Oggi Linda è stata particolarmente coccolosa, come se lo sentisse che partivo. Non mi mollava un secondo. Poco prima di partire verso l'aeroporto, a pranzo, l'ho guardata li mentre "trafficava" nel suo seggiolone e ho pensato ai miei progetti per l'autunno- ancora un segreto per la mia famiglia - e mi si è letteralmente stretto tutto dentro: cuore, polmoni, stomaco... è sempre cosi difficile lasciare una famiglia che adoro per tornare a Londra, ma farlo per andare dall'altra parte del mondo (e doverglielo spiegare!) sarà ancora più difficile.
Allo stesso tempo sento dentro di star facendo la cosa giusta, che è una scelta mia in tutto e per tutto. E poi, quando torno, mi godo un mese di questo:

Ore 5.45 e non si dorme. Il corpo ha superato la soglia della stanchezza e ora si nega a Morfeo. La mente l'asseconda con i suoi mille pensieri. Non si può mica vivere di alti e bassi. E' estenuante. Bisognerà pure trovare un po' di stabilità. Eppure mi pare sempre di più che non sia ciò che la vita ha in serbo per me. E la incolpo di questo. Ma forse , se ci penso, l'unica da incolpare sono io.
Da un lato mi nutro di entusiasmo. Non mi attrae la normalità. Voglio essere costantemente stimolata. Dall'altro sono emotiva da fare paura. Amo ricevere tutte le cose che do: sicurezze, protezione, attenzioni, sentimento. Senza di esse mi sento persa. Con esse, mi sento forte e pronta ad affrontare le mie scelte un po' fuori dai canoni. Però non sono ancora riuscita a trovare entrambe nello stesso uomo. Intravedo possibilità. Ma poi non si concretizzano.
All'alba di questo secondo giorno da 29enne, mi sento sola in questa casa vuota, dopo una splendida festa di compleanno che mi ha aiutato a raccogliere ben 200 sterline di beneficienza per i "miei" futuri bimbi in Ecuador. Mi tremano letteralmente le gambe al solo pensiero di quello che ho scelto di fare. Solo stamattina invece ne ero entusiasta mentre ne parlavo con Simon, mi sentivo preparata, determinata. Ecco, questo è uno di quei momenti emotivi senza senso, in cui avrei solo bisogno di una roccia alla quale aggrapparmi.
E questa roccia non c'è. Ora che faccio: aspetto di vedere se la sabbia con il tempo diventa roccia? lascio perdere? o glielo chiedo, all'irlandese, che intenzioni ha con me? Pare cosi troppo presto per la terza...cosi già tardi per la prima...cosi un peccato per quella di mezzo. In ogni caso, ho la netta sensazione che sto combattendo una lotta già persa in partenza. Se non fosse che io le sensazioni non le ascolto mai, e fino a che non vado a fondo a qualcosa non mi ritiro.
Non mi rimane che fare una cosa. Andare a dormire. E sperare che il sonno cancelli questi pensieri. E avere altre due settimane di autonomia emotiva, prima della prossima crisi...
Giorno libero dopo sette lavorati, oggi. Ho fatto un po' le pulizie, organizzato un po' la festa di compleanno per il prossimo sabato, chiacchierato con la mamma, poi bel giro in bici sul lungofiume, minisiesta nel parco a prendere il sole, poi casa, merenda, doccia, minisiesta sul letto. Ore sette, capelli bagnati, il sole splende ancora, fa caldo, è estate.
Ieri mattina Simon mi ha scritto un messaggio non appena arrivato in ufficio, facendo riferimento alla serata del giorno prima e i commenti dei suoi colleghi. Ci avrei scommesso. A sentire il marito di Jarmila, erano tutti interessati a me, e tutti delusi di scoprire che stavo uscendo con Simon. Sicuramente avrà provato un pizzico di gelosia o un pizzico di orgoglio a sentirli parlare di me. E ho capito una cosa fondamentale: che probabilmente io sono tanto Donna quanto Simon è Uomo.
