Ce l'ho fatta. Ho cliccato.
Ho preso il biglietto per Quito!!!!
Non so nemmeno descrivervi quello che ho provato, e che parzialmente sto ancora provando, quel misto tra voglia di piangere, voglia di ridere e voglia di urlarlo al mondo...e aveva ragione chi diceva "ti sentirai subito meglio"...ora non si torna indietro. E sento gia la strada che inizia a scendere, l'aria a farsi piu respirabile, un peso mi è stato levato dal petto.
L'unico pensiero amaro, in quel momento, è stato a questa solitudine sentimentale che mi accompagna da 29 anni. Mille amici, ma nessun compagno di vita è mai stato li a condividere i passi piu importanti che ho compiuto. E partirò ancora una volta DA SOLA. E sono fiera di me, come no: non aspetto certo un uomo per costruire la mia vita. Ma ciò che viene condiviso ha sempre un sapore diverso..ad ogni modo, c'è sempre tempo per quello.
Per ora, quello che importa è che arrivo in Ecuador tra tre mesi esatti. E non vedo l'ora!!!
*** il blog in inglese dove racconterò tutte le mie storie legate a questo viaggio è *** http://ontheroadtoecuador.blogspot.com/
Troppe le cose da scrivere. Da raccontare.
Come le ho scritte, volano già via, come pezzetti di carta in un turbine di vento, ondeggiano sul nulla, si posano a terra, poi si rialzano e svolazzano ancora. Non ce la farei mai, al momento, a raccontare in modo esauriente, completo tutto quello che sto attraversando. Cosi, mentre continua lo svolazzare di pensieri e di emozioni, faccio una specie di riassunto.
Ho un sogno fin da quando ero adolescente: vedere il Sud America.
Ho una passione fin da sempre: i bambini. Il loro sorriso, il loro essere cosi indifesi e allo stesso tempo cosi piu spontanei e veri degli adulti.
Viaggiare è una dei quattro pilastri su cui voglio che si appoggi la mia intera Vita; assieme alla mia famiglia di origine, la famiglia che voglio costruire e gli amici più cari.
E tra un anno e un mese, compio 30 anni.
Così ho deciso di partire volontaria.
All’inizio non sapevo nemmeno dove. Asia o SudAmerica? La curiosità di scoprire, di vedere è molta. Poi ho scelto di seguire il Sogno.
Poi non sapevo dove. Brasile? Non per cominciare. Un po’ troppo pericoloso, e poi meglio un paese di lingua spagnola, per poter comunicare più facilmente.
Poi mi sono ricordata che io amo i monti. Mi sono concentrata sulla regione delle Ande, ho ascoltato consigli e racconti di chi è stato in Peru e Bolivia, poi ho scelto per conto mio.
Ecuador.
Mi ha conquistata anche se non ne so nulla. Perchè l’altitudine non è eccessiva (però la capitale, Quito, è cmq a 2850m..), perchè ci sono le Ande, la foresta pluviale, i vulcani, l’oceano.
Poi non sapevo con che organizzazione. Ho chiesto in giro, ho fatto perfino un foglio in Excel per capire le differenze. Ho più o meno scelto un’organizzazione no-profit ecuadoriana a gestione familiare, quindi niente onlus inglesi superorganizzate. E mi fido. Andrò a dare una mano in un asilo per bambini poveri, forse anche in un orfanotrofio.
Poi non sapevo per quanto tempo. Parto a fine ottobre, voglio star via circa 8 settimane, di cui in teoria 4 di volontariato e 3/4 di viaggio zaino in spalla. Poi ho avuto paura: dove vado io, donna bionda con occhi azzurri da sola in giro per l’Ecuador? Ora mi sono tranquillizzata, se lo faccio con la testa corro gli stessi rischi che corro a Londra quando rientro la notte da sola. E comunque, deciderò all’ultimo. Perchè già lo so che io ai bimbi mi ci affezionerò da morire, e che chi lo sa se ce la faccio a lasciarli cosi presto.
Poi una mia amica mi ha proposto di raggiungermi e andare insieme alle Galapagos, paradiso naturale…poi ho visto i costi e ho deciso di non andarci piu, ci vogliono come minimo 600 dollari solo per metterci piede…sai per quanto ci mangiano i bimbi dell’orfanotrofio con quei soldi? Per quanto adori gli animali e mi troverei a un tiro di schioppo da quelle isole paradisiache, non credo proprio sia etico spendere l’equivalente di un mese e mezzo di vita in Ecuador in una settimana di flamingos, tartarughe e foche.
Ora devo comprare il volo e finalizzare le date. Aspetto solo un risultato medico per farlo più tranquilla, non volevo spargere la voce prima di averlo fatto, ma allo stesso tempo a più persone lo dico, meno possibilità ci sono che mi ritiri all'ultimo.
Sto anche organizzando la mia festa di compleanno a casa, durante la quale inizierò a fare del fundraising, ovvero raccolta di donazioni attraverso giochi, sfide ecc. Lo si fa un sacco qui in England, ma molti lo fanno per sponsorizzare il proprio viaggio di volontariato. Io il mio viaggio e il mio “capriccio” lo pago di tasca mia. Questi soldi andranno dritti dritti a chi davvero ne ha bisogno: per dimostrare che davvero l’unione fa la forza.
