venerdì, 15 maggio 2009, ore 19:30

Strana è la mente.

Rigira le cose come sta bene a lei. Cancella i ricordi negativi, esalta quelli positivi. Ripesca sentimenti che speravi di aver archiviato, persone che dovresti aver cancellato, e li ripropone sotto forma di vortici di pensieri, di sogni, di flash-back mentali nei momenti meno opportuni. E lo so che passerà, com' è passata sempre, com' è passata a tutti.

Ma finchè non passa, sono incapace di dare. Sono incapace di darmi.

E ricevere è bello, ma quando lo scambio non è equo, è solo bello per metà...

 

Strade che si lasciano guidare forte
Poche parole piogge calde e buio
Tergicristalli e curve da drizzare
Strade che si lasciano dimenticare

blossom80

martedì, 28 aprile 2009, ore 09:35

Valencia. Stamattina ce l'ho in testa.
Di Valencia non parlo quasi mai, perche' Valencia come esperienza e' stata oltremodo difficile, e ancora non capisco come possa essere andata cosi' nella citta' sulla carta piu' perfetta di tutte: e' bellissima e ogni volta che la visito e' ancora piu' bella, ha il mare, e' la terza citta' della Spagna per grandezza ma ha una dimensione umana, e' allegra e festosa come tutte le citta' spagnole, ma ordinata ed efficiente come tutte le citta' catalane, e' un tripudio di colori e di sapori, di stili e di tradizioni.
Ma a Valencia avevo 21 anni e lavoravo con gente tra i 30 e i 60. Lavoravo in una cittadina vicina, in una zona industriale che raggiungevo in metro e poi un chilometro a piedi tra le fabbriche. Ero l'unica, venivano tutti in macchina e nessuno si e' mai sognato di offrirmi un passaggio. Nessuno si e' anche mai sognato di invitarmi ad uscire con il proprio gruppo di amici.
A parte Angel, quel ragazzo d'oro (aveva credo oltre 10 anni piu di me) che mi aveva aiutato a trovare il lavoro nella sua stessa ditta e che di tanto in tanto si prendeva cura della mia salute sociale e mi invitava a qualche pranzo con la sua squadra di calcio (tutti fidanzati e/o sposati e/o con figli) o mi dava uno strappo in citta', fino alla metro sotto casa sua. 
Mi volevano bene, questo lo so per certo. Al lavoro mi adoravano, ero la piccola della compagnia, l'unica straniera, poi parlavo di calcio, e stavo agli scherzi e alle battute, come sempre ero molto amica di tutti specie degli uomini, dagli operai e magazzinieri al padrone sessantenne e ai figli del padrone. Molte delle ragazze erano decisamente troppo snob, ragazze di paese mai uscite dal loro quartiere, e mi han sempre trattato con un misto di curiosita' e di distanza, come fossi un animale raro. Altre invece sono state amichevoli e carine. Ma quando scoccavano le sei, ero sola.
Non saprei nemmeno contare quanti weekend ho passato a casa da sola.
C'erano persone sparse, certo. I miei coinquilini dei primi mesi con cui scappava qualche risata o qualche cena. Le sorelle della mia amica spagnola ai tempi della Germania (che era partita per l'Irlanda il giorno dopo che io ero arrivata!), che studiavano a Valencia e che un paio di volte mi han chiamata a casa loro. Un amico di un'amica di un'amica che un paio di volte mi ha fatto uscire con i propri amici. I valenciani non si mescolano facilmente. Adorano avere qualcuno da fuori a cui mostrare il loro ben di dio, la paella fatta sul fuoco come dio comanda, il pesce buonissimo, la festa paesana piu spettacolare della spagna. Ma per il resto, stan bene con le loro sicurezze, le loro abitudini, il loro gruppo storico. Beh, un po' come da noi in Italia.