Ho pensato un sacco oggi. Ho anche letto i nostri due profili astrologici, cazzata da un lato, ma dall'altro mi ha portato a capire quanto possono essere "lost in translation" due persone che vivono secondo diversi canoni. Io sono emotivamente instabile. Parto in quarta, sempre, con tutto ciò che mi entusiasma: e quando mi accorgo di essere 10 metri piu avanti, ci rimango male. Ed è una caratteristica molto difficile da gestire. Senz'altro se una persona che non mi conosce bene mi vede in uno di questi momenti, è probabile che mi prenda per una da cui stare alla larga. Chi mi conosce, invece, non si aspetta altro da me, e sa che basta lasciarmi sbollire, che il giorno dopo è come non fosse successo nulla.
Ma allo stesso tempo non sono dipendente: amo i miei spazi. Non vedrò Simon per un'altra settimana causa vari suoi impegni e viaggi, ma superata la fase rubinetto dell'altra sera, riguardo a questo sono tranquilla. Mi piace condividere tempo insieme alle persone che stimo sempre per via dell'entusiasmo, ma allo stesso tempo ammiro molto un uomo con molti impegni e passioni. Tutto quello che voglio è sapere che non sto perdendo il mio tempo, che la voglia di conoscersi meglio continua ed è reciproca. Cercare questa conferma nel numero di messaggi spediti è poco saggio, con una persona che ha già dimostrato di essere abbastanza disorganizzata nelle comunicazioni e che comunque mi ha gia confermato ad ogni incontro di essere decisamente interessata a me. Così, ho deciso di cercare una conferma nelle azioni, nel tempo che passiamo insieme. E anche chiedendoglielo: in fondo, con un uomo, meglio eliminare la pratica del "leggere tra le righe" che porta solo fraintendimenti. Per quanto mi riguarda, i messaggi li limiterò allo stretto necessario, per lo più di risposta per evitare la situazione del "perchè ci mette due giorni a rispondere". O al massimo lo chiamo. Lost in translation? E allora cambiamo lingua!
Poi ho pensato anche che io a ottobre parto. Per tre mesi, includendo le vacanze in italia. L'ultima cosa che cercavo era una relazione, prima di questo viaggio. Se mi devo mettere con qualcuno adesso, dev'essere con qualcuno abbastanza indipendente, capace di capire quello che sto facendo e di darmi sostegno. Quello che assolutamente non ho intenzione di fare è andare in Ecuador e passare il tempo su skype a barcamenarmi tra nostalgia e sbalzi emotivi. Forse Simon è la persona più adatta per questo, condivide con me la passione per i viaggi e per le esperienze di crescita personale, approva in pieno la mia decisione e ha fatto già esperienze di questo tipo in passato.
Insomma, cerco di rilassarmi, di rallentare: non per lui, ma principalmente per me. Non è facile, l'emotività non è qualcosa di semplice da tenere sotto controllo. Ma tenendo l'Ecuador in mente, dovrebbe essere un po' più semplice lasciar andare le insicurezze.
Buon weekend a tutti!
Troppe le cose da scrivere. Da raccontare.
Come le ho scritte, volano già via, come pezzetti di carta in un turbine di vento, ondeggiano sul nulla, si posano a terra, poi si rialzano e svolazzano ancora. Non ce la farei mai, al momento, a raccontare in modo esauriente, completo tutto quello che sto attraversando. Cosi, mentre continua lo svolazzare di pensieri e di emozioni, faccio una specie di riassunto.
Ho un sogno fin da quando ero adolescente: vedere il Sud America.
Ho una passione fin da sempre: i bambini. Il loro sorriso, il loro essere cosi indifesi e allo stesso tempo cosi piu spontanei e veri degli adulti.
Viaggiare è una dei quattro pilastri su cui voglio che si appoggi la mia intera Vita; assieme alla mia famiglia di origine, la famiglia che voglio costruire e gli amici più cari.
E tra un anno e un mese, compio 30 anni.
Così ho deciso di partire volontaria.
All’inizio non sapevo nemmeno dove. Asia o SudAmerica? La curiosità di scoprire, di vedere è molta. Poi ho scelto di seguire il Sogno.
Poi non sapevo dove. Brasile? Non per cominciare. Un po’ troppo pericoloso, e poi meglio un paese di lingua spagnola, per poter comunicare più facilmente.
