martedì, 21 luglio 2009, ore 21:47

Oggi Linda è stata particolarmente coccolosa, come se lo sentisse che partivo. Non mi mollava un secondo. Poco prima di partire verso l'aeroporto, a pranzo, l'ho guardata li mentre "trafficava" nel suo seggiolone e ho pensato ai miei progetti per l'autunno- ancora un segreto per la mia famiglia - e mi si è letteralmente stretto tutto dentro: cuore, polmoni, stomaco... è sempre cosi difficile lasciare una famiglia che adoro per tornare a Londra, ma farlo per andare dall'altra parte del mondo (e doverglielo spiegare!) sarà ancora più difficile.

Allo stesso tempo sento dentro di star facendo la cosa giusta, che è una scelta mia in tutto e per tutto. E poi, quando torno, mi godo un mese di questo:

 

blossom80

domenica, 12 luglio 2009, ore 06:09

Ore 5.45 e non si dorme. Il corpo ha superato la soglia della stanchezza e ora si nega a Morfeo. La mente l'asseconda con i suoi mille pensieri. Non si può mica vivere di alti e bassi. E' estenuante. Bisognerà pure trovare un po' di stabilità. Eppure mi pare sempre di più che non sia ciò che la vita ha in serbo per me. E la incolpo di questo. Ma forse , se ci penso, l'unica da incolpare sono io.

Da un lato mi nutro di entusiasmo. Non mi attrae la normalità. Voglio essere costantemente stimolata. Dall'altro sono emotiva da fare paura. Amo ricevere tutte le cose che do: sicurezze, protezione, attenzioni, sentimento. Senza di esse mi sento persa. Con esse, mi sento forte e pronta ad affrontare  le mie scelte un po' fuori dai canoni. Però non sono ancora riuscita a trovare entrambe nello stesso uomo. Intravedo possibilità. Ma poi non si concretizzano.

All'alba di questo secondo giorno da 29enne, mi sento sola in questa casa vuota, dopo una splendida festa di compleanno che mi ha aiutato a raccogliere ben 200 sterline di beneficienza per i "miei" futuri bimbi in Ecuador. Mi tremano letteralmente le gambe al solo pensiero di quello che ho scelto di fare. Solo stamattina invece ne ero entusiasta mentre ne parlavo con Simon, mi sentivo preparata, determinata. Ecco, questo è uno di quei momenti emotivi senza senso, in cui avrei solo bisogno di una roccia alla quale aggrapparmi.

E questa roccia non c'è. Ora che faccio: aspetto di vedere se la sabbia con il tempo diventa roccia? lascio perdere? o glielo chiedo, all'irlandese, che intenzioni ha con me? Pare cosi troppo presto per la terza...cosi già tardi per la prima...cosi un peccato per quella di mezzo. In ogni caso, ho la netta sensazione che sto combattendo una lotta già persa in partenza. Se non fosse che io le sensazioni non le ascolto mai, e fino a che non vado a fondo a qualcosa non mi ritiro.

Non mi rimane che fare una cosa. Andare a dormire. E sperare che il sonno cancelli questi pensieri. E avere altre due settimane di autonomia emotiva, prima della prossima crisi...

blossom80

lunedì, 22 giugno 2009, ore 12:27

Tre giorni liberi dal lavoro passati senza un preciso piano.
La gente pensa che io senza un piano non sappia vivere, ma non è così. Mi piace improvvisare.  E' solo che spesso ho tempo libero in quantità inferiore alle cose che voglio fare e alle persone che voglio vedere e per riuscire a fare tutto ho bisogno di programmare.

Anyways. Questo weekend ho deciso di prendere tutto come veniva, ed è venuto alla grande. Venerdi settimanale incontro mattutino alla desperate housewives last minute da Starbucks con un mio caro amico di Napoli, amico ritrovato da qualche tempo e con cui faccio delle conversazioni fantastiche, per lo più sui temi di viaggi, donne/uomini e scelte di vita.  Poi ho studiacchiato al parco e infine drinks all'Anchor Pub con Matteo & Co, a parlare di cose allegre tipo "che canzone vorresti al tuo funerale" :) (vedi post precendente per quanto mi riguarda). Non son ben sicura come sono arrivata fino a casa dopo 1 pinta di birra, un bicchiere o due di vino, un bicchiere o due di Pimms e uno shot di amaretto, ma di quello che sono sicura è il mal di testa da hangover della mattina successiva.