Mi misi quasi subito con un ragazzo di Madrid che era appena stato trasferito in Svizzera, per fare le cose facili. Dopo un mese mi voleva sposare. Progettava tutta una vita con me, e a tutt'oggi lo so che eravamo sinceri nel nostro sentimento, che saremmo stati felici. Ma io non ero nel suo stesso punto. Lui era me adesso, cinque anni piu grande, piu saldo, pronto a vivere nuove avventure con la consapevolezza che non c'e' solo l'eccitazione della novita' ma anche momenti difficili da affrontare. Io ero Piccola, e in quel periodo mi sentivo ancora piu' piccola di quello che ero, quasi invisibile. Spaesata, scivolavo in una voragine ogni giorno che passava. E le sue telefonate, il suo cercare di farmi compagnia attraverso la cornetta di un telefono non bastavano. Non capivo piu chi ero e pretendevo che me lo dicesse lui, che mi conosceva da pochi mesi. Gli dissi di non chiamarmi per qualche giorno, che dovevo fare mente locale, e lui scomparve. Quando riuscii a ricontattarlo mi lascio'. Non l'ho mai accusato per questo. Se fosse rimasto, avrei tirato giu' nella voragine entrambi. Non ne sarei mai uscita io, avrei reso la vita impossibile a lui. Ma fu lo stesso una botta fortissima.
Incontrai quasi subito dei ragazzi sardi che facevano l'Erasmus a Valencia. A parte uno o due di loro, non c'erano persone piu' diverse da me in tutta Valencia. Non mi piacevano, e credo di non essere piaciuta a loro, ma la solitudine mi faceva accettare anche quel surrogato di amicizia. Riempivano di tanto in tanto quel vuoto con del rumore, niente piu' di questo. Che poi, dopo 6 mesi a interagire solo ed esclusivamente con spagnoli, riprendere contatto con italiani medi fu un po' uno shock. Senza contare che mai prima, nelle mie precendenti esperienze all'estero, avevo avuto conoscenze italiane. Per me quando ero fuori, l'Italia era solo un ricordo e mi piaceva tenere le due cose separate.  (oggi e' molto diverso, anzi, mi realizzo quando riesco ad unire le due cose)
Cosi' finirono dieci mesi di Valencia. Senza capo ne' coda. Con insegnamenti importantissimi, e un sapore amaro in bocca.
E lo so perche' in questi giorni mi e' ritornato in testa questo periodo di cui parlo raramente. Perche' per molto tempo, ultimamente, le cose mi sono andate bene. Perche' sono felice, a Londra. Perche' raccolgo frutti. Non e' tutto perfetto, ovvio, ma e' il modo in cui vivo e apprezzo le giornate che mi fa sentire bene. E forse, mi sono un po' dimenticata di quanto letame ho dovuto spalare, prima di raggiungere questo stato. Dei pianti, dei denti sempre stretti e delle unghie sempre affilate. Devo ricordarmi che sono stata male, perche' non voglio che tutta questa serenita' mi renda una persona arrogante...non voglio che mi faccia piu' sottovalutare il male degli altri.
blossom80

