Troppe le cose da scrivere. Da raccontare.
Come le ho scritte, volano già via, come pezzetti di carta in un turbine di vento, ondeggiano sul nulla, si posano a terra, poi si rialzano e svolazzano ancora. Non ce la farei mai, al momento, a raccontare in modo esauriente, completo tutto quello che sto attraversando. Cosi, mentre continua lo svolazzare di pensieri e di emozioni, faccio una specie di riassunto.
Ho un sogno fin da quando ero adolescente: vedere il Sud America.
Ho una passione fin da sempre: i bambini. Il loro sorriso, il loro essere cosi indifesi e allo stesso tempo cosi piu spontanei e veri degli adulti.
Viaggiare è una dei quattro pilastri su cui voglio che si appoggi la mia intera Vita; assieme alla mia famiglia di origine, la famiglia che voglio costruire e gli amici più cari.
E tra un anno e un mese, compio 30 anni.
Così ho deciso di partire volontaria.
All’inizio non sapevo nemmeno dove. Asia o SudAmerica? La curiosità di scoprire, di vedere è molta. Poi ho scelto di seguire il Sogno.
Poi non sapevo dove. Brasile? Non per cominciare. Un po’ troppo pericoloso, e poi meglio un paese di lingua spagnola, per poter comunicare più facilmente.
Poi mi sono ricordata che io amo i monti. Mi sono concentrata sulla regione delle Ande, ho ascoltato consigli e racconti di chi è stato in Peru e Bolivia, poi ho scelto per conto mio.
Ecuador.
Mi ha conquistata anche se non ne so nulla. Perchè l’altitudine non è eccessiva (però la capitale, Quito, è cmq a 2850m..), perchè ci sono le Ande, la foresta pluviale, i vulcani, l’oceano.
Poi non sapevo con che organizzazione. Ho chiesto in giro, ho fatto perfino un foglio in Excel per capire le differenze. Ho più o meno scelto un’organizzazione no-profit ecuadoriana a gestione familiare, quindi niente onlus inglesi superorganizzate. E mi fido. Andrò a dare una mano in un asilo per bambini poveri, forse anche in un orfanotrofio.
Poi non sapevo per quanto tempo. Parto a fine ottobre, voglio star via circa 8 settimane, di cui in teoria 4 di volontariato e 3/4 di viaggio zaino in spalla. Poi ho avuto paura: dove vado io, donna bionda con occhi azzurri da sola in giro per l’Ecuador? Ora mi sono tranquillizzata, se lo faccio con la testa corro gli stessi rischi che corro a Londra quando rientro la notte da sola. E comunque, deciderò all’ultimo. Perchè già lo so che io ai bimbi mi ci affezionerò da morire, e che chi lo sa se ce la faccio a lasciarli cosi presto.
Poi una mia amica mi ha proposto di raggiungermi e andare insieme alle Galapagos, paradiso naturale…poi ho visto i costi e ho deciso di non andarci piu, ci vogliono come minimo 600 dollari solo per metterci piede…sai per quanto ci mangiano i bimbi dell’orfanotrofio con quei soldi? Per quanto adori gli animali e mi troverei a un tiro di schioppo da quelle isole paradisiache, non credo proprio sia etico spendere l’equivalente di un mese e mezzo di vita in Ecuador in una settimana di flamingos, tartarughe e foche.
Ora devo comprare il volo e finalizzare le date. Aspetto solo un risultato medico per farlo più tranquilla, non volevo spargere la voce prima di averlo fatto, ma allo stesso tempo a più persone lo dico, meno possibilità ci sono che mi ritiri all'ultimo.
Sto anche organizzando la mia festa di compleanno a casa, durante la quale inizierò a fare del fundraising, ovvero raccolta di donazioni attraverso giochi, sfide ecc. Lo si fa un sacco qui in England, ma molti lo fanno per sponsorizzare il proprio viaggio di volontariato. Io il mio viaggio e il mio “capriccio” lo pago di tasca mia. Questi soldi andranno dritti dritti a chi davvero ne ha bisogno: per dimostrare che davvero l’unione fa la forza.