Sabato mi ha chiamato l'irlandese, Simon, per invitarmi a vederlo giocare una partita di calcio gaelico irlandese, invito che ho accettato senza sapere a cosa stavo andando incontro.... era come andare a vedere una partita di terza categoria in un paesino sperduto della bassa friulana!!!! Campo sportivo/comunità irlandese in culo al mondo fuori londra, dove tutti e dico tutti erano irlandesi, compresi i due vecchietti a bordo campo con cui ho guardato la partita che avevano anche la radiolina per non perdersi la partita di rugby e un sacchetto di caramelle da far venire il diabete solo a guardarlo. C'era pure una specie di bar dove al piano superiore si festeggiava un matrimonio (irlandese) e se andavi nel retro della cucina la cuoca ti dava the caldo e hamburger con le cipolle, che ho apprezzato particolarmente considerato che ero oltre 24 ore digiuna dal giorno prima (alcool a parte). Il calcio irlandese è una figata, un mix tra calcio, rugby e pallamano, molto piu dinamico del calcio tradizionale ma la parte più interessante era sentirli urlare come dei dannati (in pieno accento irlandese) l'uno all'altro e anche all'arbitro, per non parlare delle zuffe in campo che materazzi e zidane ci fanno un baffo. Dopo la partita siamo andati a casa sua, dove c'era anche il suo coinquilino irlandese Colin, perchè lui doveva esercitarsi con le Uillean Pipes, una specie di zampogna tipica irlandese che produce quel tipico suono della musica irlandese.  La sera poi mi son fatta raggiungere da un amico e siamo andati al pub (irlandese) a sentire Simon & friends che suonavano (musica irlandese), il pub era praticamente un concentrato di personaggi di little britain, con una finestra aperta sul take away tailandese che potevi poi mangiarti nel pub, spettacolo! Ad ogni modo, musica strabella a concludere una giornata tutta irlandese. Simon è un grande e son proprio contenta di averlo conosciuto e di poter conoscere un po' meglio la cultura di una nazione che ho sempre un po' ignorato. Chissa se mai riuscirò anche a capire il loro accento assolutamente incomprensibile!!!

Domenica sono andata a nord di Londra, alla fine della northern line (o fine del mondo, per un londinese del centro come me!) a pranzo dai miei amici ungheresi Timea e Csabi. Domenica passata un po' fuori al sole e un po' a poltrire sul divano, parlare di Indonesia, Ecuador e Wimbledon, alla fine sono rimasta fino a cena, la luce sembrava non volersi spegnere più nel giorno più lungo dell'anno, un vero spettacolo. E la sera, di nuovo nella mia casetta vuota (Maite è in Spagna, ma comunque ultimamente non è molto a casa causa un certo signorino che è entrato nella sua vita!) ho cazzeggiato online e preparato un nuovo blog, http://lorenaontheroad.blog.co.uk/, questa volta in inglese, per racontare di come cerco di realizzare questo mio sogno ecuadoriano. Comincerò a scriverci non appena ho il biglietto aereo. Devo comprare questo biglietto al piu presto. Lo ammetto, che ogni tanto davvero mi tremano le gambe al solo pensiero!

"Thats why I'm easy
I'm easy like sunday morning! [...]
Why in the world
Would anyboddy put chains on me?"

(Lionel Richie)

 

blossom80

martedì, 16 giugno 2009, ore 00:57

Troppe le cose da scrivere. Da raccontare.

Come le ho scritte, volano già via, come pezzetti di carta in un turbine di vento, ondeggiano sul nulla, si posano a terra, poi si rialzano e svolazzano ancora. Non ce la farei mai, al momento, a raccontare in modo esauriente, completo tutto quello che sto attraversando. Cosi, mentre continua lo svolazzare di pensieri e di emozioni, faccio una specie di riassunto.

 

Ho un sogno fin da quando ero adolescente: vedere il Sud America.

Ho una passione fin da sempre: i bambini. Il loro sorriso, il loro essere cosi indifesi e allo stesso tempo cosi piu spontanei e veri degli adulti.

Viaggiare è una dei quattro pilastri su cui voglio che si appoggi la mia intera Vita; assieme alla mia famiglia di origine, la famiglia che voglio costruire e gli amici più cari.