martedì, 10 marzo 2009, ore 09:54

"Liebe Lori! [...] ich hoffe, dass du gluecklich bist! Manchmal muss ich weinen, dass ich dich so vermisse!! Hast du mich noch lieb? [...] Carpe Diem! Hab dich so (unendlich) lieb!"

Mi è arrivata una letterina di Zoe ieri. Mein kleiner Spatz, il mio passerottino. Che ora, a dire il vero, a 12 anni si accinge a diventare un piccolo falco.

Mi ha regalato un sorriso, e un fiume di ricordi e di pensieri. Zoe è stato l'inizio. Zoe e la sua famiglia rappresentano per me ciò che sono diventata oggi, le scelte che ho fatto negli ultimi 10 anni, i valori di cui ho fatto i pilastri della mia vita.  Zoe è la bimba per cui ho fatto la ragazza alla pari in Germania, tra il 1999 e il 2000, nella prima esperienza fuori casa della mia vita, subito dopo la maturità. Una bimba straordinaria, fuori dal comune, cosi come la sua mamma Claudia, donna che per me è stata e continua ad essere di enorme ispirazione.

Zoe è la prima persona che ho sentito in parte "mia". Per lei ho cucinato, lavato, stirato e cambiato pannolini per la prima volta nella mia vita. Con lei ho preso le prime vere responsabilità di persona adulta, dalla sua salute e sicurezza agli insegnamenti, dalle regole e le sgridate a soprattutto gli stimoli e lo sviluppo della sua creatività. Ricordo i pomeriggi a dipingere con i pennelli, che poi finivamo sempre a fare qualche pastroccio, tipo infilare la carta nel bicchiere dell'acqua, o dipingerci le mani, e io sentivo dentro di me la voce di mia mamma "ma guarda che casino stai facendo!" e a fatica ma con determinazione la spingevo indietro, convinta che quello invece fosse uno dei momenti più formativi che avrei potuto regalare a quella bimba un po' pazzerella. Ricordo quando era morto mio nonno, e io ero in totale stato di confusione, mi ero slogata la caviglia, fuori c'erano ghiaccio e neve, ero stremata e non sapevo come gestire le mie sensazioni al riguardo e soprattutto non volevo doverne parlare...e Zoe mi portava le cremine omeopatiche da mettere, e mi accarezzava con lo sguardo, genuinamente triste per me e desiderosa di starmi vicino, quello scricciolo di nemmeno tre anni compiuti...e io mi odiavo per non essere in grado di essere quella di sempre, per non essere in grado di far finta di nulla e giocare con lei... E infine, ricordo com'era stato andarmene, dopo la cena di addio con la mia famiglia al completo che mi era venuta a recuperare, e Zoe che si era impiastricciata il viso con i miei trucchi, pagliaccetta che era...ricordo il viaggio nella macchina degli zii, nei sedili dietro a scrivere sul diario che mi aveva regalato Claudia, scrivere in tedesco quelle emozioni che mai avrei provato di nuovo cosi forti, quel dolore dell'addio, del distacco, fiumi di lacrime al pensiero che non ci sarei stata quando Zoe avrebbe fatto il primo giorno di asilo, quando avrebbe detto per la prima volta "gegessen" e non più "geìsst", non avrei piu visto giorno dopo giorno i suoi progressi. Ricordo la prima telefonata da casa, con Zoe che come suo solito gestiva il dolore e la mancanza ignorandolo e coprendolo di altro...non mi aveva parlato d'altro che della sua ex ragazza alla pari, con cui non era nemmeno un frammento cosi unita com'era con me, era il suo modo per evitare di ammettere che le mancavo e concentrarsi su altro, e anche se lo sapevo, se Claudia mi diceva che non faceva che parlare di me, a me aveva fatto un male tremendo. E io ero completamente sola con tutte queste emozioni e tutta quella confusione, i miei amici facevano l'universita o lavoravano, facevano la vita di sempre, nulla era cambiato e invece per me TUTTO era cambiato, e non c'era nessuno con cui avrei potuto mai parlarne. Quella che seguì fu un'estate di eccessi, di sballo, di sesso senza amore, di alcool, di spinelli e anche altro, un'estate magnificamente superficiale, lontana da casa, esattamente quello di cui avevo bisogno per curare qualcosa di cosi profondo.

Ritornai ad Aschau ogni anno in visita. Zoe non mi ha mai dimenticata. E io ho seguito tutti i suoi progressi. Da lei imparato che la vicinanza non è questione di spazi. Da lei ho imparato che l'amore non è questione di frequenza, di quantità.

Questi sono stati i pensieri di ieri notte, prima di addormentarmi. Se mi chiedete qual è stata l'esperienza più intensa della mia vita, non avrei dubbi a rispondere: è stata Zoe il mio debutto nella vita adulta.
Claudia, Zoe e Io - Aschau 2008
blossom80
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venerdì, 20 febbraio 2009, ore 09:43

Ogni incontro lascia qualcosa. Anche un solo attimo condiviso ha contribuito a rendermi quella che sono oggi. E ogni tanto, quando apro Facebook, mi pare di stare davanti al puzzle della mia vita. Un tentativo di censimento di coloro che hanno messo le mani nel mio impasto, chi solo per un minuto, chi solo per uno sguardo, chi solo perchè obbligato. Mi fa strano, a volte, aprire a forza certi cassetti, rispolverare un participio passato che era già stato masticato, inghiottito e digerito a suo tempo. Ma mi piace anche. In fondo, sono una persona che il passato lo rispetta e ammira, con cui ci ho sempre fatto pace e che non mi tormenta, e amo ricordare i passi che ho fatto verso l'oggi, anche i più piccoli.