E me lo sta dimostrando già il fatto che tutti i miei amici hanno fatto a gara per passarmi info sul volontariato internazionale, chi mi ha messo in contatto con amici che l’hanno fatto, chi mi ha passato nominativi di associazioni e missioni, chi sta cercando di rintracciare amici, colleghi, conoscenti ecuadoriani da passarmi come contatti. Mi scalda il cuore vedere quanto solidali sono le persone che ho scelto di avere accanto, e che han scelto di avere me. Una scelta rinnovata all’istante. Perfino gli sconosciuti si fanno in quattro. Wow.
Ci sono altre mille cose da organizzare. Le vaccinazioni. Iniziare a pensare a che cosa portarsi dietro, tra vestiti, scarpe, medicinali. Dove mettere tutta la mia roba londinese nel frattempo (la casa la lascio). Pian piano si fa tutto.
A fine agosto lo dirò ai miei, e so già che darò un enorme dispiacere alla mamma. Per consolazione, a metà dicembre rientro a casuccia e mi fermo un mese, per stringermi forte a loro a al previsto arrivo natalizio del fratellino o sorellina di Linda! (divento doppiazia!). Le dovrò anche fare un corso accellerato di internet per poter comunicare via email dall’Ecuador. A settembre lo dirò al lavoro. Lo lascio, comunque non è più quello che voglio fare. A gennaio tornerò a Londra e ripartirò da zero, come cinque anni fa.
Alle volte mi sveglio la mattina in preda al panico. Mi chiedo, ma cosa sto facendo? Sto lasciando un lavoro in tempi di recessione, una casa che adoro, cinque anni di vita londinese…penso anche ai pericoli che correrò laggiù, a mia mamma che starà in pena.
Poi però penso ai bimbi. Ai sorrisi e agli abbracci che mi doneranno. Penso alla famiglia che mi ospiterà, al cibo che mi preparerà, penso alle persone che conoscerò, ai quartieri di Quito che almeno un pochino diventeranno “miei”, ai paesaggi spettacolari che vedrò, agli usi e costumi che nemmeno mi immagino.
Che cos’ho da perdere, rispetto all’infinità che avrò da guadagnare?
Dimenticavo. Ieri pomeriggio si e' finalmente spezzato il mio braccialettino della fortuna brasiliano. Ci giocherellava Linda qualche giorno fa, le avevo detto "fai attenzione", lo vedevo che era in procinto di rompersi ma volevo succedesse per caso, e lei da brava lo rigirava tra le mani come scottasse. L'avevo comprato in un paesino vicino Cadice, due estati fa, e indossato in spiaggia sotto una prateria di stelle, esprimendo un desiderio ad ogni nodo come facevo da ragazzina. Nemmeno ricordo esattamente la formula del desiderio, ma so che quando esprimo un desiderio e' sempre quello...
...e so che non si avverera' perche' si e' rotto il braccialettino. Ma, sentendomi improvvisamente nuda quando e' successo, ho sorriso...una vita ad esprimere lo stesso desiderio... se non altro, la determinazione c'e'.
Ne ho un altro comprato lo stesso giorno, lo indossero' presto, voglio avere sempre su di me qualcosa che mi ricordi in che direzione sto andando...perche' questo desiderio, per me, e' una stella polare...da sempre...
Il primo documento che scrivo con il mio laptop nuovo di stecca (a cui ho già dato un nome, Asi, diminutivo di Asus) è questo post. Seduta alla vetrata dell’aeroporto, la nebbia e la neve danno un colore bianco-grigio al paesaggio di campagna, ed è un effetto che mi piace molto. Pare di stare in una romantica cartolina d’altri tempi, nonostante i cartelli bassi e le luci gialle della pista di atterraggio e decollo e la campagna semi-deserta dietro richiamino assurdamente alla mia mente le immagini del campo di sterminio di Auschwitz visto di recente nei modellini e le foto dell’Imperial War Museum.
Buffa è la mente.
Penso alle cose che mi attendono a Londra. Ho fatto una sorta di “to do” list mentale questo gennaio, l’ho anche messa per iscritto qua e la su vari foglietti, ed è arrivato il momento di cominciare a lavorarci su. Non sarà difficile questa volta, credo: niente propositi o tipiche promesse di inizio anno, che lasciano il tempo che trovano. Solo cose che desidero fare, che sento giuste per il momento in cui mi trovo, e non dovrebbe essere difficile portarle a termine. Non le sento nemmeno come una sfida, seppur mi eccitino come se lo fossero. Sono talmente dentro me che le avrei fatte anche se fossimo ad agosto.