E tra un anno e un mese, compio 30 anni.

 

Così ho deciso di partire volontaria.

All’inizio non sapevo nemmeno dove. Asia o SudAmerica? La curiosità di scoprire, di vedere è molta. Poi ho scelto di seguire il Sogno. 

Poi non sapevo dove. Brasile? Non per cominciare. Un po’ troppo pericoloso, e poi meglio un paese di lingua spagnola, per poter comunicare più facilmente.

Poi mi sono ricordata che io amo i monti. Mi sono concentrata sulla regione delle Ande, ho ascoltato consigli e racconti di chi è stato in Peru e Bolivia, poi ho scelto per conto mio.

Ecuador.

Mi ha conquistata anche se non ne so nulla. Perchè l’altitudine non è eccessiva (però la capitale, Quito, è cmq a 2850m..), perchè ci sono le Ande, la foresta pluviale, i vulcani, l’oceano.

Poi non sapevo con che organizzazione. Ho chiesto in giro, ho fatto perfino un foglio in Excel per capire le differenze. Ho più o meno scelto un’organizzazione no-profit ecuadoriana a gestione familiare, quindi niente onlus inglesi superorganizzate. E mi fido. Andrò a dare una mano in un asilo per bambini poveri, forse anche in un orfanotrofio.  

Poi non sapevo per quanto tempo. Parto a fine ottobre, voglio star via circa 8 settimane, di cui in teoria 4 di volontariato e 3/4 di viaggio zaino in spalla. Poi ho avuto paura: dove vado io, donna bionda con occhi azzurri da sola in giro per l’Ecuador? Ora mi sono tranquillizzata, se lo faccio con la testa corro gli stessi rischi che corro a Londra quando rientro la notte da sola. E comunque, deciderò all’ultimo. Perchè già lo so che io ai bimbi mi ci affezionerò da morire, e che chi lo sa se ce la faccio a lasciarli cosi presto.

Poi una mia amica mi ha proposto di raggiungermi e andare insieme alle Galapagos, paradiso naturale…poi ho visto i costi e ho deciso di non andarci piu, ci vogliono come minimo 600 dollari solo per metterci piede…sai per quanto ci mangiano i bimbi dell’orfanotrofio con quei soldi? Per quanto adori gli animali e mi troverei a un tiro di schioppo da quelle isole paradisiache, non credo proprio sia etico spendere l’equivalente di un mese e mezzo di vita in Ecuador in una settimana di flamingos, tartarughe e foche.

Ora devo comprare il volo e finalizzare le date. Aspetto solo un risultato medico per farlo più tranquilla, non volevo spargere la voce prima di averlo fatto, ma allo stesso tempo a più persone lo dico, meno possibilità ci sono che mi ritiri all'ultimo.

Sto anche organizzando la mia festa di compleanno a casa, durante la quale inizierò a fare del fundraising, ovvero raccolta di donazioni attraverso giochi, sfide ecc. Lo si fa un sacco qui in England, ma molti lo fanno per sponsorizzare il proprio viaggio di volontariato. Io il mio viaggio e il mio “capriccio” lo pago di tasca mia. Questi soldi andranno dritti dritti a chi davvero ne ha bisogno: per dimostrare che davvero l’unione fa la forza.

E me lo sta dimostrando già il fatto che tutti i miei amici hanno fatto a gara per passarmi info sul volontariato internazionale, chi mi ha messo in contatto con amici che l’hanno fatto, chi mi ha passato nominativi di associazioni e missioni, chi sta cercando di rintracciare amici, colleghi, conoscenti ecuadoriani da passarmi come contatti. Mi scalda il cuore vedere quanto solidali sono le persone che ho scelto di avere accanto, e che han scelto di avere me. Una scelta rinnovata all’istante. Perfino gli sconosciuti si fanno in quattro. Wow.

 

Ci sono altre mille cose da organizzare. Le vaccinazioni. Iniziare a pensare a che cosa portarsi dietro, tra vestiti, scarpe, medicinali. Dove mettere tutta la mia roba londinese nel frattempo (la casa la lascio). Pian piano si fa tutto.