Ieri ho trovato E. della terza D su facebook. Mi ero perdutamente innamorata di lui in seconda media. Perdutamente significa che lo guardavo da lontano, di nascosto, e non ci parlavo. Perdutamente significa che scrivevo il suo nome mille volte sul diario. Perdutamente significa che mi ero incisa la E sul braccio con il taglierino, cicatrice che era rimasta per piu di un anno. Perdutamente significa che mi struggevo per lui, e tutte le mie compagne di classe sapevano e mi dimostravano comprensione e rispetto. E io ero piccola, in tutti i sensi. Piccola che oggi saresti lo zimbello di tutta la scuola, se a 12 anni sei piccola come lo ero io. Bassina, magrolina, uno sputo di tette che non era degno di un reggiseno. Capelli ostinatamente lunghi, troppo lunghi, troppo pesanti, quasi a voler nascondere il visino incerto e poco interessante. E due occhi azzurrissimi che non se ne accorgeva nessuno. Ero vispa e incontenibile come un bambino, ma a volte timida e imbarazzata come un'adolescente. Sospesa a metà tra i miei gattini e i poster degli attori di Beverly Hills alle pareti. In settimana bianca (terza media) E. si era vestito da donna per carnevale, era un vero pagliaccio, ma non arrogante, non era il classico bello e dannato, era un ragazzino semplice e gioioso e gli volevano bene tutti. Sapeva che gli andavo dietro e mi ha sempre rispettato. Ricordo il giorno che l'avevo incrociato andando al bagno, lui mi aveva salutata, io ero rimasta pietrificata, imbarazzatissima, e lui mi aveva fatto una carezza sulla guancia. Robe che svenivo lì. Ricordo il giorno che gli ho mandato un mazzetto di mimose in classe, il giorno della festa della donna, a ricordo scherzoso del suo travestimento, e lui era sceso immediatamente, era entrato nella mia classe e mi era venuto a dare un bacio sulla guancia per dirmi grazie. Molti altri mi avrebbero ignorato, deriso. Dolcissimo ricordo.

Ovviamente poi mi sono "innamorata" di altri duemila tipi. Poi sono andata alle superiori, poi il seno è arrivato, assieme alle altre curve, assieme all'aria gatta, assieme alla sicurezza di me, alla voglia di osare, di mettermi in gioco e non restando a guardare da lontano. E. non l'ho piu rivisto, a parte una sera di qualche anno fa, in un bar, dolcissimo come sempre, avevamo parlato un sacco e i suoi amici volevano che ci scambiassimo i numeri, ma a noi due andava bene cosi, esserci rivisti, aver riso di quei vecchi tempi, esserci un po' conosciuti per la prima volta.

Ora l'ho ritrovato su Facebook, l'ho aggiunto, gli ho mandato un messaggio, mi ha risposto immediatamente, mi ha detto che era stato felice di rivedermi a quel bar, quella sera. Nel profilo è impegnato con un certo Mark, immagino quel tizio che sta a fianco a lui nella foto. E io, a distanza di 16 anni, sorrido. Sorrido perchè il corso della vita è qualcosa di meraviglioso. E ogni pezzo di questo puzzle che ritrovo, è un pezzo di cui vado fiera.

blossom80

martedì, 30 dicembre 2008, ore 11:00

Ultimi istanti del 2008…e ho mille cose da raccontare, ma non ho mai un computer sotto mano quando le penso, dall’alto del double-decker bus che mi porta al lavoro, o nei sotterranei della metro che mi riporta a casa, o quando passeggio lungo Long Acre a Covent Garden…e quando sono a casa poi ci sono tante altre cose da fare, o da non fare, perche’ stare a casuccia nelle sere d’inverno e’ giusto che sia anche per poltrire…

Pensieri di un anno che se ne va, senza infamia ne’ lode, ripieno come il tacchino di Natale di ogni bonta’ e schifezza possibile. Un altro anno che si e’ portato via un altro po’ della mia ingenuita’, della mia buona fede, delle mie adorate nuvole, scambiandole con del granitico suolo di cinismo, dove i sogni prendono il nome di illusioni e i progetti quello di fallimenti.

2008, l’ultima volta che sono stata capace di amare ad occhi chiusi, ardendo come un fuoco di paglia, senza direzione ne’ consapevolezza.

2008, la prima volta che sono stata capace di riconoscere che non era amore, era ossessione per l’amore, e a tirarmi fuori con le mie nude mani da uno dei buchi piu’ neri in cui fossi mai caduta. Capace di guardarmi allo specchio e provare schifo verso me stessa per essere stata cosi’ stolta da caderci, cosi’ debole da cancellare la mia essenza per un miraggio di felicita’.

