venerdì, 24 luglio 2009, ore 00:29

Ce l'ho fatta. Ho cliccato.

Ho preso il biglietto per Quito!!!!

Non so nemmeno descrivervi quello che ho provato, e che parzialmente sto ancora provando, quel misto tra voglia di piangere, voglia di ridere e voglia di urlarlo al mondo...e aveva ragione chi diceva "ti sentirai subito meglio"...ora non si torna indietro. E sento gia la strada che inizia a scendere, l'aria a farsi piu respirabile, un peso mi è stato levato dal petto. 

L'unico pensiero amaro, in quel momento, è stato a questa solitudine sentimentale che mi accompagna da 29 anni. Mille amici, ma nessun compagno di vita è mai stato li a condividere i passi piu importanti che ho compiuto. E partirò ancora una volta DA SOLA. E sono fiera di me, come no: non aspetto certo un uomo per costruire la mia vita. Ma ciò che viene condiviso ha sempre un sapore diverso..ad ogni modo, c'è sempre tempo per quello.

Per ora, quello che importa è che arrivo in Ecuador tra tre mesi esatti. E non vedo l'ora!!!

*** il blog in inglese dove racconterò tutte le mie storie legate a questo viaggio è *** http://ontheroadtoecuador.blogspot.com/

blossom80

venerdì, 06 marzo 2009, ore 20:32

Fa bene gasarsi? No, non fa bene. Sono nata e sono stata cresciuta nel valore dell'umilta', e'  qualcosa in cui credo fermamente e uno dei valori che apprezzo di piu' nelle persone. Umilta' e dedizione, sempre consapevoli che si puo' fare meglio, che c'e' un mondo da imparare, che non si e' mai arrivati.

E' bello fare delle soste pero', nel cammino verso una fittizia vetta. Soste ristoratrici. In cui si fa il punto della situazione, il punto di se', si guarda a cio' che si ha raggiunto, si gioisce delle vittorie e si analizza gli errori. E in qust'ultima settimana, mentre faticavo tra obblighi, scelte e mille pensieri, mi sono arrivate - inaspettate - molteplici occasioni per celebrare le mie vittorie... parole intense da persone che contano e per cui conto, persone che mi "sentono" ancora prima di ascoltarmi, risultati, premi...

04/03, email: "its been pleasure to see u after such a long time and have to say I missed that [...] every time we meet its like to be in the middle of the storm and you don't now when the lightning will strike, and that is what feels so nice"

05/03, email:  "Io ti ammiro tantissimo sai,sei una ragazza dotata di un dono fantastico. Il tuo sorriso illumina un'intera  stanza. E le persone.Sei in grado di dare calore anche quando ci sono i pinguini che scorazzano in giro a - 18 gradi, riesci a rendere tutto piu' "calido" , racconti e parli di Vita, senti e fai sentire."

05/03 London Metropolitan University: Studying service sector management 80/100 (A), Leisure and Tourism Environment 77/100 (A), Tourism Today 76/100 (A)

06/03 Premiata come "Associate of the Month" dall'hotel dove lavoro.

E' un fiume di emozioni che mi travolge, e sono riuscita a commuovermi diverse volte in ognuna di queste occasioni, e in molte altre...e' una vita intensa...e' una vita profondamente incasinata e a volte tiranna...ma e' la mia splendida Vita, e va celebrata. Per poi ripartire, con umilta', verso nuovi traguardi.

Buon weekend :)

 

blossom80

giovedì, 07 agosto 2008, ore 06:56

" I would like to thank Lorena who has had a significant impact on the services at the P. and developed a very strong team and encouraged them through a period of massive growth and change.  Working on her own initiative she has ensured a system of procedures and services that deliver great customer service and I would like to thank her for all her hard work"

...e qua cominciano le lacrime... se poi aggiungiamo che nella stessa mail il mio manager ha anche annunciato che il mio successore sarà J., queste diventano un fiume...sono proprio contenta che i miei sforzi e i risultati di quasi 4 anni di lavoro vadano in mano a una persona del mio team, una persona a cui ho fatto io il training, una persona che inizia proprio come ho iniziato io...dal basso, e con tanta voglia di imparare.

Ora sento che la mia decisione di andarmene assume un significato, apre spazi, crea possibilità di crescita e di miglioramento. Ora sento che posso andarmene in serenità. My baby (la recpetion) è in buone mani!

blossom80

mercoledì, 16 luglio 2008, ore 21:29

Ho parlato con Ian, il mio manager. Ho parlato con Anne, direttrice del personale. Entrambi mi hanno detto che sono fieri di me. Che si ricordano di me, di com'ero "piccola" quando sono arrivata e che vedermi cosi cresciuta, maturata, di sapere che ho imparato così tanto, è per loro fonte di orgoglio. Che vogliono darmi supporto fino all'ultimo. Che chi lo sa, magari tra qualche anno le nostre strade si incroceranno nuovamente. Lacrime, tante lacrime.