E me lo sta dimostrando già il fatto che tutti i miei amici hanno fatto a gara per passarmi info sul volontariato internazionale, chi mi ha messo in contatto con amici che l’hanno fatto, chi mi ha passato nominativi di associazioni e missioni, chi sta cercando di rintracciare amici, colleghi, conoscenti ecuadoriani da passarmi come contatti. Mi scalda il cuore vedere quanto solidali sono le persone che ho scelto di avere accanto, e che han scelto di avere me. Una scelta rinnovata all’istante. Perfino gli sconosciuti si fanno in quattro. Wow.
Ci sono altre mille cose da organizzare. Le vaccinazioni. Iniziare a pensare a che cosa portarsi dietro, tra vestiti, scarpe, medicinali. Dove mettere tutta la mia roba londinese nel frattempo (la casa la lascio). Pian piano si fa tutto.
A fine agosto lo dirò ai miei, e so già che darò un enorme dispiacere alla mamma. Per consolazione, a metà dicembre rientro a casuccia e mi fermo un mese, per stringermi forte a loro a al previsto arrivo natalizio del fratellino o sorellina di Linda! (divento doppiazia!). Le dovrò anche fare un corso accellerato di internet per poter comunicare via email dall’Ecuador. A settembre lo dirò al lavoro. Lo lascio, comunque non è più quello che voglio fare. A gennaio tornerò a Londra e ripartirò da zero, come cinque anni fa.
Alle volte mi sveglio la mattina in preda al panico. Mi chiedo, ma cosa sto facendo? Sto lasciando un lavoro in tempi di recessione, una casa che adoro, cinque anni di vita londinese…penso anche ai pericoli che correrò laggiù, a mia mamma che starà in pena.
Poi però penso ai bimbi. Ai sorrisi e agli abbracci che mi doneranno. Penso alla famiglia che mi ospiterà, al cibo che mi preparerà, penso alle persone che conoscerò, ai quartieri di Quito che almeno un pochino diventeranno “miei”, ai paesaggi spettacolari che vedrò, agli usi e costumi che nemmeno mi immagino.
Che cos’ho da perdere, rispetto all’infinità che avrò da guadagnare?
Il primo documento che scrivo con il mio laptop nuovo di stecca (a cui ho già dato un nome, Asi, diminutivo di Asus) è questo post. Seduta alla vetrata dell’aeroporto, la nebbia e la neve danno un colore bianco-grigio al paesaggio di campagna, ed è un effetto che mi piace molto. Pare di stare in una romantica cartolina d’altri tempi, nonostante i cartelli bassi e le luci gialle della pista di atterraggio e decollo e la campagna semi-deserta dietro richiamino assurdamente alla mia mente le immagini del campo di sterminio di Auschwitz visto di recente nei modellini e le foto dell’Imperial War Museum.
Buffa è la mente.
Penso alle cose che mi attendono a Londra. Ho fatto una sorta di “to do” list mentale questo gennaio, l’ho anche messa per iscritto qua e la su vari foglietti, ed è arrivato il momento di cominciare a lavorarci su. Non sarà difficile questa volta, credo: niente propositi o tipiche promesse di inizio anno, che lasciano il tempo che trovano. Solo cose che desidero fare, che sento giuste per il momento in cui mi trovo, e non dovrebbe essere difficile portarle a termine. Non le sento nemmeno come una sfida, seppur mi eccitino come se lo fossero. Sono talmente dentro me che le avrei fatte anche se fossimo ad agosto.
Di cosa si tratta?
Diverse cose. Per cominciare, sto facendo una lista delle cose che “mi mancano” di Londra: musei, luoghi, parchi, attività, ristoranti..quelle cose che da londinese dici “c’è tempo” e invece poi non le fai mai, e finisci a conoscere una città completamente diversa da quella che conoscono i tuoi amici turisti. Era stato così anche durante il periodo in cui ci avevo vissuto come ragazza alla pari, quando Londra per me erano il parco di Wimbledon a Southfields, la discoteca Watershed di Wimbledon, il Fox pub di Putney e poco più. Sono splendide queste Londre personali, ma penso sia doveroso, dopo 4 anni, scoprire quanto immensamente ha da offrire questa città, specie sul lato culturale che fino a pochi anni fa non ero in grado di apprezzare.
Poi voglio cambiare università, se ci riesco. Mi piace quello che sto facendo, anche se sto studiando poco e niente (ho un esame domani, per dire, e per ora ho solo “riletto” ..) e non so che risultati porterò a casa questo semestre. Però non voglio avere le mani legate per altri 3 anni: voglio trovare un corso di laurea a distanza, per poter evitare di andare a lezione e concentrarmi solo sui contenuti, da qualsiasi parte del mondo decida di essere.
Parte del mondo ho detto? Eh si...
C’è pure questa di novità. Ho voglia di nuove avventure. Penso a questi ultimi dieci anni, al processo di crescita che ho avuto. Penso a com’ero da diciannovenne, quando 6 mesi in un posto erano un periodo troppo lungo. Penso anche a come sono riuscita a fermarmi quando è arrivato il momento giusto, 4 anni fa. Penso a come ora sia pronta a far fondere questi due principali aspetti di me, cosi contrastanti eppure così armoniosi insieme: l’amore materno per il nido, la famiglia e le sicurezze, e la curiosità e desiderio costanti di esplorare, conoscere, sperimentare. Il primo non dipende solo da me, è ovvio, ma verrà, sono fiduciosa, e quando lo farà sarò pronta a lavorarci sodo. E’ il mio istinto più animale, quello più primordiale, quello marchiato a fuoco dentro me. Quello che dentro un b&b di campagna, circondata dai miei bambini, dal mio uomo, dalla nostra “gente” mi fa immaginare splendida e sorridente. Il secondo invece l’ho scovato con il tempo, l’ho imparato a conoscere e sviluppato con le esperienze, sta quasi interamente nelle mie mani ed è forse il più difficile da seguire, quello che richiede più coraggio, forza interiore, convinzione. Ma a quasi 30 anni, con una mezza maturità da giovane donna e un’altra mezza incoscienza da ragazzina, è questo il momento più perfetto per dar forma alla Vita come la voglio Io.