A fine agosto lo dirò ai miei, e so già che darò un enorme dispiacere alla mamma. Per consolazione, a metà dicembre rientro a casuccia e mi fermo un mese, per stringermi forte a loro a al previsto arrivo natalizio del fratellino o sorellina di Linda! (divento doppiazia!). Le dovrò anche fare un corso accellerato di internet per poter comunicare via email dall’Ecuador. A settembre lo dirò al lavoro. Lo lascio, comunque non è più quello che voglio fare. A gennaio tornerò a Londra e ripartirò da zero, come cinque anni fa.

 

Alle volte mi sveglio la mattina in preda al panico. Mi chiedo, ma cosa sto facendo? Sto lasciando un lavoro in tempi di recessione, una casa che adoro, cinque anni di vita londinese…penso anche ai pericoli che correrò laggiù, a mia mamma che starà in pena.

Poi però penso ai bimbi. Ai sorrisi e agli abbracci che mi doneranno. Penso alla famiglia che mi ospiterà, al cibo che mi preparerà, penso alle persone che conoscerò, ai quartieri di Quito che almeno un pochino diventeranno “miei”, ai paesaggi spettacolari che vedrò, agli usi e costumi che nemmeno mi immagino.

Che cos’ho da perdere, rispetto all’infinità che avrò da guadagnare?

blossom80

domenica, 22 marzo 2009, ore 16:56

"Jade Goody's decision to share her fight against cancer so publicly has proved controversial - but there is no doubt it has had a tremendous impact. " (from BBC.co.uk)

"The 27-year-old's tragic story is encouraging thousands more women to have regular smear tests. Dubbed the Jade effect, doctors say more cases of the deadly disease will be detected and lives will be saved. Robert Music, director of cancer advice service Jo's Trust, says: "The Jade effect has been nothing short of phenomenal. "We know for a fact there has been a huge increase in awareness of the disease."

Cervical cancer is the most preventable form of the disease. Yet it remains the second biggest killer of women in their 30s. More than 3,000 women are diagnosed with cervical cancer each year and it kills 1,000 each year in Britain. But the chances of survival are high if it is spotted early enough. Four million women are invited each year to have a smear test and over 90 per cent receive a normal result. Despite this, only two thirds of women aged 25 to 29 actually turned up for their screening last year."

"But Jade's legacy will be the surge in the number of tests - and the peace of mind they afford thousands of women. Her plight has led to a 20 per cent increase in the number of smear tests taken. Women have also flocked online to cervical cancer information websites - with hits up by 120 per cent." (from MIRROR.co.uk)

Si può essere anche ignorantelli in cerca di successo al Grande Fratello. Ma quando una ragazza di 27 anni, madre di due figli, muore con tanto coraggio e orgoglio, davanti agli occhi di tutti, facendo parlare di una malattia così diffusa, ma ancora troppo ignorata (il cancro al collo dell'utero) e di quanto importante e possibile sia prevenirla con un semplice regolare esame (il pap test), non c'è niente altro da dire che grazie. E nel mio caso, lo dico ancora più di cuore.

Rest in peace, Jade. 

blossom80
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mercoledì, 14 gennaio 2009, ore 22:41

Il primo documento che scrivo con il mio laptop nuovo di stecca (a cui ho già dato un nome, Asi, diminutivo di Asus) è questo post. Seduta alla vetrata dell’aeroporto, la nebbia e la neve danno un colore bianco-grigio al paesaggio di campagna, ed è un effetto che mi piace molto. Pare di stare in una romantica cartolina d’altri tempi, nonostante i cartelli bassi e le luci gialle della pista di atterraggio e decollo e la campagna semi-deserta dietro richiamino assurdamente alla mia mente le immagini del campo di sterminio di Auschwitz visto di recente nei modellini e le foto dell’Imperial War Museum.

Buffa è la mente.

 

Penso alle cose che mi attendono a Londra.  Ho fatto una sorta di “to do” list mentale questo gennaio, l’ho anche messa per iscritto qua e la su vari foglietti, ed è arrivato il momento di cominciare a lavorarci su. Non sarà difficile questa volta, credo: niente propositi o tipiche promesse di inizio anno, che lasciano il tempo che trovano. Solo cose che desidero fare, che sento giuste per il momento in cui mi trovo,  e non dovrebbe essere difficile portarle a termine. Non le sento nemmeno come una sfida, seppur mi eccitino come se lo fossero. Sono talmente dentro me che le avrei fatte anche se fossimo ad agosto.

Di cosa si tratta?