Poi sono corsa da J., ex receptionist, neo supervisor della reception alla piscina. Era il primo a cui lo volevo dire. Ci siamo seduti sui lettini a bordo piscina, e non ci siamo mossi per 40 minuti. Mi ha abbracciato forte, ho letto grande dispiacere dietro quel suo sorriso tirato. Ancora lacrime. "Allora non ero io quello che se ne andava!" mi ha detto. Per assurdo, proprio un giorno prima di ricevere la chiamata di Maria offrendomi il lavoro, avevo sognato che lui lasciava il lavoro, e gliel'avevo confidato. Un presagio di separazione. Odio doverlo lasciare proprio adesso che l'ho aiutato a spiccare il volo...proprio ora che avrebbe bisogno di me, proprio ora che il nostro rapporto si stava rafforzando...ma ho intenzione di esserci. Lui sta proprio dove stavo io tre anni fa. E voglio esserci per lui, magari come amica, ma voglio esserci...

Poi ho preso da parte Ronaldo il supervisor dei massaggiatori. Tesoro, quasi mi sviene davanti, è rimasto choccato. Tranquillo, gli ho detto, hai ancora un mese delle mie sfuriate, non ti libererai cosi facilmente di me. E dire che non lo sopportavo quando era arrivato. Altre lacrime.

Ho chiamato Alexandra, receptionist, a rapporto in ufficio. "Alex, ho dato le dimissioni"...il suo viso è pietrificato, gli occhi si sono riempiti di lacrime. No, bimba, non farmi piangere anche tu...le ho detto "lo sai che spetta a te prendere il mio posto, vero? sei la migliore in assoluto" "Lori, mi sa che io me ne torno in Svezia a settembre, per studiare"...no...non farmi questo...volevo lasciarla a te la mia eredità, non a uno sconosciuto...Più lacrime.

Stuart, membership manager, era l'unico che sapeva del colloquio. Ma forse se l'era dimenticato. E' sbiancato in viso. Mi ha abbracciato forte, ha detto "Lori, e io cosa faccio senza di te?". E io, che farò senza quel matto di Stuart?...

Omer del bar ha fatto la faccia da funerale. "Non ci sarà mai nessuno così devoto a questo posto come te, sei la madre di questo luogo. Te ne vai lasciando traccia, mancherai a tutti"

Mira, ex massaggiatrice, neo receptionist da poco perchè incinta, non lo sa nessuno tranne me, Ronnie e Ian, e l'ho aiutata a far si che il trasferimento fosse il più fluido possibile, ha reagito con furia. No, no, non puoi andare, continuava a ripetere. Non adesso, non tu. Mi spiace tanto Mira... ma sono certa che andrà tutto bene.

A tutti gli altri ho mandato un'email.

"I am writing you this email to let you know that I have resigned from the position of Reception Manager today and I will be leaving the P. in about a month’s time. It has not been an easy decision for me, as the P. has been to me a sort of second home for the past 3.5 years, and you all are like a second family to me. I feel grateful to have met and worked with each single one of you and I would like to thank you for all the support you have given to me during the time spent together. You have taught me so much just by being you! I will miss you all so much, guys! !

E mi sento sollevata. Felice che la gente abbia capito l'essenza di me anche oltre i cazziatoni, oltre i momenti di stress, di contrasto. Felice che la gente mi ritenga una presenza cosi importante al P. Felice di sapere che lascerò questo posto come un goleador lascia il campo dieci minuti prima del fischio finale.  Emozionata e vincente.

From the day we arrive on the planet
And blinking, step into the sun
There's more to be seen than can ever be seen
More to do than can ever be done

Some say eat or be eaten
Some say live and let live
But all are agreed as they join the stampede
You should never take more than you give

In the circle of life
It's the wheel of fortune
It's the leap of faith
It's the band of hope
Till we find our place
On the path unwinding
In the circle, the circle of life

Some of us fall by the wayside
And some of us soar to the stars
And some of us sail through our troubles
And some have to live with the scars

There's far too much to take in here
More to find than can ever be found
But the sun rolling high through the sapphire sky
Keeps great and small on the endless round

blossom80

martedì, 15 luglio 2008, ore 23:15

Non ero proprio del migliore umore settimana scorsa, complice il tempo orribile al rientro dalle vacanze e le solite frustrazioni sul lavoro. Frustrazione anche per sapere che stava tutto nelle mie mani, e invece erano mesi che rimandavo anche solo la revisione del curriculum.

Mercoledi pomeriggio poi arriva la chiamata di Maria. Maria era mia collega fino a pochi mesi fa, una manager bravissima che rispetto molto per efficienza, esperienza, e perchè unisce il tutto a una personalità frizzante e giocosa. Ora è la manager di una Spa (centro benessere) in un altro hotel. Mi chiama perché sta cercando una Head Receptionists, che sulla carta è la stessa cosa di una Reception Manager (ovvero io), solo senza la parola figa "manager". A volte quando non ci pensi tu, ci pensa il cielo. E prometto di pensarci.

 

Venerdì è il mio compleanno.

