di fare mattino. Eh, ma io sono cosi...quasi ci godo a lasciare tutto all'ultimo. A distrarmi. A mettermi alle strette. E' come se cercassi la sfida con me stessa, ogni volta una piu' dura: e mi dico, ce la fai, lo sai che ce la fai. E lo so, dentro lo so che ce la faccio anche meglio. Che l'adrenalina, l'urgenza, spremono fuori il meglio di me. Insomma. Se prendo una A giuro che vi pago un caffè, se venite qui a Londra a prendervelo :)
Oggi poi sono andata all'Uni e al lavoro. E dopo il lavoro, drink di Natale con colleghi. Stavo per schiattare dal sonno, dalla spossatezza, ma la mia mezza birra mezza lemonade me la sono slurpata comunque.
Io non lo sento il Natale quest'anno. E' come se non mi appartenesse. Come se lo guardassi da un pianeta lontano. Non voglio fare nemmeno l'albero. Eppure mi son sempre fatta emozionare dalle luci, dalle decorazioni, dai pacchettini, dall'atmosfera. Quest'anno, niente. Non solo, quasi mi irrita quanto è banale. Sento che è parte di un processo. Un cambiamento.
Una sensazione cosi netta di evoluzione l'avevo sentita solo due annetti fa, in quel periodo in cui mi piace dire che mi son addormentata ragazzina e mi son svegliata giovane donna. Quando ero diventata Adulta. E ora la sento di nuovo...nn so nemmeno spiegare in cosa sto cambiando...ma ci sono dei sintomi chiari, e mi sento tremare un po' la terra sotto ai piedi, e mi fa un po' paura, e magari di tanto in tanto provo ad ignorare, ma come si fa, ormai indietro non si torna. E so che un giorno, mi sveglierò la mattina e tutto sarà chiaro davanti ai miei occhi. So (non perchè lo spero, ma proprio perchè lo so) che sarò una persona ancora migliore. Lontana dalla perfezione, ma migliore.
Per esempio, non lo so, per esempio che mi immagino altrove. Mi immagino in paesi lontani. Mi immagino viaggiando. E' ora.
E poi, c'è che quando vado a lezione di turismo e si parla (sempre) del rispetto della natura e del commercio equo e solidale, sento il desiderio di metterci dentro le mani. C'è cosi tanto da fare in giro per il mondo, e io perdo tempo dietro una reception. Non che denigri il mio lavoro, no no. Ho imparato cosi immensamente tanto con ogni occupazione che ho avuto, tutto serve. Ma sento che è arrivata l'ora di fare quello che vorrei fare, e non quello che è comodo fare. Non sono abbastanza costante, con le idee...ma l'idea di lavorare per un'NGO o un'associazione per contribuire a migliorare le condizioni di anche solo una o due persone....è qualcosa che mi fa dire: ecco, questa sei tu.
E sorrido, l'altro giorno ho detto per scherzare "sono nata capitalista e morirò hippie"...non è proprio cosi...ma il processo è a un solo senso, ormai...ammiro chi riesce a fare soldi, a generare guadagni. Però...di nuovo...non sono io.
Ho spesso fame, in questi giorni. Mi dimentico spesso di mangiare, anche ora si contorce lo stomaco, per non parlare che ho ancora solo un'ora di sonno alle spalle, ma devo prima finire questo post. Sognare è la mia vera sostanza. Il mio pane. Il mio ristoro.
E basta ora...pensare che mi ero collegata solo per dirvi di quel bimbo sulla metro di stasera, rientrando, che giocava a rincorrere una pallina urtando tutti i passeggeri, ma aveva lo sguardo piu dolce e amichevole, e non c'era persona che lo guardasse senza fare un sorrisone. Era come una macchia di colore in una lavatrice di grigi. Volevo dirvelo. Perchè son certa che capitano anche a voi, dieci minuti cosi, di respiro, di gioia nel cuore. Ma che bello è?
E' l'una e venti di mattina, mi sveglio tra cinque ore per andare al lavoro, ma non ho voglia di dormire...e me ne pentirò, domani, lo so, ma ho tanti bei pensieri in testa, e non mi va di spegnerli.
Negli ultimi giorni vivo un po' nel mio dreamland. Quel posto in cui coltivo i miei sogni, costruisco futuri e mi ci immagino protagonista...e la maggior parte del tempo sono qui fisicamente, ma lì con la mente, sembra che guardi nel nulla, e invece sto viaggiando con la fantasia, mentre cortometraggi di come potrebbe essere la mia vita scorrono davanti ai miei occhi. Immagino chi sarei, cosa farei, come sarei se andassero in porto i vari piani A, B, C....Y, Z.