Poi mi sono ricordata che io amo i monti. Mi sono concentrata sulla regione delle Ande, ho ascoltato consigli e racconti di chi è stato in Peru e Bolivia, poi ho scelto per conto mio.
Ecuador.
Mi ha conquistata anche se non ne so nulla. Perchè l’altitudine non è eccessiva (però la capitale, Quito, è cmq a 2850m..), perchè ci sono le Ande, la foresta pluviale, i vulcani, l’oceano.
Poi non sapevo con che organizzazione. Ho chiesto in giro, ho fatto perfino un foglio in Excel per capire le differenze. Ho più o meno scelto un’organizzazione no-profit ecuadoriana a gestione familiare, quindi niente onlus inglesi superorganizzate. E mi fido. Andrò a dare una mano in un asilo per bambini poveri, forse anche in un orfanotrofio.
Poi non sapevo per quanto tempo. Parto a fine ottobre, voglio star via circa 8 settimane, di cui in teoria 4 di volontariato e 3/4 di viaggio zaino in spalla. Poi ho avuto paura: dove vado io, donna bionda con occhi azzurri da sola in giro per l’Ecuador? Ora mi sono tranquillizzata, se lo faccio con la testa corro gli stessi rischi che corro a Londra quando rientro la notte da sola. E comunque, deciderò all’ultimo. Perchè già lo so che io ai bimbi mi ci affezionerò da morire, e che chi lo sa se ce la faccio a lasciarli cosi presto.
Poi una mia amica mi ha proposto di raggiungermi e andare insieme alle Galapagos, paradiso naturale…poi ho visto i costi e ho deciso di non andarci piu, ci vogliono come minimo 600 dollari solo per metterci piede…sai per quanto ci mangiano i bimbi dell’orfanotrofio con quei soldi? Per quanto adori gli animali e mi troverei a un tiro di schioppo da quelle isole paradisiache, non credo proprio sia etico spendere l’equivalente di un mese e mezzo di vita in Ecuador in una settimana di flamingos, tartarughe e foche.
Ora devo comprare il volo e finalizzare le date. Aspetto solo un risultato medico per farlo più tranquilla, non volevo spargere la voce prima di averlo fatto, ma allo stesso tempo a più persone lo dico, meno possibilità ci sono che mi ritiri all'ultimo.
Sto anche organizzando la mia festa di compleanno a casa, durante la quale inizierò a fare del fundraising, ovvero raccolta di donazioni attraverso giochi, sfide ecc. Lo si fa un sacco qui in England, ma molti lo fanno per sponsorizzare il proprio viaggio di volontariato. Io il mio viaggio e il mio “capriccio” lo pago di tasca mia. Questi soldi andranno dritti dritti a chi davvero ne ha bisogno: per dimostrare che davvero l’unione fa la forza.
E me lo sta dimostrando già il fatto che tutti i miei amici hanno fatto a gara per passarmi info sul volontariato internazionale, chi mi ha messo in contatto con amici che l’hanno fatto, chi mi ha passato nominativi di associazioni e missioni, chi sta cercando di rintracciare amici, colleghi, conoscenti ecuadoriani da passarmi come contatti. Mi scalda il cuore vedere quanto solidali sono le persone che ho scelto di avere accanto, e che han scelto di avere me. Una scelta rinnovata all’istante. Perfino gli sconosciuti si fanno in quattro. Wow.
Ci sono altre mille cose da organizzare. Le vaccinazioni. Iniziare a pensare a che cosa portarsi dietro, tra vestiti, scarpe, medicinali. Dove mettere tutta la mia roba londinese nel frattempo (la casa la lascio). Pian piano si fa tutto.
A fine agosto lo dirò ai miei, e so già che darò un enorme dispiacere alla mamma. Per consolazione, a metà dicembre rientro a casuccia e mi fermo un mese, per stringermi forte a loro a al previsto arrivo natalizio del fratellino o sorellina di Linda! (divento doppiazia!). Le dovrò anche fare un corso accellerato di internet per poter comunicare via email dall’Ecuador. A settembre lo dirò al lavoro. Lo lascio, comunque non è più quello che voglio fare. A gennaio tornerò a Londra e ripartirò da zero, come cinque anni fa.