Diverse cose. Per cominciare, sto facendo una lista delle cose che “mi mancano” di Londra: musei, luoghi, parchi, attività, ristoranti..quelle cose che da londinese dici “c’è tempo” e invece poi non le fai mai, e finisci a conoscere una città completamente diversa da quella che conoscono i tuoi amici turisti.  Era stato così anche durante il periodo in cui ci avevo vissuto come ragazza alla pari, quando Londra per me erano il parco di Wimbledon a Southfields, la discoteca Watershed di Wimbledon, il Fox pub di Putney e poco più. Sono splendide queste Londre personali, ma penso sia doveroso, dopo 4 anni, scoprire quanto immensamente ha da offrire questa città, specie sul lato culturale che fino a pochi anni fa non ero in grado di apprezzare.

Poi voglio cambiare università, se ci riesco. Mi piace quello che sto facendo, anche se sto studiando poco e niente (ho un esame domani, per dire, e per ora ho solo “riletto” ..) e non so che risultati porterò a casa questo semestre. Però non voglio avere le mani legate per altri 3 anni: voglio trovare un corso di laurea a distanza, per poter evitare di andare a lezione e concentrarmi solo sui contenuti,  da qualsiasi parte del mondo decida di essere.

Parte del mondo ho detto? Eh si...

C’è pure questa di novità. Ho voglia di nuove avventure. Penso a questi ultimi dieci anni, al processo di crescita che ho avuto. Penso a com’ero da diciannovenne, quando 6 mesi in un posto erano un periodo troppo lungo. Penso anche a come sono riuscita a fermarmi quando è arrivato il momento giusto, 4 anni fa. Penso a come ora sia pronta a far fondere questi due principali aspetti di me, cosi contrastanti eppure così armoniosi insieme: l’amore materno per il nido, la famiglia e le sicurezze, e la curiosità e desiderio costanti di esplorare, conoscere, sperimentare. Il primo non dipende solo da me, è ovvio, ma verrà, sono fiduciosa, e quando lo farà sarò pronta a lavorarci sodo. E’ il mio istinto più animale, quello più primordiale, quello marchiato a fuoco dentro me. Quello che dentro un b&b di campagna, circondata dai miei bambini, dal mio uomo, dalla nostra “gente” mi fa immaginare splendida e sorridente. Il secondo invece l’ho scovato con il tempo, l’ho imparato a conoscere e sviluppato con le esperienze, sta quasi interamente nelle mie mani ed è forse il più difficile da seguire, quello che richiede più coraggio, forza interiore,  convinzione. Ma a quasi 30 anni, con una mezza maturità da giovane donna e un’altra mezza incoscienza da ragazzina, è questo il momento più perfetto per dar forma alla Vita come la voglio Io.

 

Le idee e le possibilità sono tante. Al momento ce n’è una in particolare, un po’ mi fa paura parlarne, poi non dipende solo da me, e quando qualcosa dipende dall’entusiasmo e convinzione di due persone, le cose raddoppiano sì in bellezza al pensiero della condivisione, ma anche si dimezzano in stabilità, specie quando il quadro generale non è ancora altrettanto chiaro per entrambi.

Ma certe componenti le voglio a prescindere dal progetto comune. Uno di questi è il volontariato, l’altro sono i viaggi “d’avventura”, che poi avventura non lo so che vuol dire, l’importante è che siano viaggi veri, di scoperta, di full immersion in luoghi e non in touristic resorts. E vorrei provare a combinare le due cose, perché per me vanno un po’ pari passo… impossibile studiare gli impatti del turismo sulle località e popolazioni e non desiderare vederle, impossibile vederle e non voler aiutare, dare il mio minimo, umile contributo.

Così, tra esami universitari e la solita vita di tutti i giorni al lavoro, cerco di trasformare sogni in progetti, e muovo piccoli passi verso un’estate che vorrei essere, finalmente, diversa.

 

Poi si sa, che Lorena è capace fracassare al suolo assieme ai suoi sogni in maniera quasi magistrale. Ma 10 anni han dimostrato che in un qualche modo si rialza sempre, e riparte.