E ritrovare in quella immagine riflessa il mio vero sguardo, la mia vera forza, ritrovarci una Donna, e la consapevolezza che giving up will never be an option for me.

E chi e’ venuto dopo, nella mia vita, e’ fortunato, perche’ ha incontrato la vera Lorena, quella incapace di mentire, di mascherarsi, quella che ancora si sente insicura e cerca conferme, ma che per bisogno d’amore non si annulla piu’, bensi’ si trasforma in una spugna per assorbirne il piu possibile, fino a gocciolare, e bagnare a sua volta colui o colei che l’alimenta.

 

Mi sono sentita una spugna per la prima volta proprio la primavera scorsa su quel divanetto di un club, proprio mentre cercavo di riprendermi dalla merda in cui ero caduta, quando l’ho guardato negli occhi e lui mi ha aperto il suo cuore, e mi sono sentita travolta da uno dei sentimenti piu’ forti e liberi e veri che abbia mai provato nella mia esistenza, uno di quelli che restera’ con me per sempre, che si evolvera’ e prendera’ mille forme, ma che non si spegnera’ mai.

E ci sono tante altre persone nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei progetti, qualcuna piu’ speciale di altre specie in questi ultimi tempi, e tanti eventi di questi 12 mesi da ricordare…ma io questo 2008 lo dedico proprio a Te, che non hai bisogno di parole per parlarmi, che non hai bisogno di spiegazioni per capirmi, Te che ammiro per la tua onesta’, per la tua indipendenza, per la tua sete di vita e per il coraggio di essere sempre te stesso, Te che mi hai insegnato cosa vuol dire essere davvero liberi…You, that when you smile you light up my soul.

Grazie per esserci stato anche in questo 2008.

 

E a tutti voi che mi leggete, o mi pensate, o mi ricordate, e anche a me stessa, auguro per una volta di travolgere questo nuovo anno che arriva, anziche’ esserne travolti. Perche’ si puo’. Perche’ the world is our oyster!

blossom80

martedì, 22 luglio 2008, ore 23:55

Bacio e ri-bacio la foto di mia nipote sullo schermo del mio cellulare, mentre il bus lascia l'aeroporto e si avvia verso Londra. Con gli occhi lucidi e il cuore stretto in un invisibile pugno, penso: "come sono fortunata".

Fortunata di avere la mia vita, la mia famiglia, il mio passato e il mio presente, proprio così come sono, tutti cosi imperfetti, così semplici e non pretenziosi, ma inesauribili fonti di splendide emozioni. Fortunata di aver scelto di viverle tutte a 360%, con lacrime e sorrisi, no matter what.

Venerdì sera siamo andati a cena alla sagra del paese: io per la cena di classe con gli amici delle elementari, i miei genitori con i miei zii, mia cugina e il suo ragazzo, mia cognata con i suoi genitori, e mio fratello con la maglietta dello staff a spinare boccali di birra dietro al bancone...e quando è partito il twist, ci siamo trovati tutti quanti in pista, come una grande famiglia allargata, a fregarcene delle apparenze e delle diversità, scatendandoci sulle musiche anni 70, 80 e 90... e ho respirato una serenità che troppo spesso ci era mancata.

Ieri, subito dopo pranzo, ho messo su una mia vecchia cassettina con canzoni per bambini. E mentre io, mia mamma e quel cucciolotto biondo cantavamo e ballavamo insieme sulle note di "Lo sai che i papaveri son alti alti alti, e tu sei piccolina...", ho guardato i nostri occhi brillare di gioia, ho ascoltato i gridolini di eccitazione di Linda, ho visto mia mamma spensierata come non l'avevo mai vista, quasi ringiovanita... e non ho avuto alcun dubbio, che avrei portato quel ricordo con me per sempre.

Non saremo mai perfetti come la famiglia del Mulino Bianco. Ma siamo sempre veri. Ed è per questo, che mi sento fortunata.

blossom80

domenica, 18 maggio 2008, ore 16:42

E' finito pure il campionato, con uno scudetto nerazzurro che a tratti e' sembrato un parto...mi spiace per Mdn e compagnia, mi rallegro per il Cozzy.