Alle volte mi sveglio la mattina in preda al panico. Mi chiedo, ma cosa sto facendo? Sto lasciando un lavoro in tempi di recessione, una casa che adoro, cinque anni di vita londinese…penso anche ai pericoli che correrò laggiù, a mia mamma che starà in pena.
Poi però penso ai bimbi. Ai sorrisi e agli abbracci che mi doneranno. Penso alla famiglia che mi ospiterà, al cibo che mi preparerà, penso alle persone che conoscerò, ai quartieri di Quito che almeno un pochino diventeranno “miei”, ai paesaggi spettacolari che vedrò, agli usi e costumi che nemmeno mi immagino.
Che cos’ho da perdere, rispetto all’infinità che avrò da guadagnare?
Ennesima biopsia, ennesimi pensieri per il futuro. Tutto si ripete a scadenza semestrale. Fuori dall'ospedale vedo solo mamme con bambini, e un po' fa paura, un po' mi fascio la testa e penso a come sarebbe la mia vita se succedesse il peggio, ma osservo con stupore come ci si abitui anche ai pensieri più negativi.
In fondo, come per tutti, certezze mediche sulla mia capacità o meno di portare avanti una gravidanza e un parto non ce ne sono e non vale la pena pensarci ora che non ho un partner e la prospettiva di metter su famiglia è ancora - purtroppo - lontana.
Ma soprattutto non è "essere incinta" il mio sogno più grande: il perno attorno a cui ruota il senso della mia esistenza è "essere mamma". E c'è una grossa differenza. Ovvio che un figlio che è sangue del tuo sangue e che si genera dentro di te è un'esperienza di vita unica. Ma il mio sogno, fin da che ricordo, è quello di aiutare un piccolo essere umano a spiccare il volo come son riuscita a fare io, e diventare speranza per il mondo.
E ora che sto cercando di organizzare un'esperienza di volontariato con bambini svantaggiati, mi capitano sotto mano tutte queste testimonianze e foto di piccoli pargoli scalzi, sporchi, malnutriti, malati, che assumono droghe dall'età di 4 anni per poter sopravvivere alla fame, che rubano per poter sopravvivere...alla vita. Ci sono cosi tante personcine nel mondo che mai potranno essere considerate "speranze", perchè mai avranno quell'unica, preziosissima qualità che abbiamo noi e di cui sono grata ogni giorno che passa: la possibilità di scelta. Assieme all'amore di una famiglia, il calore di una casa, la sicurezza di un pasto caldo.
E allora mi chiedo, come posso stare qui a preoccuparmi se mai sarò in grado di portare un bimbo nel mio grembo...quando ci sono milioni di bambini che non aspettano altro che essere portati nel mio cuore.
Speriamo di farcela a partire a ottobre.
Vorrei capire cosa mi sta succedendo in questi giorni, e non ci riesco. Anche se non eccello in autocontrollo, sono sempre stata perlomeno capace di analizzare e capire le mie crisi, le mie reazioni, le mie sensazioni. Questa volta, invece, davvero non ne ho idea.
Vivo una vita che adoro. Non faccio il lavoro della mia vita, certo, però mi piace il mio lavoro, lo faccio comunque generalmente volentieri e ne traggo anche soddisfazione. In questi giorni, anzi, sono particolarmente produttiva e mi piace. Vivo nella mia città preferita, città che amo per mille svariati motivi, dalla multiculturalità ai parchi, e sono orgogliosa di essere una londinese. Ho un sacco di amici qui, belle persone, c'è sempre qualcuno da incontrare per una cena, un drink, o una passeggiata al parco, ed ogni incontro è un mondo a sè...si ascoltano esperienze tra le piu svariate, si scambiano pareri, idee, conoscenze e culture. Stasera ero a casa di Aki, giapponese, e quando ha acceso l'incenso per dimostrare certi riti religiosi giapponesi giuro che ho sentito i brividi dall'intensità che emanava quel momento...avevo voglia di farmi anche io un altarino buddista/shintoista e ringraziare ogni mattina per quello che la vita mi sta donando. L'università è finita e sono stata ammessa a un corso a distanza che mi permetterà di studiare quando e come piace a me. Per il resto, sono serena e ho cominciato a lavorare su un progetto di viaggio e di vita che richiederà un sacco di soldi, un sacco di organizzazione previa, un sacco di cambiamenti e una buona dose di coraggio.