Le idee e le possibilità sono tante. Al momento ce n’è una in particolare, un po’ mi fa paura parlarne, poi non dipende solo da me, e quando qualcosa dipende dall’entusiasmo e convinzione di due persone, le cose raddoppiano sì in bellezza al pensiero della condivisione, ma anche si dimezzano in stabilità, specie quando il quadro generale non è ancora altrettanto chiaro per entrambi.
Ma certe componenti le voglio a prescindere dal progetto comune. Uno di questi è il volontariato, l’altro sono i viaggi “d’avventura”, che poi avventura non lo so che vuol dire, l’importante è che siano viaggi veri, di scoperta, di full immersion in luoghi e non in touristic resorts. E vorrei provare a combinare le due cose, perché per me vanno un po’ pari passo… impossibile studiare gli impatti del turismo sulle località e popolazioni e non desiderare vederle, impossibile vederle e non voler aiutare, dare il mio minimo, umile contributo.
Così, tra esami universitari e la solita vita di tutti i giorni al lavoro, cerco di trasformare sogni in progetti, e muovo piccoli passi verso un’estate che vorrei essere, finalmente, diversa.
Poi si sa, che Lorena è capace fracassare al suolo assieme ai suoi sogni in maniera quasi magistrale. Ma 10 anni han dimostrato che in un qualche modo si rialza sempre, e riparte.
Un po’ di paura ce l’ho lo stesso. Ma non voglio essere nemmeno io quella dei mille sogni, e nessuno realizzato. E allora, io vado… poi se viene qualcuno con me, allora lì sì che sarebbe davvero il massimo.
Eccomi rientrata da un bel weekend ungherese. Giretto per Budapest venerdi pomeriggio con Maite, ci ero gia' stata sei anni fa, ma stranamente ricordavo ben poco della citta'. E' stato bello riscoprirla bella come la volta scorsa, forse ancora piu' bella, e decisamente un po' piu' moderna, se non altro per l'assenza delle molte auto simil-Trabant che avevo visto solo pochi anni fa. Certo, purtroppo non e' un Paese che naviga nell'oro e mi dispiace moltissimo, soprattutto pensando alla sua storia, io che il confine dell'impero austro-ungarico ce l'ho letteralmente sotto casa (1km), e pensando ai miei amici ungheresi, persone davvero speciali. Ma la citta' e' un piccolo gioiello e il Danubio che la spezza in due e' davvero incantevole.
Sabato mattina invece ci siamo spostate a Tata, per partecipare al matrimonio della mia grande amica Timea e del suo tesoro di neo-marito, Csaba, entrambi ungheresi. Nel 2000/2001 Timi era ragazza alla pari (babysitter) come me in Inghilterra, la sua famiglia e la mia erano vicine di casa e i "nostri" bambini giocavano sempre insieme. Timi e io siamo state unitissime durante tutti gli otto mesi che ho passato a Londra, e' stata la migliore amica che potessi desiderare e la prima persona piu' o meno coetanea che ho sinceramente ammirato e stimato. Timea e' intelligente, divertente, simpatica, dolce, materna, comprensiva, a volte lunatica ma sempre disponibile, capace di perdonare e di amare in misura inimmaginabile. Con un triste passato alle spalle e una difficile situazione familiare, non c'e' nessuno al mondo a cui potrei augurare piu' felicita'.
Il matrimonio e' stato speciale, volutamente semplice ma ricco di splendidi momenti che non dimentichero' mai. Ho pianto, piu' di una volta, io che ai matrimoni di solito mi annoio. Ho pianto vedendo Timi arrivare all'altare. Ma ho pianto soprattutto sbirciando i mille sguardi di amore puro, forte, incontrastato, sguardi di intesa e di promessa, che si sono scambiati lei e lui durante tutta la serata, con il sorriso sul volto, felici come mai li ho visti prima. Hanno avuto un sacco di alti e bassi in questi anni di relazione, a volte sono stati molto vicini alla rottura, eppure si sono sempre impegnati a fondo per risolvere i contrasti e trovare compromessi, per continuare a stare insieme, per dar retta all'amore che li ha sempre legati. Li guardi e sai che sono pronti a questa nuova sfida, consapevoli delle difficolta che dovranno incontrare ma anche pronti a condividere tutto quello che incontreranno nel loro cammino.
E io ho continuato la mia fase pensierosa. Molto piu' superiore al semplice pensiero di cosa succedera' con J. ora che e' rientrato dalle vacanze. Non mi sono mai sentita cosi' risoluta in vita mia, cosi' decisa a non fare piu' gli errori di un tempo, cosi integra, o almeno intenzionata a rimanerlo, per una volta. Perche' quello che ho visto tra Timi e Csabi sabato sera, non e' piu' qualcosa che sogno. E' qualcosa che voglio.
O cosi'. O niente.
| From Budapest Sept 08 |
Settimana impegnativa sotto tutti i fronti.