L'Udinese ha fatto il suo sporco dovere facendosi fregare numerose volte, ma acciuffando per i capelli una qualificazione ad una pseudo-coppa a cui partecipano cani e porci e che ormai e' un contentino pure per la mia squadretta e i suoi tifosi imborghesiti.

Io cominciai a seguirla ed andare allo stadio in curva proprio il primo anno che ci qualificammo in Uefa, 96-97...i ricordi di quel secondo turno, Udinese-Ajax 1997, sono ancora vivi dentro me come fosse ieri, Udine invasa da tifosi olandesi che palleggiavano in piazza, lo stadio che esplodeva di gente, quando ancora si potevano portare gli striscioni e i fumogeni...Poggi-Bierhoff, partita spettacolo, clamoroso sbaglio del Cappio a porta vuota, poi la beffa a 10 minuti dalla fine da parte di Arveladze...e' la storia dell'Udinese da sempre, alla fin fine...

Quell'atmosfera non si e' piu' respirata a Udine, nemmeno quando siam arrivati in Champions League, penso che possa tornare solo se mai arriveremo a qualche finale o semifinale, ed e' un po' un peccato...mi piacerebbe che la gente (io compresa, ultimamente) sentisse quel friccicorino di amore verso la squadra anche quando non fa un'impresa, ma semplicemente il suo dovere.

Ma ora e' gia' tempo di Champions e di (speriamo!) Chelsea, e poi di Europei, e la finale io la guardero' dall'osteria in piazza in una cittadina delle isole Egadi, con commenti in siciliano stretto e uno shot di limoncello in mano,,,domani inizia ufficialmente il count down per le vacanze!!!!!!

blossom80
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sabato, 10 maggio 2008, ore 01:32

Scrivo questo post ispirata dall'ultimo post di MDN, una ragazza come non ce ne sono rimaste molte in giro, specie della sua età (sì, lo so, che son solo tre anni di differenza!!!!), in cui commenta il modo che hanno le nuove generazioni di trascorrere la loro età di transizione (età poi piuttosto lunga, visto che oggi giorno comincia già alle elementari e finisce - se finisce - verso i trenta), ovvero facendo i bagordi fino alle ore piccole, bruciando i propri soldi in eccessi, senza nessun limite imposto.

E ricordo un po' come è stato per me, quel modello di adolescenza ed educazione che non sarei mai capace di permettere e riproporre ai miei figli, ma che mi fa riflettere un sacco sul fatto che alla fin fine, non conta molto come si sceglie di educare un figlio, bensì che valori si sceglie di trasmettere. Perchè a mio avviso, poi, sono l'intelligenza, la serietà e gli obbiettivi di una persona a portarla su una strada rispetto che un'altra.

Io infatti ho sempre avuto un sacco di libertà, fin da piccolissima. Sarà il fatto che i miei genitori sono stati ragazzi degli anni 70 (non proprio rivoluzionari, ma pur sempre moderatamente ribelli rispetto all'epoca precendente, in linea con la lentezza campagnola friulana nell'accettare i cambiamenti e il progresso), sarà il fatto che ho un fratello maggiore ex iperattivo, distruttivo e combina-disastri che mi ha aperto la strada, ma non ricordo di aver mai avuto grossi limiti dai miei genitori. Da mio padre certamente mai, portabandiera com'è del "fai come ti pare", da mia mamma al massimo qualche debole tentativo.

Per esempio, la televisione poteva restare accesa ad oltranza, la mattina durante la colazione, a pranzo, durante i compiti, la sera prima di andare a letto ecc. Ricordo poi ancora dove mia mamma teneva la nutella, e le barrette di cioccolato Kinder, pienamente a nostro uso e consumo 24h su 24. Per non parlare delle caramelle gommose che potevo andare a comprare con i miei spiccioli alla cartoleria del paese, e che sono costate ai miei migliaia di lire in otturazioni fin da piccolissima. E i pomeriggi passati a inserire gettoni (i vecchi gettoni!!!!!) nel videogame dell'osteria del paese, unica bambina in mezzo al fumo e alle bestemmie degli anziani che giocavano a carte. La mia vita la trascorrevo in cortile, nella vecchia fattoria dei nonni: i miei giocattoli preferiti erano gli arnesi del nonno con i quali mi dilettavo a togliere chiodi ruggini da vecchie travi, oppure i mattoni che spostavamo con dei legni per far uscire gli scorpioni, e mille altre cose altamente pericolose, chimiche, velenose o pericolanti. Ricordo anche i capodanni passati a casa di Vale, con i genitori che non andavano a casa quando ci vedevano stanchi, ma ci lasciavano addormentare su in salotto, da soli sul divano, e noi ci svegliavamo poi nel cuore della notte e ci mettevamo a guardare "Colpo Grosso" per ridere delle prime tette scoperte nella storia della televisione. E che ci lasciavano assaggiare il vino e lo spumante...ma forse quello non c'entra, perchè in friuli tra le vigne ci si nasce e ci si muore :P Ciò che non mi veniva permesso, inutile dirlo, era fonte di interminabili capricci.