Quindi, perchè quando saluto l'ultima persona del giorno e mi accingo a concludere la mia giornata, esplode questa malinconia, queste lacrime? Perchè mi sento così terribilmente sola, al punto di sentirmi inutile e incapace, come se nessuno noterebbe davvero la mia assenza nel mondo se sparissi? E perchè mi sento cosi bisognosa di chiedere aiuto, ma incapace di riceverlo? . Mi sento bisognosa di compagnia 24 ore su 24. Vorrei potermi addormentare con qualcuno che mi vuole bene al mio fianco, e non sto parlando esclusivamente di un partner, andrebbe bene anche un amico. Vorrei qualcuno in questa casa cosi vuota a tenermi stretta e ricordarmi perchè non ha senso che stia cosi.
Ho passato una splendida giornata e serata oggi. Non ha senso, non ha per niente senso tutto questo.
Strana è la mente.
Rigira le cose come sta bene a lei. Cancella i ricordi negativi, esalta quelli positivi. Ripesca sentimenti che speravi di aver archiviato, persone che dovresti aver cancellato, e li ripropone sotto forma di vortici di pensieri, di sogni, di flash-back mentali nei momenti meno opportuni. E lo so che passerà, com' è passata sempre, com' è passata a tutti.
Ma finchè non passa, sono incapace di dare. Sono incapace di darmi.
E ricevere è bello, ma quando lo scambio non è equo, è solo bello per metà...
Strade che si lasciano guidare forte
Poche parole piogge calde e buio
Tergicristalli e curve da drizzare
Strade che si lasciano dimenticare
Pensieri, ricordi, esami di coscienza, analisi. Quindici anni di relazioni finite.
Segui il cuore, sbagli (troppo impulsiva). Segui la ragione, sbagli (troppo superficiale). Tieni i tuoi pensieri piu' profondi per te, sbagli (non comunichi, senza la condivisione son pensieri a senso unico). Cerchi il dialogo sottolineando che e' al riguardo di qualcosa di importante - sia mai che poi ti dicano che li hai disturbati per cazzate, sbagli (non e' questo il momento, aspetta domani,e domani aspetta dopodomani ecc). Eviti di chiedere, sbagli (non comunichi i tuoi bisogni, uno mica puo' indovinarli). Chiedi, sbagli (sai solo chiedere). Dai per il semplice gusto di dare, sbagli.(dai troppo, ti danno per scontata). Dai di meno, sbagli (mica tanto, forse e' l'unica volta che ti considerano un po'...ma i giochini psicologici sono per donne stronze e manipolatrici, quelle per cui guarda caso tutti perdono la testa e poi restano inculati, e a me questo tipo di uomini non interessano). Sei gelosa, sbagli (mi soffochi, mi spaventi). Provi ad aprire la mente e pensare piu come loro, sbagli (non mi fido piu di te, o peggio, sei una troia). Ti metti una maschera per sembrare piu forte di quello che sei, sbagli (non sei sincera). Ammetti e comunichi i tuoi limiti, sbagli (e se ne servono per rinfacciarti colpe e accusarti dei fallimenti comuni).
Mi ferisce provare strade alternative e credere di poter far funzionare l'impossibile mettendomi in gioco al 100%, per poi sentirmi solo accusare per le mie debolezze quando tutto va male. Suppongo sia normale reagire male alle delusioni. Ma trovo meschino e semplicistico seppellire la verita' e i sentimenti in una fossa di rancori e recriminazioni, per non dire farle pubbliche.(!) La storia e' di due, gli sbagli son di due, a ognuno spetta il proprio esame di coscienza. Tra persone adulte che si son volute bene sarebbe bello per lo meno mantenere stima e rispetto reciproci.