Sto cercando di chiudere tutto ciò che ho in sospeso al lavoro. Il tempo è tiranno ma devo dire che mi piace avere uno scopo, lavorare verso un obiettivo così chiaro e specifico, e non mi pesano troppo le ore di straordinario che piazzo qua e là.
Lunedi mattina, dopo la nuotata di domenica sera, pur avendo dormito solo 4 ore, mi sentivo davvero serena e rilassata. Fino a che una collega, una che ha già avuto un sacco di problemi per la sua arroganza, ha deciso di aggredirmi verbalmente in maniera molto violenta, lanciandomi accuse false su una questione di lavoro piuttosto futile. Ha usato dei toni che mi hanno davvero presa di sorpresa e ferita, per cui ovviamente sono scoppiata a piangere…sempre in lacrime, ma si può? Specie quando sono stanca, salto con nulla. Quel tesoro di Tomas ha capito tutto e mi ha coperto alla reception, mentre io mi sono fiondata in ufficio da Ian, il mio consolatore ufficiale, a sfogarmi per la mancanza di disciplina in questo posto, che porta sempre a situazioni fuori controllo come queste.
J. passava giusto di lì nel suo giorno libero, e vedendomi esausta, mi ha invitato a bere un caffè dopo il lavoro. Siamo andati da Starbucks, abbiam preso un frappuccino ghiacciato a testa, e poi ci siamo stesi al sole sul prato di hyde park. Abbiamo parlato, parlato, parlato...mi sentivo come su un altro pianeta, lontana da tutto e da tutti...J. è diventato ormai il mio confidente e io il suo, e non passa giorno che non ci sentiamo, almeno via messaggio o email. Se non lo cerco io, mi cerca lui, siamo assetati l’uno dell’altro, e io ovviamente sto cadendo, lentamente ma inesorabilmente, come una pera cotta. Non ho intenzione di fare nulla al riguardo, però. Mi godo un nuovo amico e una nuova persona che ha deciso di lasciarsi scoprire, di lasciarsi andare, e di scoprire me, poco a poco. Una persona che mi ha conquistato senza nemmeno doverci provare, solo grazie alla sua semplicità, mantenendosi allo stesso tempo alla giusta distanza e alla giusta vicinanza. E mi piace cosi, come siamo adesso.
Sono anche andata al nuovo lavoro, per un po' di training, ho incontrato quella svampita della ragazza che sostituirò, per dire, le è suonato il telefono due volte in cinque minuti, mentre arrivava un cliente ogni 10/15 minuti e si è lamentata… da noi con due telefoni che suonano contemporaneamente, mentre suona pure la porta, mentre la gente va avanti e indietro in continuazione questa cosa farebbe?? I ritmi di lavoro nella nuova Spa sono molto molto più rallentati, certo, avranno pure loro i loro momenti incasinati, ma in generale penso che mi aspetta un periodo un po’ Zen. Perfetto per tranquillizzarmi e riprendere un po' di controllo sulla mia salute e la mia pace interiore. Anche se forse sono l’unica persona al mondo che molla il lavoro per una paga – anche se di poco - inferiore. C’è poco da fare. La carriera non mi interesserà mai quanto la mia serenità e la mia vita.
Assieme al lavoro, la mia vita sociale mi tiene abbastanza impegnata e di questo sono molto felice, anche se alle volte vorrei vedere tutti e non ce la faccio, c’è sempre qualcosa, orari diversi, vacanze, impegni, e alle volte si comunica per giorni solo via segreteria telefonica. Il fatto è che ultimamente, apppena arrivo a casa la sera, voglio solo spegnere tutto, e non ho voglia di parlare. Non parlo molto nemmeno con Maite. Ho solo voglia di starmene per i fatti miei, ignorare il cellulare, messenger e quant'altro, guardarmi qualche episodio di qualche serie televisiva, spegnere il cervello, e non è facile spiegarlo. Ultimamente, stando a contatto con persone che danno molto valore ai loro spazi, sono diventata ancora più gelosa dei miei, e forse sono diventata un po' un lupo solitario, ma alla fin fine, se una cosa ho imparato a mie spese, è che uno deve prendersi cura di se stesso, perché non saranno gli altri a pensarci.
Ad ogni modo, due serate in particolare sono state importanti.
Il lunedi sera, di rientro da casa di un amico, quando ho incontrato i due amici italiani di F., la tipa con cui avevo litigato in vacanza. Li avevo conosciuti sabato sera, erano in visita dall’italia e F. mi aveva chiesto di unirmi a loro, e avevo accettato, lo ammetto, con l’intenzione di fermarmi solo a cena, solo perché era da molto che volevo vedere quel locale. Opportunista. Gli amici di F. si sono però rivelati simpaticissimi, entrambi sordi dalla nascita e quindi si comunicava a gesti e leggendo le labbra, o scrivendo parole sullo schermo di un cellulare o sul retro di uno scontrino. Mi hanno davvero aperto un mondo nuovo, che all’inizio mi spaventava e imbarazzava…e invece siamo finiti lunedi notte a casa mia (perché quella deficente di F. li aveva sbattuti fuori casa con le valigie e tutto 7 ore prima dell’aereo, e pioveva, e io li ho fatti aspettare da me), a chiacchierare senza sosta, e chissa quante sono le cose che ancora avremmo potuto dire se avessimo avuto più tempo. Un incontro che mi ha aperto ancora di più la mente e ha abbellito ancora di più la mia umile esistenza.