Quando poi son diventata adolescente, le cose sono un po' cambiate, perchè i no han cominciato a bruciare di più. Per cui i capricci si sono trasformati in autentiche scenate, catastrofi naturali insostenibili ai più, ma portate avanti con determinazione dalla sottoscritta come fossero una missione di guerra, prevedendo anche una sorta di harakiri della mia credibilità pur di raggiungere la libertà desiderata.

Così, alla fin fine, devo ammettere che quello che volevo, l'ho sempre più o meno ottenuto. A fatica magari, ma non ricordo maggiori rinunce (a parte quelle legate alla mancanza di soldi che però non mi sono mai pesate e che anzi, oggi ringrazio perchè mi han reso capace di godermi la vita anche con pochi spiccioli, senza bisogno di fronzoli). Sono andata in discoteca per la prima volta a 15 anni, a quei tempi si andava la domenica pomeriggio. Sono andata anche relativamente presto in discoteca la sera (18 anni, ed ero la piu piccola dell'intera discoteca, altri tempi...) e mi han anche lasciato passare la notte a dormire in spiaggia dopo essere stata in discoteca. Sono rientrata fin da giovanissima a ore assurde della notte, la macchina me l'han lasciata prendere quando e come volevo fin dal giorno dopo in cui ho preso la patente, a 18 anni e pochi mesi, mi han lasciato uscire anche quando sapevano che conoscevo tutta la caserma del paese vicino e che, non avendo soldi per andare per locali, le serate le passavamo con i militari nei parchetti isolati e buii della campagna. Insomma, diciamo che nel mio piccolo, la libertà non mi è certo mancata, e tutto quello che volevo, l'ho ottenuto. Cosa cambia quindi dai giovani delle nuove generazioni? (non tutti, conosco ancora persone molto molto in gamba, come conosco un sacco di idioti della mia età, ovviamente)Quelli a cui si accsa di avere tutto e subito? 

Non so davvero rispondere a questa domanda. Se non appunto, che sta alla persona riempire di valori quella libertà e gestirla indipendentemente, ma come questo si insegni, non lo so proprio. Anche se, c'è da dire, c'è una bella differenza tra l'avere tutto regalato e prenderlo per scontato, e l'intraprendere guerre puniche per ottenere anche solo un'ora in piu di permesso per il rientro.

Perchè io ho fatto scenate patetiche, sì, per ottenere quello che volevo, ma poi ne avevo un rispetto unico. Se mi si dava un orario,e di solito era molto generoso, l'orario veniva rispettato,e se sgarravo come capita a tutti e le sentivo, non mi azzardavo a rifarlo. E quelle ore di libertà, cercavo di riempirle eccedendo in qualità, piuttosto che in quantità. Per esempio, passando la notte seduta al muretto della chiesa in piazza al paese, assieme ad amici di ogni età, a chiacchierare del piu e del meno, a ridere di gusto di cazzate e a fantasticare sul futuro, sull'amore, sulla vita, piuttosto che andare a spendere soldi al bar. Non mi sarei mai spostata di li senza prima passare da casa e avvisare i miei: i miei han sempre saputo dov'ero. Non chiedevano, ero io a volerli ripagare, rassicurandoli. E le cazzate, certo, le ho fatte anche io, a migliaia, ma mai andando contro i valori che mi hanno trasmesso in famiglia. Mai andando contro quei principi che ho da sempre, mai diventando quella che non ero per assomigliare di più alle "fighette". Ricordo ancora quando mi sono messa il rossetto rosso fuoco, a 16 anni, e mia mamma mi ha guardato lasciandomi alla porta della discoteca, dicendomi che sembravo una poco di buono, ma senza obbligarmi a toglierlo...le ho risposto male, ma io da quella volta il rossetto rosso fuoco l'ho messo solo a carnevale. E forse quello è stato il segreto: inconsapevolmente mia mamma, invece di proibirmi le cose, mi ha portato a capire e scegliere da me se e quanto fossero sbagliate. Mi ha dato in mano il volante, dicendo "vai a che velocità vuoi", ma sempre seduta sul sedile a fianco, pronta a tirare il freno a mano. Non ce n'è stato bisogno. Ho fatto mille ed altre cazzate che lei non saprà mai, ho talvolta sperimentato e assaggiato l'ebbrezza dell'eccesso. Ma ho capito immediatamente e ho rettificato. Non potrei mai deluderla. Ma soprattutto, non potrei mai deludere me stessa.