La giornata non comincia al meglio, con le lacrime di giovedi sera alla reception, e il pensiero di cosa fare di questo lavoro, che amo e odio allo stesso tempo. Così, venerdì mattina rifaccio di corsa il curriculum e lo spedisco a Maria. Il resto della giornata lo passo al lavoro a metà tra il rassegnato e lo stressante, cercando di sembrare serena.

Di sera c’è la mia festa, al bar Zebrano di Carnaby Street, in centro: vengono tutti, ma proprio tutti. Ad un certo punto mi allontano dal tavolo e guardo la gente che interagisce tra di loro, mi dico "questo è il mio mondo" e ne sono orgogliosa. Molte persone poi mi portano dei regali, cosa insolita qui a Londra, e la cosa mi commuove, anche perchè sono tutti regali bellissimi e azzeccati, e di solito ricevo sempre cose che non uso...anche questo mi fa capire che questa qui, ora, è la mia vita. Non più un'esperienza, non più un viaggio.

 

La festa continua, io cerco di dividermi tra le molte persone e dedicare un pezzettino di me a tutti (difficile, specie vista la confusione e il numero della gente, ma ci provo, se lo meritano), e mentre chiacchieriamo continuano ad arrivarmi in mano Mojiti, che trangugio ormai come fossero acqua potabile nel deserto.

Alla fine, quando le luci si accendono e ci buttano fuori, e mi alzo in piedi e mi accorgo che sono ubriaca, e raggiungo con il mio bodyguard la fermata del bus notturno, e riesco a salirci su (non senza rischiare di capottarmi), e mi siedo sul sedile davanti, sonnecchiando appoggiata alle borse dei regali e rischiando di mancare la mia fermata, sono felice.

Sono felice soprattutto per un motivo. Per una persona. Per un'amicizia che è talmente forte da non spezzarsi  nemmeno adesso. Per un'amicizia che mi è ora semmai ancora più chiara.  E mentre scrivo, sorseggio un caffè in questa tazzina colorata che ne è un po' il simbolo, festeggiando dentro di me questo primo splendido anno.

 

Sabato, in pieno hangover, mi trascino fuori dal letto, bevo due litri d'acqua e scendo nell'Hampshire, dove il fratello di mia cognata nonchè mio amico è venuto a fare uno stage, portandomi sul furgoncino della WV la mia bici e la mia stampante. E domenica mattina ci lanciamo con la bici in esplorazione di quella splendida natura e i micropaesini della zona in cui sta...un po' come essere da me in Friuli, solo che da me è più campagna contadina, qui è più natura verde e lussureggiante.

E’ bellissimo sentire l’aria che circola nei polmoni, il sudore che bagna la pelle, le gambe che aggrediscono le dolci colline. Adoro, semplicemente adoro la natura, l’aria aperta, la bici. Ci fermiamo a pranzo in un delizioso pub, mi sento libera.

 

Lunedi mattina vado al colloquio per il posto di Head Receptionist. Ci vado vestita da Maite. Non nel senso che Maite mi ha vestita, no: intendo che ero proprio lei. Indossavo il suo tailleur e le sue scarpe, io non ho nemmeno una giacca nel mio armadio. A 28 anni forse è arrivata l’ora di pensarci.

Il colloquio va benissimo, comunque Maria mi ha già scelta e ha parlato bene di me ai suoi manager, per cui si tratta più che altro di far piacere il lavoro a me. E mi piace, immediatamente. Per molti motivi.

 

In realtà in questa posizione scenderei leggermente di livello. Ora gestisco un gruppo di 5, offro supporto a un supervisor, collaboro con altri 4 manager compreso il mio, senza contare la ventina di persone che fanno riferimento a me vai tu a capire perché (forse perché si trovano meglio a parlare con me, o perché mi considerano più efficiente, o perché sono lì da molto tempo, fatto sta che è tutto un “Lorena Lorena!” da mattina a sera). Nel nuovo lavoro le persone da gestire sono due.

Il centro dove lavoro ora comprende palestra, piscina, stanze per i trattamenti e bar/ristorante; ci sono 1200 soci, più gli ospiti dell’hotel, più la gente che bazzica di lì perché non ha nulla da fare, più i clienti dei trattamenti. Vi regna onnipotente il caos, la gente entra ed esce ogni due secondi, di solito due telefoni suonano mentre suonano alla porta mentre la gente chiede di pagare e tutti vogliono essere i primi ad essere serviti, interromperti mentre parli con altri clienti non è visto come maleducato. Nel nuovo lavoro ci sono solo stanze per trattamenti e i clienti sono solo quelli che hanno prenotato.

Mi hanno chiesto “non ti annoieresti?”.

Ho risposto che tre anni fa probabilmente si. Fra qualche anno magari anche. Ma ora come ora, so che ho bisogno di tranquillità. Dopo tre anni e mezzo al limite dello stress, ho bisogno di riprendere coscienza di quello che sono e quello che so fare, tirare le somme di dove sono arrivata e capire dove voglio andare. Ho 28 anni e sento che al momento voglio dedicarmi alla qualità, più che alla quantità. Questo posto vorrebbe dire avere finalmente tempo per fare tutto secondo gli standard che piacciono a me. Vorrebbe dire un sacco di collaborazione con altri due manager, soprattutto con Maria, e avere tutto il tempo di capire e imparare certi nuovi aspetti, specie quello finanziario, che in questo lavoro non ho il tempo materiale di seguire.