Un incontro che mi ha anche aiutato a chiudere definitivamente F. fuori dalla mia vita, visto che, gelosa del mio rapporto con loro, mi ha letto i messaggi sul cellulare che avevo lasciato in reception mentre ero in pausa pranzo. Non l’affronto solo perché i due ragazzi mi han detto di non farlo, e perché ho deciso d’ora in poi che le persone senza integrità, le persone negative, invidiose, meschine, le ignoro e le faccio uscire dalla mia vita in silenzio, anziché impegnarmi in scenate che fanno solo casino inutile.
L’altra serata indimenticabile è stata la cena di venerdi a casa di M. con la sua mamma bergamasca in visita che ha fatto la carbonara, mentre il giapponesino Aki prendeva appunti con il bloc notes. Un gruppo variopinto e stupendo, adoro i miei nuovi amici giapponesi, adoro la semplicità di M, che quando c’è lui tutti sono sempre e solo sé stessi. Sono se stessi purtroppo anche quelli che farebbero meglio a indossare una maschera!!!! :P
Sabato infine sono partita con la bici e lo zaino, sono andata in treno fino a Guildford e poi il fratello di mia cognata è venuto a prendermi con furghy, il suo furgoncino hippie multiuso della VolksWagen anni 80. Siamo andati all’Isle of Purbeck, una penisola nella regione del Dorset, a sud ovest dell’Inghilterra. Abbiamo passato una notte lì ed entrambi i giorni siamo andati a fare trekking su quelle spettacolari scogliere, paesaggi mozzafiato ed un buon esercizio, sentivo il sangue scorrere nelle vene, il sudore bagnare la pelle fresca, i polmoni girare a mille, troppo bello. Abbiamo anche esplorato un paio di pub dei villaggi vicini e ci siamo goduti l’aria umida e le verdi brughiere dell’Inghilterra. Simply wonderful.
Per le foto, cliccate qui.
E buona settimana a tutti!
Ovvero: Esplode prima una pentola a pressione o una Fiat Croma con 4 ragazze stanche a bordo?
La vacanza tra alti e bassi stava andando bene. Certo, c’erano stati i soliti screzi, inevitabili quando si uniscono 4 persone completamente diverse l’una dall’altra, con diversi background, diversi caratteri, diversi punti di vista, ma devo dire che ce l’eravamo riuscita a spassare alla grande tutte insieme.
Poi siamo approdate in Sicilia. Per cominciare, eravamo cotte, avevamo dormito poco, e il tizio dell’autonoleggio di Trapani, ci aveva messo un’ora per darci la macchina (perché non sapeva dov’era parcheggiata!!!!) , quindi eravamo arrivate a casa di F. sotto il sole cocente di mezzogiorno. Subito dopo pranzo ci eravamo accordate di andare a Scala dei Turchi, un posto sulla costa, vicino Agrigento. Un’ottantina di chilometri lungo il mare per arrivarci, su una delle strade piu pericolose della Sicilia, dove se il limite è di 90 vai almeno a 130 e sei quello che va piu piano.
Arrivate là, il posto è incantevole ma c’era un vento stile bora triestina che in mezzo minuto ci ha ricoperto di sabbia da testa a piedi: sopportiamo stoiche e in silenzio, ma in realtà siamo esauste, vorremmo solo essere a casa a dormire! Altri 80km di rientro, e qui iniziano a girarmi le palle.
F. continua a commentare la mia guida dicendo che la gente qui guida piu veloce, che i suoi amici guidano piu veloci, ecc., e vi assicuro che ho una guida alquanto sportiva. Supero di molto i limiti di velocità, cosi di tanto in tanto rallento per paura di perdere la patente, con F. che dice “ma va, qui in Sicilia nn ci sono mica posti di blocco”. Effettivamente ha ragione, ma io non conosco il posto, e alla fin fine non solo la patente è la mia, ma ho pure 3 vite sulle mie spalle, comprese quelle di una bimba di 4 anni, figlia di J., e che sono determinata a non avere sulla coscienza. I commenti, però, mi alterano alquanto, specie quando J., che nn ha la patente, forse sentendosi un po’ davanti a una Playstation, propone annoiata di superare una macchina a cui ero stata dietro per un po’ mentre eravamo in salita con doppia riga continua, e che io stessa avrei sorpassato su rettilineo senza bisogno di essere incoraggiata… io mi chiedo come vuoi uomini possiate guidare con delle rompipalle come noi donne a fianco!!!! Io comunque cerco di mantenere la calma e non rispondere, per il bene di tutti. Alla fine arriviamo a casa, ci tiriamo a lustro e usciamo a cena fuori (e chi guida? Taxi Lorena, of course).
La serata procede tranquilla fino a che iniziano le prime divergenze su dove proseguire la serata, vi risparmio i particolari, basta sapere che eravamo stravolte e F. ha perso la pazienza e mollato un paio di urla che le avrei dato una sberla. Come si permette parlarci cosi non lo so mica, ma me ne sto zitta, faccio partire il motore, e porto tutti a casa.
Il pomeriggio seguente partiamo allegramente alla volta dell’aeroporto di Palermo. Chiedo a F. se sta volta può guidare lei perché sono stanca, ma si rifiuta dicendo che lei ha dormito molto meno di me e che è ancora più stanca. Vabbè, l’accontento, tanto alla fine nn è che mi fido molto di lei. Ma avviso “niente commenti mentre sono alla guida”. So che basterebbe poco a farmi saltare. Donna avvisata….