Per quanto mi riguarda, in me convivono lati molto contrastanti. Sono una persona sincera, sensibile, protettiva e materna, empatica e -dicono-una buona amica; amante delle tradizioni ma curiosa e sperimentatrice; capace di grandi sogni, li perseguo con pragmatismo e concretezza, da brava friulana; provo a tamponare i danni della mia innata impulsivita' con l'analisi retroattiva e la piena disponibilita' a chiedere e accettare scuse; forte, orgogliosa e indipendente nei confronti della mia vita personale, insicura, fragile e dipendente quando sto con qualcuno che non sa quello che prova per me; la cosa che piu' mi rassicura e rasserena e' dare e ricevere calore fisico. Evidentemente necessito di piu azioni concrete e meno parole. Piu' abbracci e meno teorie. Piu' perdono e meno intolleranza. Piu' sicurezze e meno indecisione. Sbaglio a innamorarmi di persone che necessitano l'opposto di questo e vorrei sicuramente avere un sesto senso migliore, ma non per questo le disprezzo, sono tutte comunque grandi persone. Spero un giorno, se avro' un figlio, di trasmettergli lo stesso amore per la vita e per il prossimo, la stessa voglia e coraggio di seguire i propri sogni e di rettificare quando sbaglia, cadendo e rialzandosi ogni volta, non vergognandosi mai dei propri limiti e di dire cio' che pensa e cio' che sente.
Ed e' per "Lui" e per tutto questo che non mi faro' mai piu' tutte le domande che ho elencato sopra. Faro' semplicemente quello che mi sento di fare. Se vi piace, restate. Se non vi piace, aria. Sono cosi e cosi resto; per cui non venitemi mai piu a rinfacciare che vi ho illuso solo perche', per voi e per noi, ho provato a cambiare. State pure tranquilli: non ci provo piu'.
Ore 9am, ho finito la tesina di 3500 parole. Ora vado a consegnarla e poi a lavorare fino alle 21.
E alla fine mi piace anche lasciare un po' tutto all'ultimo. Spingermi oltre i limiti, testarmi in situazioni di urgenza, di adesso o mai più. Non è che mi manchi la capacità organizzativa, è più la voglia...finchè non è davvero l'ultimo giorno, l'ultima ora, le distrazioni hanno la meglio. E mi piace anche indovinare che voto prenderò, pensare "ma avrò centrato l'argomento o meno?", quell'attesa di un numero che vale poco e niente proprio come questa laurea alla fin fine, una lettera scritta su un foglio di carta...ma vale per me, per la mia soddisfazione personale, per rassicurarmi della scelta che ho fatto, per trovare ragioni per andare avanti anche se la fine mica la vedo. Vale perchè più che capacità tecniche per fare un lavoro che nemmeno so quale sarà, questo corso di studi mi sta allargando la mente e donando conoscenze sparse e magari anche non approfondite su argomenti che ci riguardano ogni giorno, ma che si danno per scontati. Turismo etico, trasporti, space planning, gestione edifici, francese, evoluzione della società... tanti piccoli input che portano poi tutti allo stesso punto.
Viaggio. Scoperta. Avventura. Volontariato. Cultura. Umanità.
Perchè questo mondo e questa vita li adoro, mi han dato tantissimo. Ma non trovo più senso in tutto questo correre, in tutto questo sbattersi, in tutto questo spendere per poi arrivare a fine mese senza più fiato. "Ma perchè la gente a Londra non sorride?". Me l'ha chiesto ieri una persona a cui sorridono anche gli occhi.
Non lo so il perchè. Ma anche io, come lui, non voglio passare il resto della mia vita tra persone che sopravvivono, anzichè vivere. Ed è per quello che sarà anche per me presto ora di partire...
E' una di quelle notti. E dormire è come sempre, da sempre l'unica via d'uscita. Almeno finchè non imparerò a chiedere "aiuto".
Ogni scelta di vita porta con sè il suo fardello di conseguenze.
L'unica consolazione è sapere che sono scelte di vita, e non di sopravvivenza. Quindi, un fottuto senso ce lo devono avere. E finchè non lo scopro, io non mollo la presa.