Oltretutto, avendo solo due persone da seguire, ridurrei il fattore gestione del personale, che mi piace molto, ma che ruba davvero un sacco di tempo e di energie. Dopo tre anni a farmi in quattro per gli altri, ho bisogno di concentrarmi di nuovo un po’ su di me. Senza contare che ho bisogno di più energie per continuare gli studi in serenità.

La compagnia alberghiera, poi, è molto più grande e conosciuta dell’attuale. Ciò significa molte più possibilità di crescita ed espansione.

 

Certo, ci sono anche fattori negativi. Ma non mi spaventano: anzi, cerco di trovarne il lato positivo, come mio solito.

Per esempio l’ubicazione: dovrei diventare di nuovo una pendolare. Ma sono felice perché viaggiare mi dà l’occasione di riprendere a divorare libri. Oltretutto la zona è centrale, giovane, vibrante, con un sacco di negozi e locali.

Dove lavoro ora siamo al nono piano con amplie vetrate, a cui non presto nemmeno più attenzione dopo tanti anni, mentre la nuova Spa è in un sotterraneo…8 ore senza luce naturale…motivo in più per uscire durante l’ora di pranzo e godermi l’aria fresca e umida londinese.

 

Insomma, Maria mi ha chiamato oggi, mentre ero al lavoro. Mi ha offerto il lavoro e lo stesso salario di adesso. E ho accettato. Non ho ancora dato le dimissioni e non ho ricevuto il nuovo contratto, quindi fino domattina ancora nulla è ufficiale, ma difficile tornare indietro, a questo punto.

Quando ho chiuso il telefono, ho provato una sensazione difficile da descrivere.

Ho provato gioia, entusiasmo, euforia all’idea di una nuova avventura.

Ma allo stesso tempo, ho provato una tristezza, malinconia, oserei dire dolore, al pensiero di lasciare questo lavoro.

 

Questo lavoro per me rappresenta Londra e la mia vita qui. Avevo fatto il colloquio quattro giorni dopo il mio arrivo, quel lontano ottobre del 2004. E da allora, questo hotel è stato la mia seconda casa. I miei colleghi, molti dei quali non sono più qui, sono quelli che hanno sopportato le mie sfuriate, consolato le mie lacrime, gioito dei miei successi, guardato le foto della mia nipotina appena nata sopportandomi mentre parlavo di lei all’infinito…

e c’è Ian, il mio manager, che mi ha trasmesso tutta la sua conoscenza e la sua esperienza, specialmente nei rapporti con il prossimo, insegnandomi a trovare il giusto compromesso tra mio animo passionale, emotivo e materno e quello più perfezionista, intransigente e organizzativo.

Insegnandomi ad essere più indipendente, a prendere decisioni, a diventare punto di riferimento per altri. Spingendomi a buttarmi quando avevo paura di provarci. Ieri gli ho detto che ero andata ad un colloquio, che avevo bisogno di cambiare. Ne abbiamo parlato come fossimo due amici, due fratelli. Si è offerto di aiutarmi nella ricerca di un nuovo lavoro, nella stesura di un curriculum. Vicino a me fino all’ultimo.

E’ una persona d’oro e un prezioso insegnante. Se oggi sono una brava manager, e se in questi quattro anni sono passata da ragazzina a donna, molto lo devo a lui.

E poi c’è Sally, training manager, che mi è stata accanto nei momenti belli e soprattutto in quelli più difficili, che ha sempre fatto il tifo per me senza mai spingermi a nessuna decisione.

E Stuart, con cui litigo sempre ma che alla fin fine ci adoriamo.

Ronaldo, con cui faccio le chiacchierate zen sul significato della vita.

Jirka, che ho appena aiutato a essere promosso supervisor, e con cui sto stringendo un rapporto lavorativo simile a quello che Ian ha con me, cosa che mi rende molto orgogliosa di entrambi.

Le mie bimbe della reception, che si fidano di me e con cui lavoro in piena sinergia.

I ragazzi della security, con cui faccio le chiacchierate dopo il turno serale.

Gabriele, il duty manager più tesoro del mondo. Un po’ tutti, a dire il vero.

 

Ero seduta alla scrivania, e mi sono scese due lacrime a vedere la foto del mio premio per i 3 anni di servizio…a vedere l’attestato di Primo Soccorso che ho preso dopo quello spassosissimo corso a Canary Wharf con Stuart…e il certificato di “Impiegata del mese” nella cornice d’argento...

 

Lasciare questo posto sarà dura. E’ come lasciare un pezzo di cuore.

Ma sono felice di lasciare con questi sentimenti. Ho dato il massimo a questo posto. E lui ha dato il massimo a me.