Il viaggio nel cuore della Sicilia sotto il sole delle cinque è spettacolare e mi fa venire voglia di non andarmene mai piu. M. è seduta accanto a me e chiacchieramo allegramente mentre le altre due dietro dormono. Ad un certo punto F. si sveglia e dice che dobbiamo cercare una pompa di benzina perché non ce ne sono all’aeroporto, poi risprofonda nel sonno. Stazioni di rifornimento sull’autostrada non ce ne sono, cosi chiedo a M. di guardare sulla cartina per vedere quanto mancava all’aeroporto. La cartina non era proprio dettagliata, M. dice che siamo vicinissimi, io mi dico “a questo punto arriviamo all’aeroporto e poi torniamo indietro se proprio c’è bisogno”, F. molla lì un “shall we go out at Cinisi?” che io prendo come una domanda generale, una proposta come un’altra su cui discutere. Cmq non c’è tempo di discutere, perché passo l’uscita di Cinisi proprio in quel momento e subito dopo c’è l’aeroporto. Io sono tranquilla, quasi allegra, è un’avventura e la vivo come tale, mi accingo a fare la rotonda e riprendere l’autostrada.
F. invece va su tutte le furie, si agita, si scatena, manco a) fossimo in ritardo b) fosse la fine del mondo, dice che lei l’aveva detto di uscire prima, mi ordina di tornare indietro (come se io non lo stessi gia facendo) e poi, perché tra me e me bofonchio un “ok, ok” che lei trova molto “maleducato”, si lancia in una serie di accuse pesantissime cadute dal cielo, ovvero che sono irresponsabile e che sono la persona più egoista che lei abbia mai conosciuto.
Io sto correndo a 130 all’ora e mi si inizia ad annebbiare la vista, so di non essere in grado di rispondere mentre guido, cosi prima di schiantarmi mi butto a destra, trovo la prima piazzola di sosta, mi fermo nel mezzo, e senza spegnere il motore mi giro verso F. e dico freddamente “e siccome sono irresponsabile ed egoista, ora guidi tu”.
Ma lei già prima che io finisca la frase comincia a darmi addosso, e in quello il mio tono di voce si alza come non si è mai alzato in vita mia, credo. Le urlo contro, poi scendo dalla macchina e vado a sedermi su un muretto.
La situazione comincia a diventare pesante, M. cerca di fare da paciere, J. se ne sta zitta come sempre, F. sputa veleno e io le rispondo su tono. Non fosse che entrambe siamo troppo orgogliose e ci teniamo troppo ai nostri capelli, a quel punto saremmo state una sull’altra a rotolarci nella polvere!!! Cmq poi decido di risalire in macchina, giusto in caso si decida ad andarsene e lasciarmi lì da sola, spengo il motore e mi siedo tranquilla.
Lei è determinata a non guidare, a) per non darmela vinta b) perché scoprirò poi da J., la sua guida fa schifo, anzi no, fa proprio paura, e io pure, per cui stiamo fermi li mentre è già ora di fare il check-in. J. a un certo punto chiede se si può andare a piedi, F. dice di si, e cominciano a scaricare le valigie, mentre io prego per vederle camminare sulla Palermo-Trapani con le borse e i trolley sotto il sole del tramonto. Ovviamente sapevo fin dall’inizio che avrei guidato io, se non altro perché non mi fidavo di lei in autostrada, e che non le avrei lasciate raggiungere la carreggiata a piedi, ma vuoi mettere la soddisfazione?!!!! 
Invece è M., incazzata nera pure lei con F., a mettersi al volante, bestemmiando perché a) non era assicurata per guidare quella macchina b) non aveva la patente con sè c) non guidava da tre anni. Quando si è agganciata la cintura e ha quasi acceso il motore, le ho detto scendi e mi sono messa alla guida. Non potevo crederci che F. per orgoglio personale fosse pronta a rischiare la fedina penale di M. e la vita di altre 3 persone. Ne riparliamo ora, di chi è egoista ed irresponsabile?
Insomma, porto tutti sani e salvi all’aeroporto, F. scende dalla macchina in tutta tranquillità per andare a fare il check in e io le dico “no no signorina”, e che cazzo, lei fa il check in e io a riconsegnare la macchina, oltretutto intestata a lei sul contratto di noleggio??? La faccio immediatamente risalire e andiamo a riconsegnare la macchina insieme, poi corriamo a fare il check in e finalmente ci possiamo rilassare ed ignorare.
Il giorno dopo F. verrà a parlarmi, per chiedere scusa di aver perso la pazienza, e io le dico che accetto volentieri le scuse e mi scuso io stessa per i toni, ma che le accuse che mi ha fatto, in particolare quella dell’egoismo, non è una cosa da poco, e se lei pensa davvero questo di me, non c’è molto spazio per un’amicizia. Al che lei comincia a dirmi che io non mi accorgo di come mi comporto, che dovrei ascoltarla perché devo cambiare ecc ecc. Io le rispondo che apprezzo il suo suggerimento, ma che a 28 anni ho già capito molte cose di me e ci sto lavorando su, ma che l’egoismo non rientra in queste, e che ad ogni modo come tutti, ho amici che hanno scelto di essermi a fianco anche dopo avermi conosciuta bene, ed è il loro di consiglio che valuto di più, non quello di una 23enne che mi conosce solo superficialmente al lavoro.
Le spiego con calma che non dobbiamo essere tutti migliori amici di tutti, che certi caratteri non vanno d’accordo e che possiamo benissimo lavorare insieme e magari pure uscire a bere qualcosa in compagnia senza dover per forza scendere a un livello cosi profondo di rapporto. Lei si irrita parecchio, dice che era venuta per fare una conversazione “costruttiva” (=ovvero istruirmi su come cambiare…), e che l’importante è poter lavorare in armonia e se ne va. Nei giorni successivi però sarà super gentile e dolce con me, e per dire, ieri mi ha perfino invitata a uscire fuori, invito che non coglierò ma che apprezzo.