Un po’ di paura ce l’ho lo stesso. Ma non voglio essere nemmeno io quella dei mille sogni, e nessuno realizzato. E allora, io vado… poi se viene qualcuno con me, allora lì sì che sarebbe davvero il massimo.

blossom80

giovedì, 20 novembre 2008, ore 00:05

Un giorno piango, un altro rido. Un giorno ho sonno, un altro non andrei mai a dormire. Un giorno mi sembra che il mondo sia una montagna che mi sta per franare addosso, un altro mi ci sento in cima a quella montagna. Un giorno mi stresso, l'altro tranquillizzo quelli attorno a me.

E' questo che sono diventata.

Qualche anno fa ho cominciato a dare la colpa agli ormoni, per l'ipersensibilita, per l'emotività, per il desiderio di affetto, per l'arrossire in viso e surriscaldarmi come una stufa all'improvviso senza motivo, per le lacrime, per lo stress, per la difficoltà, talvolta, di trovare aria da respirare. Ma oggi mi rendo conto che non sono gli ormoni. E' semplicemente chi sono, il frutto della vita che mi sono scelta, il frutto dell'ansia da prestazione, dell'essere pigra ma insistere lo stesso a portare avanti mille progetti, in una città che non da tregua.

E faccio bilanci di vita, che non andrebbero mai fatti. Vedo dove sono, e ne sono fiera. Poi vedo dove potrei essere, e provo una punta di amarezza. Poi vedo dove vorrei essere, e ho solo voglia di piangere. Ultimamente continuo a progettare un piano B, e poi un piano C. Ho bisogno di un piano B, disperatamente.

E' il prezzo da pagare quando ti è cosi chiaro cosa vuoi dalla vita, e sei consapevole di quanto difficile sia raggiungerlo.

Per fortuna, c'è un chip nella mia testa, che tiene duro quando io non ne ho le forze . Ricordo il giorno che capii di possederlo. Feci arrabbiare mio padre, che mi mise in punizione proibendomi di uscire al pic nic di pasquetta il giorno dopo, evento imperdibile quando sei adolescente. Suppliche, pianti, nulla era valso, cosa rara con mio padre che nn è mai stato uno severo. Era una partita chiaramente persa. Ma mentre piangevo, in camera, pensavo anche "io so che domani al pic nic ci vado. E non scappando dalla finestra. Non so come, ma so che otterrò il permesso". Fu un pensiero talmente potente, che mi calmò all'istante, della serie "ma che piangi a fare, se tanto sai che vincerai". Scesi, parlai con mio padre, chiesi scusa, toccai i punti che dovevo toccare. E andai al picnic.

Fu quel giorno che compresi che non avrei mai perso. Magari avrei perso qualche battaglia. Ma la guerra, quella no. Vado nel panico al pensiero di perderla, certo, ma dentro di me, sento che non la perderò, che andrà come voglio io. Ed è per questo che ho bisogno di un piano B. Perchè vada sempre e comunque come lo desidero.

Non dico che succederà. Ma vale la pena crederci, piuttosto che piangerci su. Incrociamo le dita. Anche per la visita medica di giovedi prossimo. Sono passati gia 6 mesi, e io che speravo il 27 novembre non sarebbe mai arrivato... Think positive. Just think positive.

blossom80

venerdì, 11 luglio 2008, ore 00:16

 

A volte mi capita, di aver voglia di chiamare qualcuno per parlare, ma di aver paura di disturbare. E non sapere comunque da dove cominciare.

A volte mi capita, di rientrare a casa la sera e aver paura di star sbagliando tutto.

A volte mi capita, di non sapere qual è la scelta più giusta da fare.

A volte mi capita, di chiedermi quanto trasmetto, di quello che ho dentro, agli altri.

A volte mi capita, di chiedermi se qualcuno ha capito come sono davvero.

A volte mi capita, di non saperlo nemmeno io, come sono davvero.

A volte mi capita di perdermi per strada.

A volte è semplicemente molto più facile piangere e cercare un abbraccio, che consultare la cartina.

La maggior parte delle volte, però, l'abbraccio non è disponibile. Ma fa niente. Perchè negli anni ho dovuto imparare che anche il silenzio e la solitudine possono abbracciare. E perchè, sotto sotto, non posso non ammettere che a volte, stare da sola con me stessa e poi riemergere più forte di prima, è la sensazione più appagante che ci sia. I am a rock. I am an island. I am a misfit. A wonderful misfit. With some wonderful friends.