Di cosa si tratta?
Diverse cose. Per cominciare, sto facendo una lista delle cose che “mi mancano” di Londra: musei, luoghi, parchi, attività, ristoranti..quelle cose che da londinese dici “c’è tempo” e invece poi non le fai mai, e finisci a conoscere una città completamente diversa da quella che conoscono i tuoi amici turisti. Era stato così anche durante il periodo in cui ci avevo vissuto come ragazza alla pari, quando Londra per me erano il parco di Wimbledon a Southfields, la discoteca Watershed di Wimbledon, il Fox pub di Putney e poco più. Sono splendide queste Londre personali, ma penso sia doveroso, dopo 4 anni, scoprire quanto immensamente ha da offrire questa città, specie sul lato culturale che fino a pochi anni fa non ero in grado di apprezzare.
Poi voglio cambiare università, se ci riesco. Mi piace quello che sto facendo, anche se sto studiando poco e niente (ho un esame domani, per dire, e per ora ho solo “riletto” ..) e non so che risultati porterò a casa questo semestre. Però non voglio avere le mani legate per altri 3 anni: voglio trovare un corso di laurea a distanza, per poter evitare di andare a lezione e concentrarmi solo sui contenuti, da qualsiasi parte del mondo decida di essere.
Parte del mondo ho detto? Eh si...
C’è pure questa di novità. Ho voglia di nuove avventure. Penso a questi ultimi dieci anni, al processo di crescita che ho avuto. Penso a com’ero da diciannovenne, quando 6 mesi in un posto erano un periodo troppo lungo. Penso anche a come sono riuscita a fermarmi quando è arrivato il momento giusto, 4 anni fa. Penso a come ora sia pronta a far fondere questi due principali aspetti di me, cosi contrastanti eppure così armoniosi insieme: l’amore materno per il nido, la famiglia e le sicurezze, e la curiosità e desiderio costanti di esplorare, conoscere, sperimentare. Il primo non dipende solo da me, è ovvio, ma verrà, sono fiduciosa, e quando lo farà sarò pronta a lavorarci sodo. E’ il mio istinto più animale, quello più primordiale, quello marchiato a fuoco dentro me. Quello che dentro un b&b di campagna, circondata dai miei bambini, dal mio uomo, dalla nostra “gente” mi fa immaginare splendida e sorridente. Il secondo invece l’ho scovato con il tempo, l’ho imparato a conoscere e sviluppato con le esperienze, sta quasi interamente nelle mie mani ed è forse il più difficile da seguire, quello che richiede più coraggio, forza interiore, convinzione. Ma a quasi 30 anni, con una mezza maturità da giovane donna e un’altra mezza incoscienza da ragazzina, è questo il momento più perfetto per dar forma alla Vita come la voglio Io.
Le idee e le possibilità sono tante. Al momento ce n’è una in particolare, un po’ mi fa paura parlarne, poi non dipende solo da me, e quando qualcosa dipende dall’entusiasmo e convinzione di due persone, le cose raddoppiano sì in bellezza al pensiero della condivisione, ma anche si dimezzano in stabilità, specie quando il quadro generale non è ancora altrettanto chiaro per entrambi.
Ma certe componenti le voglio a prescindere dal progetto comune. Uno di questi è il volontariato, l’altro sono i viaggi “d’avventura”, che poi avventura non lo so che vuol dire, l’importante è che siano viaggi veri, di scoperta, di full immersion in luoghi e non in touristic resorts. E vorrei provare a combinare le due cose, perché per me vanno un po’ pari passo… impossibile studiare gli impatti del turismo sulle località e popolazioni e non desiderare vederle, impossibile vederle e non voler aiutare, dare il mio minimo, umile contributo.
Così, tra esami universitari e la solita vita di tutti i giorni al lavoro, cerco di trasformare sogni in progetti, e muovo piccoli passi verso un’estate che vorrei essere, finalmente, diversa.
Poi si sa, che Lorena è capace fracassare al suolo assieme ai suoi sogni in maniera quasi magistrale. Ma 10 anni han dimostrato che in un qualche modo si rialza sempre, e riparte.