Ora è tempo anche per me di andare avanti. Perché questa di oggi, finalmente, è di nuovo la Lorena che conosco.

blossom80

lunedì, 07 luglio 2008, ore 02:32

Sono rientrata proprio in questo momento da una settimana di vacanza (di cui vi racconterò tutti i dettagli - o quasi - nei prossimi giorni) , e volevo subito condividere con voi i risultati finali dei miei primi tre esami universitari... (il voto minimo per passare un esame è 40/100, raggruppato in voti A-B-C-D-E, e per praticità li ho convertiti in voti italiani usando le tabelle erasmus)

  • Economia per il settore dei servizi: 68/100 (B) (=28)
  • Sistemi di turismo e trasporto: 75/100 (A) (=29)
  • Analisi quantitativa (statistica): 98/100 (A) (=30 e lode)

Al che, mi vengono in mente quattro cose:

  1. Qualcuno ha il numero di telefono del Baccari, il mio bastardissimo (ma pure bravissimo) prof di matematica delle superiori?????!!!!!!
  2. La tentazione di cambiare corso e buttarmi su logaritmi e formule Excel è forte...
  3. Prendere una A in sistemi di turismo studiando 2 giorni al parco in bikini, e una B in economia passando settimane a sclerare tra libri e computer, secondo voi può essere preso a suggerimento come tecnica per i prossimi esami?!!!!
  4. ......ma vieeeeeeeeeeeeeeeni!!!!!!

Ora sono molto più tranquilla, almeno so che vale la pena andare avanti e che posso farcela a conciliare lavoro e studio. Ringrazio tutti-tuttissimi per il supporto morale e vi auguro una buona settimana!!

blossom80
commenti (10)¦ commenti (10)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria : universita, vittorie

martedì, 05 febbraio 2008, ore 08:49

Student Number 07059782.... presente!

E cosi', a distanza di quasi 10 anni da quando tutti si aspettavano che lo facessi, dopo varie peripezie in giro per l'Europa, dopo anni di risparmi, dopo tante soddisfazioni sul campo personale e lavorativo, dopo aver affrontato tutta la burocrazia di rito che di solito mi lascia impantanata a meta' strada, e soprattutto dopo aver sganciato 540 sterlinette, ieri sera alle 17 sono diventata finalmente una studentessa universitaria!!!!!!

La cosa piu' strana per me e' che per la prima volta ho portato a termine qualcosa senza aver raccolto piu di tante informazioni prima...la gente continua a chiedermi "ti hanno dato il piano di studi?" "quando cominciano le lezioni?" "quante volte alla settimana devi andare?" e sinceramente...io un piano di studi nemmeno so cos'e', nn so che materie avro' per i primi tre esami, non so quanto durano le lezioni, a che ora ecc...non so in cosa consiste un esame, non so se si devono comprare libri o cosa...ma sapete una cosa, quando ieri mi trovavo in uni in mezzo a un marasma di 18enni & co, mi sono sentita inaffondabile..mi sono sentita sicura, senza paure...diversa da come mi sarei sentita in passato in situazioni come queste. Perche' nonostante la laurea sia qualcosa che desideri fare e in cui ho intenzione di impegnarmi, devo ammettere che le esperienze di vita che ho fatto rimarranno sempre cento mila metri al di sopra...perche' se oggi sono una donna e non una ragazzina, e' a quelle che lo devo, e non al pezzo di carta.

Ad ogni modo, oggi vado al corso introduttivo, e poi vedremo. Ho mangiato 4 fragole con la cioccolata e bevuto due dita di martini bianco con maite ieri per festeggiare l'iscrizione, ma non mi sento per nulla arrivata, anzi. Perche' oggi questa sfida appena inizia, e mi dovro' mettere alla prova per conciliare tre corsi con 38 ore di lavoro settimanali, e una vita privata da cui dovro' ritagliare grossi spazi: ma ci sono, mi sento viva, mi sento determinata a combattere....adrianaaaaaaaaaaaa  ;)

Scappo ora... a presto e buona giornata a tutti!!!!

blossom80

venerdì, 09 novembre 2007, ore 12:28

Giovedì bello tosto, ieri.

Sul lavoro sto davvero sclerando, mi sento come caduta in una spirale, e più mi sento frustrata più è facile per me trovare nuovi motivi di frustrazione. Se poi ci mettiamo qualche chiacchiera con la persona che stimo di più tra quelle al mio stesso livello, schifata pure lei, alè!!

Oggi ho un po’ preso la situazione nelle mie mani, ho deciso che non so come, ma ce la farò almeno a terminare il progetto (oltretutto non mio!!) entro la data prestabilita di martedi. Il mio manager, vedendomi cosi indaffarata da non poter dire nemmeno ciao, ha debilmente proposto di spostare la data per l’ennesima volta, e mi sono rifiutata: un’altra settimana come questa? No, grazie!! Mi vuole davvero veder volare dalla finestra dalla disperazione?