E posso essere orgogliosa di me, in questo mio 28mo traguardo.

blossom80

lunedì, 23 giugno 2008, ore 01:18

E anche questa settimana mi ha regalato un sacco di belle cose.

Una bella cena con una mia carissima amica, che quando sono con lei le ore non hanno mai abbastanza minuti.

Una mattinata di shopping a Oxford street, e un vicolo riscoperto per caso, delizioso e nascosto, che si apre sull'inizio di Marylebone, incorniciato da un sacco di piccoli graziosi negozietti, e caffè e ristoranti con i tavolini fuori, tutto un mondo da scoprire, per me che a nord di Oxford St non ci vado se non su invito. E un succo di mela a sigillare l'inizio (spero) di una lunga amicizia.

Una lettera nella busta di carta riciclata, che ormai riconosco all'istante, quella con i risultati degli esami medici. In fondo i miracoli non esistono, ma questa volta va bene cosi: mi va bene sentirmi dire che posso prendermi il lusso di aspettare altri 6 mesi e vedere se il mio corpo si decide a reagire. Che posso prendermi il lusso di passare un'estate in serenità, e ripensarci poi a dicembre. E godermi le vacanze al mare, e la mia città, e la mia famiglia, e i miei piu cari amici, senza il pensiero di appuntamenti in ospedale ed interventi e convalescenza.

La serata di venerdì ad un locale di Leicester Sq, siamo usciti per dei semplici drinks post lavoro tra amici, e siamo finiti per rimanere fino a notte fonda a ballare sulle note e i ricordi festivalbariani di "Rhythm is a Dancer"...c'erano quasi tutti, quelli del "mio gruppo": Matteo, Roberto, Michele, Ale1&2, Maite...e mi provoca una certa commozione parlare di "mio gruppo", io che non ne ho mai avuto uno. Mi sono divertita un sacco, anche se non è stato sempre facile cacciare indietro certi istinti e certe lacrime...ma la tristezza si alterna ad una gioia che ho provato poche volte prima, e poi lo so che "it's for the best", per cui, mi cullo nel pensiero di quanto splendida è la vita e mi godo il suo sapore dolceamaro senza pormi troppi perchè.

La serata di sabato con tutta la reception per la serata di "team bonding" che ho organizzato per loro, prima a cena e poi a ballare nello stesso posto di venerdi, e alla fin fine lo ammetto, che mi danno un sacco di soddisfazioni a livello personale...they are my "babies"!

E poi una partita di calcio, magari pure da dimenticare per il risultato, ma che mi ha regalato un'ennesima serata da sentirsi "in famiglia"... specialmente con una persona con cui mi sono riunita da poco, ma che occupa un posto speciale nel mio cuore...troppo speciale, davvero, per rischiare di perderla come ho lasciato che succedesse con un'altra proprio di recente.

E a volte vorrei saper essere meno gelosa e meno intensa e meno tante altre cose, e alle volte vorrei solo poter stringere forte a me le persone per cui provo qualcosa, senza dovermi chiedere cos'è che davvero provo e come l'altra persona reagirebbe...e alle volte vorrei solo poter dormire abbracciata a ognuna di queste persone, sentirne il calore, chiudere gli occhi e sentirmi al sicuro, anche per una sera soltanto. E sognerei quella vita fuori dai canoni, che immagino spesso in questi giorni, un futuro pieno di libertà, e amore, e passioni da coltivare, e traguardi da raggiungere e rinnovare. E ne varrebbe la pena, anche cosi, per una notte soltanto.

E a volte, quando ascolto questa canzone, penso a te, che mi regali emozioni e lacrime e sorrisi e tante, tante altre belle cose...."and I don't want the world to see me, cause I don't think that they'd understand"....

blossom80

martedì, 03 giugno 2008, ore 20:29

Quattro giorni a casa. Casa Madre. Giorni intensi, giorni vissuti, 72 ore che si sono rincorse, che son evaporate, lasciandomi sulla pelle il sapore dolceamaro di mille emozioni.

Quattro giorni, quattro come i ricordi che porto con me: la cena da Nik e la rassicurante sensazione di conoscerci da sempre...il sorriso furbetto di Linda, con il suo coccoloso modo di strusciare il visetto sulle mie labbra in cerca di baci, ruffiana come la zia...