Un po’ di paura ce l’ho lo stesso. Ma non voglio essere nemmeno io quella dei mille sogni, e nessuno realizzato. E allora, io vado… poi se viene qualcuno con me, allora lì sì che sarebbe davvero il massimo.
Mio fratello è uno che parla poco, specie di sè stesso, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, e se viene tormentato da chi (giustamente) vuole entrare nel suo mondo, nove volte su dieci finisce a piangere dalla frustrazione mentre spreme fuori parole con il contagocce. Mi piace pensare, però, che da sempre, io guardo mio fratello e so esattamente cosa prova. Cosa vuole. Cosa pensa. E magari non lo so nel dettaglio, non so se sceglierebbe a, b o c, ma sento le frequenze del suo cuore, del suo cervello, e faccio una fatica tremenda a "tradurle" a qualsiasi altra persona, specie a parole.
La chiamano empatia credo. A volte mi chiedo come si raggiungano livelli simili. Per esempio, con mio fratello gran parte del segreto è essere cresciuti insieme, cosi diversi, cosi opposti, cosi in perenne contrasto, ma anche così inconsciamente complici. Complici quando lui costruiva le casette di legno con vecchie travi, e io gli portavo gli arnesi e i chiodi. Complici quando aggiustava la vecchia moto di papà che si accendeva solo a spinta, e lo spingevo e poi gli correvo dietro per saltare su in corsa. Complici quando si svegliava nel cuore della notte e mi dava le pacche sulle mani se mi trovava a succhiare il pollice (come ho fatto fino agli otto anni). Complici quando non riusciva a costruire quello che voleva con il meccano, e irascibile e impaziente com'è dava un calcio alla costruzione e usciva dalla porta, e io in silenzio raccoglievo i pezzi e provavo ad aggiustargliela. Complici quando, seduti a terra in camera a giocare, sentivamo i nostri genitori litigare ancora una volta e piangevamo in silenzio. Complici quando sceglievamo i nomi ai gatti e li facevamo correre per ore dietro a uno "scorondul" legato a uno spago. E mille e mille altri momenti cosi, che non possono essere rivissuti, unici in ogni sfumatura, e che mi permettono oggi di riuscire a sfiorare la sua anima.
E stamattina, mentre le lacrime rigavano il mio volto, lente, silenziose, non pensavo al motivo della mia malinconia. Sapevo che quella era passeggera come lo è ogni capriccio. In quel momento, pensavo a come vorrei, un giorno, che qualcuno riuscisse a sfiorare la mia anima in quel modo. Pensavo come sarebbe bello che qualcuno, vedendo le mie lacrime, non avesse bisogno di chiedermi "perchè piangi". Che rimanesse lì, in silenzio, a guardarmi, sentendosi dentro di me. Che un giorno potrei permettermi di provare un'emozione per il semplice gusto di provarla, senza dover dare spiegazioni... come questa mattina, quando la malinconia e le lacrime erano linfa del mio cuore, e mi facevano sentire fragile, vulnerabile, splendida, e viva.
E sei con me. Ogni volta.
E ogni volta che viene giorno
ogni volta che ritorno
ogni volta che cammino e
mi sembra di averti vicino
ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno
E ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che sono sicuro e
ogni volta che mi sento solo
ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non c'entra niente
ogni volta
E ogni volta che non sono coerente
e ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno si preoccupa per me
ogni volta che non c'è
proprio quanto la stavo cercando
ogni volta
ogni volta quando....
E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
e ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani
E stasera viaggio. Stasera ammiro le montagne della Nuova Zelanda specchiarsi nel lago. Volo in Peru, tra i reperti del Machu Pichu. Infine cammino sui passi della mia adorata "piccola sarta cinese", sulle montagne della Cina.
Viaggio come nemmeno mi ricordavo si potesse fare. Dio, ma che bello è.
*****
E poi c'è una canzonetta che mi suona in testa. Lo so che è "al maschile". Ma penso al contenuto, io. E' bello. C'è tanto di mio. Ci sono i miei sogni, riassunti lì dentro.
E' l'una e venti di mattina, mi sveglio tra cinque ore per andare al lavoro, ma non ho voglia di dormire...e me ne pentirò, domani, lo so, ma ho tanti bei pensieri in testa, e non mi va di spegnerli.