Poi ovviamente ho cominciato a piangere, ma tra una lacrima e l’altra ho avuto una conversazione abbastanza costruttiva con lui, che mi ha confessato di essere frustrato pure lui (ah beh, siamo messi bene!!!) e di sentirsi in colpa. Gli voglio un bene dell’anima e mi fa male dover rappresentare il suo “fallimento”, quando in realtà io gli devo moltissimo, ma se qui non si cambia io finisco in manicomio!!

 

Al rientro, poso la bici in corridoio, prendo la macchina fotografica, e salgo su al nono piano…soffia un vento pazzesco, il cielo è scuro e terso. Eccola, la foto che tanto aspettavate, quella del panorama che si vede dal mio palazzo...


LONDON

Di sera, poi, ho incontrato V.

(Ndr: ormai quello di V. è diventato un tormentone, ognuno dei miei amici lo chiama in un modo diverso…Vikram, Vladimir, perfino Vicks Vaporub!!! Siccome sono curiosa di vedere fino a dove può arrivare la vostra originalità, indico ora il concorso “Trova il nome a V.”! Eleggerò il nome più originale postato nei commenti e vi premierò con…la gloria!!)

Insomma, era da mercoledi scorso che nn lo sentivo, nemmeno una mezza telefonata di circostanza, cosi martedi ho deciso di fargli l’agguato sul lavoro…

(clicca sul link per sapere come continua)

blossom80

giovedì, 18 ottobre 2007, ore 14:48

"Supreme"

Oh it seemed forever stopped today
All the lonely hearts in London
Caught a plane and flew away
And all the best women are married
All the handsome men are gay
You feel deprived

Yeah are you questioning your size?
Is there a tumour in your humour,
Are there bags under your eyes?
Do you leave dents where you sit,
Are you getting on a bit?
Will you survive
You must survive

When there's no love in town
This new century keeps bringing you down
All the places you have been
Trying to find a love supreme
A love supreme

Oh what are you really looking for?
Another partner in your life to
abuse and to adore?
Is it lovey dovey stuff,
Do you need a bit of rough?
Get on your knees

Yeah turn down the love songs that you hear
'Cause you can't avoid the sentiment
That echoes in your ear
Saying love will stop the pain
Saying love will kill the fear
Do you believe
You must believe
When there's no love in town
This new century keeps bringing you down
All the places you have been
Trying to find a love supreme
A love supreme

I spy with my little eye
Something beginning with (ah)
Got my back up
And now she's screaming
So I've got to turn the track up
Sit back and watch the royalties stack up
I know this girl she likes to switch teams
And I'm a fiend but I'm living for a love supreme

When there's no love in town
This new century keeps bringing you down
All the places you have been
Trying to find a love supreme
A love supreme

Come and live a love supreme
Don't let it get you down
Everybody lives for love

 

 

C’è un tiepido sole oggi, che scalda il manto di foglie colorate nei parchi e sui marciapiedi, tra un’ora vado a lavorare. Una dolce giornata d’autunno, una giornata qualsiasi. O quasi.

Sembra ieri. E’ così che si dice in queste occasioni.

E invece no, a me non sembra mica ieri, a me sembra passato un secolo.

Da fuori, non è cambiato molto, ma dentro…mi vien da dire tutto, ma mi trattengo, pensando che comunque questo “tutto” non è nato dal “nulla”, ma dalla normale progressione di una bozza sulla quale lavoro ormai da decenni.

Mi vengono in mente gli splendidi “cieli” del Tiepolo, ricchi di sfumature e di dettagli…ne sto facendo uno, non mi viene cosi bello, ma ogni giorno cerco di aggiungere una nuova linea, un nuovo tono di colore, diluire quel blu o accendere quel rosso, trasformo lacrime in sorrisi e sorrisi in raggi di sole...e mentre dipingo, compongo mille versi di una poesia, forse un giorno proverò pure a trasformarla in una canzone, il mio personale Inno alla Vita…forse, perchè se il mio primo nome è MilleIdee, il secondo è Incostanza, e  per favore qualcuno chieda alla mia mamma a cosa stava pensando, mentre mi cullava nel grembo e sceglieva questi nomi.

 

Davanti a me, sul muro sopra la scrivania, è appeso il simbolico poster della Curva Nord dell’Udinese…foto dell’ultima partita del campionato 98-99, c’ero anch’io sotto quei cartoncini azzurri e le stellette gialle che rendevano gli spalti un’enorme bandiera dell’Europa Unita. “Attraverserò l’Europa insieme a te” dice il poster, e l’ha davvero fatto. Sopra, ci ho scarabocchiato luoghi e date…tutte quelle in cui me lo sono portata dietro, spiegazzato in valigia, e poi appeso in camera, da “Germania: Settembre 1999-Aprile 2000”, passando per Spagna, Udine, Lignano Sabbiadoro e arrivando a “Inghilterra: Ottobre 2004-… “

18 Ottobre 2004: tre anni.

Tre anni dati in pegno a una città usuraia, che un po’ li ha sperperati, un po’ se li è mangiati, ma che un po’ li ha anche investiti, restituendomeli con gli interessi: nelle rughe della fronte, nelle illusioni e insicurezze abbandonate a favore di nuovi sogni, nuovi sorrisi, nuovi pensieri e anche un pizzico di rassegnazione e cinismo, mettendo a dormire per sempre, ma senza rammarico, quell’incontenibile bambina che avevo dentro, e svegliando dolcemente una donna che giorno dopo giorno conquista un posticino d’onore nella mia anima.