...poi le onde di un mare bagnato di sole, che mi ha accolto nel suo fresco abbraccio: "mare" complice e giocoso, "onde" alle quali abbandonarsi, "spruzzi" di pensieri, e di parole, e di talvolta pericolose scoperte....e infine la malinconia: imprevedibile, inarrestabile, che mi ha travolto come spesso fa alla fine della giornata, approfittandosi della stanchezza, dell'afa...intrappolando mille lacrime in un cuore già gonfio di emozioni.

E mentre venivamo inghiottiti dall'oscurità della notte, sulla strada del rientro in mezzo alla campagna, e i miei occhi fissavano quei luoghi tanto familiari, dentro la mia anima si formulavano migliaia di domande senza risposta...Mi chiedevo perchè a volte è così difficile capire le sensazioni che descrivo: forse che i miei occhi abbiano smesso di parlare? perchè a volte mi sembra che più nessuno sia in grado di leggerli...Mi chiedevo perchè così spesso mi sento fuori luogo, da sempre così diversa da quella che sembro a prima vista, così diversa dalle aspettative di tutti...Mi chiedevo perchè mai sono così ostinatamente perfezionista, in un mondo che preferisce approssimare...e perchè continuo a inseguire momenti Disney, quando le fiabe non le legge ormai più nessuno...

E mi chiedevo perchè sono cresciuta con questo carattere così capriccioso, permaloso, testardo...e allo stesso tempo insicuro e titubante. Perchè mi difendo da ogni critica con reazioni taglienti quanto lame di rasoi, stronza come le donne che io stessa non sopporto. E mi sento in colpa, e allo stesso tempo sono troppo permalosa per ammettere che sto combattendo una guerra inutile solo per paura di perdere. E mi chiedevo perchè, mentre lo faccio e me ne rendo conto, mi assale quel primordiale terrore di essere rifiutata, di non piacere più, di vedere una persona che ha appena cominciato a conoscermi allontanarsi da me, spaventata da questo mio lato cosi imprevedibile.

E mi chiedevo come si spiega a chi mi sta affianco, che in quei momenti è meglio lasciar cadere l'argomento e abbracciarmi forte, rassicurarmi che nn va da nessuna parte, dirmi che "no matter what, i still like you". Perchè la mattina dopo sarò io a svegliarmi e chiedere scusa.... Non ho un libretto di istruzioni, purtroppo. Ma questo post lo dedico a chi ieri sera, nel mio silenzio e tra le mie lacrime, si dev'essere fatto anche lui un bel po' di domande... :)

Alla fin fine, comunque, mi sono goduta un po' la mia terra...che ogni volta mi regala paesaggi stupendi....

E proprio durante quel viaggio nella notte, c'è una canzone che ha interrotto per un attimo i miei pensieri, e mi ha strappato un sorriso....perchè mentre ammiravo la pace della campagna friulana, che è stata la mia culla e che per sempre sarà il mio ristoro, ho capito ancora una volta qual è, ora, casa mia.

A volte il vento mi porta
le note di un flauto o il profumo di pioggia
e sogno di averti al mio fianco
ma so che l'oceano mi separa da te.
Voglio stare un po' seduto qui
a finire il mio bicchiere
e a guardare le barche addormentate
sulle acque del Regent's Canal
da qui non si sente il traffico
che percorre la Camden High street
solo il vento mi porta le voci degli uomini
di ritorno dall'ultimo pub
Il silenzio addormenta la grande città,
che si culla sotto la luna,
chiude gli occhi ai barboni nei sacchi a pelo
al riparo di Waterloo bridge,
calma il sonno degli immigrati
con le loro valigie disfatte
li riporta nel sogno
là dov'è il loro cuore
per le strade di Delhi o Tralee.
E anch'io ti mando un pensiero,
e un augurio di sonni tranquilli
Ma vorrei che potessi sederti al mio fianco
sul pontile del Regent's Canal.
Bevo l'ultimo sorso e ritorno
alla stanza che da un po' chiamo casa
e cammino leggero per non disturbare
la città che continua a dormire
i negozi e le banche chiuse
la Nothern Line silenziosa e deserta
le puttane a King's Cross
finalmente struccate
a godersi la tranquillità.
E anch'io mi addormento più calmo
e spero che ti ritroverò in sogno
e che cammineremo per mano nel sole
Sulle rive del Regent's Canal.
(By Modena City Ramblers - Notturno, Camden Lock)
blossom80