Negli ultimi giorni vivo un po' nel mio dreamland. Quel posto in cui coltivo i miei sogni, costruisco futuri e mi ci immagino protagonista...e la maggior parte del tempo sono qui fisicamente, ma lì con la mente, sembra che guardi nel nulla, e invece sto viaggiando con la fantasia, mentre cortometraggi di come potrebbe essere la mia vita scorrono davanti ai miei occhi. Immagino chi sarei, cosa farei, come sarei se andassero in porto i vari piani A, B, C....Y, Z.
Mi vedo mamma. Mi vedo con i miei cuccioli. Sento il fuoco di amore che mi brucerebbe dentro. Sento l'orgoglio che proverei aiutandoli a volare con le proprie ali. Mi vedo in un bed & breakfast, a preparare per i miei clienti una colazione come piace a me, con varie abitudini prese nei vari posti in cui ho vissuto, con il salmone affumicato, gli affettati e il pane integrale, con il sale e il pepe sulle uova alla coque, con l'avocado spalmato sul pane, con la marmellata di arance, i cornflakes, il tè alla menta fresca e il miele e il caffè nella tazzina. Mi vedo in montagna, o al mare, a passeggiare in silenzio la mattina presto o all'imbrunire, stare sola con i miei pensieri, cullarmi nella bellezza del presente e generare altri sogni. Mi vedo seduta per terra davanti al caminetto, con un gatto sulle ginocchia, e il mio uomo affianco, a condividere idee, impressioni, e silenzi, e poi baci e tanto altro ancora. Mi vedo imbaccuccata nel sacco a pelo sotto un manto di stelle, ad aspettare il mattino in qualche posto remoto del sud america, per riprendere il viaggio che sto facendo. Mi vedo come volontaria in una comunità africana, a colorare, e scrivere, e danzare con i bambini, con le loro famiglie, sentendo il calore della terra, lasciando che il fuoco delle origini mi incendi l'anima.
Per chi mi chiedeva "cosa vuoi fare da grande".
Eccomi rientrata da un bel weekend ungherese. Giretto per Budapest venerdi pomeriggio con Maite, ci ero gia' stata sei anni fa, ma stranamente ricordavo ben poco della citta'. E' stato bello riscoprirla bella come la volta scorsa, forse ancora piu' bella, e decisamente un po' piu' moderna, se non altro per l'assenza delle molte auto simil-Trabant che avevo visto solo pochi anni fa. Certo, purtroppo non e' un Paese che naviga nell'oro e mi dispiace moltissimo, soprattutto pensando alla sua storia, io che il confine dell'impero austro-ungarico ce l'ho letteralmente sotto casa (1km), e pensando ai miei amici ungheresi, persone davvero speciali. Ma la citta' e' un piccolo gioiello e il Danubio che la spezza in due e' davvero incantevole.
Sabato mattina invece ci siamo spostate a Tata, per partecipare al matrimonio della mia grande amica Timea e del suo tesoro di neo-marito, Csaba, entrambi ungheresi. Nel 2000/2001 Timi era ragazza alla pari (babysitter) come me in Inghilterra, la sua famiglia e la mia erano vicine di casa e i "nostri" bambini giocavano sempre insieme. Timi e io siamo state unitissime durante tutti gli otto mesi che ho passato a Londra, e' stata la migliore amica che potessi desiderare e la prima persona piu' o meno coetanea che ho sinceramente ammirato e stimato. Timea e' intelligente, divertente, simpatica, dolce, materna, comprensiva, a volte lunatica ma sempre disponibile, capace di perdonare e di amare in misura inimmaginabile. Con un triste passato alle spalle e una difficile situazione familiare, non c'e' nessuno al mondo a cui potrei augurare piu' felicita'.
Il matrimonio e' stato speciale, volutamente semplice ma ricco di splendidi momenti che non dimentichero' mai. Ho pianto, piu' di una volta, io che ai matrimoni di solito mi annoio. Ho pianto vedendo Timi arrivare all'altare. Ma ho pianto soprattutto sbirciando i mille sguardi di amore puro, forte, incontrastato, sguardi di intesa e di promessa, che si sono scambiati lei e lui durante tutta la serata, con il sorriso sul volto, felici come mai li ho visti prima. Hanno avuto un sacco di alti e bassi in questi anni di relazione, a volte sono stati molto vicini alla rottura, eppure si sono sempre impegnati a fondo per risolvere i contrasti e trovare compromessi, per continuare a stare insieme, per dar retta all'amore che li ha sempre legati. Li guardi e sai che sono pronti a questa nuova sfida, consapevoli delle difficolta che dovranno incontrare ma anche pronti a condividere tutto quello che incontreranno nel loro cammino.