Rileggo un’email scritta un mese prima di partire a una mia amica di Londra:

“Io ho già preso il biglietto per il 18 ottobre, l’unica cosa, è che spero di non doverlo usare mai, perché sono molto innamorata di L. e il mio sogno è quello di restare con lui per sempre…ma come ben sai, i sogni non si avverano, per cui il 18 ottobre sarò sulla porta di casa tua!”

Che tenera. Ci credevo davvero. Credevo a tutto. Anche a L., anche alla sua email che mi inviò il giorno dopo al mio arrivo:

“…dove sei??!! Mi sento solo…ma non sono triste, sei sempre con me. Allego questo rudere del mio curriculum sperando tu convinca qualcuno che non sono cosi male a pulire i cessi…Blossom ti voglio bene quanto forse ancora non sai”

E io a nutrirmi di messaggi come questi, mi ci aggrappavo mentre camminavo sotto la pioggia battente, fradicia anche nell’umore, cercando una casa, cercando un lavoro, cercando una qualsiasi cosa che mi ridesse un’identità, un segnale che quest’ennesima idea malsana che avevo avuto potesse in qualche modo avere un senso.

“In questo momento nn so cosa ci sono venuta a fare qui, e darei di tutto per essere di nuovo in Friuli. Non so che cosa ci faccio qui, ma allo stesso tempo non saprei dove andare e a volte mi chiedo ma chi me l’ha fatto fare…” scrissi ai miei amici qualche giorno dopo, da un internet point.

Già, mi chiedo ancora a volte, chi me l’ha fatto fare, a mollare tutto e partire, ricominciare da zero, da sola, per l’ennesima volta…eppure rifarei questa scelta mille e mille volte.

E dopo qualche giorno, avevo già una casa, avevo già un lavoro, avevo un conto in banca e un cellulare, avevo nuovi conoscenti, e tenevo duro, stringevo i denti, anche quando alle tre di notte L. mi chiamava e mi diceva che forse no, che dopotutto forse non ci veniva, a Londra.

Stringendo i denti anche quando mi lasciò per telefono, il vigliacco, dopo pochi giorni dall’avermi abbracciata ed amata durante una mia visita.

Stringendo i denti così forte da star male, come faccio io quando non voglio ammettere di essermi sbagliata, devastata dentro, ma con la testa ben alta. Stringendoli tanto da svegliarmi un giorno e capire che non c’era nemmeno più dolore. Ancora non so che fine abbia fatto: è la prima volta nella mia vita che un dolore semplicemente svanisce, cosi, da un giorno all’altro. Aprii gli occhi e vidi che il sole splendeva anche qui. Che Londra era stupenda. Che un sacco di persone facevano a gara per stare con me. E cominciai a lasciarmi andare. A prendermi il lusso di guardare l’argento del cielo, di tanto in tanto, o passeggiare in riva al fiume. Il lusso e il piacere di innamorarmi di una città che mi accettava come amante, stendendomi nel letto dei suoi colori, riempiendomi le orecchie dei suoi rumori, lasciandomi fondere con la sua gente, persa nelle sue strade, inebriata da mille profumi, e da baci immaginari portati dal vento.

 

Com’ero diversa…scrivevo cosi tanti diari,prima, pieni di pensieri e riflessioni e analisi, pieni di pianti e di passione, pieni di sconforto e poi slancio. Non scrivo più. Dopo anni a riempire pagine per ricordare a me stessa chi ero, dove andavo e da dove ripartire quando cadevo, ho posato la penna e ho smesso. Così, naturalmente: non ne ho più bisogno. I pensieri oggi li scrivo nella mia mente, e poi li cancello quando non mi servono più. Le situazioni le analizzo sul momento, se necessario prendo nota mentale, cerco di cambiare, ma nel frattempo vado avanti, dritta per la mia strada. Non ho più bisogno di lasciare briciole sul sentiero, non ho paura di perdermi, so chi sono e so che niente mi può distruggere, se io non glielo permetto.

 

Persone sono entrate e uscite dal supermercato della mia vita, barattando parvenze d’amore con uno sgualcito desiderio di compagnia. Troppo scontato, eppure è proprio così, siamo 7 milioni di coglioni qui sulle sponde del Tamigi, indipendenti e intraprendenti, ma con il cuore incrostato di solitudine: c’è chi - come me - scambia ogni fiammifero di abbraccio per un fuoco scoppiettante e si brucia anche l’anima, e chi invece quando sente un po’ di calore si spaventa, gira i tacchi e ritorna a tuffarsi nella sicurezza del proprio gelido pozzo. Ma anche bruciarmi così, per frammenti di piacere, mi fa sentire viva, mi fa sentire piena e priva di rimpianti.