Mi vedo mamma. Mi vedo con i miei cuccioli. Sento il fuoco di amore che mi brucerebbe dentro. Sento l'orgoglio che proverei aiutandoli a volare con le proprie ali. Mi vedo in un bed & breakfast, a preparare per i miei clienti una colazione come piace a me, con varie abitudini prese nei vari posti in cui ho vissuto, con il salmone affumicato, gli affettati e il pane integrale, con il sale e il pepe sulle uova alla coque, con l'avocado spalmato sul pane, con la marmellata di arance, i cornflakes, il tè alla menta fresca e il miele e il caffè nella tazzina. Mi vedo in montagna, o al mare, a passeggiare in silenzio la mattina presto o all'imbrunire, stare sola con i miei pensieri, cullarmi nella bellezza del presente e generare altri sogni. Mi vedo seduta per terra davanti al caminetto, con un gatto sulle ginocchia, e il mio uomo affianco, a condividere idee, impressioni, e silenzi, e poi baci e tanto altro ancora. Mi vedo imbaccuccata nel sacco a pelo sotto un manto di stelle, ad aspettare il mattino in qualche posto remoto del sud america, per riprendere il viaggio che sto facendo. Mi vedo come volontaria in una comunità africana, a colorare, e scrivere, e danzare con i bambini, con le loro famiglie, sentendo il calore della terra, lasciando che il fuoco delle origini mi incendi l'anima.
Per chi mi chiedeva "cosa vuoi fare da grande".
Crescere porta alle volte a fare delle scelte che vanno contro le tue emozioni. Che vanno contro ogni istinto.
Crescere porta a prendere una decisione che sai essere quella giusta, anche se fa più male di quello che pensavi.
Crescere porta a riconoscere qual è la strada che porta ai tuoi obbiettivi, e non è di certo quella che luccica di più.
Crescere è riconoscere di aver commesso un errore, e provare frustrazione per essere stati ancora una volta troppo deboli.
Ma la fregatura più grande è che non importa quanto si sia cresciuti: il sapore delle lacrime rimane sempre lo stesso durante tutto il percorso.
Eppure riesce ogni singola volta a coglierti di sorpresa.
I'm not calling for a second chance,
I'm screaming at the top of my voice.
Give me reason but don't give me choice.
'Cause I'll just make the same mistake again.
Respiro. I polmoni si aprono a meta', e l'aria che entra non basta ad ossigenare la mia anima. Non ce la faccio piu', il lavoro e' un formicaio e con il caldo la gente diventa ancora piu' insopportabile... quando ascolto il suono del citofono per la milionesima volta e per la milionesima volta la gente strattona la porta con rabbia ignorando il cartello "push", mi viene voglia di saltare dalla finestra di quel nono piano e farla finita. L'inquinamento acustico in questo posto e' qualcosa che mi fa uscire di testa, io che non ho nemmeno una tv perche' di sottofondo preferisco il SILENZIO. Ad ogni modo, per fortuna le finestre non si aprono. Ad ogni modo, per fortuna manca poco, e ora come non mai mi rendo conto che questo posto non ha davvero piu' nulla da darmi. Quasi nulla.
Ieri sera ero al limite della sopportazione, J. al secondo piano mi scrive "perche' non vieni a farti una nuotata dopo il lavoro", cosi per la prima volta in quasi quattro anni mi sono fermata dopo la chiusura e mi sono buttata in piscina al buio. Lui era li' con me, mi ha insegnato a fare le giravolte in acqua per cambiare direzione alla fine di una vasca, e ci sono quasi riuscita, ovviamente quando non stava guardando, ma per lo piu' mi sono respirata mezza vasca provandoci. E poi abbiamo fatto una gara, e mi ha dato due metri di vantaggio, quasi tanti quanti la sua altezza, e mi ha lo stesso battuto. E poi abbiamo fatto un paio di vasche, lui a dorso e io a rana, senza smettere di chiacchierare. E poi mi ha chiesto "come sono stati questi anni" e io gli ho un po' raccontato di me, di quanto mi ha dato questo lavoro, e poi mi ha raccontato com'era in scozia e mi ha fatto sognare e viaggiare con la mente. E poi ci siamo raccontati com'era bella la nostra infanzia fatta di niente, e mi e' venuta voglia di campeggio e di pesce arrostito sul fuoco, e ci guardavamo negli occhi con il riflesso dell'acqua, e io avevo i brividi di freddo ma non me ne sarei voluta andare per niente al mondo. E non chiedetemi cosa significa perche' non lo so, perche' sono momenti troppo belli per avere un nome o avere una spiegazione, perche' forse non si ripeteranno, ma quello che so e' che ieri sera sono rientrata a casa in bici con i capelli bagnati, e non mi sentivo cosi' libera da un sacco di tempo.
Com'e' bella, l'estate...