E io ho continuato la mia fase pensierosa. Molto piu' superiore al semplice pensiero di cosa succedera' con J. ora che e' rientrato dalle vacanze. Non mi sono mai sentita cosi' risoluta in vita mia, cosi' decisa a non fare piu' gli errori di un tempo, cosi integra, o almeno intenzionata a rimanerlo, per una volta. Perche' quello che ho visto tra Timi e Csabi sabato sera, non e' piu' qualcosa che sogno. E' qualcosa che voglio.
O cosi'. O niente.
| From Budapest Sept 08 |
E così comincia una nuova avventura.
I primi due giorni al nuovo lavoro sono andati. Non senza emozioni, certo, altrimenti non sarei io...un mio amico mi ha chiesto ieri sera perchè piango cosi facilmente. Ed è così difficile da spiegare, a chi non lo vive. Non sono una debole. Non sono una che frigna ogni qual volta le cose non vanno come dovrebbero. Non sono una che piange perchè pensa di non farcela piu. Non è che do più importanza a certe situazioni di quella che hanno, so perfettamente cosa è importante e cosa no, e so che il lavoro non rientra nelle situazioni di vita o di morte. Non piango perchè me la prendo. E soprattutto, non uso mai le lacrime come un'arma, o come un modo per ottenere qualcosa.
Il mio amico mi ha suggerito di fregarmene. Ho cercato la similitudine che meglio potesse esprimere questa impossibilità di fermare le lacrime, quando queste decidono di uscire come un rubinetto aperto. E così gli ho detto, la prossima volta che è con una donna e l'accarezza, di provare a frenare l'eccitazione che prova.
Le lacrime sgorgano quando provo un'emozione, positiva o negativa. Quando mi raccontano un fatto che mi colpisce. Quando dico addio a qualcuno. Quando rivivo la mia vita in un film mentale e vedo quante cose belle ho fatto fin'ora. Quando guardo la foto e i video di mia nipote, mentre penso a com'è bello sommergerla di baci schioccosi sulle guanciotte, e non perchè mi manchi lei in questo preciso momento, ma perchè mi emoziono al pensiero della prossima volta che la rivedrò. Quando sono stanca, perchè mi sento vulnerabile. Quando non riesco a spiegarmi come vorrei, perchè mi provoca frustrazione. Quando vengo accusata di qualcosa che non ho fatto, senza lasciarmi la possibilità di difendermi. Sono fatta cosi. Sono una persona che vive ogni cosa a 360° e certo, vorrei e ci proverò per tutta la vita ad essere più impassibile, ma non posso frenare un'emozione quando mi esplode dentro, e non ho intenzione di vergognarmi di questo.
Le lacrime sono solo acqua e sale. Vorrei riuscire a spiegare questo, a chi mi osserva e mi giudica.
Ad ogni modo, il nuovo lavoro mi piace e sono felice della scelta, ci sono un sacco di cose da fare e da imparare e riconosco che dopo quattro anni, era ora di scendere da quella poltrona ed esplorare nuovi mondi.
J. è rientrato dalle vacanze, ci siamo sentiti via messenger ieri mattina e abbiam deciso di prenderci un caffè insieme prima di andare al lavoro...mi ha incontrato vicino al mio nuovo lavoro, ci siam presi un caffè con ghiaccio e mi ha portata in un parchetto proprio lì vicino, che aveva scoperto guardando la mappa della zona prima di uscire. Ci siam seduti al sole e abbiam chiacchierato per un'ora del piu e del meno, come al solito. E' tutto così....semplice, uncomplicated, con lui. Si parla, ci si scambia vedute, ci si ascolta. Si ride e si fanno battute. Non so cosa pensare, ma cerco di non pensarci. J. è un amico e non può essere nient'altro, finchè è insieme alla sua ragazza. Non sono più quella di una volta. Non mi interessa vincere, non mi interessano le guerre, non mi interessa dimostrare che io sono meglio. Vorrei solo che entrambi fossimo liberi di viverci come piu ci pare, e il pensiero di lei non lo permette. Ma allo stesso tempo, visti i miei trascorsi e la mia tendenza a bruciare le tappe, penso sia un vantaggio. Mi godo la sua amicizia, e mi diverto a scoprire piano piano che tipo di persona è, il suo passato, i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue paure. Senza aspettative. Senza progetti. Non è facile. Ma a 28 anni, non posso più permettermi di fantasticare. E' ora di credere e concentrarmi in ciò che vedo, non in ciò che vorrei vedere.