Penso che F. sia una brava ragazza, ma è molto piena di sé e pensa di avere tutte le risposte, e forse le mancano semplicemente un paio di anni di maturità. Un tempo odiavo la gente che diceva “crescerai” ma ora mi rendo conto che da 4 anni a questa parte ho fatto un cambiamento enorme, e anche se magari non è molto visibile ad occhio, perché resto una persona fondalmente passionale e istintiva, chi mi conosce meglio e più a fondo sa di che cosa parlo.
Ad ogni modo, certo è che eviterò in futuro di andare in vacanza con persone passionali e istintive quanto me J
Ovvero: What happens in
(quel che succede in Sicilia, resta in Sicilia)
Ma io ovviamente ve lo racconto lo stesso. Tanto siamo tra amici no??!
Insomma, siamo partite domenica all’alba, alla conquista delle isole Egadi e anche un po’ della Sicilia.
Io, 27 anni, friulana in questa vita, spagnola in quelle precedenti e future, trapiantata a Londra da 4 anni: bionda, occhi azzurri, e tratti somatici più vicini a una polacca che a un’italiana media.
Maite, 26 anni, unica spagnola alta, silenziosa e tranquilla della penisola iberica, pure lei trapiantata a Londra da 4 anni e mia "consorte" da due anni, lunghi capelli scuri (ma sta cercando di convincersi che hanno riflessi biondi J) e visetto da cerbiatto.
Francesca, 23 anni, nata a Londra da padre siculo e mamma filippina, alta e abbronzata, occhi e capelli color ebano e un carattere di fuoco.
E infine Jouyee, 23 anni, nata a Londra da madre portoghese e padre cinese, unisce le curve mediterranee a due dolcissimi occhi a mandorla, calma e pazienza per eccellenza si racchiudono in questa giovane mamma. Portare un poker più esotico (e pericoloso!!) in un paesello del profondo sud italia non credo sia possibile!!!
La nostra base era l’isola di Favignana, in particolare un appartamentino presso il residence/villaggio chiamato “L’Oasi”, gestito da una famiglia di torinesi trapiantati, che se il marito avesse pronunciato una parola vagamente gentile in 7 giorni e se la figlia non avesse provato a farci pagare più del pattuito (con tanto di commento acido “se eravate di buon cuore pagavate la differenza” manco stesse raccogliendo l’elemosina a messa) e non ci avesse stressato la vita cercando di venderci le sue cazzute di escursioni e cene, non sarebbero poi stati cosi male. Va menzionato comunque che in quel di Favignana si stava svolgendo il famoso concorso “vota la persona più antipatica e maleducata” e perciò nei bar e ristoranti e per strada la gente si prodigava per vedersi assegnato il prestigioso premio.
A parte gli scherzi, devo ammettere che l’atmosfera era diversa rispetto a quel che ho sempre incontrato in Sicilia, la gente sembrava davvero incazzosa, quasi a suggerire di starsene lontani dai classici luoghi di villeggiatura durante le vacanze.
La prima sera ci siamo vestite con i nostri vestitini svolazzanti estivi e siamo uscite alla scoperta della cittadina. Quella italiana, in particolare quella sicula, è una popolazione di pettegoli e curiosi, e i nostri tratti cosi diversi ed esotici, e i nostri modi di fare londinesi (ovvero spontanei e un po' sfrontati, al contrario di molte donne bigotte e snob che ci guardavano di storto-chiaramente invidiose) non passavano di certo inosservati, cosi quando passavamo si girava tutta l’isola a scrutarci una a una. Siamo andate a cena decise solo a mangiare pesce e non bere alcool, per cominciare la vacanza in maniera detox. Mentre eravamo intente a squartare uno scampo particolarmente recidivo, però, arriva la cameriera e inizia a stappare una bottiglia di vino bianco. Noi la guardiamo con aria da quiz e quella presenta un bigliettino “Brindiamo alla vostra! F. Sailing Team”, la cameriera ci annuncia che la bottiglia viene offerta dai ragazzi che sono dentro al ristorante a guardare la partita!!! E io che pensavo certe cose accadessero solo nei film!!! Insomma parte il giro di ricognizione verso il bagno per controllare età e aspetto dei ragazzi, che ricevono una prima sommaria promozione. Rispondiamo “venite a trovarci al tavolo”, loro non si fanno vivi e noi ce ne andiamo. Scopriremo poi che la cameriera, gelosa, si era tenuta il bigliettino di risposta!!! Bastaaardaaaa!
Mentre passeggiamo verso la gelateria, mi ferma un tipo di forse 20 anni “ciao, il mio amico ti vorrebbe conoscere”, mi sento come sbattuta indietro nel tempo di almeno 15 anni...”onorata, ma penso di essere un po’ troppo grande per voi” e lui “ma guarda che il mio amico ha già 24 anni!” ”stella, io ne ho 28”…robe che mi sviene, il cucciolo! Ad ogni modo di lì a poco un altro della stessa compagnia si avvicina tutto esaltato per invitarci a una festa in camp(orella)agna per il suo….18mo compleanno!!!!!! Hahahhahahahhahahahhahahhaha è la volta buona che mi mettono in prigione!!!