E questo racconta un po' come sono diventata quella di oggi...e mi lascia riflettere su come trasmettere questo alle prossime generazioni, se mai un giorno mi dovessi trovare in mano il difficilissimo compito che ha avuto mia madre. Spero davvero di essere almeno brava la metà di quello che è stata lei, senza neppure leggere un libro nè sentire parlare di tecniche educative. Lasciandosi guidare dal pure istinto. E brava mamma...

blossom80

martedì, 29 aprile 2008, ore 00:53

E ci sfoghiamo, piangiamo, perdiamo la fiducia...poi pian piano ricominciamo a sorridere, riprendiamo a vivere, a inseguire sogni sperando che questa volta nessuno se ne approfitti, sperando che questa volta nessuno ci cammini sopra, che questa volta sia quella buona.

Ho riascoltato una splendida canzone stasera. Grande Mika. Here it is...my interpretation. For both of us...

"My Interpretation"

You talk about life, you talk about death,
And everything in between,
Like it's nothing, and the words are easy.
You talk about me, and you talk about you,
And everything I do,
Like it's something, that needs repeating.
I don't need an alibi or for you to realize,
The things we left unsaid,
Are only taking space up in our head.
Make it my fault, win the game
Point the finger, place the blame
It does me up and down,
It doesn't matter now


'Cause I don't care if I ever talk to you again.
This is not about emotion,
I don't need a reason not to care what you say,
Or what happened in the end.
This is my interpretation,
And it don't, don't make sense.

The first two weeks turn into ten,
I hold my breath and wonder when it'll happen,
Does it really matter?
If half of what you said is true,
And half of what I didn't do could be different,
Would it make it better?
If we forget the things we know.
Would we have somewhere to go?
The only way is down, I can see that now.

'Cause I don't care if I ever talk to you again.
This is not about emotion,
I don't need a reason not to care what you say,
Or what happened in the end.
This is my interpretation,
And it don't, don't make sense.


It's really not such a sacrifice
And it don't have to make no sense to you at all,
'Cause this is my interpretation

blossom80

venerdì, 04 aprile 2008, ore 01:38

Io adoro youtube!! Reduce da un afterhour di memorie adolescenziali & co., vi lascio con tre chicche in crescendo....

La prima mi ricorda l'ultima parte della mia infanzia, con mia mamma che mi insegnava a ballarla in cucina, davanti alla tele, e le esibizioni pseudo-comico-hard in pista durante la sagra di paese con le amiche....e so che qualcuno che mi legge la apprezzerà particolarmente...innit? ;)

La seconda è la canzone simbolo di quello che è stato il mito indiscusso della mia pre-adolescenza, che comunque di canzoni ne ha fatte molte altre, molto belle a mio avviso, molto da suicidio per certi versi, ma a 14 anni avere qualcuno che soffre più di te è comunque confortante :)

L'ultima mi ha fatto letteralmente spanzare dalle risate, e mi dispiace un po' usare un video privato di sconosciuti nel mio blog, ma queste ragazze mi ricordano molto me e le mie amiche, quando facevamo le sceme, senza troppa malizia o volgarità, solo per la voglia di ridere e fare cazzate! Ad ogni modo, la canzone è simbolo dei miei tempi discotecari, i mitici anni 90....

Buon weekend a tutti!!!!

blossom80
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