Ho un sogno da realizzare, e non voglio più perdere tempo prezioso.
E anche questa settimana mi ha regalato un sacco di belle cose.
Una bella cena con una mia carissima amica, che quando sono con lei le ore non hanno mai abbastanza minuti.
Una mattinata di shopping a Oxford street, e un vicolo riscoperto per caso, delizioso e nascosto, che si apre sull'inizio di Marylebone, incorniciato da un sacco di piccoli graziosi negozietti, e caffè e ristoranti con i tavolini fuori, tutto un mondo da scoprire, per me che a nord di Oxford St non ci vado se non su invito. E un succo di mela a sigillare l'inizio (spero) di una lunga amicizia.
Una lettera nella busta di carta riciclata, che ormai riconosco all'istante, quella con i risultati degli esami medici. In fondo i miracoli non esistono, ma questa volta va bene cosi: mi va bene sentirmi dire che posso prendermi il lusso di aspettare altri 6 mesi e vedere se il mio corpo si decide a reagire. Che posso prendermi il lusso di passare un'estate in serenità, e ripensarci poi a dicembre. E godermi le vacanze al mare, e la mia città, e la mia famiglia, e i miei piu cari amici, senza il pensiero di appuntamenti in ospedale ed interventi e convalescenza.
La serata di venerdì ad un locale di Leicester Sq, siamo usciti per dei semplici drinks post lavoro tra amici, e siamo finiti per rimanere fino a notte fonda a ballare sulle note e i ricordi festivalbariani di "Rhythm is a Dancer"...c'erano quasi tutti, quelli del "mio gruppo": Matteo, Roberto, Michele, Ale1&2, Maite...e mi provoca una certa commozione parlare di "mio gruppo", io che non ne ho mai avuto uno. Mi sono divertita un sacco, anche se non è stato sempre facile cacciare indietro certi istinti e certe lacrime...ma la tristezza si alterna ad una gioia che ho provato poche volte prima, e poi lo so che "it's for the best", per cui, mi cullo nel pensiero di quanto splendida è la vita e mi godo il suo sapore dolceamaro senza pormi troppi perchè.
La serata di sabato con tutta la reception per la serata di "team bonding" che ho organizzato per loro, prima a cena e poi a ballare nello stesso posto di venerdi, e alla fin fine lo ammetto, che mi danno un sacco di soddisfazioni a livello personale...they are my "babies"!
E poi una partita di calcio, magari pure da dimenticare per il risultato, ma che mi ha regalato un'ennesima serata da sentirsi "in famiglia"... specialmente con una persona con cui mi sono riunita da poco, ma che occupa un posto speciale nel mio cuore...troppo speciale, davvero, per rischiare di perderla come ho lasciato che succedesse con un'altra proprio di recente.
E a volte vorrei saper essere meno gelosa e meno intensa e meno tante altre cose, e alle volte vorrei solo poter stringere forte a me le persone per cui provo qualcosa, senza dovermi chiedere cos'è che davvero provo e come l'altra persona reagirebbe...e alle volte vorrei solo poter dormire abbracciata a ognuna di queste persone, sentirne il calore, chiudere gli occhi e sentirmi al sicuro, anche per una sera soltanto. E sognerei quella vita fuori dai canoni, che immagino spesso in questi giorni, un futuro pieno di libertà, e amore, e passioni da coltivare, e traguardi da raggiungere e rinnovare. E ne varrebbe la pena, anche cosi, per una notte soltanto.
E a volte, quando ascolto questa canzone, penso a te, che mi regali emozioni e lacrime e sorrisi e tante, tante altre belle cose...."and I don't want the world to see me, cause I don't think that they'd understand"....