Mentre camminiamo ormai come zombie verso le biciclette, ci incrociamo con i ragazzi del ristorante che finalmente si fermano e si presentano. Marcia indietro, si ritorna al bar, granita di caffè e limoncello per tutti e let’s make friends! Sono 8 ragazzi (due ciascuno, mica male!) sulla trentina, provenienti da diverse città del nord e centro-nord Italia, in vacanza su una barca a vela chiamata Africa, un nome un programma. Tra l’altro barca sulla quale Blossom prontamente autoinvita sé e le tre amiche per una gita la mattina dopo….come prima sera, non c’è mica male!!!! 
La mattina dopo (lunedi) si propone il classico sclero femminile del “cosa mi metto non ho nulla e sto per andare su una barca con 8 ragazzi”e quando finalmente ce l’abbiamo fatta, arriva il messaggio del due di picche con una scusa grande come una casa. Poco male, tanto siamo qui per andare al mare e quindi prendiamo la bici e ci fiondiamo in spiaggia.
Favignana è una favola rustica: il paesino piccolo, la campagna un po’ deserta, le spiagge tutte a distanza ciclabile, e un mare (gelido) che la parola trasparente in questo caso è assai limitata. Un giro con il vecchio pescatore in pensione Francesco, munito di barchetta dei puffi e foto di Padre Pio sul timone, ci ha portati alla scoperta della costa montagnosa dell’isola, uno spetttacolo di grotte e insenature e mare cristallino da perderci la testa. C’erano molte meduse ma non dove abbiam fatto il bagno noi, eppure io sono riuscita nella mia unica sfiga a mettere il piede tra due scogli e farmi pungere il polpaccio da un anemone o altra creatura marina urticante!!!!!! 
Il martedi pomeriggio arriva un messaggio dal Sailing Team che invita a un aperitivo in barca con seguito di cena preparata da loro con amore…ma si, chissenefrega di fare le preziose dopo la clamorosa buca, si va in barcaaaaa! Corsa a casa, altro sclero del cosa mi metto-cosa ti metti, arriviamo al pontile tutte tirate da testa a piedi alle sei di sera, che si sudava come cammelli (io in realtà continuavo a dire che in barca ci si dovrebbe andare in pantaloncini e maglietta, ma nessuno mi ascoltava), abbiamo fatto un bagno al tramonto al largo di Cala Rossa, spruzzato acqua alle altre tre che nn volevano tuffarsi per non rovinare trucco-capelli-vestiti, preso un aperitivo a base di salame e champagne (ah, che bello farsi trattare con i guanti… per una sera mi sono sentita un po’ come una velina sullo yacht di un calciatore al largo di Porto Cervo, che emozione!!! Mancavano solo i paparazzi!!!) e infine cenato con una bella pastasciutta. Per ingannare il tempo abbiamo avuto la geniale idea di giocare nientepocodimeno che….al gioco della bottiglia!!!!! Invece della bottiglia abbiamo usato un accendino, e vi assicuro che mi sembrava di essere a una festa di 15enni dagli ormoni impazziti!!!! Ad ogni modo ci siamo divertiti un sacco, e se volete sapere se ci sono dettagli piccanti….mi dovrete pagare fior di quattrini!!!!!!!!! La sailing team poi ha continuato il suo viaggio e noi siamo ritornate a casuccia.
Due giorni dopo però sono arrivati un amico d’infanzia siciliano di Francesca con un suo amico, entrambi 23enni, giusto per compensare gli ultratrentenni di qualche sera prima… J abbiam passato la serata insieme e si son pure fermati a dormire, imbucati di nascosto nel nostro appartamento! Anche qui, ogni dettaglio vale oro… ;) Dico solo che abbiamo scelto le Egadi con l'idea di andare in un posto semi deserto, lontane da tutto e tutti, rilassarci, dormire...secondo me ci rilassavamo di più se andavamo a Formentera!!!! 
La mattina dopo ci eravamo iscritte a un’escursione in barca a Marettimo, altra isola. Ora di incontro, 9.30 presso la reception. Ore 9.10 Blossom apre un occhio, in casa regna il silenzio…ore 9.14 bussano alla porta…ore 9.15 urla sovrumane per svegliare tutte e farle preparare…ore 9.25 io e Maite siamo già a fare colazione…e ore 9.35 si parte!!!!! I ragazzi son dovuti scappare a gambe levate prima che entrasse la donna delle pulizie, e noi siamo andati alla scoperta di quest’isola, con la palpebra calante e tanto, tanto sonno!!!!! Marettimo è ancora più bella di Favignana, riserva naturale, montagne "dolomitiche" e un delizioso paesino. Per la prima volta ho anche usato la maschera per esplorare i fondali, non che non l’avessi mai fatto prima, ma a Lignano Sabbiadoro anche con la maschera non si vede cmq una cippa 
Il giorno dopo siamo ripartite con l'aliscafo per Trapani, dove abbiamo noleggiato un’auto per raggiungere la cittadina del papà di Fra, e anche luogo del Gattopardo, Santa Margherita di Belice, a una trentina di km da Sciacca. A guidare quella orribile Fiat Croma diesel attraverso lo spettacolare cuore della Sicilia, i campi, le colline e la terra rossa c’ero io…ci ho messo un po’ a prendere mano con sta storia del diesel, che quando metti la seconda la macchina se ne accorge dopo mezz’ora, ma insomma, non è andata nemmeno cosi male!
(to be continued - nel frattempo guarda le foto al link
http://picasaweb.google.com/London.lm/FavignanaSicilia )