 

Chiamo “amici” persone che vedo una volta ogni due mesi, e loro pensano lo stesso di me, ed è assurdo ma è così in una città che non ti fa mai dormire e che si beve il tuo tempo libero senza che tu nemmeno te ne accorga. Amici veri, comunque, amici sinceri, che mi danno 100% oggi perché domani chi lo sa, dove saranno loro, o dove sarò io. Amici che un giorno verranno catapultati in un altro angolino di mondo, ma che rimarranno scritti nel libro della mia vita.

 

Ho dimostrato quello che valgo a un datore di lavoro che finalmente vede, apprezza e premia…e quando, soddisfatta di me, ero pronta a prendere il volo verso nuovi orizzonti, ecco che arrivò la promozione, l’unico motivo che mi avrebbe trattenuto dal partire. Manager, mi chiamarono, e dissero che ero un modello da seguire, mi premiarono “impiegata del mese”, mi strinsero la mano, ma io dentro l’ufficio piangevo un giorno sì e uno anche, perché manager non mi ci sentivo, cosi incapace di dire no, così incapace di vedere la delusione negli occhi della gente che gestisco, così incapace di accettare incompetenti e fannulloni, cosi passionale da non saper trattenere la rabbia quando le cose non vanno come dovrebbero, che i miei cazziatoni sanno più di sfogo emotivo che di inflessibili ammonizioni.

Ma per fortuna, ho un manager anch’io, un uomo eccezionale, quasi un padre a volte, e sotto la sua guida sono diventata via via più sicura, più flessibile, più comprensiva, ma anche più ferma e decisa. E ora che sono quella che sa rispondere a tutte le domande e che sa risolvere ogni situazione, mi godo la comodità di un lavoro che faccio anche ad occhi chiusi, io, che non ero mai stata nello stesso posto per più di nove mesi. E mi incazzo con me stessa a volte, per essere cosi pigra, per non aver voglia di lanciarmi di nuovo nel mercato, cercare nuovi stimoli, cresere. Ma poi mi passa, per una volta, per ora, è bello cosi.

 

Sfoglio le foto di questi tre anni e mi rendo conto per la prima volta di quante cose ho vissuto, di quante cose ho visto… per assurdo, essendo questi gli anni in cui ho rallentato di brutto, in cui ho ridotto all’osso la mia vita mondana, in cui ho imparato ad apprezzare una serata passata in casa davanti a una pizza e un dvd.

Qualcuno poche sere fa mi ha chiesto se e quando ritornerò. Non lo so, davvero non lo so.

Perché ritornare implicherebbe riabbracciare un mondo che non mi appartiene più.

E non so se avrò mai il coraggio di appallottolare tre anni di una vita che adoro e nella quale credo, e lanciarli sul fuoco, restando solo con le ceneri di un ricordo.


LONDON 2004/2005

LONDON 2006

LONDON 2007

 

blossom80

martedì, 31 luglio 2007, ore 09:13

Quando rientro in Friuli, i miei compaesani mi guardano come fossi risorta dall’oltretomba. E dopo lo shock iniziale, parte la conversazione di rito:

“Come va in Spagna?”

“…veramente è Inghilterra!!! Sono a Londra da quasi tre anni!!” (Effettivamente, all’inizio ho girato un po’ come una trottola, Germania, Spagna, Inghilterra, Italia, la gente ha un po’ perso il conto, ma cavoli, tre anni sono tanti!!!)

“Ah già…beh, come va a Londra?”

 

Sono diventata brava a scegliere la risposta. So chi vuole sentire la verità, e  chi preferisce qualche luogo comune.

 

“Sto bene, sono felice. Certo, la vita di città alle volte è frenetica (non per me, non questa città). Mi mancano i monti, il mare, la natura, cerco di venire in vacanza quando posso (questo è vero). Sì, si sta proprio bene qui, la qualità di vita è alta, siete fortunati! Magari un giorno ritornerò (da pensionata forse, se la pensione esisterà ancora….) No, gli inglesi non mi piacciono, preferisco gli italiani e gli spagnoli (vero). Sì, gli inglesi sono sporchi (ma mica tutti!). No, non mi fa paura prendere la metro, alla fine ti ci abitui (in realtà mi fa più paura prendere la macchina quando rientro, con i vostri 20 morti al giorno…). E no, non mangio bene, fish and chips il venerdì in mensa e un toast per cena (quando va bene!)”

 

Vorrei si accontentassero delle prime quattro parole. In fondo, sono quelle che contano.

Ma alla fine, loro sono la mia gente…io ho scelto di andarmene, mentre loro rimangono a fare quella che qualcuno chiama la “solita” vita, che non sempre si sono scelti, ma che magari hanno imparato a sopportare, e perfino ad amare. Per cui, continuerò a recitare la mia parte con umiltà, perchè non è giusto che io arrivi a fare la splendida e suggerire invidia con la scelta che ho fatto, una scelta non migliore, ma semplicemente diversa, con alti e bassi come tutte.

Non ho bisogno di vantarmi di nulla, né di difendere la mia vita. Sto bene, sono felice, e mi basta quello.

blossom80